6 luglio 2015

6 luglio 1755: l’Oca vince il Palio di Provenzano

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 6 luglio 1755, domenica, a Siena si corse il tradizionale Palio dedicato alla Madonna di Provenzano. La vittoria andò all’Oca con il fantino Antonio da Montepulciano ed il cavallo Stornello del Mascagni. 


Il fatto di spostare la corsa del Palio alla prima domenica successiva al 2 di luglio prese campo dal 1750 con l’adozione del calendario nello stile comune, ossia con inizio al 1 gennaio. A seguito del provvedimento adottato nel novembre del 1749, in base al quale “le ferie e gironi feriati, ancorché statutari, votivi e di consuetudine” venissero aboliti se cadevano durante la settimana e spostati alla domenica successiva, e con l’inizio dell’anno al 1 gennaio vennero calendarizzate le uscite della Signoria per le feste religiose cittadine e per “l’uscita a Provenzano per il dì 2 luglio” venne stabilito “che rimanga fissa nel medesimo giorno, ma dovesse la Signoria uscire alquanto più tardi per dar luogo alle sessioni de’ Maestrati”. Stando a questo non avrebbe certo potuto assistere alla corsa del Palio per cui nel giugno 1750 “fu dalla Balia determinato che anco la festa della Visitazione di Maria Santissima, che si celebra nella chiesa di Provensano, fusse come tutte l’altre trasferita alla domenica dell’ottava, che v’intervenisse la Signoria, e che si corresse nella Piazza il premio colle Contrade”
La Signoria, infatti, doveva seguire un cerimoniale assai rigoroso e per tutto il periodo in cui restava in carica non poteva uscire da Palazzo Pubblico se non per alcune festività particolari. Il provvedimento fu abolito nel 1759, quando si tornò a correre il 2 luglio (era lunedì), dato che, “in quest’anno con rescritto del sovrano fu ritornata per sempre la festa nel giorno proprio della Visitazione”, come annota puntualmente il Pecci. 
Per quanto riguarda i Palii, nell’800 e all’inizio del ‘900 (l’ultima volta si è verificato nel luglio del 1910 quando venne disputato il 3), sembra che quando il 2 luglio cadeva di venerdì o di sabato (ma valeva anche al 16 agosto) si preferisse talvolta spostare la Carriera alla domenica. Ma si trattava di decisioni estemporanee e non regolamentate.


Crediti fotografici
Giuseppe Zocchi, Veduta diurna di Piazza del Campo col Palio corso in onore di Francesco I di Lorena e Maria Teresa d'Austria il 2 aprile 1739, Collezione Banca MPS

L'elenco completo delle "Pillole" è alla pagina goo.gl/2PJxzF.
Tutti i giorni sono trasmesse anche dai microfoni di Antennaradioesse Siena, alle ore 8.45, all'interno dell'almanacco. Ringrazio Maura Martellucci per aver cortesemente autorizzato la pubblicazione di questo articolo sul nostro blog.

5 luglio 2015

5 luglio 1799: i francesi abbandonano la Fortezza medicea

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 5 luglio 1799, nella tarda serata, i pochi soldati francesi restati in città, dopo i moti controrivoluzionari del Viva Maria che da Arezzo erano entrati a Siena il 28 giugno, abbandonano senza alcuna resistenza la Fortezza, dove si sono rifugiati da alcuni giorni. Il generale francese Ballet aveva chiesto ed ottenuto una tregua di trentasei ore, ma non gli resta che uscire frettolosamente da Siena per prendere la strada di Lucca. 


