8 settembre 2015

8 settembre 1628: Celso Tolomei destina la sua eredità alla fondazione di un Collegio

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


L’8 settembre 1628 il nobile senese Celso Tolomei, in occasione del 56° compleanno, detta al notaio Rocchigiani le sue ultime volontà: tutti i beni saranno destinati alla fondazione di un collegio o seminario dove i giovani senesi avrebbero potuto studiare le lettere, le scienze e i modi per operare virtuosamente.  Il testamento dispone come gestire il patrimonio: raggiunta la cifra di 50.000 scudi sarà possibile erigere l'edificio che avrebbe ospitato il collegio. 

Il Convitto Nazionale Tolomei al Prato di Sant'Agostino (primi anni del '900)

Nel 1676 si apre ai primi 10 studenti, con sede in locali attigui al palazzo Tolomei. Ben presto, però, questi locali risultano troppo angusti per accogliere tutti i richiedenti: nel 1681 gli iscritti sono già 129. Per questo nel 1683 si trasferisce nel palazzo Piccolomini (oggi sede dell’Archivio di Stato), dove rimane fino all'estate del 1820, quando il Collegio Tolomei s’insedia in quella che è stata la sua ultima sede a fianco della basilica di Sant’Agostino. 

Il salone dei ricevimenti del Convitto Nazionale Tolomei (1935 ca.)

Inizialmente la direzione del collegio viene affidata ai Gesuiti per passare, nel 1774, agli Scolopi, dopo la soppressione, l’anno precedente, della Compagnia di Gesù. Gli Scolopi vengono allontanati nel 1876 e il Collegio è trasformato in Convitto Nazionale nel 1882, diretto dal preside del Liceo Ginnasio Pareggiato, poi sostituito, nel 1886, da un colonnello dell'esercito. 
Due anni più tardi il Collegio Tolomei diviene un collegio militare sotto il controllo del Ministero della Guerra, anche se nel 1893 torna sotto la giurisdizione del Ministero della Pubblica Istruzione, riprendendo il vecchio nome di Convitto Nazionale.


Crediti fotografici
Le foto sono state scaricate dall'Archivio fotografico Malandrini della Fondazione Monte dei Paschi di Siena

L'elenco completo delle "Pillole quotidiane di storia senese" si trova alla pagina http://goo.gl/2PJxzF.
Tutti i giorni sono trasmesse anche dai microfoni di Antennaradioesse Siena, alle ore 8.45, all'interno dell'almanacco. Ringrazio Maura Martellucci per aver cortesemente autorizzato la pubblicazione di questa "pillola" sul nostro blog.

7 settembre 2015

7 settembre 1742: incendio al Teatro degli Intronati (oggi “dei Rinnovati”)

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


È il 7 settembre 1742 quando un terrificante incendio divampa in Palazzo Pubblico all’interno del Teatro degli Intronati, come allora si chiamava l’odierno teatro dei Rinnovati. L’incendio fu di proporzioni tali da ridurre il salone degli spettacoli letteralmente in cenere. 


Giovanni Antonio Pecci, nel suo "Giornale Sanese", descrive l’episodio raccontando che "si scuovrì un gran fuoco nel Salone delle Commedie, già antica residenza pell'adunanze del Consiglio Generale della Campana, e per quanto accorresse noveroso il popolo al suono della campana della pubblica Torre, non fu possibile smorzarlo e riparare che non ardesse tutte le travi, travicelli, soffitta, palco, contrappalco, scene, e tutto ciò che di materia combustibile vi si ritruovava, rimanendo quel vasto stanzone spogliato e scoverto in tutto, con grandissimo dispiacere di tutta la città, e senza potersi rinvenire se appositamente o per disgrazia fusse accaduto"
Il teatro venne prontamente ricostruito e inaugurato il 5 luglio del 1750 con la messa in scena de "L’Adriano in Siria". Ma è tutto inutile: il 31 luglio del 1751, durante la rappresentazione dell’Antigone, un secondo devastante incendio, distruggerà gran parte dei lavori fatti.


