30 novembre 2015

30 novembre 1809: muore Luigi Anastasi detto "Gigi Bestia"

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 30 novembre 1809 muore, all'ospedale di Santa Maria della Scala, “a ore undici antimeridiane nelle infermerie degli uomini (…) e precisamente nel letto numero diciassette”, Luigi Anastasi detto Gigi Bestia. Ha circa sessantanni (nasce a Siena intorno al 1755) e nel certificato di morte si legge che è “di professione accattone nato”

Stato delle anime di San Pietro a Ovile nel 1809 

Al momento della morte risiede in via di Mezzo, con la moglie Elisabetta Meliciani e la figlia Maria. Nel corso della sua vita è al centro di molte vicende giudiziarie, entra ed esce dalle carceri senesi, per lo più per reati di furto e truffe. L’accusa più grave risale al 26 novembre 1799 quando con Vincenzo Lorenzetti detto Gallinaccio e Ambrogio Vermigli detto Brogio Matto, viene accusato dell’omicidio di Abramo Coen, ebreo, che si sarebbe consumato durante i moti del “Viva Maria” che in quell’estate avevano sconvolto Siena. 

Certificato di morte di Gigi Bestia

Ma Luigi Anastasi deve il suo soprannome di Gigi Bestia dall'essere fantino del Palio. Tra l’altro ha una carriera lunghissima: esordisce il 17 agosto del 1778 nel Valdimontone e corre fino allo straordinario del 14 maggio 1809, nell'Istrice. Corre in tutte le Contrade tranne il Bruco e l’Onda. Disputa ben 42 Carriere (anche nel 1800 per cui sappiamo che non avrà seguito l’accusa di omicidio del novembre 1799) e detiene, suo malgrado, un record davvero poco invidiabile: quello di aver disputato il maggior numero di Palii senza mai vincere (Lazzaro Beligni detto Giove per poco non supera questo sfortunato primato: infatti raggiunge le 40 presenze nel Campo senza aver mai trionfato). 
Luigi Anastasi partecipa anche ad uno dei palii disputati a Lucca, quello del 14 settembre 1782: non vince nemmeno quello. Di fatto “rischia” di vincere solo nel luglio del 1783 quando correndo nell'Aquila, dopo aver lottato a lungo con la Torre per la prima posizione, si vede sfumare la vittoria perché, ci dicono le cronache, il cavallo si rifiuta letteralmente di percorrere gli ultimi metri che lo separano dal bandierino.



Documentazione
Si veda il sito ilpalio.org

L'elenco completo delle "Pillole quotidiane di storia senese" si trova alla pagina http://goo.gl/2PJxzF.
Tutti i giorni sono trasmesse anche dai microfoni di Antennaradioesse Siena, alle ore 8.45, all'interno dell'almanacco. Ringrazio Maura Martellucci per aver cortesemente autorizzato la pubblicazione di questa "pillola" sul nostro blog.

29 novembre 2015

29 novembre 1981: spari al Palasport

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 29 novembre 1981 una partita di pallacanestro diventa davvero “infuocata” e al palazzetto ci sono gravi scontri tra le tifoserie (forse i più gravi nella storia della Mens Sana). Si gioca la partita Sapori – Latte Matese Caserta. I tempi regolamentari si chiudono 85-85, con la Sapori che, dopo essere stava avanti di diciassette punti è raggiunta dalla Latte Matese e costretta ai supplementari. 
Durante l’intervallo, però, un centinaio di tifosi casertani (che si trovano dietro la panchina dei giocatori) si scagliano contro i senesi e iniziano le colluttazioni. 


Ben presto la zuffa si allarga a tutta la gradinata e intervengono le forze dell’ordine: due carabinieri (giovani in servizio di leva) vengono aggrediti e per cercare di riportare l’ordine iniziano a sparare: tre colpi in aria, il primo, e l’intero caricatore, il secondo. 
Il rumore dei colpi crea il panico e il fuggi fuggi generale: la tribuna degli scontri si svuota, i giocatori che stavano tornando in campo corrono negli spogliatoi o si buttano a terra. Tra il pubblico ci sono malori e svenimenti come la moglie dell’allenatore di Siena, la signora Serena Taglialatela, che viene ricoverata in ospedale. 
Dopo una lunga interruzione la partita può riprendere: dopo il primo supplementare la Sapori Siena vince 90-89. Ma, si legge nell’articolo che narra gli eventi a firma di Guido Parigi, “sono stati cinque minuti di gioco nei quali in tutto il palasport non è volata una mosca”.


