13 aprile 2015

13 aprile 1823: muore il cardinale Antonio Felice Chigi Zondadari

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti



Il 13 aprile 1823 muore a Siena, dove era nato nel 1740, il cardinale Antonio Felice Chigi Zondadari. Era nipote dell'omonimo cardinale che nel 1726 aveva iniziato la trasformazione di palazzo Chigi Zondadari in Piazza del Campo.


Nel 1786 era stato nominato nunzio apostolico a Bruxelles, in quelli che all'epoca si chiamavano Paesi Bassi Austriaci (così detti per distinguerli dai Paesi Bassi Spagnoli, divisione creatasi nel 1713 con il trattato di Utrecht), ma ne era stato espulso l'anno successivo, per volontà dell'imperatore Giuseppe II, perché sospettato di aver appoggiato la Rivoluzione del Brabante. 
Tornato in Italia fu nominato arcivescovo di Siena nel 1795 e in questa veste ricevette in città papa Pio VI in fuga da Roma, dalla quale era stato espulso dai rivoluzionari filogiacobini.
Pio VII lo fece cardinale nel 1801 e Napoleone Buonaparte lo nominò cappellano della sorella Elisa, sovrana di Lucca e Piombino. Fu tra i pochi cardinali (14 in tutto) ammessi da Napoleone alla cerimonia delle sue nozze con Maria Luisa d'Austria al Louvre, il 2 aprile 1810.
La sua salma fu tumulata nel duomo della nostra città.


Tutti i giorni le pillole quotidiane di storia senese sono anche su Antennaradioesse Siena alle ore 8.45, all'interno dell'almanacco. Ringrazio Maura Martellucci per aver cortesemente autorizzato la pubblicazione di questa nota.

12 aprile 2015

12 aprile 1717: Violante Beatrice di Baviera entra in Siena

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 12 aprile 1717, lunedì, è il giorno dell'arrivo della nuova governatrice di Siena, Violante Beatrice di Baviera. Intorno a mezzogiorno si mette in moto la macchina del cerimoniale: uno stuolo di dame alle quali è stato assegnato il compito di “ricevitrici” si sposta a Fontebecci ad aspettare la principessa che, quando arriva, al tramonto, si stupisce nel vedere quante sono. Insieme alle dame, Violante trova a renderle omaggio la Balia.
Finalmente il corteo si mette in moto verso la città con in testa la Governatrice su un cupé tirato da sei cavalli, con accanto, la sua Maestra di Camera, la marchesa Ottavia Gondi. Dietro seguono la Balia, il corteggio delle dame “ricevitrici” e il resto dell’aristocrazia. 

 Niccolò Cassana, Ritratto di Violante Beatrice di Baviera, Museo Stibbert (Firenze)

Lo spettacolo è suggestivo: il corteo procede in mezzo alle fiaccole tenute dai donzelli, mentre per la campagna si alzano i fuochi di benvenuto accesi in mezzo ai campi. 
La facciata della villa Chigi a Vicobello è illuminata a giorno, e altrettanto è stato fatto per altri edifici laici e religiosi. Violante chiede che le siano indicati l’oratorio di San Bernardino e l’antistante immagine della Madonna dipinta sull’antiporto: quando il corteo vi arriva di fronte, la Governatrice fa fermare la carrozza, scende e si raccoglie in preghiera davanti alla Vergine, pronunciando, afferma il Torrenti nel suo resoconto della serata, una invocazione che è, al tempo stesso, un programma di adesione spirituale e di appartenenza alla sua nuova città: “Saremo ora anco Noi sotto il Patrocinio della Vergine come sono tutti i Senesi”

11 aprile 2015

11 aprile 1634: San Bernardino e Santa Caterina raffigurati sul Palazzo pubblico?

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


E’ l’11 aprile 1634 quando gli Ufficiali di Biccherna chiedono alla Balia di essere autorizzati a far dipingere sulla facciata del Palazzo Pubblico San Bernardino e Santa Caterina, nostri concittadini, in memoria d’essere stati nostri preservatori nel tempo del contagio.


