15 ottobre 2015

15 ottobre 1291: ripristinato il gioco dell’elmora

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 15 ottobre 1291, il Consiglio Generale, su richiesta esplicita dei Magnati, ripristinò il gioco dell’elmora in quanto i senesi “mostravano genio di veder le battaglie degli elmi, pietre, pugni, e cesterelli”
L’elmora o gioco “dei cestarelli” si svolse a Siena per quasi tutto il XIII secolo. Consisteva in una battaglia simulata combattuta (per motivi numerici) tra gli uomini del Terzo di Città contro quelli riuniti di San Marino e Camollia. Gli uomini, come protezioni, indossavano corazze corazze e lamiere di vario tipo per il busto, gamberuoli e cosciaroni per gli arti, oltre a scudi (probabilmente di legno ricoperti di cuoio) ed elmi di vimini intrecciati da cui l’altro nome di nome di “giuoco dei cestarelli”. Le armi erano bastoni, mazze, lance, pertiche (e talvolta anche sassi) e lo scopo era semplicemente vincere lo scontro, mettendo in fuga il “nemico” e cacciandolo dal Campo, dove questo gioco si svolgeva, almeno in una fase iniziale. 


Questa sorta “guerre per finta”, come le ha definite Langton Douglas, non sappiamo come siano iniziate a Siena (sappiamo però che si disputavano spesso per Carnevale) e le prime attestazioni riguardano, tuttavia, le molteplici proibizioni da parte del Comune, dovute alla crudezza e alla violenza del gioco: documentate quelle del 7 ottobre 1272, 8 settembre 1278, 2 ottobre 1287. 
Il gioco però piaceva e, a conferma di quanto tale pratica doveva essere difficile da sradicare, abbiamo le varie revoche delle proibizioni. Questa del 15 ottobre 1291, però, fu l’ultima: il 1 novembre si giocò un’elmora con esiti tragici, come testimonia un anonimo cronista. Gli schieramenti, racconta, erano quelli già visti tra i Terzi, quello di Città aveva perso ed era stato cacciato dal Campo; i suoi rappresentanti “hebeno soccorso” tra il Casato e Piazza Manetti, nelle case degli Scotti e dei Forteguerri (zona Quattro Cantoni)". Qui si riorganizzarono e, scottati per la sconfitta, “si cominciò a menare le mani colle pugnia teribilemente; … veneno poi a sasi ... poi a l'arme, e fuvi morti di buoni e gentiliuomini”. Si rese necessario l'intervento del Podestà per riportare un minimo di ordine: “cominciò col bastone e altre minacce a spartire ... ma innanzi che la chosa avesse fine vi fu molti de' feriti e anco più di dieci de' morti”
Il cronista conclude dicendo che da allora i Senesi, non poterono più “divertirsi” con l'elmora perché, dopo questi fatti tragici, venne definitivamente messa al bando.


Crediti fotografici
1. Secolo XIII, "Immagine di Siena", pergamena. Siena, Archivio di Stato, Podestà, 1, c. 11

L'elenco completo delle "Pillole quotidiane di storia senese" si trova alla pagina http://goo.gl/2PJxzF.
Tutti i giorni sono trasmesse anche dai microfoni di Antennaradioesse Siena, alle ore 8.45, all'interno dell'almanacco. Ringrazio Maura Martellucci per aver cortesemente autorizzato la pubblicazione di questa "pillola" sul nostro blog.

14 ottobre 2015

14 ottobre 1849: inaugurato il tratto ferroviario Siena-Empoli

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 14 ottobre 1849, dalla stazione provvisoria di Mazzafonda (che si trovava all’imbocco settentrionale del tunnel di Montarioso) si inaugura la strada ferrata di Siena. Alle ore 13 dopo la benedizione dell'Arcivescovo e i discorsi di rito, parte il primo treno per Empoli, composto di 12 vagoni e alla presenza di moltissimi cittadini e autorità a partire dal granduca Leopoldo II con tutta la sua famiglia. 