Documentazione
Per la notizia si veda il sito ilpalio.org

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28 novembre 2015

28 novembre 1959: Siena intitola una via a Niccolò Scatoli, il bersagliere di Porta Pia

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 28 novembre 1959 il Comune di Siena delibera di intitolare una strada (in realtà una traversa di via Mentana) a Niccola (o Nicola) Scatoli, il valoroso soldato senese che con la sua tromba incitò i compagni alla presa di Porta Pia e per primo venne ferito durante l'azione. Lo Scatoli, da tutti conosciuto come Niccolò, nasce il 6 dicembre 1845 e fin da giovanissimo sente il dovere di combattere per la sua patria. 



A quattordici anni tenta di arruolarsi e partire per la Seconda guerra d'Indipendenza, ma viene scartato perché ritenuto troppo giovane. Si arruola, finalmente, nel 1864 nel corpo dei Bersaglieri e nel 1866 è a Custoza, dove pur ferito ad una mano riesce a portare in salvo un suo commilitone. 
Ma la fama dello Scatoli è tutta legata all'impresa romana e con la sua tromba che sprona i compagni alla presa di Roma è ritratto anche in un celebre quadro di Michele Cammarano. Lo Scatoli viene colpito da un colpo di fucile e per questo perderà la gamba sinistra. 




27 novembre 2015

27 novembre 1758: muore il Senesino

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 27 novembre 1758 muore “d’accidente apopletico” nella sua villa di San Giovanni a Cerreto Francesco Bernardi, meglio noto come “il Senesino”, famosissimo cantante senese, che nel corso della sua carriera si era distinto in tutti i più rinomati teatri d’Europa. 
Nato probabilmente nel 1686 da una famiglia di umili origini (è il secondo di tre figli di un barbiere che esercita in piazza del Campo), fin da piccolo viene notato da Giuseppe Fabbrini, maestro di cappella del duomo, per la sua voce soave, e indirizzato verso lo studio della musica e del canto. Dei suoi due fratelli anche Giovanni (alcune fonti parlano di Giancarlo) è portato per il canto ed entrambi, come in uso al tempo, per potenziare la voce e mantenerla “bianca” vengono evirati. 


Francesco, aiutato dalla nobiltà cittadina, in particolare da Gigli, si trasferisce a Roma insieme al fratello Giovanni, e da qui inizia una carriera folgorante che lo porta prima nei teatri di Palermo, Milano, Torino, Venezia, Firenze e poi a Londra e Parigi. Giovanni, intanto è rientrato a Siena e nel 1718 è tra i cantanti della Cappella della Cattedrale. La carriera di Francesco Bernardi decolla nel 1717 quando, come primo sopranista a Dresda, alla corte di Sassonia, viene ascoltato da Georg Friedrich Händel, che rimane impressionato dalla sua voce e lo scrittura per interpretare la sua musica offrendogli uno stipendio altissimo. 
Il Senesino debutta a Londra nel 1720 ne “L’Astarto” al King’s Theatre di Haymarket. Il successo è enorme e vengono effettuate trenta repliche consecutive. Poi è un susseguirsi di trionfi impossibili da elencare, trionfi che proseguono, anche dopo il 1733 e la rottura con Hendel. 

26 novembre 2015

26 novembre 1911: Gilbert Le Lasseur De Ranzay sorvola la Torre del Mangia

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 26 novembre 1911 decolla dal Prato di Camollia, con il suo “Bleriot 11/2”, il famoso aviatore francese Gilbert Le Lasseur De Ranzay.
Le Lasseur, insieme al barone Della Noce, era decollato la mattina di Venerdì 20 Ottobre, alle ore 9, da Bologna per giungere, sorvolati gli Appennini, a Campo di Marte. Sulla rotta per Siena, il pilota italiano per un guasto dovette atterrare a Castiglion Fiorentino e solo il francese giunse a strabiliare i senesi. 


