10 aprile 2015

10 aprile 1911: nasce Renzino, il fantino imbattuto

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 10 aprile 1911, a Gaiole in Chianti, nasce Lorenzo Provvedi detto Renzino, passato alla storia per essere il solo fantino ad aver vinto l’unico Palio corso. 

Lorenzo Provvedi detto Renzino

Renzino vince il Palio d'esordio: il 2 luglio 1945 per la Lupa su Mughetto. 
L'esordio di Renzino coincide con il ritorno del tufo in Piazza del Campo dopo la sospensione dovuta alla Seconda Guerra Mondiale. I fantini protagonisti sono gli stessi degli anni pre-bellici (Ganascia, il Biondo, Tripolino, Pietrino), mentre tra i cavalli l’unico conosciuto era Folco, il più ambito alla tratta. La Lupa, capitanata da Giulio Cinquini, dopo aver avuto in sorte Mughetto, un roano potente quanto impreciso in curva, si trova in difficoltà nella monta dato che i fantini più esperti rifiutano l’offerta di montare un soggetto così difficile.

La mossa

La carriera si avvicina e capitan Cinquini non trova un fantino, mentre la Giraffa con Folco e Tripolino (già vincitori di sei carriere a testa) si presenta come favorita. Mario Bracci, grande lupaiolo (illustre giurista, docente e poi rettore dell’ateneo cittadino, ministro del commercio con l’estero nel primo governo De Gasperi e giudice della Corte costituzionale) e proprietario di Pontignano, suggerisce a Cinquini di affidare Mughetto a Renzo Provvedi, suo stalliere, che cavalcava molto bene. Non avendo altra scelta, la Lupa si presenta al canape con Renzino. 
Alla carriera assistono anche le truppe alleate che hanno incoraggiato e supportato la ripresa del Palio. Il drappellone, dipinto da Bruno Marzi, rappresenta in primo piano il drago nazista colpito a morte da un missile alleato e sullo sfondo, appaiono le bandiere dei paesi che avevano sconfitto la Germania: è l’allegoria del Palio della Libertà, come viene ribattezzata la prima carriera del secondo dopoguerra. 

Cena della Vittoria del 1945 in Vallerozzi

9 aprile 2015

9 aprile 1431: Mariano da Siena in pellegrinaggio in Terra Santa

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 9 aprile 1431 parte da Siena, per andare in pellegrinaggio in Terrasanta, Mariano, rettore della parrocchia di San Pietro Ovile. Mariano è al suo terzo viaggio a Gerusalemme ed ha circa 46 anni, dato che si ipotizza sia nato intorno al 1384. Non viaggia da solo, ma con un piccolo gruppo di altri sacerdoti che, verosimilmente, gli hanno chiesto di fare la guida, data la conoscenza dei luoghi.
Il gruppetto viaggia a piedi fino a Ravenna, da lì si imbarcano per Venezia e da Venezia sbarcano a Giaffa per arrivare a Gerusalemme dove i senesi si fermano due settimane. 

Pellegrini, Miniatura Boema del XV secolo, Londra, The British Library

Mariano redige un vivace resoconto del suo viaggio, nel quale non si limita solo a descrivere i luoghi santi, ma anche l’ambiente e le persone. Il suo scritto è ancora oggi una testimonianza sia dello spirito religioso di un uomo del Quattrocento, sia un prezioso reportage sul Medio-Oriente e la sua gente. 

“Veduta di Gerusalemme”
illustrazione tratta dall’opera ‘Beschreibung der Reise von Konstanz nach Jerusalem’
di Konrad von Grünenberg (1487), Landesbibliothek, Baden

Mariano (oggi conosciuto come Mariano da Siena) e i suoi amici, al ritorno, compiono una importante deviazione: sbarcati di nuovo in Italia, i senesi, infatti, prima di rientrare in Toscana vanno a San Michele del Gargano, altra importante meta di pellegrinaggio. Da qui, attraverso il Molise, l’Abruzzo e l’Umbria rimetteranno piede a Siena il 4 agosto. In meno di 4 mesi di viaggio, avranno coperto (fra mare e terra) un itinerario di circa 2.000 chilometri.

Di Mariano non si trovano praticamente ulteriori notizie (tranne pochissime e insignificanti) che ci facciano capire che cosa abbia fatto dopo il ritorno e quando sia morto. Resta il rammarico che, nella nostra città, solo pochi specialisti di storia del pellegrinaggio o della religiosità, conoscano questa figura di viaggiatore, di eccellente scrittore e – verrebbe quasi da dire – di proto-antropologo.


Tutti i giorni le pillole quotidiane di storia senese sono anche su Antennaradioesse Siena alle ore 8.45, all'interno dell'almanacco. Ringrazio Maura Martellucci per aver cortesemente autorizzato la pubblicazione di questa nota.

8 aprile 2015

8 aprile 1655: la chiesa della Madonna del Rosario

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


L’8 aprile 1655 il priore della Contrada della Chiocciola, Salvadore Biagio Scala, falegname, "prese l’iniziativa di fabbricare una chiesa in onore alla Madonna del Rosario … vicino al pozzo di S. Marco". I chiocciolini (che come per le altre contrade fino a quel momento si radunavano in casa di qualche protettore), in realtà, riadattarono e restaurarono una casa di loro proprietà posta sulla biforcazione tra via San Marco e via della Diana, sulla cui facciata si trovava l’immagine mariana detta "Madonna del Forcone", assai venerata dal popolo.


Una rara immagine della chiesa della Madonna del Rosario della Contrada della Chiocciola in un disegno di Girolamo Macchi. Si vede la facciata originale a capanna precedente alla ristrutturazione barocca del 1722.