La "Stazione vecchia"

Piove a dirotto, ma nonostante questo l’ingegner Giuseppe Pianigiani, progettista e realizzatore della ferrovia, resta per tutto il tratto sulla locomotiva insieme al macchinista "per dimostrare nei diversi tratti di via, dove poteva accrescersi la velocità e dove era necessario moderarla e camminare con prudenza". Al termine del viaggio Pianigiani viene insignito dal Granduca della decorazione dell'Ordine di San Giuseppe. 

Il Palio del 21 ottobre 1849 - Museo della Nobile Contrada dell'Oca

La domenica seguente (21 ottobre) le Contrade (nonostante il giorno dell’inaugurazione ci fosse gran malumore “per i danni sofferti dalla pioggia, avendo sciupato vestiario e bandiere”) festeggiano lo straordinario evento con un Palio straordinario. Sembra che tutto fosse predisposto per far vincere l’Aquila o la Tartuca, due Contrade dagli stemmi e dai colori graditi agli aristocratici che parteggiavano per i Lorena. Ma la vittoria dell’Oca, con il fantino Francesco Santini detto Gobbo Saragiolo, scompiglia tutti i piani e porta all’euforia non solo gli ocaioli ma tutti i liberali senesi che vedevano nei colori verde, bianco e rosso di Fontebranda il simbolo dell’unità e dell’indipendenza italiana. 

La galleria di Monte Arioso

La Galleria di Monte Arioso (detta anche Galleria del Granduca), che permetterà ai treni di partire dalla cosiddetta “Stazione vecchia”, sarà terminata l’anno successivo e il primo treno la percorse il 18 settembre 1850. Con i suoi 1.516 metri risultò, ancorché per pochi anni, la più lunga d’Italia e fu la consacrazione di Giuseppe Pianigiani che, però, poco più di un mese dopo, il 23 ottobre 1850, morirà.


Documentazione
Una strada ferrata per Siena: l'apertura della Siena-Empoli, sito iltesorodisiena.net

Crediti fotografici
1. e 2  foto dal sito http://www.ilpalio.org
3. foto di Giovanni Barucci, Archivio Fotografico Malandrini - Fondazione Monte dei Paschi di Siena

L'elenco completo delle "Pillole quotidiane di storia senese" si trova alla pagina http://goo.gl/2PJxzF.
Tutti i giorni sono trasmesse anche dai microfoni di Antennaradioesse Siena, alle ore 8.45, all'interno dell'almanacco. Ringrazio Maura Martellucci per aver cortesemente autorizzato la pubblicazione di questa "pillola" sul nostro blog.

13 ottobre 2015

13 ottobre 1945: al Rastrello la prima partita di pallacanestro fra contrade

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 13 ottobre del 1945 viene organizzata dalla Polisportiva Mens Sana, allo Stadio Comunale, insieme a varie altre manifestazioni sportive, la prima partita di pallacanestro fra due rappresentative di Contrada: l'Istrice e la Lupa (nell'Istrice giocano: Neri, Ciardi, Orlandi, Galluzzi, Momiccioli, Fusai e Mariani; la Lupa schiera: Croci, Garuglieri, Centi, Botazzi, Pasqui, Vichi e Corsi). 


Ci sarà un altro tentativo di basket tra Contrade nel 1967; vince la Selva ma l'dea non ha seguito. Il vero connubio tra Contrade e basket si verificherà a partire dal 1973 anno in cui la Chiocciola “si inventa” la “Coppa Affogasanti”. Il torneo disputato dalle squadre delle Contrade, diventa, in pochi anni un appuntamento sportivo imperdibile per allenatori, dirigenti, giocatori italiani, giovani di talento ed americani in cerca di ingaggi e di gloria. 


Roberto Morrocchi, uomo del basket senese, che, come allenatore, vince ben tre edizioni della “Coppa Affogasanti” (due con la sua San Marco e una con la Pania, trascinata da un grande Fabio Giustarini) racconta che in quegli anni quasi tutte le squadre della massima serie italiana si affidano, per il reclutamento dei giocatori stranieri, al fiuto di Jim Mc Gregor, detto il “rosso”, che, appena terminato il campionato precedente, iniziava a battere mezzo mondo con i suoi giocatori statunitensi che, non essendo ritenuti adatti al dorato mondo della NBA, sono a caccia di un ingaggio nelle altre leghe. 