L'evento ebbe un successo straordinario: almeno 5.000 senesi andarono a visitare il velivolo e venne fatta una lotteria il cui premio era, evento straordinario, proprio un volo in aereo. Alle ore 18 del 26 novembre Le Lasseur volò sopra la Torre del Mangia.


Le Lasseur de Ranzay era nato a Parigi il 26 agosto del 1885, figlio del famoso poeta Louis Le Lasseur. Dopo la sua impresa senese aveva intenzione di raggiungere Roma e da lì unirsi alle truppe che stanno combattendo a Tripoli, nella guerra d’Africa.


Tuttavia, il 10 gennaio 1912, a Firenze, morì giovanissimo e improvvisamente di febbre tifoide. I senesi rimangono talmente colpiti dall’improvvisa morte del Le Lasseur che gli dedicano una epigrafe che si trova ancora in Piazza Amendola.


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25 novembre 2015

25 novembre 1935: inaugurata la nuova stazione ferroviaria

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 25 novembre 1935 viene inaugurata la nuova stazione ferroviaria di Siena. Si apre così un nuovo capitolo di fondamentale importanza per la storia delle vie di comunicazione del territorio. Già ai primi del Novecento la “vecchia” stazione (il cui edificio principale e la retrostante officina meccanica esistono ancora all'inizio di Viale Mazzini) viene ritenuta insufficiente per soddisfare le esigenze di rapidi collegamenti ed angusta, dato che era impossibile ampliare la struttura. 

L'esterno della vecchia stazione ferroviaria

Nel 1914 le Ferrovie dello Stato approvano il progetto di spostamento nella valle sottostante, già percorsa dalla linea per Chiusi, ormai bocciate le opzioni alternative di Porta Ovile e Porta Romana. Prima di iniziare i lavori veri e propri, il sito individuato necessitava di interventi di bonifica e consolidamento del terreno, ma vengono bloccati dallo scoppio della guerra.

L'interno della vecchia stazione ferroviaria

Terminata la guerra mancano i finanziamenti e il cantiere rimane a lungo inoperoso: lo stesso progetto iniziale viene rimesso in discussione, ritenuto ormai inadeguato alle mutate esigenze della città. Nel 1931, finalmente, l’architetto Angiolo Mazzoni, che in quel periodo aveva progettato varie altre stazioni ottiene l’incarico per portare a conclusione la stazione ferroviaria di Siena. 

I lavori di costruzione della “Torre di Luce” della nuova stazione

Dopo alcune modifiche (e rallentamenti), il 29 dicembre 1933, il progetto viene approvato dal Comune e dalla Soprintendenza con gli ultimi ritocchi come la torre rettangolare con l’orologio che era una sorta di firma d’autore dell’architetto. 

24 novembre 2015

24 novembre 1898: nasce Mino Maccari

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 24 novembre 1898, in via San Girolamo, da Bruna Bartalini e Latino Maccari, insegnante di Latino, nasce Mino Maccari. Da piccolo, con la sorella Maria, si sposta spesso a seguito del padre, insegnate, anche se la casa del nonno paterno a Colle Val d’Elsa sarà sempre la loro meta estiva e punto di riferimento. Frequenta il Liceo, ma anche l’Accademia di Belle Arti ad Urbino e nel 1915 si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza a Siena; nel 1916, viene chiamato alle armi e nel 1917, lungo il tragitto che lo porterà nelle zone di guerra, si ferma a Modena dove incontra Anna Maria Sartori, che diventerà sua moglie. 


Dalla guerra torna nel 1920, si laurea ed inizia la professione di avvocato, ma dopo due anni lascia il foro. Intanto nel 1924 inizia a collaborare con la rivista “Il Selvaggio”, edita a Colle, che poi dirigerà dal 1926 e la cui redazione si sposterà insieme all’artista: a Firenze, a Siena, a Torino, a Roma. Le firme presenti ne "Il Selvaggio" sono di prestigio assoluto: Mario Tobino, Renato Guttuso, Carlo Carrà, Vitaliano Brancati, Ottone Rosai, Ardengo Soffici, Giorgio Morandi. La rivista è parte della sua vita (vi pubblica le sue incisioni caricaturali e satiriche), quasi una sua proiezione: dichiaratamente fascista, intransigente, spavaldo, rivoluzionario e antiborghese. “Il Selvaggio” diventerà, poi, la sede della sua critica al regime riassunta nel celebre articolo di fondo “Addio al passato”, del 1926, in cui dichiara pubblicamente la sua dissidenza al fascismo. 


