2 novembre 2015

2 novembre 1624: istituito il Monte “non vacabile” dei Paschi

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 2 novembre 1624, su iniziativa del granduca di Toscana Ferdinando II, viene istituito legalmente il “Monte non vacabile de’ Paschi della Città e Stato di Siena”: “non vacabile”, perché i depositanti non potevano ritirare i capitali a loro volontà in misura tale da causare deficienze di fondi per le operazioni di credito; “de’ Paschi”, in quanto il fondo di garanzia dell’istituzione era costituito, in gran parte, dalla capitalizzazione delle rendite demaniali dei pascoli della Maremma. 
Il proposito era quello di rimediare alle tragiche condizioni in cui si trovavano la città e i territori senesi dopo la guerra e la caduta della Repubblica. Nell’atto di fondazione si legge: “Dal Magistrato si deve avere principale cura che il denaro si dia a chi sa impiegarlo più utilmente a pro delle case loro o a beneficio di negotij di campo, come ancora di lana, di seta e d’altri di città”
I fondi sono costituiti da un prestito di 200.000 scudi di capitale e di 10.000 scudi annui, forniti dal granduca e garantiti, appunto, sopra le entrate annuali provenienti dalla Camera granducale del Magistrato de’ Paschi, cioè dall'amministrazione dei pascoli della Maremma, già proprietà dell'antica Repubblica. 


Le rendite del fondo concesse a prestito dal granduca dovevano essere divise in tante porzioni chiamate “luoghi di monte” e corrispondevano alle moderne obbligazioni, alienabili al prezzo di 100 scudi ciascuno, erano nominative e fruttavano 5 scudi ogni anno al compratore. Il nuovo Monte doveva funzionare assolutamente per non vivere il tracollo definitivo. 
Già il 4 marzo 1472 il Comune di Siena, su delibera del Consiglio Generale, aveva istituito un Monte di Pietà (Monte Pio), il cui scopo principale era quello di andare incontro, con prestiti a basso tasso d’interesse, alle esigenze delle classi meno abbienti; la sua sede era già nel castellare dei Salimbeni. Tuttavia, l'instabilità politica dei primi del Cinquecento e la fine della Repubblica ne aprì la crisi, fino all'intervento di riorganizzazione operato da Cosimo I de’ Medici nel 1568. 
Dopo aver avuto l’autorizzazione a prestare denaro agli allevatori di bestiame della Maremma nel 1574, l’ente diventò vera banca nel 1619, quando la Balia chiese di istituire un “altro Monte” per fronteggiare i crescenti bisogni dei cittadini. Nel 1783 le amministrazioni del Monte Pio e del Monte dei Paschi vennero fuse sotto la denominazione di “Monti Riuniti”. Nel 1872 fu assunta la denominazione di Monte dei Paschi e nel 1936, dichiarato istituto di credito di diritto pubblico, il Monte dei Paschi emana lo statuto rimasto in vigore fino all'agosto 1995, data in cui l’azienda bancaria è stata conferita in Banca Monte dei Paschi di Siena, costituita nella forma di società per azioni. 
La storia degli ultimi vent'anni sarà tutt'altra, ed è a tutti tristemente nota.


L'elenco completo delle "Pillole quotidiane di storia senese" si trova alla pagina http://goo.gl/2PJxzF.
Tutti i giorni sono trasmesse anche dai microfoni di Antennaradioesse Siena, alle ore 8.45, all'interno dell'almanacco. Ringrazio Maura Martellucci per aver cortesemente autorizzato la pubblicazione di questa "pillola" sul nostro blog.

1 novembre 2015

1 novembre 1481: Sano di Pietro è sepolto in San Domenico

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 1° novembre 1481 viene sepolto nel chiostro di San Domenico il pittore Sano di Pietro di Mencio. Era nato nel 1406 (venne battezzato il 2 dicembre) ed ebbe da madonna Antonia, sua moglie, numerosi figli di cui due morirono in tenera età. Ebbe inoltre due femmine mentre il figlio Girolamo studiò legge.  Sappiamo questo da una denuncia dei beni e possedimenti da lui fatta alla Lira proprio nel 1481 in cui Sano di Pietro confessa: “io so’ d’età d’anni settantacinque, et so’ quasi infermo”