Un periodo terribile per Siena, con la cittadinanza che sta faticosamente cercando di riprendersi dopo il terremoto dell’anno precedente. E così come peraltro era già successo nel 1798, anche il tradizionale Palio del 2 luglio non viene corso. Si legge nelle cronache: “Il 2 Luglio non fù corso il Paglio in questo giorno benché approvato dal Generale Francese Guttier e dal Commissario del Governo Francese Minate residente in Firenze per la Repubblica Francese, ma il Comandante di questa piazza di Siena Giuseppe Bellet, non voleva che gli individui delle contrade portassero i fiocchi delle loro contrade al cappello, ma il suddetto Comandante veduti i fiocchi ai cappelli dei geniali delle contrade di già estratte, e di quelle che correvano d’obligo, in Camullia scese dal suo verroccino [calesse] e frustò il figlio di Bartolomeo Mognaini mercante perché aveva il fiocco della sua contrada della Selva al cappello; onde la Municipalità di Siena soppresse il detto Paglio ad altro miglior tempo, benché fosse fatto il deposito dai Sigg. della Festa alla Visitazione di Maria Santissima di Provenzano; In occasione di detta approvazione di corsa non si vollero, che corressero la Torre, e Giraffa simbolo della bandiera Toscana, la Tartuca per esser no imperiale, l’Aquila per essere l’arme del Imperatori d’Austria, onde queste quattro contrade furono tolte dal bossolo del estrazione perché le medesime non correvano di obligo e furono surrogate altre in loro luogo”
Il Palio del 2 luglio viene recuperato ad agosto con le Contrade che avrebbero dovuto disputare quello di luglio e viene usato lo stesso drappellone. Trionfa la Contrada del Nicchio con Mattia Marzi detto Mattio sul baio scuro del Mugnaini.


Documentazione
Dal sito ilpalio.org

Crediti fotografici
La Fortezza Medicea nella pianta di Francesco Vanni

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4 luglio 2015

4 luglio 1979: alla Civetta il Palio dedicato a Cecco Angiolieri

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 4 luglio 1979, rimandato di ben due giorni a causa della pioggia, si corre il Palio dedicato a Cecco Angiolieri. In Piazza non ci sono Urbino, il miglior cavallo e Aceto, il miglior fantino, che sconta dopo sei anni (tra processi, rinvii al TAR e richieste di grazia fatte al Comune) la squalifica rimediata nel 1973. 


La sorte aveva favorito l’Aquila, con Rimini, e il Leocorno che aveva avuto in sorte Panezio. Alla Civetta arriva Quebel, ritenuto un cavallo non facile. Quebel aveva già vinto, ma entrambe le volte era arrivato al bandierino scosso, sia nella Chiocciola (2 luglio 1976), che nel Valdimontone (2 luglio 1977). Il capitano della Civetta, Sabatino Mori, monta Francesco Congiu detto Tremoto e quest’accoppiata darà vita ad un Palio combattuto e vinto di volata dopo l’ultimo Casato. 


Il Drappellone dedicato a Cecco Angiolieri va, così, nella Contrada di Cecco Angiolieri, che non vinceva dal 18 agosto 1976, quando il Palio era stato, di nuovo, rimandato di ben due giorni per il maltempo. Francesco Congiu, nella sua storia sul tufo, disputerà tredici Carriere, fino al 1996, ma non arriverà più alla vittoria. 


Di questo 4 luglio 1979 è rimasta memorabile la telecronaca, appassionata e, a risentirla oggi, commovente nella sua informalità di Tambus (Bruno Tanganelli) che, quando trasmetteva il Palio, guardava prima di tutto quel che faceva la sua amatissima Giraffa e poi trovava modo di raccontare anche tutto il resto: “…è un bellissimo contradaiolo, è il Gratta della Giraffa, è il mi’ cognato è un giraffino autentico…”.


 


Documentazione e crediti fotografici
Sito ilpalio.org

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3 luglio 2015

Il giro del Nicchio (1925)

C'era una volta il Palio - Le Contrade
Supplemento a La Nazione - Siena (1992)
testo di Daniele Magrini e 
Giulio Pepi


È il mattino, già caldo, di un torrido giorno d'estate del 1925. Un gruppo di alfieri del Nicchio si prepara al giro annuale. Una foto dunque, quella che ci viene tramandata, di ordinaria amministrazione, di normale attività contradaiola.
Eppure per la gente del Nicchio questa foto evoca ricordi e personaggi amati e non dimenticati a distanza di quasi settant'anni. I più anziani, gli uomini che custodiscono le memorie del rione dei Pispini, hanno riconosciuto le figure care di Nanni Rossi e di Ezio Susini, detto “Babbone” (il più alto di tutti al centro), popolano schietto, uomo semplice ma di grande carisma, vero fulcro della vita “tutto l'anno” in contrada per più decenni.


