6 giugno 2015

6 giugno 1961: Giovanni XXIII nomina Mario Ismaele Castellano Arcivescovo di Siena

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 6 giugno 1961 papa Giovanni XXIII nomina Mario Ismaele Castellano Arcivescovo di Siena: una città che ha capito, amato, e della quale ha fatto sue lo spirito, la storia, le tradizioni e le passioni. Una città dove ha scelto di vivere fino alla morte. 


Nei ventotto anni di ministero episcopale senese, Monsignor Castellano si è distinto per il suo essere affabile e cortese, tanto che veniva familiarmente chiamato “l’arcivescovo del sorriso”, per il suo saper parlare con chiunque al di là delle differenze di pensiero e di ideali, per un forte impegno pastorale che ha portato alla fondazione di molte nuove parrocchie nel territorio dell’arcidiocesi. Devoto, studioso e profondo conoscitore di Santa Caterina, fonda l’Associazione Internazionale dei Caterinati, e si prodiga per far proclamare la Santa senese Dottore della Chiesa (1970) e Compatrona d’Europa (1999). 


Ritiratosi dalla vita pastorale nel 1989, sceglie di rimanere a Siena, sua patria di elezione, che lo aveva insignito, tra l’altro, del “Mangia d’Oro” nel 1979. Monsignor Castellano muore il 12 aprile 2007 e viene tumulato in Duomo. Nato ad Oneglia il 22 settembre 1913, dopo la laurea in giurisprudenza ed il servizio militare come capitano degli Alpini, entra nell’ordine domenicano e, trascorsi alcuni anni come docente di storia del diritto canonico all’Angelicum di Roma, nel 1954 riceve la consacrazione episcopale da Papa Pio XII, che lo nomina vescovo di Volterra. Richiamato a Roma, lavora come assistente generale dell’Azione Cattolica Italiana e come consultore del Sant’Uffizio. 

Siena, 14 settembre 1980: mons. Castellano e papa Giovanni Paolo II in visita a Siena

Durante gli anni senesi partecipa al Concilio Ecumenico Vaticano II, come membro delle commissioni per la Chiesa ed il mondo, per l’apostolato dei laici e per le comunicazioni sociali, e redige in gran parte la costituzione conciliare “Gaudium et spes” e i decreti “Apostolicam actuositatem” ed “Inter mirifica”. E’ stato vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana, presidente della Caritas Italiana, membro della commissione per la revisione del Codice di Diritto Canonico e della commissione per la revisione del Concordato fra la Chiesa e lo Stato Italiano.


L'elenco completo delle "Pillole quotidiane di storia senese" si trova alla pagina http://goo.gl/2PJxzF. Tutti i giorni sono trasmesse anche dai microfoni di Antennaradioesse Sienaalle ore 8.45, all'interno dell'almanacco. Ringrazio Maura Martellucci per aver cortesemente autorizzato la pubblicazione di questa "pillola" sul nostro blog.

5 giugno 2015

5 giugno 2004: il primo scudetto della Montepaschi

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 5 giugno 2004, alle 15,30, in un palazzetto stracolmo di tifosi (non c’era un buco libero nemmeno a pagarlo oro, scale e uscite di sicurezza comprese, ora lo possiamo ammettere!), inizia gara 3 dei Play Off che per la prima volta incoronano la Montepaschi Mens Sana Siena Campione d'Italia. 


La serie tra i biancoverdi e la Fortitudo Bologna (targata Skipper) era già sul 2-0 e questa gara decisiva termina con uno schiacciante 92 a 63. È la Mens Sana di Stefanov, Zukauskas, Vukcevic, Vanterpool, Galanda, Thornton, Andersen, Chiacig, Kakiouzis, Sambugaro. 


E’ la Mens Sana guidata da Carlo "Charlie" Recalcati. Mattatori dell'incontro sono Marvis Linwood "Bootsy" Thornton (30 punti) e David Emil Andersen (20 punti), ma vale la pena ricordare l’intero tabellino: Stefanov 12, Zukauskas 6, Rovai n.e., Vukcevic 4, Vanterpool 8, Galanda 5, Thornton 30, Andersen 20, Chiacig 4, Kakiouzis 0, Ghezzi n.e. Sambugaro 3. 
E, lasciatecelo dire: noi c'eravamo, logicamente. 