La Balia decide di incaricare il proprio Priore ed un cittadino affinché analizzino la bontà di tale proposta. I due deputati sopra la pittura già il successivo 5 maggio forniscono la loro risposta, la quale non ammette repliche e che ben fa capire come i senesi non gradissero affatto che la facciata del palazzo comunale venisse alterata, seppur con immagini a loro certamente care, come quelle dei due Santi cittadini per eccellenza: “non approvarsi naturalmente dalla città per più ragioni il detto loro pensiero”, riferiscono, infatti, e così la richiesta venne respinta. Ed ovviamente le pitture non sono mai state eseguite.



Crediti fotografici:
Foto 1: Bartolomeo Neroni detto il Riccio, Madonna con Bambino tra san Bernardino da Siena e santa Caterina da Siena (sec. XVI), Bob Jones University Museum and Gallery, South Carolina (USA)
Foto 2: Fratelli Alinari, Palazzo comunale (1853 ca.), Biblioteca comunale degli Intronati

Tutti i giorni le pillole quotidiane di storia senese sono anche su Antennaradioesse Siena alle ore 8.45, all'interno dell'almanacco. Ringrazio Maura Martellucci per aver cortesemente autorizzato la pubblicazione di questa nota.

10 aprile 2015

10 aprile 1911: nasce Renzino, il fantino imbattuto

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 10 aprile 1911, a Gaiole in Chianti, nasce Lorenzo Provvedi detto Renzino, passato alla storia per essere il solo fantino ad aver vinto l’unico Palio corso. 

Lorenzo Provvedi detto Renzino

Renzino vince il Palio d'esordio: il 2 luglio 1945 per la Lupa su Mughetto. 
L'esordio di Renzino coincide con il ritorno del tufo in Piazza del Campo dopo la sospensione dovuta alla Seconda Guerra Mondiale. I fantini protagonisti sono gli stessi degli anni pre-bellici (Ganascia, il Biondo, Tripolino, Pietrino), mentre tra i cavalli l’unico conosciuto era Folco, il più ambito alla tratta. La Lupa, capitanata da Giulio Cinquini, dopo aver avuto in sorte Mughetto, un roano potente quanto impreciso in curva, si trova in difficoltà nella monta dato che i fantini più esperti rifiutano l’offerta di montare un soggetto così difficile.

La mossa

La carriera si avvicina e capitan Cinquini non trova un fantino, mentre la Giraffa con Folco e Tripolino (già vincitori di sei carriere a testa) si presenta come favorita. Mario Bracci, grande lupaiolo (illustre giurista, docente e poi rettore dell’ateneo cittadino, ministro del commercio con l’estero nel primo governo De Gasperi e giudice della Corte costituzionale) e proprietario di Pontignano, suggerisce a Cinquini di affidare Mughetto a Renzo Provvedi, suo stalliere, che cavalcava molto bene. Non avendo altra scelta, la Lupa si presenta al canape con Renzino. 
Alla carriera assistono anche le truppe alleate che hanno incoraggiato e supportato la ripresa del Palio. Il drappellone, dipinto da Bruno Marzi, rappresenta in primo piano il drago nazista colpito a morte da un missile alleato e sullo sfondo, appaiono le bandiere dei paesi che avevano sconfitto la Germania: è l’allegoria del Palio della Libertà, come viene ribattezzata la prima carriera del secondo dopoguerra. 

Cena della Vittoria del 1945 in Vallerozzi

9 aprile 2015

9 aprile 1431: Mariano da Siena in pellegrinaggio in Terra Santa

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 9 aprile 1431 parte da Siena, per andare in pellegrinaggio in Terrasanta, Mariano, rettore della parrocchia di San Pietro Ovile. Mariano è al suo terzo viaggio a Gerusalemme ed ha circa 46 anni, dato che si ipotizza sia nato intorno al 1384. Non viaggia da solo, ma con un piccolo gruppo di altri sacerdoti che, verosimilmente, gli hanno chiesto di fare la guida, data la conoscenza dei luoghi.
Il gruppetto viaggia a piedi fino a Ravenna, da lì si imbarcano per Venezia e da Venezia sbarcano a Giaffa per arrivare a Gerusalemme dove i senesi si fermano due settimane. 

