16 maggio 2015

Il “Gruppo dei bugiardi alla pesca della balena spersa” della Torre (1903)

C'era una volta il Palio - Le Contrade
Supplemento a La Nazione - Siena (1992)
testo di Daniele Magrini e 
Giulio Pepi


In quanto a iniziative per i contradaioli, in modo da ravvivare sempre interesse, partecipazione, entusiasmo, amicizia, la Torre appare sempre ai primi posti. Insomma né dorme né sonnecchia sul sofà della pigrizia. Lo vediamo anche oggi con il Mini-masgalano di Roberto Barbagli che lo inventò o quanto meno lo irrobustì, diretto a tutti i piccoli alfieri delle altre sedici contrade.

Il “Gruppo dei bugiardi alla pesca della balena spersa”

E lo vediamo anche con l'istituzione della “Paglietta”, un gruppo che si richiama al celebre copricapo a cavallo tra l'800 e il nostro secolo, molto in uso d'estate. Perché anche d'estate - i giovani strabilieranno - il cappello era di moda, completava il vestito, significava aver raggiunto una certa educazione e il rispetto per sé e per gli altri. A volte si trattava di un berretto di stoffa, a volte di un “borsalino” o sottoprodotto per risparmiare qualcosa. Ma fatti i conti era difficile rinunciare al “panama” di paglia lavorata e leggerissima o alla “paglietta”. L'uso era quotidiano, ma alcuni se lo calcavano solo in occasione della domenica, insieme al vestito “buono". Alla bella figura ci tenevano tutti. Era una questione di stile, di “bella presenza”, di correttezza.
Difficile passare per “Via Cavour”, come ancora si chiamava fallacemente il “corso”, con il vestito da lavoro, peggio per peggio con il tony o con lo “zinale”. Era una mancanza di sensibilità che soltanto i gazzillori riuscivano a superare.  Scarpe bianche, pantaloni bianchi accompagnati da una giacca di lustro-nero, baffi a posto, la barba ormai relegata in soffitta come retaggio del vecchio secolo. Il “casual” non era pensabile. Ci sarebbero voluti, come minimo, 68 anni e altre filosofie. 

16 maggio 1605: Camillo Borghese eletto papa con il nome di Paolo V

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 16 maggio 1605 fu eletto papa, con il nome di Paolo V, Camillo Borghese, figlio di Marcantonio Borghese, figura di spicco della nobiltà senese, esule a Roma. Essendo la famiglia Borghese di Siena, la notizia in città fu accolta con gioia, tanto che nelle case dei parenti si “vedevano mescere dei gran vasi di vino”. Si proclamarono in suo onore tre giorni di ferie, durante i quali si perdonarono tutti i rei di peccati non capitali, fu fatta una solenne processione e donato ai poveri il pane, il grano, l’olio e il vino. 


Michelangelo Merisi da Caravaggio
Ritratto di Papa Paolo V (1605-1606)
Palazzo Borghese, Roma

Nel Campo, poi, prima si disputò una pallonata, quindi si passò ad una pugna, e infine fu corso un palio alla tonda fatto con le bufale. La corsa incontrò grande approvazione per cui la Balia pensò di fare alla tonda anche la corsa dei barberi della Carriera dell’Assunta. La richiesta, inoltrata al Granduca, venne approvata a condizione di assicurarsi “che la festa non doventi tragedia né si ammazzi la gente”. In realtà l’esperimento non dovette avere troppo successo e negli anni successivi si tornò alla tradizionale corsa alla lunga. 
La bufalata del 16 maggio 1605, si dice fosse stata vinta dalla Contrada del Bruco, stando ad una pubblicazione donata ai protettori della Contrada per la festa titolare del 1924, voluta dal rettore Assunto Moretti, che tradusse dal latino una “Memoria Storica”. Nella “Memoria” si affermava anche, erroneamente, che la corsa venne effettuata il 3 luglio in occasione della visita a Siena del Papa stesso, che invece in città non venne mai.