Anche gli americani, quindi, arrivano al torneo senese e vengono assegnati alle squadre delle Contrade tramite una vera e propria “estrazione a sorte”, tipo Palio. E, come nelle sere di Palio, dopo le partite i giocatori (tra cui vi sono i vari Meneghin, Masini, Bariviera, Ossola, Brumatti, Brunamonti, gli idoli del basket del tempo) rientrano osannati nei rispettivi rioni con tanto di cori e cene. E ad ogni partita del torneo assistono 4000-5000 spettatori chiamati sugli spalti a tifare per i loro beniamini sportivi e per i loro colori contradaioli. L’ultimo torneo della Coppa Affogasanti verrà disputato nel 1982.


Documentazione
dal sito www.ilpalio.org
Roberto Morrocchi, "La Coppa Affogasanti" vai al sito www.contradadellachiocciola.net

Crediti fotografici
dal sito www.ilpalio.org

L'elenco completo delle "Pillole quotidiane di storia senese" si trova alla pagina http://goo.gl/2PJxzF.
Tutti i giorni sono trasmesse anche dai microfoni di Antennaradioesse Siena, alle ore 8.45, all'interno dell'almanacco. Ringrazio Maura Martellucci per aver cortesemente autorizzato la pubblicazione di questa "pillola" sul nostro blog.

12 ottobre 2015

12 ottobre 1325: la prima pietra della Torre del Mangia

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 12 ottobre 1325, in base a quanto ci racconta il cronista Agnolo di Tura del Grasso, si pone la prima pietra della Torre del Mangia, nell’atmosfera solenne di una cerimonia ufficiale, e di una ritualità religiosa e scaramantica al tempo stesso: “cominciorono una Torre sul canto della via che si chiama di Malcucinato, che va in Salicotto, la quale si cominciò in sabato dì 12 d’ottobre e fecesi in Siena gran festa e vennero i canonici e il chericato del duomo a dare la beneditione a la prima pietra e dicevano orationi e salmi e l’operaio del duomo mise in fondo di detta tore alquante monete per memoria di detta tore, e fuvi messo in ogni canto di detta tore nel fondo una pietra con lettare greche, ebraiche e latine, perché non fusse percossa da tuono né da tempesta”


Su questa data di inizio lavori, tuttavia, gli studiosi dissentono e Alessandro Lisini (direttore dell’Archivio di Stato e sindaco di Siena) alla fine dell’800 posticipa di oltre un decennio l’inizio effettivo dei lavori, contestualizzandolo con l’ampiamento di Palazzo Pubblico verso Salicotto. I libri di Biccherna, del resto, iniziano a registrare pagamenti in continuità per la Torre proprio a partire dal 1338, fornendo tra l’altro indicazioni sui “maestri” chiamati a collaborare all’impresa (Agostino di Giovanni ed i fratelli aretini Minuccio e Francesco di Rinaldo). 


Molte cose si potrebbero dire sulla Torre del Mangia, logicamente, ma ricordiamo che la sua particolarità è quella di poggiare su un unico blocco di tufo, molto resistente ed elastico, dal quale si innalza il fusto in mattoni. Accedere al basamento è ancora possibile attraverso una piccola botola posta sul pavimento del primo piano dei Magazzini del Sale, scendendo una ripida scala scavata nel tufo. 


In questo luogo sono state ricavate piccole stanze ad altezza d’uomo in cui si scorgono lungo le pareti, staccati un metro da terra, i primi mattoni da cui prende le mosse la Torre, apparendo come se l’impianto murario finisse e si perdesse nel tufo. Quel tufo in cui affonda le radici tutta Siena.