Pellegrini, Miniatura Boema del XV secolo, Londra, The British Library

Mariano redige un vivace resoconto del suo viaggio, nel quale non si limita solo a descrivere i luoghi santi, ma anche l’ambiente e le persone. Il suo scritto è ancora oggi una testimonianza sia dello spirito religioso di un uomo del Quattrocento, sia un prezioso reportage sul Medio-Oriente e la sua gente. 

“Veduta di Gerusalemme”
illustrazione tratta dall’opera ‘Beschreibung der Reise von Konstanz nach Jerusalem’
di Konrad von Grünenberg (1487), Landesbibliothek, Baden

Mariano (oggi conosciuto come Mariano da Siena) e i suoi amici, al ritorno, compiono una importante deviazione: sbarcati di nuovo in Italia, i senesi, infatti, prima di rientrare in Toscana vanno a San Michele del Gargano, altra importante meta di pellegrinaggio. Da qui, attraverso il Molise, l’Abruzzo e l’Umbria rimetteranno piede a Siena il 4 agosto. In meno di 4 mesi di viaggio, avranno coperto (fra mare e terra) un itinerario di circa 2.000 chilometri.

Di Mariano non si trovano praticamente ulteriori notizie (tranne pochissime e insignificanti) che ci facciano capire che cosa abbia fatto dopo il ritorno e quando sia morto. Resta il rammarico che, nella nostra città, solo pochi specialisti di storia del pellegrinaggio o della religiosità, conoscano questa figura di viaggiatore, di eccellente scrittore e – verrebbe quasi da dire – di proto-antropologo.


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8 aprile 2015

8 aprile 1655: la chiesa della Madonna del Rosario

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


L’8 aprile 1655 il priore della Contrada della Chiocciola, Salvadore Biagio Scala, falegname, "prese l’iniziativa di fabbricare una chiesa in onore alla Madonna del Rosario … vicino al pozzo di S. Marco". I chiocciolini (che come per le altre contrade fino a quel momento si radunavano in casa di qualche protettore), in realtà, riadattarono e restaurarono una casa di loro proprietà posta sulla biforcazione tra via San Marco e via della Diana, sulla cui facciata si trovava l’immagine mariana detta "Madonna del Forcone", assai venerata dal popolo.


Una rara immagine della chiesa della Madonna del Rosario della Contrada della Chiocciola in un disegno di Girolamo Macchi. Si vede la facciata originale a capanna precedente alla ristrutturazione barocca del 1722.

Il nuovo oratorio fu benedetto il 14 agosto 1656 e dedicato alla "gloriosa Vergine Maria del Rosario". Il semplice prospetto a capanna che caratterizzava l’oratorio fu poi sostituito da un’elegante facciata barocca, su disegno di Jacomo Franchini, per la cui realizzazione la Contrada investì la somma derivata dal Palio vinto il 2 luglio 1722.

 La facciata dopo la ristrutturazione

La nuova facciata fu inaugurata, con solenne cerimonia, il 2 giugno 1725. La Contrada ha mantenuto questa sede sino al 1813, quando si è trasferita nella chiesa del soppresso convento di San Paolo, ancora oggi officiata ed intitolata ai Santi Pietro e Paolo. Col cambiamento della chiesa, la Contrada opera anche quello della sua festa titolare, fino ad allora celebrata nella domenica successiva al “Corpus Domini”, sostituendola con la festa dei SS. Pietro e Paolo, il 29 giugno.
La chiesa, ormai sconsacrata, della “Madonna del Forcone”, nel 1962 è stata adibita a “Casa del Cavallo”.


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7 aprile 2015

7 aprile 1799: l'albero della libertà nel Campo

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 7 aprile 1799 i festeggiamenti per l’entrata in Siena dei Francesi (avvenuta il 29 marzo) culminano con l’innalzamento nel Campo dell’albero della libertà, un ciliegio rubato dagli studenti nel giardino del nobile Donusdeo Malavolti. Questa festa, considerata importante per educare il popolo ai nuovi principi democratici, viene preparata con cura e inizia con un corteo a cui prendono parte le autorità politiche, quelle istituzionali, religiose e le Contrade. Sono particolarmente acclamate l’Oca e la Pantera che rappresentano i colori delle repubbliche cisalpina e francese. 