Era un'epoca d'oro quella degli anni Venti per il Nicchio: la contrada dei Pispini era guidata sul Campo da Guido Rocchi. Nome leggendario per un rione che a lui deve la conquista di ben cinque Palii, quelli del 1920, 1924, 1927, 1928 e 1932. Proprio nell'anno che precede il 1925 al quale si riferisce la foto degli alfieri del giro, il Nicchio affianca a Guido Rocchi un priore addirittura ventiseienne: è Vittorio De Santi. E anche in questo caso siamo in presenza di un uomo dal palmares contradaiolo incredibile: come priore vince infatti sei volte. E in più nel 1957, quando la contrada lo chiama nel ruolo di capitano, il “notaio” come lo ricordano ancora oggi nei Pispini, mette il suo sigillo anche nella splendida vittoria che segna il primo trionfo di Vittorino per la contrada alla quale il nome di questo grande fantino resta indissolubilmente legato.

3 luglio 1870: un Palio ed un dopo-Palio drammatici

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 3 luglio 1870 (una domenica) si corse un Palio desinato a restare a lungo nella memoria dei Senesi. Vinse il Bruco, ma la Carriera fece registrare una serie di incidenti: alla mossa tre Contrade forzarono e i fantini caddero rovinosamente. Quello dell'Oca si infortunò seriamente, tanto da non essere più in grado di correre e i contradaioli di Fontebranda inscenarono una vera e propria piccola rivolta contro i giudici della corsa, insultandoli pesantemente e pretendendo di correre con un altro fantino. Naturalmente la richiesta non venne accolta. Tuttavia il cavallo di Fontebranda non fu allontanato dalla pista e restò nei pressi del Casato, tanto che, al secondo giro, vi sbatté addosso il gruppo che stava inseguendo il Bruco (già dalla partenza in prima posizione) con la caduta di Onda, Aquila, Leocorno e Civetta. 

Disegno del Palio del 3 luglio 1870, vinto dal Bruco con Bachicche

Come ci si può immaginare, tutto questo determinò un dopo-corsa altrettanto turbolento quanto lo era stato l'avvio della carriera, con incidenti a ripetizione. 

3 luglio 1944: Siena liberata

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Come ogni 3 luglio anche oggi sentiremo suonare Sunto. Si celebra Siena libera. Alle 6 di mattina del 3 luglio 1944, infatti, tra il giubilo dei senesi che li accolgono sventolando le bandiere delle Contrade, le truppe francesi entrano da Porta San Marco e, contemporaneamente, gli ultimi reparti tedeschi escono da Porta Camollia. 


Paolo Cesarini, giornalista e letterato, scrive di essersene reso conto affacciandosi alla finestra della sua abitazione su Piazza del Campo. Da lì, in un silenzio quasi irreale, vede una camionetta tedesca allontanarsi e, poco dopo, una jeep alleata arrivare. 
Paolo Goretti , un ragazzo che abita a pochi passi da Piazza Salimbeni, sente che qualcosa è cambiato perché nel passare per strada una fila di soldati le loro calzature non fanno quasi rumore, a differenza degli scarponi chiodati della Wehrmacht. 



2 luglio 2015

2 luglio 1656: nasce il Palio di Provenzano

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Ogni 2 luglio i festeggiamenti in onore della Madonna di Provenzano venivano organizzati dai nobili senesi, che eleggevano un’apposita deputazione formata di tre membri. Nel 1656 questa deputazione decise di destinare la somma di 30 talleri perché si corresse un Palio nel Campo (quindi alla tonda) in onore della Vergine, a cui dovevano prendere parte le Contrade. Questo Palio è riconosciuto dal Comune alla Torre, nonostante manchino riscontri effettivi sulla vittoria.