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5 giugno 1909: il Costone effettua la prima dimostrazione maschile di basket ball in Italia

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 5 giugno 1909 a Firenze, i ginnasti/cestisti dell'Associazione Ginnastica Fides, fondata al Costone da Monsignor Nazzareno Orlandi, propongono, durante il Concorso ginnastico indetto in occasione del cinquantesimo anniversario della Rivoluzione toscana, la prima dimostrazione (maschile) di basket ball (o palla a cesto) in Italia. 



Questo nuovo gioco (già diverso ormai da quello proposto dalle signorine della professoressa Nomi Pesciolini) piace così tanto da ricevere l’onore di una “pioneristica” ripresa cinematografica realizzata dal Cinematografo Feos. Pensate che fu proprio Monsignor Orlandi, di ritorno da un viaggio in Inghilterra, a portare a Siena la prima coppia di canestri per il gioco del basket ball, canestri che verranno sistemati nel campo del Ricreatorio del Costone al posto dei “cesti”.


Documentazione
"Le stagioni del Costone. Storia, protagonisti e testimonianze di un secolo di vita del Ricreatorio Pio II in Siena", a cura di Roberto Rosa, Betti Editrice Siena, Siena 2011

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4 giugno 2015

Duccio di Boninsegna: la Madonna di Crevole (ca. 1283)

I tesori dell'arte senese
a cura del Tesoro di Siena


Duccio di Boninsegna  (Siena, ca. 1260 – 1318) 
Madonna col Bambino detta  “Madonna di Crevole” (ca. 1283) 
Oro e tempera su tavola (89 x 60 cm)  
Siena, Museo dell’Opera del Duomo


La tavola proviene dalla Pieve di Santa Cecilia a Crevole (Murlo). È stato peraltro ipotizzato che l’opera fosse stata originariamente eseguita per la Chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Montepescini e di lì trasferita all’Eremo agostiniano di Montespecchio. Il passaggio a Crevole sarebbe avvenuto a seguito della soppressione dell'eremo e del trasferimento dei monaci stessi (XVII sec.).
In epoca moderna è stata esposta per la prima volta alla “Mostra di arte antica senese” (1904) e presentata come “opera della maniera di Duccio”. Già l’anno successivo iniziò però a farsi strada l’ipotesi di attribuzione al giovane Duccio, che si rafforzò col tempo, fino a divenire pressoché unanime.


L’icona raffigurata è quella bizantina del tipo detto “Odigitria”, con la Vergine che tiene su di un lato il Bambino, indicandolo con l’altra mano per presentarlo a chi guarda. Il manto blu della Madonna è anch'esso di derivazione bizantina, con le pieghe sottolineate da striature dorate (“crisografie”).
Nuova ed originale è invece la ricerca di Duccio verso la naturalezza della rappresentazione. Già le “crisografie” si allontanano qui dall'originale bizantino, soprattutto nel ricadere quasi in verticale dalla sommità della testa (invece dei tradizionali archi concentrici, con un semicerchio sopra la fronte).


Sul volto della Vergine, “i grandi occhi mesti guardano intensamente lo spettatore, invitandolo a meditare sul tragico destino del proprio figlio”. Il Bambino alza la destra verso la Madre, in un gesto di affetto. La sua rosea carnalità “viene esaltata dalla leggerissima veste che lo vela e che, insieme al suo piccolo mantello, ottiene dei risultati … di una finezza inusitata”.
“C’è, nella Madonna di Crevole, una perfezione di disegno, di composizione e di espressione che ne fanno un mirabile capolavoro”.


Documentazione
Luciano Bellosi, “Duccio di Buoninsegna – Madonna col Bambino” in “Duccio – Siena fra tradizione bizantina e mondo gotico”, Silvana Editoriale S.p.A., 2003, pagg. 142-145
“Siena – Museo dell’Opera: Dipinti”, Silvana Editoriale S.p.A., 2007, pagg. 14-15

Gli altri articoli della rubrica sono alla pagina http://goo.gl/xGDvgE .


4 giugno 1726: l’Oca presenta due memoriali contro l’Onda

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 4 giugno 1726, la Contrada dell’Oca presentava vari esposti alla Biccherna in opposizione alla Contrada dell’Onda che, dopo essere rimasta "imbossolata" nel sorteggio avvenuto il 1° giugno per stabilire chi avrebbe preso parte al successivo Palio del 2 luglio, aveva inoltrato alla Principessa Violante di Baviera richiesta per ottenere una deroga al regolamento e correre ugualmente il Palio. 



