9 dicembre 2015

9 dicembre 1585: è battezzato Alfonso Landi

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 9 dicembre 1585 viene battezzato a Siena Alfonso Landi, figlio di Pompilio e di Frasia (Eufrasia) Petrucci. Di famiglia nobile fu professore di “Humanitas” nello Studio senese. Il suo scritto più celebre è “Il racconto del Duomo di Siena”, la prima vera guida delle opere presenti all'interno della nostra cattedrale. Il “Racconto” viene terminato nel 1655, lo stesso anno in cui Alessandro VII sale al soglio pontificio. 

Una delle lapidi poste sul palazzo di Alfonso Landi
in onore di papa Alessandro VII

Papa Chigi commissiona vari interventi dentro il duomo senese come la demolizione della cappella della Madonna delle Grazie al posto della quale fa costruire il sacello dei Chigi, oggi conosciuto come Cappella del Voto. 
Alessandro VII ebbe modo di leggere il lavoro del Landi e ne rimase talmente colpito che gli concesse l’indulgenza plenaria, della quale Alfonso Landi si vanterà anche nel suo testamento. La devozione verso Alessandro VII è attestata ancora oggi dalle lapidi con lo stemma papale che Alfonso Landi fa porre sulla facciata del suo palazzo in piazza San Giovanni. Le lapidi, forse, vennero poste in occasione della ristrutturazione del palazzo completata nel 1657.


L'elenco completo delle "Pillole quotidiane di storia senese" si trova alla pagina http://goo.gl/2PJxzF.
Tutti i giorni sono trasmesse anche dai microfoni di Antennaradioesse Siena, alle ore 8.45, all'interno dell'almanacco. Ringrazio Maura Martellucci per aver cortesemente autorizzato la pubblicazione di questa "pillola" sul nostro blog.

8 dicembre 2015

8 dicembre 1938: inaugurato lo stadio

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


L’8 dicembre 1938 viene inaugurato, alla presenza delle massime autorità, lo stadio senese, intitolato a Rino Daus, martire dell’epoca fascista. La prima partita che vi viene giocata è una amichevole con l’Empoli, organizzata in questo giorno per celebrare l’evento, in cui la Robur perde per 4-1. 

Lavori di costruzione dello stadio

Al momento dell’apertura dello stadio i lavori non sono ancora completati: manca ancora la pista di atletica e la gradinata scoperta è incompleta Il costo del nuovo impianto ammonta a 1.800.000 lire, divise tra Amministrazione Comunale, Prefettura e Banca Monte dei Paschi. 
L’idea di costruire un “vero” stadio nel quale far giocare la Robur nasce nel momento di più forte urbanizzazione dell’area compresa tra la Lizza e San Domenico. Nel 1927 il Podestà di Siena, Fabio Bargagli Petrucci, promuove l’idea di concedere un contributo di 3.000 lire per “la compilazione di un progetto di massima relativo alla costruzione di uno Stadium nel podere del Rastrello”. In città le voci contrarie a questa soluzione non mancano, ritenendo molti più adatta la zona di Piazza d’Armi. Alla fine si decide di percorrere la strada indicata dal Podestà. 