Una breve relazione coeva ci informa che il Palio "è riuscito bellissimo e gaioso". Nasce così il Palio di luglio visto che nella stessa relazione si legge: "si obbligano i magnifici signori deputati che nell’avvenire il Palio sarà corso il 2 luglio di ogni anno", com’è effettivamente successo; così come continua a perpetuarsi il seguito della nota: "si fa obbligo alla contrada vincitrice del Palio che subito dopo conseguitane la vittoria si porti alla chiesa della Madonna in Provenzano a cantare l’inno di ringraziamento". 


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2 luglio 1956: vince l’Aquila in una pista impraticabile alla presenza del Presidente Gronchi

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 2 luglio 1956 vinse l'Aquila con Mezzetto e Archetta, in un Palio corso, nonostante le condizioni atmosferiche improponibili, alla presenza del Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi, che non si poteva deludere rinviando (come sarebbe stato logico fare) la corsa al giorno dopo. Lo stesso corteo storico fu effettuato in tempi rapidissimi perché, per tutto il tempo, piovve e forse fu anche per questo che si fece poco caso alla anomalia rappresentata dal Carroccio trainato, per la prima volta nel Palio moderno, da una sola coppia di buoi, anziché da due. 


Il perché di questa stranezza viene raccontato da una vecchia contadina, che abitava a "Le Muricce", podere dove in quegli anni venivano prescelti i “bovi” per il Corteo Storico. Era uso che pochi giorni prima del Palio, il maestro Pieri, direttore della Polizia Urbana, si portasse al suddetto podere con un tamburino per verificare la sopportazione e l'adattamento al rumore dei “bovi”: se questi si imbizzarrivano o davano comunque segno di nervosismo, venivano scartati; se restavano tranquilli e indifferenti, erano invece abilitati a partecipare al Corteo Storico. Sennonché la mattina del 2 luglio 1956 uno di questi “bovi”, pur essendo idoneo, rifiutò di uscire dalla stalla e pertanto venne deciso di portarne solo due. 


Al momento della corsa la pista era un pantano: l'entrata ai canapi fu rapidissima e all'abbassamento partirono in testa Aquila e Torre (la Torre aveva Belfiore, con il fantino Tristezza), ma, con la pista fradicia, era inevitabile che accadesse quel che accadde e le cadute si moltiplicarono. Alla fine arrivarono solo quattro Contrade con il fantino e la corsa si risolse in un assolo di Mezzetto (alla sua prima vittoria) che tagliò il bandierino aggrappato al collo di Archetta per non cadere, davanti alla Giraffa, dove era tornata la mitica Gaudenzia, la quale, intelligente com'era, appena sentì il tufo allentato ci pensò da sola a non impegnarsi (o forse fu anche il buonsenso dell'Arzilli che la montava ad evitare che la scellerata decisione di correre a qualunque costo si trasformasse in una rovinosa caduta per la cavalla e per il suo fantino). 


Un’altra particolarità: Mezzetto, per aver corso il Palio senza il permesso del suo datore di lavoro, dopo la corsa del 2 luglio restò disoccupato. 
La storia ha un ulteriore seguito. Alcuni anni dopo, quando non era più Presidente, Gronchi tornò a Siena, per la transazione di proprietà della tenuta di Valiano, un affare che lo riguardava, insieme al Selvolini, dirigente della Giraffa. Ospite nella contrada, il Senatore si sentì dire "Lo sa che lei ha fatto perdere un Palio alla Giraffa?". E, di fronte al suo stupore, gli fu spiegato che, se in quel Palio del '56 non si fosse dovuto disputare la carriera a tutti i costi, per non privarlo dello spettacolo, sicuramente la favoritissima Giraffa avrebbe riportato la vittoria. Gronchi ascoltò e poi commentò "Nella mia carriera politica me ne hanno dette di tutte e sono stato accusato di tutto: perfino di essere un ladro. Ma l'accusa di aver fatto perdere il Palio alla Giraffa, ecco, questa mi mancava proprio!"


