31 ottobre 2016

Umberto Baldini detto “Bovino”

C'era una volta il Palio - I fantini
Supplemento a La Nazione - Siena (1993)
testo di Daniele Magrini e 
Giulio Pepi


Umberto Baldini detto “Bovino” è a sinistra, in prima fila, con il giubbetto, lo zucchino e il nerbo, la mattina del 17 agosto 1927 quando fu scattata questa fotografia in piazza del Campo, durante il giro trionfale del Nicchio per la sua vittoria nel Palio del giorno precedente.


Era la prima volta che “Bovino” correva in Piazza e aveva vinto subito come qualche volta capita ai fantini. In certi casi il destino è troppo invitante perché non sorga una speranza per il futuro che profuma di certezza. La felicità che assale, specialmente un uomo semplice, umile, niente affatto spocchioso, ritenuto fino a pochi giorni prima un “niente”, un “paria”, un ragazzo silenzioso, introverso, bruttino a cui - secondo il giudizio superficiale e sghignazzante degli scemi superbi - non è permesso neppure di guardare una donna, la gioia è tale da mutarsi in infatuazione come accade solo a coloro che si ritengono intelligenti e, se accade alle ragazze, di razza superiore piombata per una ingiusta sorte nella terra anziché in un pianeta della stella “Alfa”, dove Marconi sarebbe considerato uno stolto. Esistono, purtroppo, queste situazioni e questi caratteri che costituiscono il nido della prosopopea, dell'arroganza e dell'insensibilità.


27 ottobre 2016

Jacopo della Quercia, lo scultore di Fonte Gaia (ca. 1374-1438)

Senesi da ricordare
di Marco Falorni

Jacopo di Pietro d'Agnolo della Quercia 
nato probabilmente a Siena nel 1371-74 
morto a Siena il 20 ottobre 1438

Umberto Giunti, ritratto di Jacopo della Quercia, 1927
Siena, Palazzo pubblico

Contrariamente a quanto viene spesso indicato, Jacopo nacque probabilmente a Siena, e non a Quercegrossa, e derivò il nome dal fatto di appartenere a famiglia originaria di quel borgo del contado senese. Fu una figura fondamentale della scultura, non solo senese, del sec. XV. Dopo Giovanni Pisano, e prima di Michelangelo, è difficile trovare, nell'intera scultura italiana, un artista che si elevi alle altezze di Jacopo.
Nato da un padre scultore e orafo, ben poco sappiamo della sua formazione artistica. Certamente si ispirò ai Pisano, soprattutto a Nicola, ma infuse alla sua arte un impegno di ricerca assai più profondo dei neopisanisti che lo avevano preceduto, e trasse profitto anche dalla scuola fiorentina. Fu comunque soprattutto da una attenta osservazione dell'arte classica, romana ed etrusca, che Jacopo trasse lo spunto per uno stile gagliardo e personalissimo, dando alla forma la massima efficienza mediante l'incisività della linea; suo grande merito fu quello di fondere magnificamente il linearismo gotico con l'armonia rinascimentale.
Egli realizzò numerose opere nelle Chiese e negli edifici di Siena, ma anche in molte altre città. La sua attività iniziò negli ultimi anni del sec. XIV. La più antica opera accertata sembra una «Madonna col Bambino» posta attualmente nella nicchia sopra l'Altare Piccolomini nel Duomo di Siena [ndr: la critica più recente ha attribuito l'opera, preesistente all'altare Piccolomini, a Giovanni di Cecco]. 