Lo stadio negli anni '40 del Novecento

L’ingegnere capo del Comune, Giovanni Curti, prevede una spesa di 650.000 lire per il nuovo campo sportivo, che sale, però, fino a tre milioni di lire se si considerano tutte le opere necessarie ed il collegamento diretto con La Lizza. I lavori di sbancamento iniziano nel gennaio del 1931 ma le opere vanno avanti con enorme difficoltà, suscitando non poche polemiche in merito alla fattibilità del progetto, soprattutto perché manca la terra necessaria per formare il piano del campo di gioco, con la conca del Rastrello che risulta complicatissima da colmare fino al livello desiderato. 
Si finisce per scaricarvi di tutto, detriti e materiale proveniente dai cantieri della città, ma anche “qualche carro di immondizia o di ripulitura di magazzini”, che emanano effluvi non propriamente gradevoli. A peggiorare le cose, nel 1935, ci si mettono anche un paio di frane della scarpata sul lato di San Domenico. 
Nel giugno del 1937 l’Amministrazione Comunale deve fare marcia indietro, ammettendo che rispetto al progetto originario (che comprendeva anche una piscina e la torre di maratona) si devono fermare perché i costi non sono più sostenibili ed il denaro è terminato. Si trovano, tuttavia, le risorse per realizzare la tribuna centrale coperta con 1.500 posti a sedere. 
In questo 8 dicembre si procede, comunque, all'inaugurazione di un campo di calcio che, un po’ più di sessanta anni dopo, vedrà la Robur giocare con le più grandi squadre della serie A.


Crediti fotografici
dal sito siena1904.net

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7 dicembre 2015

7 dicembre 1867: muore Aurelio Mecatti, tipografo garibaldino

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 7 dicembre 1867 muore a Viterbo Aurelio Mecatti. Il Mecatti, nato nel 1848, tipografo senese, aderisce giovanissimo al movimento garibaldino. Nel 1866, a soli 18 anni, raggiunge Barletta per unirsi alle Camicie Rosse, ma non viene arruolato perché il suo fisico è ritenuto troppo fragile. 


La lapide che ricorda l'abitazione di Aurelio Mecatti
(Via Camollia n. 18)

Ci riprova l'anno successivo e, finalmente, nel 1867 si unisce alla colonna garibaldina comandata da Giovanni Acerbi nel suo quartier generale di Torre Alfina, in provincia di Viterbo. Nella notte tra il 24 e il 25 ottobre di quello stesso anno la sua compagnia muove verso Viterbo ma si scontra con un gruppo di gendarmi pontifici. 
Il Mecatti, purtroppo, viene ferito subito ed in maniera grave al braccio e all'occhio destro. Le truppe dell'Acerbi finiscono per conquistare Viterbo: è proclamata la dittatura di Garibaldi ed è promosso il plebiscito per l'annessione al Regno d'Italia. 
Ben presto però le truppe pontificie riconquistano la città e a Viterbo il Mecatti muore da prigioniero.


Crediti fotografici
1. Terzo di Camollia, a cura di Alessandro Falassi, Duccio Bari, Massimo Ferruzzi e Chiara Taddei, in La memoria sui muri: iscrizioni ed epigrafi sulle strade di Siena, Associazione culturale per la valorizzazione delle opere minori dei centi storici, 2005

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6 dicembre 2015

6 dicembre 1592: muore Pastorino Pastorini

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 6 dicembre 1592 muore a Firenze, e viene sepolto in Santa Maria Maggiore, Pastorino Pastorini, abile e stimato pittore su vetro, nonché ottimo incisore. Nato a Castelnuovo Berardenga intorno al 1508, da Giovanni Michele d’Andrea Pastorini, calzolaio emigrato dal Ponte di Pontremoli, e dalla seconda moglie Francesca di Lorenzo, negli anni Venti del ‘500 si forma come pittore e maestro vetraio ad Arezzo con Guillaume de Marcillat (nel 1528 risulta suo “garzone”), che gli lascia in eredità “i vetri e le masserizie da lavorare et i suoi disegni”


Rosone della facciata del Duomo raffigurante l'Ultima Cena (1531-37)

Dopo aver lavorato ad Arezzo, rientra a Siena e dà subito prova della sua maestria nel cantiere del duomo, guidato da Baldassarre Peruzzi. Nella nostra cattedrale realizza numerose vetrate tra cui la grande vetrata circolare della facciata che raffigura l’ultima cena. Terminata nel 1552 (in realtà nel 1551 Pastorini viene addirittura imprigionato per inadempienza contrattuale proprio per quest’opera) si disse che era “la più sublime e vasta delle pitture in vetro che sia al mondo”
A Siena realizza opere di pregio immenso (ad esempio in San Francesco), ed incappa però (forse per i molti impegni) in qualche grana giudiziaria: il 20 dicembre 1549 ottiene dagli ufficiali della Mercanzia l’incarico di decorare con stucchi e affreschi le tre volte della loro loggia presso piazza del Campo, ma nel maggio 1552 ha ultimato solo la prima volta a sinistra. Viene (nuovamente) incarcerato e obbligato ad abbandonare la commissione, che viene affidata a Lorenzo Rustici. 