Crediti fotografici
C. Fontana (attr.), "Progetto per il teatro degli Intronati - Spaccato longitudinale della sala e del palcoscenico", Roma, Biblioteca Vaticana, Fondo Chigi, 1668 ca.

L'elenco completo delle "Pillole quotidiane di storia senese" si trova alla pagina http://goo.gl/2PJxzF.
Tutti i giorni sono trasmesse anche dai microfoni di Antennaradioesse Siena, alle ore 8.45, all'interno dell'almanacco. Ringrazio Maura Martellucci per aver cortesemente autorizzato la pubblicazione di questa "pillola" sul nostro blog.

6 settembre 2015

6 settembre 1730: muore Antonio di Alessandro Ugolini Billò, rettore del Santa Maria della Scala

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 6 settembre 1730 muore Antonio di Alessandro Ugolini Billò, rettore dell’ospedale di Santa Maria della Scala dal gennaio del 1710. Non avendo figli lascia al Santa Maria della Scala tutti i suoi averi e destina parte dell’eredità ad opere che abbelliscano l’abside e l’altare maggiore della chiesa della Santissima Annunziata, specificando che vengano commissionate ad artisti romani. 

Chiesa della Santissima Anninziata, interno

Su consiglio di Flavio Chigi, la decorazione absidale viene affidata al napoletano, nato a Gaeta, Sebastiano Conca, principe di San Luca e allora all’apice della sua notorietà. Il Macchi ne registra l’arrivo in città l’11 agosto 1731; il Conca dipinge la straordinaria “Piscina Probatica”, scoperta al pubblico il 12 aprile 1732. Narra il Pecci che “le trombe e i tamburi riempirono l’aria di strepitoso applauso”. Un grande successo, quindi, pagato 1500 scudi, tanto fu l’onorario del Conca, cui si supplisce, precisa Pecci, con il lascito testamentario dello “zelante cavaliere Antonio Ugolini”.


Documentazione
Sulla Chiesa della Santissima Annunziata si veda il sito santamariadellascala.com

Crediti fotografici
Foto di Daniele Romagnoli su Flickr 

L'elenco completo delle "Pillole quotidiane di storia senese" si trova alla pagina http://goo.gl/2PJxzF.
Tutti i giorni sono trasmesse anche dai microfoni di Antennaradioesse Siena, alle ore 8.45, all'interno dell'almanacco. Ringrazio Maura Martellucci per aver cortesemente autorizzato la pubblicazione di questa "pillola" sul nostro blog.

5 settembre 2015

5 settembre 1954: Gaudenzia e Vittorino vincono per il Leocorno

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 5 settembre 1954 si corre l'undicesimo Palio straordinario del Novecento dedicato all'anno Mariano. Questa Carriera incorona, definitivamente, Gaudenzia quale regine della Piazza dato che conquista la sua terza vittoria nello stesso anno (aveva vinto a luglio nell'Onda e ad agosto nella Giraffa). 

Gaudenzia nel corteo storico del 5 settembre 1954

Per questo straordinario Gaudenzia tocca in sorte al Leocorno e viene montata da Giorgio Terni detto Vittorino. Vittorino è il suo allenatore e questa è anche l'accoppiata che aveva trionfato nel Palio di Provenzano. È un'esaltante corsa senza storia: Gaudenzia parte prima, nonostante fosse di rincorsa, portando via il canape e sarà sempre in testa con dietro Civetta e Selva che possono solo contendersi il secondo posto. 


Vittorino e Gaudenzia entrano nella leggenda, le loro gesta vengono raccontate, dalla scrittrice Margherite Henry, in un romanzo per bambini intitolato "Gaudenzia, la gloria del Palio".


Documentazione
Roberto Filiani, "Daccelo!", edizione Computer Copy, Siena, 2000, in ilpalio.org

Crediti fotografici
1. dal volume "Rivediamoli insieme - cronaca fotografica del Palio 1945-1954", Editore Il Leccio, Siena, 1992
2. scansione della copertina originale del volume, Edizioni Martello, 1961.