Tra le ragioni portate dalla Contrada dell’Onda alla Governatrice c’era il fatto che i capitani di alcune Contrade si erano dimostrati propensi ad accogliere tale possibilità e non sembrava essere un problema, per loro, se al Palio successivo avessero preso parte undici Contrade. 
Non era così per l’Oca, appunto, che presentò due memoriali affinché tale deroga non venisse concessa perché, si diceva, "se si permettesse questo esempio, tutte le altre Contrade ancora che sono restate escluse avrebbero la stessa pretensione, onde si farebbe luogo al pericolo per tutti quelli sconcerti per cui ovviare fu pubblicato il Bando"



L’Oca argomentava inoltre che non si poteva derogare "così presto … ad un Bando di fresco pubblicato" (è del maggio 1721 il Bando che ferma a dieci il numero delle Contrade partecipanti al Palio e regolamenta il meccanismo dell’estrazione a sorte), sostenendo anche che le decisioni delle Contrade non potevano essere prese dai soli capitani per autorità propria, ma dovevano nascere dall'assemblea sovrana del popolo. Obiettava inoltre che, trattandosi di interessi che ledevano ogni singola Contrada, bastava il dissenso di un popolo per far rigettare la richiesta. Ascoltate entrambe le motivazioni, la Governatrice di Siena accettò quelle della Contrada dell’Oca e respinse la richiesta dell’Onda che, infatti, non prese parte alla successiva Carriera del 2 luglio, che sarebbe stata vinta dall’Istrice. 


Crediti fotografici
1:  Istanza dell'Onda contro il Regolamento del 1721 e relativo rigetto. Relazione della Biccherna sul fatto datata 18 giugno 1721. Tratto da Giovanni Cecchini, Dario Neri, "Il Palio di Siena", Siena 1958
2. Stemma della Contrada dell'Onda, G. M. Torrenti, 1717

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3 giugno 2015

3 giugno 1944: la battaglia nel granaio di Monticiano

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Nel pomeriggio del 3 giugno 1944 alcuni partigiani, appartenenti al 1° distaccamento "Borgianni e Boschi" della brigata Garibaldi "Spartaco Lavagnini" di stanza a Pornella, si spostano a Monticiano per distribuire il grano alle popolazioni dei paesi vicini prima che venga portato via da tedeschi e fascisti in ritirata. 
Durante la distribuzione del grano arriva un camion con una ventina di tedeschi che, dopo un breve scontro, vengono fatti prigionieri. Ben presto, però, sopraggiunge un'intera colonna di blindati nemici. Quattro partigiani rimangono intrappolati nel granaio con i tedeschi in ostaggio mentre gli altri soldati tedeschi, all'esterno, sparano e bombardano. 


Nello scontro perdono la vita due partigiani diciottenni: Renato Gentili "Stecchetti" di Tonni e Reno Savoi "Federico" di Brenna. All'ultimo momento, con l'aiuto della custode del granaio, riescono a fuggire "Guerrino" di Asciano e il partigiano senese Renato Masi "Gino" che ha recentemente raccontato questa storia nella sua autobiografia "La rana gracida".


Documentazione
Masi Renato Gino, "La rana gracida. Storia di un partigiano senese", a cura di F. Burroni e M. Vittori, Pascal, Siena, 2012

Documentazione web
Mino Paradisi, "Brigata partigiana su Monte Quoio e l'eccidio di Scalvaia" su http://goo.gl/jujFQ3

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2 giugno 2015

2 giugno 1861: il Palio "laico" per la festa dello Statuto albertino

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 2 giugno 1861 si verifica, per il Palio di Siena, una vera e propria rivoluzione, perché, di fatto, viene abolito il palio di luglio. O, per meglio dire, se ne trasforma radicalmente la natura. Da carriera nata per festeggiare la Madonna di Provenzano, in questo 1861 si lega l'appuntamento ad una scadenza assolutamente laica: la festa dello Statuto Albertino. E' di quest'anno, infatti, la decisione del governo italiano (assunta in data 10 maggio) di celebrare, la prima domenica di giugno, la festa dello Statuto. 