Medaglia in bronzo commemorativa di Eleonora di Toledo moglie di Pietro de' Medici (1576)

Ma ormai Pastorino Pastorini ha una fama e uno stile così personale da permettergli di ottenere commesse in ogni parte d'Italia: esegue importanti lavori a Roma per papa Paolo III; trascorre molto tempo alla corte di Ercole II a Ferrara; opera a Firenze per i Medici che lo nominano Maestro degli stucchi. Da rimarcare anche la sua grande capacità come incisore di medaglie che realizza per i membri delle case d'Este, Farnese e Medici. È inoltre incisore delle zecche di Parma, Reggio nell'Emilia, Ferrara, Bologna, Novellara.


Crediti fotografici
1. Foto di Ettore Zaffo dal sito Juza Photo

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5 dicembre 2015

5 dicembre 1591: modifiche allo Statuto del Santa Maria della Scala

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 5 dicembre 1591 inizia la trasformazione della normativa Statutaria del Santa Maria della Scala. Ovviamente anche all’interno dell’ospedale senese, con la caduta della Repubblica nel 1555 e la perdita dell’indipendenza, le cose erano già mutate. 
Alla morte del rettore Scipione di Mariano Venturi, avvenuta nel 1562, era stato Cosimo I dei Medici a scegliere come successore Girolamo di Giovanni Biringucci, limitandosi a chiedere un consenso solamente formale all'ente ospedaliero. 

Facciata del Santa Maria della Scala all'inizio del '600.
Agostino Marcucci, "Processione in Piazza del Duomo", tela, particolare

Questa nomina, la prima del governo mediceo, segna l’inizio di una radicale modifica nell'organizzazione amministrativa e nella gestione del patrimonio del Santa Maria che, peraltro, si trova ad affrontare una grave crisi finanziaria, tale da dover vendere beni immobili e preziose opere d’arte. Girolamo Biringucci si rivelò, tuttavia, una scelta azzeccata perché seppe reagire a questo stato di cose e lavorò a fondo e con energia per rimettere in sesto i bilanci ospedalieri. 
È, poi, il granduca Ferdinando I ad emanare e mettere per scritto le varie riforme che aggiornano, e spesso stravolgono, gli statuti trecenteschi dell’ente ospedaliero (il primo statuto è datato 1305). Il granduca stabilisce così che sarebbe spettata solo a lui la designazione del Rettore, nominato a vita, e la scelta dei quattro consiglieri annuali che formavano la Consulta. Alla Consulta si univano, inoltre, otto savi estratti a sorte per formare il Capitolo. La Consulta e il Capitolo erano i due organi che presiedevano l’organizzazione e l’andamento dell’istituto. Gli uffici comunali di Balia competeva la revisione dei libri contabili. 
Altre riforme statutarie seguirono l’8 agosto 1593 ed il 23 luglio 1596: in quest’ultima data venne deciso di eliminare gli otto savi estratti a sorte per cui la gestione del Santa Maria della Scala divenne completamente ed esclusivamente di competenza granducale.


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4 dicembre 2015

4 dicembre 1891: nasce Aldo Mantovani, detto "Bubbolo"

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 4 dicembre 1891 nasce a Siena Aldo Mantovani, detto Bubbolo. Istriciaolo, vetturino, ma anche artista di circo equestre, corre 30 Palii vincendone quattro, due prima della Grande Guerra (nell'agosto del 1911 nel Drago e nell'agosto del 1914 nella Tartuca) e due, a distanza di vent'anni, dopo (nel luglio del 1926 nella Pantera e, ancora, nell'agosto - che evidentemente gli porta fortuna - del 1931 nell’Oca). 