L'elenco completo delle "Pillole quotidiane di storia senese" si trova alla pagina http://goo.gl/2PJxzF.
Tutti i giorni sono trasmesse anche dai microfoni di Antennaradioesse Siena, alle ore 8.45, all'interno dell'almanacco. Ringrazio Maura Martellucci per aver cortesemente autorizzato la pubblicazione di questa "pillola" sul nostro blog.

4 settembre 2015

L’Aquila festeggia all’Asilo Monumento (1939)

C'era una volta il Palio - Le Contrade
Supplemento a La Nazione - Siena (1992)
testo di Daniele Magrini e 
Giulio Pepi


La foto - d'obbligo per quegli anni - all'Asilo Monumento, tramanda ai posteri l'immagine di una comparsa dell'Aquila felice per il Palio vinto il 2 luglio 1939, ma visibilmente stanca. Con probabilità il fotografo ha immortalato il gruppo aquilino nel giro del giorno immediatamente successivo a quello della vittoria. Il sole di luglio e le ore piccole della notte del trionfo sembrano aver lasciato il segno.
Fra i più “vispi” appare proprio il priore dell'Aquila di quegli anni: Alberto Tailetti è il terzo da sinistra nella fila centrale, con le mani allacciate in grembo. E sembra davvero godersi fino in fondo il gusto della vittoria.


4 settembre 1960: Palio straordinario per i 700 anni dalla battaglia di Montaperti

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 4 settembre 1960 si corre il dodicesimo Palio straordinario del XX secolo. Dedicato, logicamente, ai 700 anni dalla vittoria di Montaperti (ma anche ai Giochi Olimpici di Roma), questo Palio, vinto dalla Civetta, sancisce lo strapotere di Uberta de Mores e la classe di Giuseppe Gentili detto Ciancone. 


L’accoppiata, capitanata da Giorgio Bardini, partì per prima e mantenne questa posizione fino al bandierino. Secondo arriva il Leocorno che dopo questa Carriera rompe tutti i rapporti con la Civetta, per la verità già inaspriti da qualche tempo. 
Una vittoria così schiacciante esalta i civettini che hanno l’occasione di rispondere agli sfottò lecaioli seguiti allo straordinario del settembre 1954, in cui la Civetta negli stornelli dei vittoriosi era ridotta a "barbagianni"


In particolare creano polemiche alcuni cartelli in cui viene irrisa l'insegna della Contrada di Pantaneto e da questa data nasce la più “giovane” rivalità tra Contrade. 
Il sorteggio delle dieci Contrade partecipanti al Palio straordinario avviene il 21 agosto, di fronte ad una Piazza gremita come non mai. Il 1 settembre sono assegnati i cavalli e il Palio viene corso alla presenza di importanti personalità, tra cui la principessa Maria Pia di Savoia con il marito Alessandro, che dopo la corsa visitano la sede della Contrada vittoriosa. 


Si racconta che molti civettini aspettassero l’esito della corsa nel Castellare. Tra di essi c’era anche Messinella, una nota contradaiola che aveva stretto un patto con Sant’Antonio: nell’accendergli il grosso cero propiziatorio (lo faceva ad ogni Carriera) si era rivolta all’effigie del Santo, mormorando: “Senti, Sant’Antonio, stavolta te l’ho rimesso, ma se si perde per me resti al buio!”. Sant’Antonio l’ascoltò. Il giro d’onore in città viene effettuato il 10 settembre, perché il giorno successivo al Palio piove a dirotto e il maltempo funesta anche domenica 9 ottobre giorno della Cena della Vittoria. I Civettini, infatti, sono costretti ad effettuarla all’interno del garage Bardini. Anche il Palio del 2 luglio 2010 è stato dedicato al 750° anniversario della battaglia di Montaperti.