Crediti fotografici
Foto tratta dal sito commons.wikimedia.org e rielaborata dal Tesoro di Siena

L'elenco completo delle "Pillole quotidiane di storia senese" si trova alla pagina http://goo.gl/2PJxzF. Tutti i giorni sono trasmesse anche dai microfoni di Antennaradioesse Sienaalle ore 8.45, all'interno dell'almanacco. Ringrazio Maura Martellucci per aver cortesemente autorizzato la pubblicazione di questa "pillola" sul nostro blog.

15 maggio 2015

15 maggio 1767: un Palio alla lunga in onore di Pietro Leopoldo e consorte

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 15 maggio 1767, tra i moltissimi festeggiamenti organizzati per il soggiorno in città del Granduca Pietro Leopoldo e della moglie Maria Luisa, dopo il palio alla tonda effettuato il giorno precedente e vinto dalla Torre, l’Accademia dei Rozzi, "animata da un medesimo spirito di venerazione e di affetto", indice in loro onore un secondo palio, questa volta alla lunga ed effettuato con cavalli scossi. Le cronache ci dicono che i sovrani di mattina non uscirono da palazzo, ma nella serata prima "passeggiarono in carrozza due volte per il corso fino alle monache del Santuccio" e poi assistettero alla corsa. 

Giuseppe Zocchi, Antonio Cioci
Comparsa delle Contrade e corsa del Palio rappresentato il 13 maggio 1767 ...

Il drappellone offerto dai Rozzi era di "broccato d’oro con fregio di lama d’argento, condotto da un carro, che figurava uno scoglio, sopra di cui era la sugara, gieroglifico dell’Accademia Rozza, col motto: chi qui soggiorna acquista quel che perde". Al palio parteciparono sei cavalli e vincitore risultò il barbero di un certo Giovanni Cumini. 
La serata terminò con una serata "all’opera in musica". Il Granduca e la consorte erano arrivati a Siena il 6 maggio, accolti a porta Camollia dalle istituzioni, comprese tutte le Contrade, e scortati fino in Duomo tra torce e candele infinite. Si trattenero fino al 18 maggio 1767, quando vennero di nuovo accompagnati in segno di rispetto e saluto, fino a porta Camollia dalle Contrade festanti.


Crediti fotografici
Foto tratta dal volume "L'immagine del Palio - Storia cultura e rappresentazione del rito di Siena", Banca Monte dei Paschi di Siena SpA, 2001

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14 maggio 2015

14 maggio 1767 e 14 maggio 1809: due Palii straordinari vinti dalla Torre

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 14 maggio porta fortuna alla Contrada della Torre, visto che in questa data ha trionfato per i Palii straordinari indetti nel 1767 e nel 1809. 


La Carriera del 1767 (palio alla lunga) venne fatta correre dal Collegio di Balia in occasione dell’arrivo a Siena di Pietro Leopoldo, divenuto Granduca di Toscana l’anno precedente, e della consorte Maria Luisa Infanta di Spagna. Le Altezze Reali assistettero alla corsa dal Casino dei Nobili, mentre la Piazza era gremita di gente venuta per vedere non solo la Carriera ma anche per salutare gli eccezionali ospiti. Per la Torre trionfò Mattia Mancini detto Bastiancino. 


Il Palio del 1809 venne corso in occasione dell’arrivo in città della Granduchessa Elisa Bonaparte Baciocchi, governatrice di Toscana e sorella di Napoleone Bonaparte. Nel drappellone venne raffigurata, prima e unica volta, la Madonna delle Grazie venerata in Duomo. Fu un Palio alla tonda, del valore quaranta talleri, che la Torre vinse con il fantino Tommaso Felloni detto Biggeri sul cavallo “bajo scuro di Giuseppe Manetti”. 