A Siena, la disposizione di legge offre il destro per proporre una trasformazione di portata culturale enorme: invece di correrlo il 2 luglio, il palio viene spostato a inizio giugno. Non dimentichiamoci che, in questa aurora del Regno d'Italia, è forte l'anticlericalismo, soprattutto alimentato dagli intellettuali legati alla Massoneria. Così, dal drappellone scompare la Madonna di Provenzano, sostituita dalla Balzana senese, esattamente come identica iconografia campirà nel drappellone dell'anno successivo (per il palio corso, questa volta il 1° giugno e vinto dall'Istrice). 
Resiste, invece, l'iconografia mariana nei drappelloni dell'agosto (una concessione alla matrice religiosa del rito? una par condicio? archeologia di groviglio armonioso? chissà...). 
Il giorno del palio del 2 giugno 1861 è caratterizzato da un aspetto quasi esclusivamente di festa nazionale, perché, come scrive Alberto Comucci, "Nella mattinata del 2 suddetto vi fu nel Prato della Lizza, apparata per tal uopo, una gran Messa Militare con intervento di tutte le Autorità, tutta la Guardia Nazionale, tutta la Truppa, e tutti i Corpi Morali; vi erano tutti i volontari, vi era la Società degli Operai ed una rappresentanza di tutte le Contrade. Dopo la Messa vi fu una gran rivista della Guardia Nazionale, e dei Granatieri passata dal Colonnello di Piazza, dal Prefetto, e dal Gonfaloniere, e poscia vi fu il Defilè della Guardia Nazionale"
La carriera (alla quale parteciparono Istrice, Pantera, Giraffa, Civetta, Valdimontone, Oca, Bruco, Onda, Selva e Nicchio) fu vinta dall'Oca, con il fantino Paolaccino, essendo capitano Francesco Bani e governatore Camillo Lodoli, né mancò chi vide, in questo, il segno predestinato di un trionfo della contrada che aveva i colori della bandiera nazionale. Il Palio laicizzato ebbe vita breve: il vero e proprio tradimento dell'origine religiosa del rito non tardò a disgustare i Senesi, i quali, appena due anni dopo, nel 1863, riportarono la corsa al 2 luglio e reintrodussero (com'era giusto che fosse) l'immagine della Madonna di Provenzano nel drappellone (per la cronaca, questa volta vinto dalla Pantera).


Crediti fotografici
L'immagine è tratta da "Palllium. Dall'Unità d'Italia all'ultimo conflitto mondiale", Siena, Betti Editrice, 1992

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1 giugno 1990: uccisi due Carabinieri alla Lizza

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 1° giugno 1990, in via dei Gazzani, nei pressi della Lizza, vengono uccisi due Carabinieri del Nucleo Radiomobile di Siena: Mario Forziero (30 anni, Appuntato, nato a Francolise di Caserta, residente a Sinalunga, dove si era sposato e aveva avuto due figlie) e Nicola Campanile (24 anni, di Modena, residente a Roma, avrebbe finito il servizio di leva come carabiniere sei mesi dopo). 


L'assassino è il Sergio Cosimini, fiorentino, che fermato in sella ad un ciclomotore rubato per un controllo, estrae una pistola e spara a sangue freddo sui militari. Cosimini aveva alle spalle una lunga serie di crimini e delitti (l'ultimo, il 26 dicembre 1989 a Firenze, in via Barbacane, dove aveva ucciso senza motivo Antonio Cordone, noto personaggio del mondo sportivo dilettantistico fiorentino, mentre si stava allenando) ed era stato ricoverato più volte nel manicomio criminale di Montelupo Fiorentino. 



Ai funerali di Forziero e Campanile partecipò praticamente tutta la città di Siena e in loro memoria, l'anno successivo, venne apposta una lapide commemorativa sotto la chiesa di Santo Stefano. Ad entrambi i militari in seguito viene concessa anche la Medaglia d'Oro al valor Civile con la seguente motivazione: "Componenti pattuglia automontata mentre si apprestavano all'identificazione del conducente di un motociclo, venivato fatti segno di un'improvvisa azione di fuoco. Benchè gravemente feriti, cercavano di reagire con l'arma in dotazione ma, nel disperato tentativo di inseguire il malvivente, si accasciavano al suolo. Splendido esempio di giovani vite immolate con grande ardimento ed altissimo senso del dovere" .


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1 giugno: l’estrazione delle Contrade

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 1° giugno è stata una data importante per il Palio, visto che l’articolo 13 del Regolamento del 1721 stabiliva che in quel giorno dovesse tenersi l’estrazione a sorte delle Contrade per la successiva Carriera di luglio. Il Regolamento era stato approvato il precedente 7 maggio e, dopo gli incidenti avvenuti l'anno precedente proprio a luglio, conteneva norme precise per la gestione della corsa, prima tra tutte la partecipazione di sole 10 contrade per ogni Carriera. 