La sommità dell'Altare Piccolomini del Duomo con l'opera
attribuita fino a tempi recenti a Jacopo della Quercia

15 ottobre 2016

Corrado Meloni detto “Meloncino” e Arturo Bocci detto “Rancanino”

C'era una volta il Palio - I fantini
Supplemento a La Nazione - Siena (1993)
testo di Daniele Magrini e 
Giulio Pepi


Corrado Meloni detto “Meloncino” figlio del grande Angelo, che nella fotografia è ritratto nell'Oca il 16 agosto 1934 in occasione della sua seconda vittoria, debuttò il 16 agosto 1932 nell'Onda.
Erano tempi che, giustamente ci sembra, ubbidivano al regolamento per il Palio secondo cui non potevano correre fantini legati da vincoli di parentela fino al terzo grado incluso. Pertanto, in quella data, babbo Meloni restò a piedi. Il “Meloncino”, bravo cavallerizzo, non aveva tuttavia il carattere del padre in quanto a malizia, forse anche a coraggio e a un minimo di cinismo che occorre per giostrare in piazza del Campo, come in tutte le corse pericolose fin dagli antichissimi tornei. Era un bravo ragazzo insomma, scrupoloso, magari timido. Tuttavia non mancò di spirito agonistico e il 2 luglio 1934, dopo 41 anni di digiuno, portò il drappellone alla Civetta.
Corrado Meloni, il 16 agosto dello stesso anno, difese i colori dell'Oca, la contrada nella quale suo padre aveva riportato quattro vittorie delle tredici complessive che conquistò in piazza del Campo. Fu un Palio piuttosto combattuto fra Aquila (Vieri Luschi detto “Cittino”), Nicchio (Pietro De Angeli detto “Pietrino”) e, appunto, L'Oca con “Wally” che era una cavallina di tutto rispetto e che aveva giostrato l'anno precedente con Angelo Meloni detto “Picino” nella Lupa, andando vicino a vincere. Fu al terzo giro al Casato che il “Meloncino” si aggiudicò il Palio facendo un personale cappotto.

da sinistra: Meloncino e Rancanino

30 giugno 2016

Giovanni Pisano: Un Crocifisso per il Duomo di Siena

I tesori dell'arte senese
Scultori di Siena

Giovanni Pisano (documentato dal 1265 al 1314)
Crocifisso (1285-90)
legno policromato e marmo
Siena, Museo dell'Opera del Duomo


Nella lunga iscrizione, intorno alla cornice inferiore del pergamo per il Duomo di Pisa, Giovanni Pisano si proclama «sculpens in petra, ligno, auro splendida». Di sue sculture in legno ci resta una serie di Crocifissi che sono le uniche opere a noi note che egli eseguì in questa materia; e pare significativo che a questo augusto e dolente tema si sia più volte dedicato il più grande scultore nato a Pisa, dove la pittura dalla fine del XII secolo e nel XIII fu essenzialmente una «pittura di Crocifissi». Senza per altro alcun rapporto con quelli dipinti che appartengono ad altra area cronologica e stilistica, di Crocifissi lignei ormai sicuramente riconoscibili a Giovanni se ne conservano almeno sei, mentre altri gli sono stati attribuiti da riferire piuttosto alla sua bottega o a seguaci. Si deve infatti a Giovanni la creazione di una nuova iconografia del Cristo scolpito che ebbe larga diffusione nel Trecento. Questi Crocifissi non erano destinati a stare sugli altari, ma ad essere portati nelle processioni penitenziali ed a ciò si deve il carattere intensamente patetico di essi, mirante a edificare i fedeli con la contemplazione dei patimenti di Cristo morto o spirante sulla Croce.

8 giugno 2016

Ettore Bastianini, il Baritono di Siena (1922-1967)

Senesi da ricordare
di Marco Falorni

Ettore Bastianini 
nato a Siena il 24 settembre 1922
morto a Sirmione il 25 gennaio 1967


Autentica gloria di Siena, il Bastianini dedicò tutta la sua non lunga esistenza alla lirica, imponendosi presto come uno dei più affermati baritoni a livello internazionale. Proveniente da modesta famiglia, il Nostro ebbe un bel carattere gioviale di senese purosangue; assai presto avviato alla lirica, fu dapprima impostato come basso, per poi scoprire la sua vera vocazione di baritono.