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13 maggio 2015

13 maggio 1725: Bernardino Perfetti è incoronato poeta

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 13 maggio 1725 viene incoronato poeta a Roma Bernardino Perfetti, membro dell'Accademia senese degli Intronati e dell'Accademia dell'Arcadia. Nato a Siena nel 1696 e laureato in giurisprudenza, era considerato uno dei migliori poeti improvvisatori in ottava rima. Fu per questo particolarmente apprezzato da Violante Beatrice di Baviera che si dette non poco da fare perché Papa Benedetto XIII concedesse al suo protetto l'onore che, prima di lui, era toccato solo a Francesco Petrarca. 

Ritratto di Bernardino Perfetti

A Roma ci fu chi storse la bocca per questo grande onore tributato ad un poeta sul cui valore non tutti concordavano. Anche in campo nazionale, i giudizi su di lui furono contrastanti: Goldoni lo ammirava, paragonandolo a Pindaro in persona, mentre Metastasio lo considerava un mediocre per i versi improvvisati e perfino di meno per quelli scritti. 
Perfetti fu chiamato ad esibirsi in vari salotti italiani e fu invitato, per le sue qualità, nel 1722 a Monaco di Baviera, dalla famiglia di Violante, in occasione delle nozze di Carlo Alberto di Baviera. La corona con la quale Perfetti ricevette l'onorificenza fu donata dal poeta alla Madonna del Voto nel Duomo di Siena ed è ancora visibile nel monumento che, a sinistra della cappella, ricorda l'episodio e il poeta senese. 

Il monumento a Bernardino Perfetti

Perfetti morì il 1° agosto 1746: una leggenda (del tutto destituita di fondamento) raccontava che si era suicidato per una pena d'amore, dove è invece sicuro che morì serenamente nel seno della sua famiglia.


Crediti fotografici
Foto 1: tratta dal sito commons.wikimedia.org
Foto 2: tratta da S. Colucci, "Il busto ex voto di Bernardino Perfetti, opera di Bartolomeo e Giuseppe Maria Mazzuoli", in "Le sculture del Duomo di Siena", a cura di M. Lorenzoni, Cinisello Balsamo, Silvana Editoriale, 2009

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12 maggio 2015

12 maggio 1805: nasce Giuseppe Pianigiani, l’ingegnere della Siena - Empoli

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 12 maggio 1805 nasce nell'Onda Giuseppe Pianigiani che legò il suo ricordo alla realizzazione della prima tratta di ferrovia che collegava Siena con Empoli. La sua famiglia avrebbe voluto che abbracciasse la carriera ecclesiastica, ma Pianigiani aveva altri interessi, primo fra tutti quello per il disegno. 


Fu proprio questa sua passione che lo portò a Firenze, all'Accademia di Belle Arti, dove ebbe modo di entrare in contatto con l'ambiente intellettuale di quella città, particolarmente dinamico nei decenni a cavallo delle due metà dell'Ottocento. Qui, infatti, conobbe Giovanni Inghirami (uno dei massimi astronomi dell'epoca che era nato a Volterra nel 1779 e che sarebbe morto proprio a Firenze nel 1851. Tanto per capirci sul suo peso scientifico: gli fu intitolato un cratere sul lembo orientale della Luna) di cui Pianigiani divenne allievo. Diventato ingegnere ottenne la cattedra di Fisica Teoretica all'università di Siena, ma il campo in cui si sviluppò il massimo del suo impegno scientifico fu proprio quello degli studi ferroviari. 

La stazione ferroviaria

Non senza aver dovuto contrastare con chi non era convinto dell'iniziativa, il Pianigiani si dedicò ad un progetto che risaliva all'inizio degli anni Quaranta dell'Ottocento quando il governatore di Siena Luigi Serristori, che aveva formato la sua esperienza con gli studi ferroviari preliminari per la Leopolda, propose di collegare Siena a Firenze via strada ferrata. Pianigiani vide la realizzazione del suo progetto, grazie a capitali privati in massima parte senesi, nel 1849. La stazione, però, fu inaugurata solo l'anno dopo, perché provvisoriamente il terminal del treno era stato posto all'inizio della galleria di Montarioso (in quegli anni ancora in costruzione e che con la sua lunghezza di 1516 metri rimase a lungo la galleria più lunga d'Italia). 