Predica di San Bernardino in Piazza del Campo
Siena, Museo dell'Opera del Duomo

Allievo del Sassetta, si impose seguendo le orme del suo maestro, divulgatore abile di uno stile raffinato che ritroviamo in molte pale dipinte per chiese del senese, oggi in gran parte conservate in Pinacoteca. 
La semplicità della sua pittura lo portò ad avere grande successo ed un vasto consenso popolare, anche perché prediligeva figure care al popolo come San Bernardino, in quegli anni diffusamente venerato, come risulta dalle due splendide "Prediche di San Bernardino" e da un particolarissimo "San Bernardino", datato 1450 e oggi esposto nella Pinacoteca Nazionale senese. 

Predica di San Bernardino davanti a San Francesco
Siena, Museo dell'Opera del Duomo

Dal 1428 è iscritto alla corporazione dell’arte dei pittori, mentre il primo pagamento documentato è del 1443 per aver realizzato una figura di Federico il Barbarossa nella “Sala della Balia” di Palazzo Pubblico. 
Il “Polittico dei Gesuati” (Siena, Pinacoteca), firmato e datato 1444, per i colori limpidamente smaltati e l'elegante e raffinato disegno, lo rivela ormai artista maturo, vicino al Maestro dell'Osservanza, che alcuni critici hanno identificato con lo stesso Sano di Pietro giovane. 

Madonna dei Gesuati (particolare)
Siena, Pinacoteca nazionale

Dopo il 1450 Sano di Pietro si dedica anche alla miniatura, arte nella quale esprime al meglio la sua vena narrativa e descrittiva. Negli ultimi decenni della sua vita il ductus pittorico perderà gli ottimi livelli qualitativi raggiunti scivolando spesso in un'ingenua e talvolta esteriore religiosità, unita ad un modo poco originale e stereotipato di narrare. 
La sua produzione fu, tuttavia, vastissima e oggi le sue opere sono conservate nei maggiori musei del mondo.


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31 ottobre 2015

31 ottobre 1451: una violenza carnale al Santa Maria della Scala

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 31 ottobre 1451 viene condannato, per aver usato violenza carnale verso una fanciulla esposta nel Santa della Scala, Giovanni di Matteo, "frate" (si intende con il termine "frati" gli oblati laici) dello stesso ospedale “et al presente castaldo”. La vicenda è grave: la gittatella è ancora una bambina (di 10 anni) e i criteri punitivi messi in atto dall’ente cercano di essere esemplari a dimostrazione di come la dirigenza dell’istituto cerchi di frenare tali abusi. Il personaggio in questione era poi già conosciuto dal Capitolo ospedaliero come uomo disonesto, visto che durante il suo incarico, in qualità di castaldo, aveva “commessi più furti e tolte più cose a le sue mani pervenute de’ beni d’esso spedale appartenenti a la castaldaria”.

La facciata del Santa Maria della Scala su Piazza del Duomo

La riunione capitolare durante la quale viene discusso il caso produce contro frate Giovanni un verbale nel quale si dimostra un tentativo di violenza anche verso un bambino. Si legge nei documenti: “avendo data più e più limosina a una fanciulla povarella d’età d’anni dieci o circha la condusse et menò a essa casa dicendo viene con mecho che ti darò quello che vorraj et in essa casa carnalmente cognobbe et quello che volse fece. Et non contento a uno delitto (...) tolse el mantello a uno de fanciulli de la casa dicendo a luj maj non te lo rendarò se non vieni presso a la mia camara Et per lui non ste’ che con esso fanciullo non commettesse ogni ribaldaria che al suo iniquo appetito piaceva”
Giovanni di Matteo viene deposto da ogni carica e interdetto da qualsiasi ufficio per tre anni. Gli viene vietato di entrare per sei mesi “in capitolo”, di “mangiare in corticella et non altrimenti né altro luogo” ed anche di “dormire per tempo di sei mesi questo dì cominciando in pellegrinaio et non altrimenti (...) et per tempo di sei mesi questo dì cominciando non possi uscire né debbi per alcun modo di casa d’esso spedale”
Giovanni, infine, entro un mese dalla sentenza deve pagare una multa di cento lire e qualora non eseguisse alla lettera ogni indicazione gli sarebbe stato tolto l’abito dell’ospedale. 