Crediti fotografici
dal sito ilpalio.org

L'elenco completo delle "Pillole quotidiane di storia senese" si trova alla pagina http://goo.gl/2PJxzF.
Tutti i giorni sono trasmesse anche dai microfoni di Antennaradioesse Siena, alle ore 8.45, all'interno dell'almanacco. Ringrazio Maura Martellucci per aver cortesemente autorizzato la pubblicazione di questa "pillola" sul nostro blog.

3 settembre 2015

3 settembre 1260: la vigilia della battaglia di Montaperti

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 3 settembre 1260, vigilia della battaglia di Montaperti, l'esercito senese-ghibellino esce da Porta San Viene (ora Porta Pispini), diretto al Poggio delle Ropole (l'odierna frazione di Taverne d'Arbia), in prossimità dell'accampamento fiorentino-guelfo, che si era spostato nel frattempo sul Poggio delle Cortine, da dove poteva controllare i movimenti dei ghibellini. La leggenda racconta che i senesi fecero sfilare il proprio esercito per tre volte davanti ai nemici, cambiando ogni volta le sopravvesti con i colori dei Terzi di Siena, cercando di far credere che le proprie forze fossero tre volte più numerose di quanto lo fossero in realtà. 

La battaglia di Montaperti
miniatura di Pacino da Bonaguida (ca. 1280-1340)

Studi recenti attestano le modalità di reclutamento del Comune: sono chiamati a combattere tutti i cittadini e gli abitanti del contado abili all’uso delle armi, in età compresa tra i 16 e i 70 anni. Vengono chiamati fanti e cavalieri, oltre al corpo scelto di balestrieri, fiore all’occhiello della milizia senese, e ai pavesari, incaricati di riparare gli arceri sotto un grande scudo di legno a forma rettangolare, il pavese appunto, al momento di scagliare i dardi e soprattutto di ricaricare le balestre.
Non mancano maestri di pietra, legname e mannaia, necessari per innalzare le opere d’assedio e gli zappatori utili per scavare trincee e fossati mentre i suonatori sono chiamati per assicurare la circolazione delle comunicazioni marziali. 
La partenza dell’esercito e la sua uscita da Porta San Viene, contrariamente a quanto riportato nella Cronaca di Niccolò di Giovanni Ventura, sembra che non sia avvenuta simultaneamente, ma in più scaglioni, al fine di evitare un enorme e dannoso ingorgo. I due eserciti sono pronti alla leggendaria battaglia che si consumerà il giorno seguente.


Crediti fotografici
Dal sito Wikipedia, voce "Battaglia di Montaperti"

L'elenco completo delle "Pillole quotidiane di storia senese" si trova alla pagina http://goo.gl/2PJxzF.
Tutti i giorni sono trasmesse anche dai microfoni di Antennaradioesse Siena, alle ore 8.45, all'interno dell'almanacco. Ringrazio Maura Martellucci per aver cortesemente autorizzato la pubblicazione di questa "pillola" sul nostro blog.

2 settembre 2015

2 settembre 1786: terminati i lavori di rifacimento delle mura di Ovile

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 2 settembre del 1786 vengono portati a termine i lavori di rifacimento delle mura di Ovile, crollate due anni prima a causa di piogge fortissime che recarono danni ingenti sia in campagna che in città. 


Tra il 19 e il 20 settembre 1784, infatti, scrive il Pecci, cadde “un’acqua sì tempestosa accompagnata da tuoni orrendi che non sì dà esempio a memoria d’uomini”. Le grandi piogge portarono frane, smottamenti, crolli di argini; si rilevarono danni notevoli sia a Monastero sia al convento del Carmine, ma la conseguenza più grave fu, appunto, “la rovina di centosette braccia di mura castellane (circa 60 metri, ndr) a porta Ovile, cosa orrenda a vedersi”.