Documentazione 
Letizia Galli "Sottile più che snella. La Torre del Mangia del Palazzo Pubblico di Siena", Sillabe 2005

Crediti fotografici
1.  Siena nel "Liber censuorum", fine del XVI secolo, Archivio di Stato di Siena, Biccherna 746 c. 10
2. - 4.: le fondamenta della Torre del Mangia. Le foto sono di Bruno Bruchi e sono tratte dal libro di Letizia Galli "Sottile più che snella", cit.

L'elenco completo delle "Pillole quotidiane di storia senese" si trova alla pagina http://goo.gl/2PJxzF.
Tutti i giorni sono trasmesse anche dai microfoni di Antennaradioesse Siena, alle ore 8.45, all'interno dell'almanacco. Ringrazio Maura Martellucci per aver cortesemente autorizzato la pubblicazione di questa "pillola" sul nostro blog.

11 ottobre 2015

11 ottobre 1887: nasce Arturo Bocci, detto “Rancani”

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


L’11 ottobre 1887 nasce a Monteroni d’Arbia Arturo Bocci, conosciuto in Piazza come Rancani. Fin da giovane è un vero fenomeno a cavallo tanto che nell’agosto 1904 la Chiocciola lo monta (con vari sotterfugi) per alcune prove anche se non ha nemmeno diciassette anni. 


La Chiocciola nel Palio successivo prova a portarlo al Palio ma i fantini, che ben conoscevano la vera età del Bocci, protestarono e grazie ad un “infortunio” alla provaccia venne sostituito dal compaesano Angiolo Volpi detto “Bellino”. Già queste vicende erano comunque servite a mettere precocemente in luce le sue capacità.
Per il esordio nel Campo dovremo aspettare il 2 luglio 1906, con i colori della Selva. La vittoria arriva l’anno dopo, nella Carriera di Provenzano, correndo con i colori della Giraffa su Ida. 



Per alcuni anni rimane legato alla Giraffa. Nel luglio 1909 monta nella Chiocciola in un Palio turbolento tra Torre, Chiocciola e Civetta, che porta ad una insperata vittoria alla Lupa e a molte squalifiche: il fantino della Torre, Martellino, per le violente nerbate al fantino della Civetta, viene squalificato a vita, mentre Rancani viene squalificato per 5 anni (poi la pena verrà ridotta a tre) per non essersi fermato allo scoppio del mortaretto e aver ferito due ragazzi (in realtà tentava di scappare dai chiocciolini che non avendo capito nulla di quella confusione era scesi in pista male intenzionati verso il fantino ritenuto, forse, colpevole di non aver portato la vittoria in San Marco). 



La sua carriera, dopo la squalifica, è tutt’altro che finita. Vince due Palii, nel 1913 e nel 1914 e si rende protagonista di uno storico cappotto del 1920. 
Nell’orbita nicchiaiola già da qualche anno, nel luglio 1920 Rancani monta una cavalla veloce dal nome particolare: Scodata. Il Nicchio, a digiuno dal 1901, prepara al meglio la corsa che, di fatto, apre lo strepitoso ciclo di vittorie di Capitan Guido Rocchi. Rancani parte primo e domina per tre giri portando, finalmente il cencio nei Pispini. 
Più laboriosa la Carriera d’agosto: il Nicchio riesce a far montare Rancani nel Leocorno, al quale è toccata in sorte Esperta. Rancani cerca accordi con il favorito Angelo Meloni detto Picino, favorito nell’Istrice. Alcuni nicchiaioli, però, prima della mossa, scendono in Piazza facendo “capire” a Rancani che il suo “progetto” non era affatto gradito, così, vuoi per questo, vuoi perché la voglia di vincere ha il sopravvento, all’ultimo Casato, nonostante gli accordi presi, il Leocorno supera l’Istrice e vince. Nel dopo Palio a chi gli domanda perché non ha rispettato i patti con l’Istrice Rancani risponde: “I quattrini prima o poi li avrei spesi mentre il mio nome sotto questo Palio rimarrà per sempre”. Ma con questo cappotto termina la sua serie di vittorie, forse anche perché Meloni, al tempo il più potente fantino di Piazza, non gli perdonò mai lo sgarbo subito.