23 novembre 2015

23 novembre 1928: nasce Fabio Giorgi, detto "Ghisa"

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 23 novembre 1928, un venerdì, nasce a Siena Fabio Giorgi, detto Ghisa, forse uno dei fantini più sfortunati della storia paliesca. Corre un solo Palio, quello del 16 agosto 1948, per i colori del Bruco su Mistero. Ghisa non solo cadrà al primo Casato, ma si beccherà anche una squalifica e questo concorso di fatti porrà subito fine alla sua storia paliesca. 

La mossa del Palio del 16 agosto 1948

La squalifica gli viene data perché alla mossa Ghisa danneggia l’Onda. Fabio Giorgi ha la sfortuna, peraltro, di esordire in una Carriera davvero rocambolesca: dopo una mossa annullata, parte prima la Lupa, con Ranco (Albano Nucciotti) su Noce, mentre dietro ci sono Pantera, Bruco, Selva e Torre. Ganascia (che corre per la Torre e che sarà squalificato) e l’esordiente Ghisa ostacolano Pietrino che monta Piero nell’Onda (altra favorita). L’Onda e la Selva cadono, la Torre rimonta e, addirittura, al terzo giro un monturato di una Contrada rivale, dal palco delle comparse, lancia un tamburo al passaggio della Torre, ma non centra (per fortuna) il bersaglio. Ma non è finita: un torraiolo a San Martino era entrato in pista per cercare di fermare la corsa della Lupa tanto che Ranco dovette tenerlo a bada col nerbo. Insomma, alla fine la Lupa vince e il nostro Ghisa non riesce nemmeno a finire il primo giro di Piazza. Fabio Giorgi muore a Casteldelpiano (GR) martedì 1 ottobre 1986.


Crediti fotografici
Foto tratta dal volume "Rivediamoli insieme - Cronaca fotografica del Palio 1945-1954", Edizioni Il Leccio, Siena, 1992

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22 novembre 2015

22 novembre 1641: è spostato il luogo delle pubbliche impiccagioni

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 22 novembre 1641 il principe Mattias de’ Medici, governatore di Siena dal 1629 al 1667, emana un editto in base al quale stabilisce che le forche destinate alle pubbliche esecuzioni, che dal 1425 si trovavano fuori porta Camollia sulla destra dell’Antiporto, siano spostate a porta Fontebranda. Il principe, infatti, amava passeggiare nel “Prato di Camollia” con dame e cavalieri e lo “spettacolo” dei condannati a morte che pendevano dalle forche doveva risultargli particolarmente fastidioso. 
Neppure gli abitanti di Fontebranda, però, gradiscono la decisione, ed in particolare una certa “donna Francesca”, amica del principe, si oppone al decreto argomentando che non si poteva impiantare patiboli nei luoghi in cui era nata e vissuta Santa Caterina. La motivazione deve essere apparsa convincente tanto che le forche vengono ricostruite fuori porta San Marco, in cima alla strada del Giuggiolo, dove rimangono fino alla riforma della Legislazione Criminale varata da Pietro Leopoldo nel novembre del 1786, riforma con la quale vengono abolite la tortura e la pena capitale. 

Pietro Leopoldo di Lorena, granduca di Toscana

Con la "Riforma della legislazione criminale toscana", meglio nota come "Codice Leopoldino" o "Leopoldina", il Granducato di Toscana diventa il primo Stato moderno dove la tortura e la pena di morte sono abolite. Nel "Giornale Sanese" Pietro Pecci annota che nella mattina del 14 dicembre 1786 anche a Siena viene affisso "il nuovo codice criminale pieno di vera umanità, in seguito del quale sono state buttate giù le forche dove si giustiziava e l’antenna dove si dava la corda, che era affissa al palazzo de l’Auditor Fiscale". Pecci ricorda la data esatta della eliminazione delle forche fuori San Marco: l’11 gennaio 1787. L’abolizione della pena di morte, però, dura solo 4 anni: parzialmente ripristinata dallo stesso Granduca nel 1790, il figlio Ferdinando III la reintroduce nel 1795. 