Crediti fotografici
Paolo Lombardi, Vista esterna di Porta Ovile (ultimi anni del '800), Archivio fotografico Malandrini - Fondazione MPS

L'elenco completo delle "Pillole quotidiane di storia senese" si trova alla pagina http://goo.gl/2PJxzF.
Tutti i giorni sono trasmesse anche dai microfoni di Antennaradioesse Siena, alle ore 8.45, all'interno dell'almanacco. Ringrazio Maura Martellucci per aver cortesemente autorizzato la pubblicazione di questa "pillola" sul nostro blog.

1 settembre 2015

Biagio di Montluc, l'ultimo difensore della Repubblica (1502-1577)

Senesi da ricordare
di Marco Falorni
Blaise de Lasseran Massencome, Signore di Montluc 
nato a Saint-Puy, Guascogna, nel 1502
morto a Estillac, Agenais, il 26 giugno 1577

Palazzo pubblico di Siena:
particolare della statua di Biagio di Montluc

Non c'è da meravigliarsi che questo francese figuri tra i grandi senesi; molti, nel corso della storia, furono gli stranieri che dimostrarono il loro amore e il loro attaccamento a Siena, ma il Montluc fece di più. Tale e tanto fu il suo eroismo, la sua tenacia, l'assoluta determinazione a resistere che sapeva infondere agli altri durante l'assedio di Siena, che questo gentiluomo francese non merita di essere escluso da questa rassegna; la sua “senesità” non fu certo inferiore a quella messa in mostra dai più valorosi cittadini di Siena.
Il Montluc fu scelto personalmente dal Re di Francia Enrico II per accorrere in aiuto della Repubblica di Siena nella guerra del 1552-59, e non tardò molto a diventare l'anima della resistenza senese al lungo assedio posto alla città dagli imperiali condotti dal Marchese di Marignano.
Collerico quanto magnanimo, irascibile quanto pronto a dimenticare, coraggioso come un leone, ma non privo di moderazione e prudenza, amante delle belle donne e del buon vino, ma dotato, al tempo stesso, di un profondo senso di responsabilità, il Montluc si guadagnò assai presto il cuore del popolo che era stato mandato a difendere; e a sua volta, ebbe grande ammirazione per il coraggio dimostrato dai senesi, soprattutto dalle donne, che combattevano in prima fila a fianco degli uomini.

Giorgio Vasari e Jacopo Zucchi, "La battaglia di Scannagallo in Val di Chiana"
(detta anche di Marciano) Palazzo Vecchio, Salone dei Cinquecento, Firenze

Anche dopo la fatale sconfitta di Marciano della Chiana (1554), dovuta principalmente alla dabbenaggine di Piero Strozzi, il Montluc convinse, con una eloquente arringa, la Signoria di Siena a continuare la resistenza; i maggiorenti senesi, quand'egli ebbe finito di parlare, dichiararono che avrebbero mangiato i loro figli, piuttosto che arrendersi a Cosimo dei Medici.
La resistenza alle soverchianti forze nemiche si protrasse oltre ogni umana possibilità, mentre la città vedeva drasticamente ridursi la sua popolazione; si dovette infine addivenire alla onorevole resa del 17 aprile 1555, che permetteva, a chi lo avesse voluto, di lasciare la città con l'onore delle armi.
Il seguente 21 aprile il Montluc si incontrò col Marignano, e i due grandi si scambiarono cortesie e si intrattennero a parlare piacevolmente intorno all'assedio. In seguito, molti cittadini, e tra questi naturalmente anche il Montluc, presero la via dell'esilio da Siena, per continuare la resistenza.

Pietro Aldi, “Le ultime ore della libertà senese” (1882)
Siena, Santa Maria della Scala, Sala San Pio

Nel 1556 il Montluc riorganizzò le difese del territorio senese ancora libero, e soprattutto di Montalcino, dove si era ritirato in esilio il Governo della Repubblica. L'anno successivo, egli riuscì anche a riportare una serie di successi militari di un certo rilievo, che non potevano però cambiare l'esito finale della guerra, che veniva combattuta su uno scacchiere europeo, e che si concluse, come tutti sanno, nel 1559.
Tornato in Francia, il Montluc ebbe parte importante nelle guerre di religione, durante le quali combattè accanitamente contro gli ugonotti.
Nel 1574 venne nominato Maresciallo di Francia. Il Montluc scrisse anche dei “Commentaires”, che vanno dal 1521 al 1575 (ediz. postuma 1592), importanti come documento storico, oltre che efficaci per la viva capacità espressiva.