La notorietà di Bubbolo, tuttavia, è legata non tanto alle sue gesta paliesche quanto ad un grave fatto di cronaca che tenne banco per molti giorni anche sulla stampa senese. 
Nel Palio di agosto del 1919 Bubbolo avrebbe dovuto montare nella Tartuca, ma la mattina del 16 agosto, durante la provaccia, viene buttato giù da cavallo da Randellone, fantino della Selva. Ne deriva una rissa che porta alla squalifica d’urgenza e con effetto immediato di entrambi i fantini (la Tartuca è costretta a ripiegare su Picino, mentre la Selva monterà Domenico Leoni detto Moro, che porterà addirittura il Cencio in Vallepiatta). 


Nel pomeriggio del 16 agosto Bubbolo va verso Vallepiatta, forse per chiarire l’episodio, ma scoppia il caos e un selvaiolo accoltella il Mantovani, aprendogli, addirittura, il ventre. Dopo la corsa, mentre nella Selva si festeggia la vittoria, arrivano i Carabinieri ad arrestare i colpevoli. E pare che da allora, non di rado, qualche contradaiolo, non proprio sicuro della lealtà o del coraggio, magari, del proprio fantino, prima di andare in Piazza lo abbia ammonito con la locuzione, diventata famosa a Siena: “Occhio, che se non fai il tuo dovere ti si fa quello che i selvaioli fecero a Bubbolo nel ’19: ti si mettono le budella in mano!”.


Documentazione e crediti fotografici
sito ilpalio.org

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3 dicembre 2015

La tenuta di Arceno (Castelnuovo Berardenga)

Terre di Siena
di Antonella Galardi


Nel comune di Castelnuovo Berardenga, nel cuore del Chianti senese e di tutta la Toscana, si estende, per oltre mille ettari e ad altitudini variabili tra i 300 ed i 500 metri, la tenuta di Arceno.


Un documento dell'XI secolo già parla di un villaggio con questo nome. Tuttavia la grande villa padronale oggi presente è una costruzione della fine del '600, ispirata ai modelli architettonici del secolo precedente, costruita per desiderio del cavaliere Flaminio, appartenente alla nobile famiglia senese Grisaldi Del Taja. 
La villa fu acquistata all'inizio del XIX secolo dalla famiglia Piccolomini Clementini e trasformata dal famoso architetto Agostino Fantastici. Di pianta rettangolare, su tre piani e con al centro una torre colombaia, è stata, dopo una fase di abbandono, recentemente ristrutturata per l'accoglienza turistica.

La villa con la cappella adiacente

3-4 dicembre 1531: incendio a San Domenico

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Nella notte tra il 3 e il 4 dicembre 1531 le fiamme si alzano all'interno della chiesa di San Domenico e da lì, rapidamente, si propagano fino alla sottostante cappella di Santa Caterina. Qui era conservata la preziosa reliquia della testa della Santa senese che, nonostante la paura del fuoco, viene tratta in salvo grazie al coraggio di un monaco che, protetto da un lenzuolo bagnato, riesce a penetrare nella cappella mentre stava bruciando. 