Domenico di Bartolo
Accoglimento, educazione, crescita e nozze dei trovatelli (1441-1442)
Siena, Santa Maria della Scala, Sala del Pellegrinaio

La frequenza con cui risultano attestate, durante la seconda metà del ‘400, verifiche e punizioni di questo tenore rispecchia probabilmente la preoccupazione sentita dai quadri dirigenziali dell’ente per la presenza di una profonda crisi morale e disciplinare. Significativo, in tal senso, un’inchiesta che nel 1557 coinvolse tutti i frati dell’ospedale essendo, molti di loro, indagati per gravi episodi di sodomia verso i bambini allevati nell’ospedale. Questa è davvero l’altra faccia del Santa Maria della Scala.


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30 ottobre 2015

30 ottobre 1497: Salimbene Capacci detta il testamento

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 30 ottobre 1497, Salimbene Capacci, rettore del Santa Maria della Scala, cosciente di essere arrivato alla fine della vita, stroncato da forti e incurabili febbri (morirà il 3 novembre), fa redigere a ser Giovanni Antonio di messer Angelo, notaio dell’ospedale, il testamento contenente le sue ultime volontà. 
Salimbene Capacci era stato alla guida dell’ente senese per oltre quindici anni e durante il periodo della sua carica amministrò l’istituto in modo da tale da rimediare alla difficile situazione finanziaria che il Santa Maria stava attraversando: molti beni dell’ospedale vengono alienati, come la grancia di Stigliano venduta nel 1489 per 4500 fiorini; ospedali redditizi e posti in luoghi strategici come la Francigena vengono sottoposti all’ente senese, come quello di Acquapendente (1484) e di Viterbo (1496). 

Ritratto dipinto da Girolamo Macchi

29 ottobre 2015

29 ottobre 1598: istituito a Siena il Corpo dei Vigili del Fuoco

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 29 ottobre 1598, il Granduca di Toscana Ferdinando I de’ Medici approva il decreto di Balìa, emanato nel 1596, con il quale si istituisce a Siena la prima vera organizzazione del Corpo dei Vigili del Fuoco. Con tutta probabilità i nuovi provvedimenti presi dal Comune senese si erano resi necessari anche in conseguenza di un grande incendio sviluppatosi nell’ospedale di Santa Maria della Scala, i cui danni avevano assunto proporzioni gravissime. 

Il deposito dei pompieri alle Logge del Papa (1912)

L’ordinamento cinquecentesco stabiliva che i Quattro di Biccherna, insieme ai Gonfalonieri, fossero tenuti, ogni mese di gennaio, a far registrare dal Cancelliere i nomi di tutti i muratori, i legnaioli, i facchini, i mulattieri e gli asinai abitanti in città. Tra questi, per ciascun Terzo cittadino, dovevano essere scelti 10 addetti, tra i quali cinque fra muratori e legnaioli; i trenta eletti il primo di febbraio, alla presenza del Cancelliere di Biccherna, dovevano giurare l’osservanza del capitolato e l’impegno ad accorrere ad ogni evenienza di incendio, sotto pena di lire 50. 
Nel luogo dove scoppiavano le fiamme dovevano necessariamente recarsi anche i Gonfalonieri, per dirigere i detti artefici e prendere nota di quelli che si comportano con più coraggio o che lavorano con maggiore impegno; gli stessi Gonfalonieri erano passibili di una multa di 21 lire qualora non si recassero a compiere il proprio dovere. 

Bozzetti di uniformi di pompieri senesi di fine Ottocento

Per rendere più volenterosi i muratori e i legnaioli prescelti, la Balia stabilì che l’Ufficio del Sale dovesse dare a ciascuno di loro un quarto di sale ogni quattro mesi e che potessero ricevere regali da coloro che venivano soccorsi o salvati nei vari incendi. L'anno successivo, inoltre, si impose ai Gonfalonieri di tenere accesi ogni notte, davanti alle proprie case, dei lanternini in modo da essere subito rintracciabili e raggiungibili in caso di necessità. In cambio ricevevano dal Comune sei staia d’olio. 
Del resto è logico che il problema degli incendi sia veramente forte, basta pensare all’urbanistica della Siena del Cinquecento: strade strette, edifici a più piani addossati gli uni agli altri e utilizzo del legno nelle costruzioni, favorivano la veloce propagazione del fuoco che, spesso, raggiungeva dimensioni catastrofiche.