Bibliografia web
Sito Wikipedia, voce "Biagio di Monluc"
Enciclopedia Treccani, voce "Monluc, Blaise de Lasseran-Massencome signore di"

Crediti fotografici
1. f oto di Ruud Hurkmans su Flickr 
2. dal sito brunelleschi.imss.fi.it
3. dal sito santamariadellascala.com

La scheda è tratta dal volume di Marco Falorni, Senesi da ricordare, Edizioni Periccioli, Siena, 1982. Ringrazio l'autore per averne consentito la pubblicazione sul nostro blog. Le altre schede sono alla pagina http://goo.gl/LZUi21 .

1 settembre 1834: Siena chiede ed ottiene l’autorizzazione ad aprire “una pubblica scuola infantile”

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 1 settembre 1834 Siena chiede ed ottiene dal governo granducale l’autorizzazione ad aprire “una pubblica scuola infantile”. Proprio in quest’anno si costituisce, infatti, una associazione per l’infanzia, guidata da Policarpo Bandini, “con lo scopo di stabilire in Siena una scuola infantile gratuita a benefizio della classe povera”
Il primo asilo inizia a funzionare in alcune stanze prese in affitto nel palazzo di Bartolomeo Cospi Billò, in Via Pantaneto. Nel 1849 si sposta nell’ex Convento di S.Francesco, preso in affitto dal Seminario Arcivescovile e, successivamente, in un locale nel Fosso di Sant’Ansano. 


Bandini, si adopera in prima persona per promuovere le scuole infantili inviando lettere ai cittadini influenti e alle Contrade per illustrare le finalità delle scuole materne, assicurare la moralità dei programmi, e, soprattutto, chiedere aiuti finanziari necessari alla loro apertura e al loro mantenimento. Ma non solo: nel 1866 donò ben 25.000 lire in azioni della strada ferrata senese. Viene così aperto un secondo asilo, in Piazza delle Cappuccine (oggi Piazza Matteotti) e Bandini viene nominato presidente onorario a vita degli asili senesi. 
Nel 1870, nei locali dell’ex Convento di Santo Spirito, viene aperto un terzo asilo, che però viene spostato 15 anni dopo in Via Giovanni Dupré, per far posto al Carcere Giudiziario.  La nuova sede composta di “due aule, un refettorio e un giardino molto piccolo” è intitolata proprio a Policarpo Bandini, per commemorare la sua scomparsa avvenuta undici anni prima. Così, nel 1885, nasce l'Asilo Infantile Policarpo Bandini, che la “Società degli Asili Senesi” gestisce fino all’inizio degli anni Settanta del Novecento, per poi essere trasformata in scuola statale nel 1978. Nel settembre del 2005, l’attività scolastica è spostata nella ex falegnameria dell’orfanotrofio di San Marco. Dal 2006 i locali sono passati in comodato d’uso alla Contrada Capitana dell’Onda che li sta portando a nuova vita grazie ad un progetto di trasformazione in spazi museali e polifunzionali fruibili a tutti.


Documentazione
Sito ecomuseosiena.org, voce "Il Policarpo Bandini, asilo e laboratorio di arte e storia ondaiola"
Sito della Contrada Capitana dell'Onda, pagina "Il Policarpo"

Crediti fotografici
Sito ecomuseosiena.org, cit.

L'elenco completo delle "Pillole quotidiane di storia senese" si trova alla pagina http://goo.gl/2PJxzF.
Tutti i giorni sono trasmesse anche dai microfoni di Antennaradioesse Siena, alle ore 8.45, all'interno dell'almanacco. Ringrazio Maura Martellucci per aver cortesemente autorizzato la pubblicazione di questa "pillola" sul nostro blog.