Il convento di San Domenico in un disegno di Girolamo Macchi

Le cause dell’incendio rimasero incerte: alcuni ipotizzarono la combustione spontanea di carbone posto a seccare sotto l’organo della chiesa; altri parlarono di una candela rimasta imprudentemente accesa, anche se molti, tuttavia, ritennero che l’incendio fosse di origine dolosa. 
Tra gli assertori di tale ipotesi ci fu frate Camillo, religioso di San Domenico, il quale possedeva un libretto contenente “una coniurazione” con cui credeva di poter scoprire furti ed altre cose segrete. Frate Camillo, non potendolo fare in prima persona, chiese aiuto ad un certo Niccolò di Lorenzo Ghirlandini da San Gimignano, che si era recato da lui per prendere delle medicine per “medicare le sue donne”
Il religioso, dopo aver consegnato a Niccolò il prezioso libretto, lo pregò di seguirne alla lettera i dettami facendo leggere la formula da un bambino, come era necessario fare, perché solo così si sarebbe potuto scoprire chi aveva dato fuoco alla chiesa. Tornato alla sua abitazione a Ponte a Tressa l’uomo fece pronunciare la “sconiurazione alla sua puttina” senza, tuttavia, trovare “alcuna verità”. L’episodio, però, per il povero Niccolò non fu senza conseguenze: dovette infatti comparire dinnanzi al magistrato degli ufficiali di Custodia e difendersi dall'accusa di stregoneria.


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2 dicembre 2015

2 dicembre 1883: nasce Edoardo Furi, detto “Randellone”

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 2 dicembre 1883 nasce a Santa Fiora (provincia di Grosseto) Edoardo Furi, conosciuto in Piazza come Randellone. Corre dodici Palii dal luglio del 1919, con i colori della Civetta, fino al luglio del 1928, quando entra in Piazza con il giubbetto del Leocorno. 

Edoardo Furi

Vince un solo Palio, nell’agosto del 1923 nella Giraffa su Lola. In questa Carriera la Giraffa è favorita insieme all’Oca che monta Picino. I due fantini danno vita, in pista, ad un duello spettacolare durante il quale nessuno dei due lesina l’uso del nerbo. Alla fine Randellone, vetturino di professione, ha la meglio sul grande Picino. 
Questo Palio porta anche delle polemiche nella Giraffa che, si dice, abbia sostenuto, per vincere, una spesa troppo elevata: la dirigenza si spacca, il Capitano Alfredo Pacini sparisce dalla circolazione, lasciando in sospeso anche qualche partito. 

Via delle Vergini durante la festa
per la Vittoria del Palio dell'agosto 1923

Di Edoardo Furi sappiamo che nel periodo della leva militare si era arruolato nei carabinieri a cavallo e che, dopo il 1911, per un breve periodo, emigrò addirittura in America del Sud. 
La carriera paliesca di Randellone termina in modo traumatico: viene, infatti, squalificato a vita per aver trattenuto alla mossa la Civetta (nel Palio di luglio del 1928 monta nel Leocorno) prendendo il cavallo per le briglie. Per il Furi, però, non era la prima volta: era già stato squalificato per due anni dopo la Carriera dell’agosto del 1919 (aveva corso nella Selva) per aver provocato durante la Provaccia una colluttazione, finita poi in rissa con Bubbolo, fantino della Tartuca.


Documentazione e crediti fotografici
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1 dicembre 2015

1 dicembre 304: Sant’Ansano è decapitato nei pressi di Dofana

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 1 dicembre 304 (o 303 secondo alcune fonti) nei pressi di Dofana, oggi nel comune di Castelnuovo Berardenga ma allora nella diocesi di Arezzo, viene decapitato Ansano, il primo Patrono di Siena e, ancora oggi, il Patrono principale. Secondo la tradizione, Ansano della famiglia romana degli Anicii (o Anicia) sarebbe nato nel 284. 

Annunciazione del Duomo di Siena di Simone Martini e Lippo Memmi (1333)
particolare del volto di Sant'Ansano

Arrivato a Siena (né sul quando né sul come di questo arrivo si sa di più) avrebbe evangelizzato la città ma, per questa sua attività di proselitismo religioso, sarebbe stato imprigionato e sottoposto al supplizio della pece bollente in quella località, sotto l'antico originale insediamento senese, che da lui ha preso il nome di Fosso di Sant'Ansano.