Il monumento a Giuseppe Pianigiani

Pianigiani morì nel 1850 e i suoi concittadini vollero onorarne la memoria con un monumento commemorativo scolpito da Enea Becheroni e Tito Sarrocchi, collocato dentro la chiesa di San Domenico, realizzato nel 1855.


Documentazione
Giuliano Catoni, "Un Treno Per Siena - La Strada Ferrata Centrale Toscana dal 1844 al 1865", Betti Editrice, 2009

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11 maggio 2015

11 maggio 1717: proibito il "Cantar Maggio"

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


L’11 maggio 1717 il Concistoro emana un bando in base al quale proibisce alle Contrade, Confraternite e luoghi pii di "Cantar Maggio", sia di giorno che di notte. Un primo divieto era già stato emanato il primo maggio 1701 dato che, a causa della mancanza di precise delimitazioni territoriali, scoppiavano continue liti tra i vari gruppi di cantori che si incontravano per le vie cittadine. 
Del resto i contradaioli fin dal XVI secolo erano soliti “Cantar Maggio” per le strade del proprio rione per ricevere elemosine destinate, ad esempio, a dire messe in suffragio dei contradaioli defunti oppure, talvolta, venivano utilizzate addirittura per finanziare la costruzione o l’arricchimento dei propri oratori. 


Un manoscritto della fine del XVII secolo, conservato nella Contrada della Pantera, riporta moltissimi stornelli e dimostra come si possono coniugare gli elementi rituali antichi e attinenti alla cultura agraria, con il livello lessicale e stilistico più vicino al mondo cittadino. Del resto un elemento come la questua, probabilmente, convinse i senesi della bontà della Maggiolata come mezzo utile per raccogliere fondi. In città, addirittura, alla classica richiesta dei doni si accompagna la presenza di opuscoli e fogli volanti a stampa, che venivano venduti come facevano i cantastorie. E a Siena progressivamente, al canto dei Maggi profani, si sostituisce quello dei Maggi religiosi, dedicati sia ai Santi Patroni delle Contrade, per i quali si faceva la raccolta di denaro per la costruzione delle chiese, oppure ad altri santi oggetto di particolare devozione: per la Madonna delle Nevi, San Biagio, San Giuseppe, la Madonna del Refugio.


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10 maggio 2015

10 maggio 1611: consacrato l’oratorio di San Giovanni Battista in Pantaneto

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 10 maggio 1611 il vescovo di Grosseto Cesare Ugolini consacra l’oratorio di San Giovanni Battista, fatto costruire a partire dai primi decenni del Cinquecento dall’omonima Compagnia. Il nuovo edifico fu innalzato su un’antica chiesa romanica e la tradizione vuole che il progetto sia opera della maestria di Baldassarre Peruzzi. In realtà il disegno esecutivo è dell’architetto Giovan Battista Pelori, anche se la facciata interamente in laterizio con alcune inserzioni in travertino e due nicchie laterali al portale richiama molto la maniera peruzziana. 



Nel Seicento nell’oratorio di San Giovanni Battista, conosciuto con il nome di San Giovannino della Staffa, si radunava la Contrada del Leocorno. I rapporti con la Compagnia, però, non erano dei migliori, e peggiorarono dopo la vittoria del 16 agosto 1704, quando i lecaioli “sonarono le campane con tanta poca grazia, che cadde il campanile e si ruppero le campane”, episodio che provocò l’allontanamento della Contrada per 70 anni. Non trovando altra sede fu riammessa nel 1777, salvo patire un nuovo congedo nel 1868. Solo dal 1966 la chiesa di San Giovanni Battista in Pantaneto è passata in uso perpetuo al Leocorno.