Crediti fotografici
La prima foto è tratta dal volume "Siena dei bisnonni", a cura di Luca Luchini e Piero Ligabue, Alsaba editore, 1987

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28 ottobre 2015

28 ottobre 1560: Cosimo I de' Medici entra a Siena

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 28 ottobre 1560 Cosimo I de’ Medici giunge a Siena, l’ultima delle sue conquiste. La disperata resistenza della repubblica senese asserragliata a Montalcino, circondata dalle truppe spagnole e fiorentine, si conclude nel 1559 dopo la firma del trattato di Cateau-Cambrésis, che sancisce il nuovo assetto politico europeo. 
L'antico Stato senese viene abbandonato dalle ultime truppe francesi e dato in feudo a Cosimo de' Medici dal re di Spagna Filippo II. In osservanza del patto di capitolazione firmato da Carlo V nell'aprile 1555, viene rispettato l'impegno di mantenere a Siena le antiche magistrature repubblicane del Capitano del Popolo, della Balìa e del Concistoro e di attribuirne le cariche attraverso l'equa divisione fra i Monti. Ma per Siena, i fiorentini, saranno visti da ora in poi come coloro che hanno posto fine alla sua libertà. 

Biccherna priva di attribuzione
Solenne ingresso di Cosimo I in Siena (1560?)
Siena, Archivio di Stato

L’arrivo di Cosimo de’ Medici viene narrato minuziosamente da Agostino Provvedi: accompagnato dalla moglie Eleonora di Toledo, Cosimo con il suo numeroso corteo, tra cui gli ambasciatori di Lucca e Ferrara, nel bel mezzo di un generale scampanio delle chiese cittadine entra da porta Camollia, dove ad attenderlo i senesi, che certo non vogliono rendere omaggio al vincitore del tremendo assedio e responsabile della fine della Repubblica libera, sono davvero in pochi, come mostra, impietosamente, una Tavoletta di Biccherna (vedi sopra). Dopo la messa in Duomo, si trasferisce a Palazzo Pubblico, dove la sala del Consiglio (e non è casuale) è stata trasformata in teatro e viene messo in scena l’Hortensio di Alessandro Piccolomini. Il giorno dopo si corre un palio alla lunga e una replica della recita, mentre il 30 ottobre tocca alla pallonata. Il 31 ottobre, infine, viene fatta una sfilata con macchine, insegne e comparse in Piazza con tutte le Contrade, a cui segue un gran ballo e fuochi d’artificio dalla Torre e dalle finestre di Palazzo Pubblico. Al termine dei necessari festeggiamenti Cosimo riparte (finalmente, forse pensarono i senesi) per Firenze.


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27 ottobre 2015

27 ottobre 1865: muore Francesco Santini, detto “Gobbo Saragiolo”

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 27 ottobre 1865 muore Francesco Santini, per tutti, il “Gobbo Saragiolo”. Se tra i fantini di tutti i tempi si dovesse eleggere il “fantino della storia” sarebbe senz’altro lui, e non solo per aver vinto 15 Palii su 59 Carriere disputate (record di vittorie a pari merito con Bastiancino), ma per essere stato il vero uomo della Piazza. 



Il Gobbo Saragiolo è stato, infatti, il prototipo del fantino perfetto: abile, astuto, subdolo, prepotente, ma anche avido (di soldi e di vittorie) amato e odiato con uguale forza. 
Nato a Montalcino il 14 dicembre 1809, fabbro di professione, come il padre, corse pressoché ininterrottamente dal 2 luglio del 1823 al 2 luglio 1860. Esordisce non ancora quattordicenne nella Chiocciola e vince clamorosamente. Piccolo di statura, secco e gobbo (da cui il soprannome), incanta Siena con la sua abilità col nerbo, la sua freddezza e la sua capacità di vincere con cavalli anche mediocri. 
Conteso tra le Contrade, non si perita a correre anche nelle rivali, seguendo sempre più il denaro che qualsiasi altra motivazione. Un esempio sono Oca e Torre: con il giubbetto di Fontebranda corre 9 Palii vincendone 3, mentre per i colori di Salicotto ne corre 11 vincendone 5. 