Carta di Siena della fine del XVIII secolo

L’allocuzione viene pronunciata dal sacerdote Francesco Lenzini, che dopo aver esaltato i veri democratici d’Oltralpe, fautori di libertà e uguaglianza, indirizza pesanti strali contro “l’imbecille scettrato e i suoi visiri”, cioè il Granduca Ferdinando III di Lorena e i suoi ministri, rei, dice, insieme a molti uomini di Chiesa, di troppe prepotenze e oppressioni.
La storia ben presto dimostrerà quanto il Lenzini si sbagliasse.


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6 aprile 2015

6 aprile 1962: sosta vietata nel Campo

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 6 aprile 1962 il Comune abolisce i posteggi di automobili e autopullman nel Campo: in materia di regolamentazione del traffico è stato compiuto un nuovo passo avanti. Il provvedimento, in realtà, entrerà in vigore diverso tempo dopo, ma la Piazza sarà, alla fine, completamente sgombra da ogni veicolo e la parte alta dell'anello riservata ai soli pedoni. 


Contemporaneamente viene istituito il senso unico in via Rinaldini, in quanto non ha più ragione di esistere il doppio senso di marcia dopo la chiusura al traffico motorizzato della parte superiore dell'anello del Campo. Nella stessa seduta la giunta stabilisce anche di proibire agli autobus da turismo l'accesso alle vie del centro e tali autobus potranno fare scalo in piazza Matteotti. 


Crediti fotografici:
Foto tratta dal sito ilpalio.org

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5 aprile 2015

5 aprile 1666: l'oratorio del Bruco

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 5 aprile 1666 i contradaioli del Bruco scrivono all’arcivescovo di Siena per fargli presente che la compagnia laicale del Santissimo Nome di Gesù, finora riunitasi in chiese diverse, ha acquistato una casa “in detta Contrada, nella via detta del Comune, nella parrocchia di San Pietro ad Ovile della quale potrebbano fare un Oratorio”; nella missiva lo supplicano di dotare tale compagnia “con lire cinquanta l’anno” chiedendo, inoltre, di poter costruire tale oratorio “con le limosine che hanno, sia effettive, sia promessogli”. L’Arcivescovo approva la richiesta, demandando al vicario generale il compito di vigilare sul progetto.


L’8 maggio 1666 il vicario generale concesse ai brucaioli di erigere un oratorio oppure una cappella sotto il titolo del Santissimo Nome di Gesù, nella Parrocchia di San Pietro a Ovile. L’oratorio nel 1792 lascerà l'originale titolo del SS. Nome di Gesù e prenderà quello della Visitazione di Maria Vergine, dopo che, nella seconda domenica di luglio di quell’anno, vennero fatti grandi festeggiamenti per la collocazione, sull’altare maggiore della chiesa, della trecentesca tavola raffigurante la Madonna con Bambino detta della Disciplina Maggiore e attribuita a Luca di Tommè (1370).


Crediti fotografici:
La foto è tratta dal volume Oratori di Contrada, a cura di G. Campanini e A. Muzzi, Edizioni Tipografia senese, 1995

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4 aprile 2015

4 aprile 1780: una riforma dell'Università

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 4 aprile 1780 il Granduca Pietro Leopoldo emette un "motu proprio" che riforma l’Università: tutte le cattedre dello Studio Senese vengono concentrate in tre unità superiori, per un totale di 18 insegnamenti: il Collegio Legale, il Collegio Filosofico-medico e il Collegio Teologico; previsti anche un maestro di scrittura e uno di disegno.


Inoltre, si impedisce ai professori di chiedere aumenti rispetto alle provvigioni già determinate, con l’eccezione di ricompensare i docenti che brillano per la loro attività. Possibilità, questa, di cui approfitterà Paolo Mascagni, al quale verrà concesso tale riconoscimento.

Guido Savini

A seguito del "motu proprio" si soppressero ben 14 cattedre ponendo l'Ateneo senese in posizione di inferiorità rispetto a quello pisano; per questo le reazioni in città non furono "tenere" e alcuni videro nel provvedimento leopoldino quasi un "funerale per l’Università"
Il primo provveditore della "Regia Università di Siena" fu Guido Savini, docente di Istituzioni di diritto civile, che rimase in carica dal 1777 al 1797. 


Crediti fotografici:
Foto 1: dalla pagina commons.wikimedia.org
Foto 2: Archivio Storico dell’Università di Siena

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