Documentazione e Crediti fotografici
dal sito www.ilpalio.org

L'elenco completo delle "Pillole quotidiane di storia senese" si trova alla pagina http://goo.gl/2PJxzF.
Tutti i giorni sono trasmesse anche dai microfoni di Antennaradioesse Siena, alle ore 8.45, all'interno dell'almanacco. Ringrazio Maura Martellucci per aver cortesemente autorizzato la pubblicazione di questa "pillola" sul nostro blog.

10 ottobre 2015

10 ottobre 1611: giochi in onore del Granduca

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 10 ottobre 1611 vengono organizzati nel Campo il gioco delle pugna e una giostra in onore della famiglia granducale, in visita a Siena. La sera precedente, infatti, erano arrivati in città il Granduca di Toscana Cosimo II de’ Medici, accompagnato dalla consorte, dalla madre, dal fratello, il principe Francesco e da buona parte della corte. Vennero accolti “fuori della porta da 100 uomini d'arme decorosamente vestiti, dai quali vennero accompagnati i suddetti Principi fino al loro Palazzo costruito modernamente in faccia della Metropolitana”

Matteo Florimi, "Giostra in Piazza del Campo", 1602, incisione su rame

La presenza dell’intera famiglia granducale, probabilmente, ha uno scopo politico ben preciso: si stanno, infatti, preparando le celebrazioni per la consacrazione della basilica di Provenzano (che avverrà il 16 ottobre, seguita dalla cerimonia di traslazione dell’immagine mariana nella sua nuova “casa”) e Cosimo II voleva promuovere e legittimare il culto della Madonna di Provenzano tanto da mettere in secondo piano quello della Madonna del Voto, la cui venerazione, molto sentita dai cittadini, era, ai suoi occhi, troppo legata con le vicende repubblicane di Siena. 
Come sempre, all’arrivo di personalità tanto importanti, la città si prodiga in spettacoli e divertimenti in loro onore, per cui “fu rappresentato nella gran Piazza il giuoco delle pugna, del quale i Serenissimi Principi avendo dimostrato uno straordinario piacere fu ripetuto più volte” (in genere le pugna si disputavano in squadre: il Terzo di Città contro San Martino e Camollia e la lotta, come dice il nome, era condotta a pugni, ma anche a schiaffi e morsi; alla fine i vincitori erano incoronati di alloro), e dopo le pugna, addirittura, ci racconta Agostino Provvedi, “egualmente con magnifica pompa dai Signori uomini d'arme fu rappresentata una magnifica giostra”.


L'elenco completo delle "Pillole quotidiane di storia senese" si trova alla pagina http://goo.gl/2PJxzF.
Tutti i giorni sono trasmesse anche dai microfoni di Antennaradioesse Siena, alle ore 8.45, all'interno dell'almanacco. Ringrazio Maura Martellucci per aver cortesemente autorizzato la pubblicazione di questa "pillola" sul nostro blog.

9 ottobre 2015

9 ottobre 1308: Duccio di Boninsegna firma il contratto per la Maestà

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 9 ottobre 1308 Duccio di Buoninsegna, pittore e cittadino senese, firma il contratto con cui Giacomo di Giliberto Marescotti, operaio (cioè Rettore) dell'Opera del Duomo, gli affida l’incarico di dipingere un grande complesso pittorico che servirà per “decorare” l’altare maggiore della cattedrale. 


Duccio di Boninsegna, Maestà del Duomo di Siena
Siena, Museo dell'Opera del Duomo

Nel contratto non vengono specificate né i temi né le dimensioni che tale impianto pittorico avrà, ma tra le clausole vincolanti c’è quella per cui il pittore dovrà impegnarsi (e così fece) a realizzare l’intera opera di propria mano, come meglio può e sa fare, e senza interrompersi per eventuali altre committenze, fino a che questa non fosse stata portata a termine. 