Entro il mese di maggio, le Contrade dovevano convocare l’assemblea del popolo e decidere se volevano prendere parte al Palio o meno, presentando alla Biccherna copia della deliberazione in forma valida. I capitani delle Contrade consenzienti, alle ore 14 del 1 giugno erano convocati in Biccherna, dove era effettuato il sorteggio (senza l’esposizione delle bandiere alle trifore di palazzo, logicamente, acquisizione assai tarda che risale agli anni Trenta del Novecento). Le Contrade rimaste dentro il "bossolo" avrebbero partecipato "di diritto" al Palio seguente, ovvero, come recita il Regolamento "doveranno essere preferite a tutte le altre Contrade nelle corse future", sempre se così avesse deciso l’assemblea di contrada.


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31 maggio 1398: il Comune delibera di portare nuova acqua in Fontebranda

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 31 maggio 1398 il Comune di Siena, a seguito delle pressanti lamentele dei lanaioli e dei mugnai per la carenza di acqua in Fontebranda ("senza acqua le manifatture si fermano; senza acqua i mulini non macinano; senza acqua non si lavora; senza acqua non si guadagna"), delibera di addurre in Fontebranda l'acqua della vena di Mazzafonda, una derivazione dello Staggia. 


Le trattative erano durate anni, con grave danno per i bottini che si erano progressivamente deteriorati a causa, principalmente, delle attività dell'Arte dei calzolai e cuoiai, che avevano danneggiato le strutture e inquinato le acque (non pochi sono i contenziosi con il Comune per questo nel corso del tempo e i relativi risarcimenti pagati dalla detta Arte). Finalmente l'accordo viene stipulato e la derivazione dell'acqua di Mazzafonda viene affidata a maestro Barna di Turino, detto Dera, operaio generale delle fonti urbane ed extra urbane. La spesa totale dei lavori fu stimata tra i 600 e i 900 fiorini d'oro: 300 a carico dell'Arte della Lana, 300 spettavano ai mugnai proprietari dei mulini (ma solo i "mulini utenti fino all'entrar dell'acqua di fonte Branda in Arbia"), e i rimanenti 300 fiorini, se necessari, sarebbero usciti dalle casse comunali. 


Il Comune pretese, però, che tali pagamenti venissero fatti "in contanti" e non "in dette", cioè in titoli di credito o partite di giro, ma da parte loro i lanaioli e i mugnai pretesero che Barna di Turino presentasse periodicamente un resoconto dettagliato dello stato di avanzamento dei lavori e delle spese sostenute. 


Purtroppo anche questa compartecipazione sortì pochi effetti: già l'anno successivo i mugnai chiedevano di deviare in Fontebranda parte dell'acqua del trabocco del Campo (utilizzata al momento solo da Francesco di Tuccio, tintore e da Luca di Palmiero, spadaio, siamo nel Borgo di Santa Maria, e dalla fonte di San Maurizio) "perché - si legge nella petizione del 25 giugno 1399 - se la detta acqua venisse ad Fontebranda si ne macinerebbero otto mulina che al presente non macinano ed avrebbesi per la città più macinato el perché sarebbe con grande utile a la città e a' povari huomini". Del resto nel 1429, quindi a trent'anni di distanza dalla delibera, i lavori erano ancora fermi all'altezza di Fontebecci. 


Crediti fotografici
1: Veduta di San Domenico. Incisione eseguita dal Picchioni su disegno del Pecci che rappresenta realisticamente tutte le funzioni cui era destinata l’acqua di Fontebranda. Pecci G. A., “Ristretto delle cose più notabili della città di Siena a uso dei forestieri”, Siena, presso Bonetti, Francesco Rossi stampatore, 1761, pubblicata in "La memoria dell’acqua. I bottini di Siena", Siena, Protagon Editori, 2006.
2: Stampa di H. Catenacci (1888) che offre uno scorcio suggestivo dell’intero piano di Fontebranda. Pubblicata in Brilli A.,"Siena una regina gotica. L'occhio del viaggiatore 1870-1935", Città di Castello, Edimont, 1997
3. Fontebranda, Siena, Biblioteca Comunale degli Intronati, Ms. E 4. 11. Il Taccuino senese di Alessandro Romani.

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