Dopo aver compiuto, con grande sacrificio, i primi studi a Siena, ed essersi poi ulteriormente perfezionato, negli anni '50 si impose prepotentemente all'attenzione della critica internazionale con una serie di magistrali interpretazioni. Unanimi ed entusiastici consensi, per esempio, riscosse al Teatro della Scala di Milano, affiancando cantanti del calibro di Mario Del Monaco, Di Stefano, Maria Callas, Renata Tebaldi, Leyla Gencer, la Stignani, ecc. Cantò naturalmente anche a Vienna, Londra, Parigi, New York, Tokyo, e in tutti gli altri principali teatri del mondo. 

3 giugno 2016

Alduino Emidi detto “Zaraballe” e Lorenzo Franci detto “Pirrino”

C'era una volta il Palio - I fantini
Supplemento a La Nazione - Siena (1993)
testo di Daniele Magrini e 
Giulio Pepi


Alduino Emidi detto Zaraballe aveva perfino uno slogan pubblicitario per promuoversi fra le contrade. Lo rivela Luca Luchini nel suo Palio XX secolo: “Mi chiamo Zaraballe, vengo dalle Puglie e tengo cosce buone”. Nel senso che aveva muscoli e cuore per stare ben avvinghiato in groppa ai cavalli. Ne montò 22 dal 1902 al 1922 e per due volte riuscì a centrare la grande affermazione: nel Drago il 2 luglio 1903 e nell'Oca il 17 agosto 1909 nel Palio a sorpresa.
Alla carriera del 1903 partecipavano Nicchio, Montone, Chiocciola. Torre, Giraffa, Oca, Selva, Drago, Civetta e Leocorno. Fu un Palio denso di incidenti, anche se nessuno di grave entità. Molti erano i cavalli considerati buoni e in città si sprecavano le discussioni perché il fatto non era poi così usuale: la qualità dei barberi ad inizio secolo, salvo qualche fuoriclasse, non era certo di buon livello. Più abituati a tirar carretti o carrozze, i cavalli dell'epoca interpretavano il Palio in modo ben lontano dal piglio atletico di oggi.
Furono date due mosse perché nella prima, lo stesso Zaraballe andò a scontrarsi con la Civetta facendo cadere il suo fantino. La seconda mossa vide il Montone prendere subito la testa, grazie al mestiere del mitico Angelo Meloni. Subito dietro, proprio il Drago con Zaraballe. Il buon Alduino ingaggiò un duello a suon di sorpassi e parate con il Meloni e riuscì alla fine ad avere la meglio proprio sul bandierino.
Grande sconfitto, nell'occasione, fu il Nicchio che aveva il barbero migliore e il fantino Giulio Cerpi detto Testina. Non era certo un pivellino ma al primo giro a San Martino si schiantò sui materassi.

da sinistra: Pirrino e Zaraballe

2 giugno 2016

La Fortezza di Poggio Imperiale (Poggibonsi)

Terre di Siena
di Antonella Galardi

La fortezza di Poggio Imperiale è stata costruita tra il 1488 e il 1511 su progetto di Giuliano da Sangallo. Costituisce la realizzazione più importante tra quelle previste da Lorenzo il Magnifico per il rafforzamento delle difese territoriali a seguito di episodi bellici che avevano visto nel 1478 tutta la zona sud del dominio fiorentino saccheggiata dalle truppe aragonesi.

Il lato meridionale della fortezza

Il progetto di realizzare una città sul colle di Poggio Imperiale non era però nuovo. Nel luogo prescelto per la realizzazione dell'opera infatti sorgeva l'antico villaggio di Poggio Bonizio, feudo dei potenti Conti Guidi, conquistato e raso la suolo dai fiorentini nel 1270. 