La Maestà: il lato anteriore (ricostruzione digitale)

L’Opera del Duomo si impegnava, per contro, a corrispondere all’artista un compenso di 16 soldi di denari senesi per ogni giorno di lavoro ("prò quodlibet die, quo dictus Duccius laborabit suis manibus in dicta tabula"). I patti, dopo aver giurato spontaneamente sui Vangeli che sarebbero stati rispettati in tutto e per tutto, in buona fede e senza frode, vennero sottoscritti (per sicurezza) di fronte ad un notaio e alla presenza di tre testimoni. 


La Maestà: il lato posteriore (ricostruzione digitale)

Un ulteriore documento d'archivio, datato 1309, relativo al sistema di pagamento riguardante le raffigurazioni che stanno sul retro (non previste nel contratto iniziale) ha fatto ipotizzare agli storici dell’arte che l'articolato impianto pittorico, comprendente anche le immagini de "li angioletti di sopra", sia stato stabilito nel suo complesso solo in un secondo momento. 
In base a ciò che racconta il cronista Agnolo di Tura del Grasso il lavoro, in totale, venne pagata a Duccio una somma elevatissima, pari a quasi 3.000 fiorini d'oro. La pala, realizzata a tempera su tavola, una volta terminata, così, sarà dipinta su entrambi i lati (recto e verso) e narrerà e glorificherà la vita della Vergine Maria. “La Maestà”, il 9 giugno 1311, con una processione solenne sarà portata dalla bottega di Duccio di Buoninsegna (in via Stalloreggi, presso le Due Porte) in duomo e collocata sull’altare maggiore per il quale era stata commissionata.


L'elenco completo delle "Pillole quotidiane di storia senese" si trova alla pagina http://goo.gl/2PJxzF.
Tutti i giorni sono trasmesse anche dai microfoni di Antennaradioesse Siena, alle ore 8.45, all'interno dell'almanacco. Ringrazio Maura Martellucci per aver cortesemente autorizzato la pubblicazione di questa "pillola" sul nostro blog.

8 ottobre 2015

8 ottobre 1590: nasce “l’operaio sui bottini”

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


L’8 ottobre 1590 il Granduca di Toscana Ferdinando I, all’interno della legislazione medicea sull’ambiente, stabilisce di eleggere ogni tre anni un apposito ministro, con il salario di 10 scudi al mese, “col nome di operaio sopra i buttini dell'acque, e bagni della città e stato di Siena” affinché si occupi del “risarcimento de’ bottini e mantenimento dell’acque”


L’operaio doveva visitare quotidianamente i bottini e le fonti in modo da constatarne lo stato ed indicare ai bottinieri i lavori da eseguire. L’operaio, inoltre, era tenuto a stilare, ogni 15 giorni, una relazione scritta e, per quanto avesse ampio margine di azione, le spese superiori a 10 scudi dovevano essere autorizzate dal Governatore. 
Spettava all’operaio sopra i bottini perseguire “quelli che guastassero li buttini fonti e bagni con buttarvi dentro immonditie et altri danni”, ed inoltre aveva l’incarico, fondamentale, di distribuire l’acqua ai privati e stabilire l’importo della tassa che ogni cittadino doveva pagare al Camarlengo di Biccherna, tutto questo al fine di limitare atti di vandalismo e uso improprio (o abuso) delle acque. 


Proprio in questo 1590, del resto, essendo tutte le spese per i lavori di manutenzione a carico della Biccherna, venne istituita anche una tassa annua a carico di tutti i privati che alimentavano i propri pozzi con l’acqua del bottino. La tassa, unita ai fondi derivati dai proventi dei bagni termali dello Stato, venivano anche utilizzati per pagare l’operaio sui bottini.


L'elenco completo delle "Pillole quotidiane di storia senese" si trova alla pagina http://goo.gl/2PJxzF.
Tutti i giorni sono trasmesse anche dai microfoni di Antennaradioesse Siena, alle ore 8.45, all'interno dell'almanacco. Ringrazio Maura Martellucci per aver cortesemente autorizzato la pubblicazione di questa "pillola" sul nostro blog.