Documentazione e crediti fotografici
Dal sito ilpalio.orgL'aneddoto di Gronchi nella Giraffa è stato raccolto dalla voce del giraffino Sandro Neri.

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1 luglio 2015

Il Blog festeggia i 200.000 contatti




Il Blog del Tesoro di Siena festeggia i 200.000 contatti. Per altri queste cifre saranno forse poca cosa ... io, casomai le cifre significhino qualcosa, ne vado fiero. 
Rinnovo in primo luogo i ringraziamenti ai nostri lettori, vecchi e nuovi. Rivolgo inoltre un cordiale saluto a chi ha permesso, nei tempi recenti, un vero e proprio "salto di qualità" del nostro blog: penso in particolare a Maura Martellucci e le sue splendide "pillole quotidiane di storia senese" e alle meravigliose schede paliesche di La Nazione - Siena, da noi riproposte dopo più di 20 anni. Tutto ciò mi spinge a mantenere inalterato nel futuro l'impegno al miglioramento di queste pagine, in qualità e quantità.


Crediti fotografici
Una scena di Palio (1900 ca.), Fratelli Alinari, Museo di storia della fotografia Fratelli Alinari


1 luglio 1594: un miracolo della Madonna di Provenzano

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 1 luglio 1594, tra i miracoli già attribuiti alla statuetta della Madonna di Provenzano salvata dal fucile dell’archibugiere spagnolo, ne accade uno davvero straordinario: mentre si adorna il tabernacolo per il giorno successivo, 2 luglio, in cui si celebra la Visitazione di Maria, una prostituta del rione, tal Giulia di Orazio, colpita da un male incurabile, inizia a schernire gli uomini al lavoro e a bestemmiare la Madonna. 


Poco dopo, però, viene colta da un improvviso pentimento e comincia ad invocare il nome della Vergine ed a chiedere perdono di fronte alla statuetta. Il giorno dopo Giulia si sveglia completamente guarita e ben presto la notizia del miracolo fa il giro della città, aumentando a dismisura la venerazione verso l’immagine mariana. Del resto altri ne erano già stati attestati: la Madonna di Provenzano era apparsa più volte a Stefano d’Agnolo, detto il Sarteano, e gli aveva restituito la vista quando, in vecchiaia, era rimasto cieco; altrettanto, si diceva che anche Pietro Vernale e sua moglie Maddalena, entrambi infermi, avevano riacquistato la salute pregando l’immagine sacra. 


Inizialmente nessuno, tranne alcune meretrici del quartiere, che iniziarono a venerare l’immagine accendendone lumi e portandone dei fiori, volle credere ai fatti narrati, ma dopo questo 1594, detto anche anno dei miracoli, l’arcivescovo chiese il riconoscimento ufficiale del culto e la Santa Sede approvò i fatti prodigiosi avvenuti per intercessione della Vergine Maria venerata in Provenzano e stabilì, unitamente alle Magistrature civiche, che si dovesse procedere alla costruzione di una Santuario, per collocare decorosamente l'immagine e agevolare il grande afflusso di pellegrini che continuamente le rendevano grazie. I lavori della basilica, affidati agli architetti senesi Domenico Schifardini e Flaminio del Turco, iniziarono nel l’anno successivo e terminarono nel 1611.


Crediti fotografici
1: Francesco Vanni, Biccherna (1601-1604), la Madonna di Provenzano venerata dai Santi Bernardino e Caterina da Siena, Archivio di Stato di Siena
2: Biccherna non attribuita (1592-1595), gli ufficiali del Concistoro e della Balìa venerano la Madonna di Provenzano nel luogo ove si sta erigendo una chiesa a Lei dedicata, Archivio di Stato di Siena

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