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21 novembre 2015

21 novembre 1970: nasce il Siena Club Fedelissimi

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 21 novembre 1970 un gruppo di amici uniti da un elemento comune, l'amore per la Robur, dà vita ad una associazione che ha come scopo unico quello di supportare la squadra di calcio di Siena. L'associazione prende originariamente il nome di Club Bianconero, ma ben presto muta la sua ragione sociale in "Siena Club Fedelissimi", o, come sono universalmente conosciuti in città, nello stadio e negli stadi, "I Fedelissimi". La decisione nasce come gesto di rabbiosa reazione nei confronti della crisi che il calcio senese sta attraversando e del calo di interesse e di sostegno della città nei confronti della Robur. 



Fra i fondatori (anzi, alcuni lo considerano il vero motore dell'iniziativa) c'è Piero Babbini, nella cui abitazione si tiene la riunione della sera del 21 novembre. Tifoso, fotografo professionista di grandissimo valore, capace di fare fotografie impossibili (era celebre per essere il migliore a cogliere l'attimo in cui il pallone si infilava nella rete, cosa non comune in epoca di macchine fotografiche analogiche, pre-digitali), era solito aspettare all'imbocco della scala che porta agli spogliatoi l'uscita della squadra del Siena segnalandone l'arrivo ai tifosi sulle gradinate sventolando la sciarpa bianco nera, in modo che già dall'uscita del primo giocatore la squadra fosse salutata dal boato e dall'incitamento dei tanti "cuori bianco-neri", come amiamo definirci noi senesi che ogni domenica ci facciamo venire il nodo allo stomaco per amore dei nostri colori.



Babbini, peraltro, ebbe una vicenda particolare. A inizio degli anni Ottanta dette vita a una comunità religiosa, in Valdarbia, vicino a Sant'Ansano a Dofana, della quale, fino allo scioglimento, fu leader con il nome di "apostolo Pietro". I suoi seguaci sostenevano che fosse in grado di compiere miracoli. 
All'inizio - come ricorda Nicola Natili in una intervista fattagli da Augusto Mattioli - i Fedelissimi erano sì e no una ventina. Si riunivano nel solo locale che avevano a disposizione - una cantina - ma non fecero mancare una sola volta il loro sostegno, la loro passione alla squadra bianco-nera. 



Poi il loro numero crebbe considerevolmente e da allora, non hanno mai smesso di far sentire la loro presenza nei 45 anni che sono anche quelli che hanno visto il calcio senese arrancare dalle serie C1 e C2 fino a quello che, allora, nel 2000, parve un miracolo, la serie B, prima di un miracolo ancora più grande, tre anni dopo, con l'Olimpo della serie A. Ma i Fedelissimi sono rimasti tali e anche quando l'Olimpo non ha più accolto la Robur, anche quando la squadra ha dovuto ricominciare dalla serie Dilettanti. Loro sono sempre stati e continuano ad essere lì, domenica dopo domenica; in casa e in trasferta; con la stessa passione, lo stesso calore e (cosa di non poco conto da sottolineare) con la stessa correttezza, a farsi carico dell'amore per la Siena del calcio. Tra i fondatori dei Fedelissimi ricordiamo solo (e non ce ne vogliano gli altri) due nomi notissimi: Lorenzo Mulinacci (attuale presidente) e Nicola Natili (a lui si devono gran parte dei libri scritti sulla storia e le vicende della Robur). E sempre “Forza vecchio cuore bianconero!”


Documentazione
Per la storia dei Fedelissimi, le foto, i ricordi e le info sul club si veda la pagina http://www.sienaclubfedelissimi.it/index.php. Per un bel video sugli anni ’70 dei Fedelissimi (e della Robur) si veda l’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=UjG6U6nX0-Y.


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