7 ottobre 2015

7 ottobre 1799: l’Università di Siena chiude per un anno

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 7 ottobre 1799 da Vienna (dove è costretto all’esilio dal mese di marzo dopo che le truppe francesi avevano occupato la Toscana) il Granduca Ferdinando III d'Asburgo-Lorena sancisce la chiusura temporanea delle Università di Pisa e di Siena, considerate pericolosi focolai di idee giacobine. 

Palazzo della Sapienza, oggi sede della
Biblioteca Comunale degli Intronati

L’arrivo delle truppe francesi a Siena segna un momento drammatico per la città, dovuto anche ai tragici eventi legati agli insorti del “Viva Maria” che, con la motivazione di cacciare gli occupanti francesi, si dettero ad ogni sorta di eccessi.  Intellettuali e docenti universitari vennero sospettati di essere “irreligiosi” e filogiacobini e, pertanto, arrestati (uno fra tutti Paolo Mascagni il 28 giugno 1799). 
Dopo la sconfitta delle truppe francesi a opera degli Austro-Russi, che segna la caduta dei governi democratici, la regione è di nuovo in mano al legittimo Granduca. Il provveditore senese, l’arciprete Ansano Luti, in questo clima di incertezza e paura decide, con l’approvazione granducale, di chiudere per un anno lo Studio Senese. Parallelamente, per non far perdere agli studenti un anno offre loro, comunque, la possibilità di seguire lezioni private. 
Ma i francesi, come sappiamo, torneranno ben presto e, dopo una vita accademica altalenante, nel 1808 lo Studio senese venne chiuso definitivamente per riaprire i battenti solo con la Restaurazione.


L'elenco completo delle "Pillole quotidiane di storia senese" si trova alla pagina http://goo.gl/2PJxzF.
Tutti i giorni sono trasmesse anche dai microfoni di Antennaradioesse Siena, alle ore 8.45, all'interno dell'almanacco. Ringrazio Maura Martellucci per aver cortesemente autorizzato la pubblicazione di questa "pillola" sul nostro blog.

6 ottobre 2015

6 ottobre 1650: il granduca Ferdinando II arriva a Siena

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 6 ottobre 1650, giunge a Siena il granduca Ferdinando II, accolto in pompa magna da tutta la città. Il principe e la moglie, Vittoria della Rovere, arrivano in vista delle mura senesi al calar della sera e subito si fanno “fuochi d’artificio, giochi d’arme e musiche nella gran Piazza"

B. Oppi, "Bufalata del 3 novembre 1650", acquaforte
Biblioteca Comunale degli Intronati, Siena

I reali rimangono fino al 10 novembre e la Balia fa le cose in grande per rendere il soggiorno indimenticabile: indice balli, commedie, cacce, spettacoli di canzonette, oltre agli immancabili Palii: con le bufale, il 3 novembre (e sarà l’ultima bufalata tenuta a Siena), e con i cavalli, il 6 novembre. Vengono ordinati anche 4 giorni di ferie per magistrati e giudici, durante i quali ogni causa civile e penale doveva essere sospesa. 
Per organizzare al meglio i due Palii ed assicurarsi la presenza del maggior numero di Contrade possibile, la Balia, fin dal mese di settembre, convoca una rappresentanza delle Contrade per nominare i responsabili di ognuna. È interessante segnalare la presenza di alcuni uomini della "Contrada del Pignattello", che probabilmente, in questa occasione, tenta di scindersi dall’Istrice. Nel frattempo, però, qualcosa dovette succedere, visto che né l’una né l’altra parteciparono ai Palii di novembre, ma, anzi, prestarono rispettivamente 5 e 10 uomini al Drago.


L'elenco completo delle "Pillole quotidiane di storia senese" si trova alla pagina http://goo.gl/2PJxzF.
Tutti i giorni sono trasmesse anche dai microfoni di Antennaradioesse Siena, alle ore 8.45, all'interno dell'almanacco. Ringrazio Maura Martellucci per aver cortesemente autorizzato la pubblicazione di questa "pillola" sul nostro blog.