Palio del 2 luglio 1831 vinto dal Gobbo Saragiolo per la Contrada dell'Oca

Di episodi da raccontare è costellata la sua vita: il Sergardi racconta che nell’agosto del 1832, quando vinse nell’Oca, “per colmo di birbanteria si era tutto insaponato, perché se mai fossa stato preso, non potessero fermarlo, atteso lo scivolo”. Oppure, e qui si vede tutta la sua furbizia, come racconta il Comucci, nel luglio 1855, correndo per la Selva con uno dei cavalli favoriti, va di proposito a diritto a San Martino uscendo di pista, lì trova suo figlio che di nascosto gli aveva portato i vestiti, si toglie il giubbetto della Contrada e scappa. Il giorno dopo, ai delusi quanto furiosi contradaioli risponde: “Ma che dovevo vincere per voialtri miserioni che mi davi 140 monete, quando ne ho guadagnate 170?”
Nella Torre corre l'ultima Carriera, il 2 luglio 1860, a 51 anni. Ma anche nella vita Francesco Santini non è proprio uno stinco di santo. Solo un esempio: salta i Palii del 1858-1859 perché in carcere (prima a Siena poi alle Murate di Firenze) per furto aggravato. Sconterà quasi 20 mesi.


Documentazione
Per altre informazioni su questo personaggio si veda il sito ilpalio.org
Per le molteplici grane giudiziarie del Gobbo Saragiolo si veda Alessandro Ferrini, Maurizio Picciafuochi, Enrico Giannelli, Orlando Papei, "Fantini brava gente. Disavventure giudiziarie dei fantini del passato ", Betti Editrice Siena, 2014

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26 ottobre 2015

26 ottobre 1610: muore il pittore Francesco Vanni

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 26 ottobre 1610 muore il celebre pittore Francesco Vanni e viene sepolto nella chiesa di San Giorgio. I figli, Raffaello e Michelangelo, che hanno seguito le orme paterne, gli dedicano un monumento funebre che si trova nella controfacciata della chiesa di Pantaneto, alla quale la famiglia era legata: sul primo altare a sinistra si trova il dipinto “Gesù al Calvario”, opera di Francesco Vanni, mentre il “Cristo che cade sotto la croce” è realizzato dal figlio Raffaello. 

Autoritratto, Pinacoteca Nazionale, Siena

Francesco Vanni nasce nel 1564. Le seconde nozze della madre con Arcangelo Salimbeni ne condizionano la vita: il patrigno gli fa da maestro e il fratellastro, Ventura Salimbeni (figlio di Arcangelo e della madre del Vanni), è anch’egli pittore. 
Si trasferisce a Bologna dove studia con Federico Barocci, ma poi si sposta a Firenze e Roma subendo l’influenza di Raffaello e del Carracci. Negli anni Novanta del Cinquecento ritorna a Siena, dove realizza numerose opere d’arte sacra. 

Sant'Ansano battezza i senesi (1593-1596)
Duomo di Siena, altare di Sant'Ansano

Appartiene alla congregazione del Sacro Chiodo, Confraternita che avrà un grande rilievo nella diffusione della riforma cattolica del Concilio di Trento a Siena nella seconda metà del Cinquecento. Nelle sue realizzazioni sono infatti perfettamente rispettati i canoni della Controriforma. 
Tra i molti lavori, a Siena, realizza l’altare di Sant’Ansano in Duomo e l’altare maggiore nella chiesa di San Niccolò in Sasso, mentre, nel territorio, ricordiamo la “Madonna della Concezione” nella Collegiata di Montalcino, “L’Annunciazione” nella Compagnia della SS. Annunziata a Torrita. Le sue opere, tuttavia, si trovano anche a Pisa, Pistoia, Lucca. Roma, Genova e all’estero: Lione, Monaco. Salisburgo, Madrid ...