1 giugno 2016

Nicola Pisano: Il pulpito del Duomo di Siena

I tesori dell'arte senese
Scultori di Siena

Nicola Pisano (documentato dal 1248 al 1272)
Pulpito (1266-68)
Marmo - Duomo di Siena


II primo capolavoro di scultura, anzi, d'arte che fu fatto per Siena, che ebbe relativa importanza durante il periodo romanico in confronto con altri centri della Toscana come Pisa e Lucca, è il pergamo per il Duomo. Ed a Pisa per esso si rivolse l'Operaio dell'Opera di Santa Maria Maggiore fra’ Melano quando il 29 settembre 1265 stipulava il contratto per «unum pervium de marmore» con Nicola «magister lapidum» che si impegnava a trasferirsi a Siena dal 1° marzo dell'anno futuro recando con sé i suoi discepoli Arnolfo e Lapo, un terzo «famulo» e se avesse voluto, il figlio Giovanni.
L'atto, in duplice redazione, fu solennemente sottoscritto nel Battistero di Pisa, dove fra’ Melano aveva sotto gli occhi il pergamo terminato cinque anni prima (1260) da Nicola, proponendosi tuttavia di averne per Siena uno assai più ricco e più bello, che fosse insomma, il più grande ed ornato complesso architettonico-sculturale del genere che fosse mai stato fatto fino ad allora e che Nicola terminò ai primi di novembre del 1268. 

13 maggio 2016

Ansano Giovannelli detto “Ansanello” e Aldo Mantovani detto “Bubbolo”

C'era una volta il Palio - I fantini
Supplemento a La Nazione - Siena (1993)
testo di Daniele Magrini e 
Giulio Pepi


Ansano Giovannelli, detto “Ansanello”, che vedete con baffoni folti e un po' disordinati, con la bocca chiusa di chi mette impegno e cuore nel suo mestiere, con gli occhi tutt'altro che cattivi come quelli di un uomo che ha sentimento da vendere pur senza sottacerlo al rispetto che vuole, è ritratto con indosso i colori dell'Oca, come si nota non tanto dal giubbetto quanto dallo zucchino tradizionale che questa Contrada, rispettabile anche per conservare certe consuetudini tutt'altro che secondarie, anche oggi mantiene, al contrario di altre che, ignobilmente, schematizzano perfino lo stemma, come se l'araldica si prestasse a questo scellerato gioco. 
Il suo esordio fu nel Palio del 16 agosto 1877 nell'Onda. Era nato a Monteroni diciannove anni prima, quando nella Toscanina, libera e piena di solidarietà, regnava paternamente il buon Granduca Leopoldo II di Lorena.
Vinse la prima volta dodici anni dopo, il 16 agosto 1889 nella Lupa. Il cavallo, di proprietà di Dante Tavanti, si chiamava “Sedan”, il capitano era Fortunato Guiggiani e priore Enrico Micchi Croci, probabile antenato di Roberto Croci, un tempo felice paggio e dopo alfiere della bella contrada di Vallerozzi.

Da sinistra: Bubbolo e Ansanello

30 aprile 2016

Santi Menichetti

C'era una volta il Palio - I fantini
Supplemento a La Nazione - Siena (1993)
testo di Daniele Magrini e 
Giulio Pepi


Il palcoscenico di Piazza del Campo non è riservato solo ai primi attori. Il Palio talvolta concede spazio anche alle comparse, seppure magari per fugaci apparizioni. È il caso di questo fantino immortalato il 2 luglio 1914 prima di accingersi a difendere i colori del Nicchio. Nella foto la firma non lascia adito a dubbi per l'identificazione: si tratta di Santi Menichetti, artefice di due sole carriere nel Campo.
La prima la disputò il 16 agosto 1907 per la Pantera, la seconda, appunto, quel 2 1uglio 1914. Restano imperscrutabili le motivazioni che indussero il Nicchio a cercare, dopo sette anni di assenza da Piazza, un fantino che aveva corso solo una volta. Fatto sta che Santi Menichetti fu scelto dal capitano Guido Rocchi.