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9 maggio 2015

9 maggio 1643: l’Onda vince il Palio straordinario per il compleanno di Mattias de’ Medici

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 9 maggio 1643, in occasione del suo trentesimo compleanno, il principe Mattias de’ Medici fece correre un Palio che fu vinto dall’Onda. Come si legge nel libro di Deliberazioni della Contrada, il drappellone fu portato in “nostra Cappella con grandissima Allegria e si fece per tutta la Contrada fuochi e lumiere”. Dopodiché i contradaioli si recarono "con grandissimo numero di torcie a rendere grazia al principe e alla Contrada aggregata dell’Oca"; infine, si legge, gli ondaioli resero omaggio ad altre consorelle “e tutte con gran festa ci onororno”


Questo tipo di festeggiamento, evidentemente, entusiasmarono Mattias de’ Medici: anche il 7 maggio 1645 (vinto da Sciano per la Contrada dell’Oca e riconosciuto con Delibera Comunale del 10 ottobre 1894), il 9 maggio 1647 (l’effettuazione di questo Palio è documentata da un verbale della Contrada dell’Onda del 5 maggio, ma non si sa chi trionfò sul Campo) e il 7 maggio 1648 (vinto di nuovo dall’Oca con il fantino Simone Pulcinelli detto Mone e anche questo riconosciuto con Delibera Comunale del 10 ottobre 1894) il principe organizzò delle Carriere per festeggiare il suo compleanno.


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8 maggio 2015

I “cittini” dell’Onda (1902)

C'era una volta il Palio - Le Contrade
Supplemento a La Nazione - Siena (1992)
testo di Daniele Magrini e 
Giulio Pepi


I volti antichi dei bambini dell'Onda di quell'assolato giorno d'estate del 1902 sembrano più che guardare verso il fotografo, spiare dentro l'obiettivo della sua macchina. Quei piccoli ondaioli appaiono stupiti, qualcuno impaurito, senz'altro ben compresi nel loro ruolo di attori di una rappresentazione importante per tutto il rione: la posa per la foto ricordo della vittoria del 2 luglio 1902, conquistata per i colori biancocelesti dal fantino Francesco Menchinelli detto Pallino e dalla cavalla Ponona, una baia con la stella in fronte di proprietà di Noè Felli. Capitano era Giorgio Bartali, priore Achille D'Elci.


Una vittoria attesa, la prima di un secolo appena nato, a rinverdire i fasti del successo biancoceleste nel Palio straordinario dedicato agli studenti senesi che combatterono a Curtatone e Montanara, corso il 29 maggio 1983. Quella carriera venata di un ricordo risorgimentale ancora fresco, lasciò il segno nelle abitudini degli ondaioli, visto che per ricordare quel trionfo nel Campo nacque addirittura una società fra contradaioli, detta “29 maggio”: La società, parallela di quella “ufficiale”, la “Giovanni Duprè” che già esisteva, aveva il solo scopo di organizzare sontuosi banchetti ogni 29 maggio. E la consuetudine andò avanti per oltre un trentennio. D'altronde il Palio per la gente dell'Onda, come per tutta la Siena popolare di quell'inizio del secolo, era un momento di festa anche e per qualcuno, soprattutto, gastronomico. Nella città dei rioni la tavolata in contrada era l'occasione per mangiare come non si faceva che per le feste ricordate: e magari chi della famiglia poteva andare, tornava a casa con un po' di carne anche per gli altri componenti.

Erano comunque anni intensi per la gente dell'Onda. Se nel 1902 l'occasione di far festa è la vittoria di Pallino e della Ponona, l'anno prima il rione di Malborghetto è elettrizzato da un altro avvenimento importante: nel settembre 1901 si inaugurano infatti i nuovi locali della società di mutuo soccorso “Giovanni Duprè”, nata il 6 novembre 1890 per “provvedere - si legge negli scopi sociali – al benessere fra gli uomini, per accrescerne e diffonderne l'istruzione ed il sentimento di mutua assistenza". La società biancoceleste fu intitolata al grande scultore senese per ricordarne i natali prettamente ondaioli: la morte avvenuta nel 1882 aveva lasciato rimpianto e gli ondaioli avevano tenuto ben vivo il ricordo dell'artista che pure da Malborghetto andò via in tenera età.