Pianta assonometrica di Siena, 1595

Dal 1600 al 1604 è a Roma dove lavora anche per papa Clemente VIII che gli concede l'onorificenza di Cavaliere di Cristo. A Siena, tuttavia, è ancora oggi ricordato per un’opera di soggetto non religioso: nel 1595 realizza, infatti, una pianta di Siena che è stata definita “una fotografia ante litteram”. Con un’abilità ancora inusuale per i tempi, la città di Siena viene ripresa “a volo d’uccello”. Si pensi a quanto rudimentali fossero ancora gli strumenti per le rilevazioni del terreno nonostante il progresso rinascimentale ed è eccezionale la realizzazione di questo rilievo assonometrico quasi perfetto che rispetta il bilanciamento tra necessità prospettiche, il rapporto tra volumi e distanze e la tessitura grafica.


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25 ottobre 2015

25 ottobre 1852: nasce Rinaldo Franci

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 25 ottobre del 1852 nasce a Siena, da Angelo e Caterina Caselli, Rinaldo Franci. Fin da piccolo studia musica con grandi maestri dell’epoca quali Rinaldo Ticci (direttore della Banda Musicale Senese e dell’annessa “Scuola di Musica e di Solfeggio”) e, per il violino, Bizzarri. 


Inizia ad esibirsi in pubblico a sette anni, eseguendo anche musica da ballo per aiutare economicamente la famiglia. Fonda il “Quartetto Senese” e dirige la Società Orchestrale Senese che hanno tra i mecenati il conte Guido Chigi Saracini. 
La sua fama di violinista si diffonde in Italia e all’estero: si esibisce in tournée in svizzera (1886) e in Argentina (1887), e, in seguito, anche in Francia, in Inghilterra, in America. Nel 1888 tiene un memorabile concerto al teatro dei Rozzi diventando un idolo per i senesi. 

Epigrafe dedicata a Rinaldo Franci posta il 14 settembre 1919 per volontà della Società Orchestrale Senese. La lapide si trova in via del Paradiso n. 21 dove aveva sede la Società. 

Pietro Mascagni, dopo aver ascoltato la sua esecuzione dell’intermezzo della Cavalleria Rusticana, commenta che nella musica di Franci percepiva la forza di venti strumenti. 
Dirige per molti anni il Conservatorio Musicale Pacini di Lucca e, dal 1895, la Banda Musicale Senese e la Scuola annessa che oggi porta il suo nome. 
Muore improvvisamente nel 1907, a poco più di 50 anni, per paralisi cardiaca mentre, come violino solista, si sta esibendo in concerto a Siena. È cavaliere della Corona d’Italia. La città di Siena ha intitolato a Rinaldo Franci anche un passeggio alla Lizza.


Crediti fotografici
foto 2: "La memoria sui muri: iscrizioni ed epigrafi sulle strade di Siena", Associazione culturale per la valorizzazione delle opere minori dei centri storici, 2005

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24 ottobre 2015

24 ottobre 1976: inaugurato il Palasport

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 24 ottobre 1976 viene inaugurato in viale Sclavo il nuovo (e più grande) palazzetto dello sport. E proprio dal nome della strada su cui sorge per i senesi divenne da subito il "PalaSclavo", poi “PalaMensSana” ed oggi “PalaEstra”


La nuova struttura, stracolma per l'occasione (si parlò di quasi 6000 persone), venne "battezzata" con una partita di basket tra la Mens Sana e la Brill Cagliari; una partita tirata, vinta, dopo un tempo supplementare, dai padroni di casa 78-76. 
Il nuovo palazzo non portò però troppa fortuna alla Mens Sana che terminò la stagione 1976-1977 al quartultimo posto con 16 punti, retrocedendo in A2. 


Le grandi competizioni, per normative di sicurezza e capienza di spettatori, salutarono così il glorioso Dodecaedro che ha rappresentato una tappa fondamentale per la Polisportiva Mens Sana nella sua evoluzione verso lo sport professionistico. 
La decisione di costruire il Dodecaedro fu presa nel 1965. La Polisportiva allora non aveva ancora le forze per sostenere da sola un impegno economico di tale portata. Solo grazie al coraggio dei dirigenti di allora, a partire del Presidente Giannelli (al quale alla fine degli anni ‘90 viene intitolato l’impianto) fu possibile realizzare la struttura, ancora oggi attiva per lo sport senese.


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