Il nuovo oratorio fu benedetto il 14 agosto 1656 e dedicato alla "gloriosa Vergine Maria del Rosario". Il semplice prospetto a capanna che caratterizzava l’oratorio fu poi sostituito da un’elegante facciata barocca, su disegno di Jacomo Franchini, per la cui realizzazione la Contrada investì la somma derivata dal Palio vinto il 2 luglio 1722.

 La facciata dopo la ristrutturazione

La nuova facciata fu inaugurata, con solenne cerimonia, il 2 giugno 1725. La Contrada ha mantenuto questa sede sino al 1813, quando si è trasferita nella chiesa del soppresso convento di San Paolo, ancora oggi officiata ed intitolata ai Santi Pietro e Paolo. Col cambiamento della chiesa, la Contrada opera anche quello della sua festa titolare, fino ad allora celebrata nella domenica successiva al “Corpus Domini”, sostituendola con la festa dei SS. Pietro e Paolo, il 29 giugno.
La chiesa, ormai sconsacrata, della “Madonna del Forcone”, nel 1962 è stata adibita a “Casa del Cavallo”.


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7 aprile 2015

7 aprile 1799: l'albero della libertà nel Campo

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 7 aprile 1799 i festeggiamenti per l’entrata in Siena dei Francesi (avvenuta il 29 marzo) culminano con l’innalzamento nel Campo dell’albero della libertà, un ciliegio rubato dagli studenti nel giardino del nobile Donusdeo Malavolti. Questa festa, considerata importante per educare il popolo ai nuovi principi democratici, viene preparata con cura e inizia con un corteo a cui prendono parte le autorità politiche, quelle istituzionali, religiose e le Contrade. Sono particolarmente acclamate l’Oca e la Pantera che rappresentano i colori delle repubbliche cisalpina e francese. 

Carta di Siena della fine del XVIII secolo

L’allocuzione viene pronunciata dal sacerdote Francesco Lenzini, che dopo aver esaltato i veri democratici d’Oltralpe, fautori di libertà e uguaglianza, indirizza pesanti strali contro “l’imbecille scettrato e i suoi visiri”, cioè il Granduca Ferdinando III di Lorena e i suoi ministri, rei, dice, insieme a molti uomini di Chiesa, di troppe prepotenze e oppressioni.
La storia ben presto dimostrerà quanto il Lenzini si sbagliasse.


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6 aprile 2015

6 aprile 1962: sosta vietata nel Campo

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 6 aprile 1962 il Comune abolisce i posteggi di automobili e autopullman nel Campo: in materia di regolamentazione del traffico è stato compiuto un nuovo passo avanti. Il provvedimento, in realtà, entrerà in vigore diverso tempo dopo, ma la Piazza sarà, alla fine, completamente sgombra da ogni veicolo e la parte alta dell'anello riservata ai soli pedoni. 


Contemporaneamente viene istituito il senso unico in via Rinaldini, in quanto non ha più ragione di esistere il doppio senso di marcia dopo la chiusura al traffico motorizzato della parte superiore dell'anello del Campo. Nella stessa seduta la giunta stabilisce anche di proibire agli autobus da turismo l'accesso alle vie del centro e tali autobus potranno fare scalo in piazza Matteotti. 


Crediti fotografici:
Foto tratta dal sito ilpalio.org

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5 aprile 2015

5 aprile 1666: l'oratorio del Bruco

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 5 aprile 1666 i contradaioli del Bruco scrivono all’arcivescovo di Siena per fargli presente che la compagnia laicale del Santissimo Nome di Gesù, finora riunitasi in chiese diverse, ha acquistato una casa “in detta Contrada, nella via detta del Comune, nella parrocchia di San Pietro ad Ovile della quale potrebbano fare un Oratorio”; nella missiva lo supplicano di dotare tale compagnia “con lire cinquanta l’anno” chiedendo, inoltre, di poter costruire tale oratorio “con le limosine che hanno, sia effettive, sia promessogli”. L’Arcivescovo approva la richiesta, demandando al vicario generale il compito di vigilare sul progetto.


L’8 maggio 1666 il vicario generale concesse ai brucaioli di erigere un oratorio oppure una cappella sotto il titolo del Santissimo Nome di Gesù, nella Parrocchia di San Pietro a Ovile. L’oratorio nel 1792 lascerà l'originale titolo del SS. Nome di Gesù e prenderà quello della Visitazione di Maria Vergine, dopo che, nella seconda domenica di luglio di quell’anno, vennero fatti grandi festeggiamenti per la collocazione, sull’altare maggiore della chiesa, della trecentesca tavola raffigurante la Madonna con Bambino detta della Disciplina Maggiore e attribuita a Luca di Tommè (1370).


Crediti fotografici:
La foto è tratta dal volume Oratori di Contrada, a cura di G. Campanini e A. Muzzi, Edizioni Tipografia senese, 1995

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4 aprile 2015

4 aprile 1780: una riforma dell'Università

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 4 aprile 1780 il Granduca Pietro Leopoldo emette un "motu proprio" che riforma l’Università: tutte le cattedre dello Studio Senese vengono concentrate in tre unità superiori, per un totale di 18 insegnamenti: il Collegio Legale, il Collegio Filosofico-medico e il Collegio Teologico; previsti anche un maestro di scrittura e uno di disegno.


Inoltre, si impedisce ai professori di chiedere aumenti rispetto alle provvigioni già determinate, con l’eccezione di ricompensare i docenti che brillano per la loro attività. Possibilità, questa, di cui approfitterà Paolo Mascagni, al quale verrà concesso tale riconoscimento.

Guido Savini

A seguito del "motu proprio" si soppressero ben 14 cattedre ponendo l'Ateneo senese in posizione di inferiorità rispetto a quello pisano; per questo le reazioni in città non furono "tenere" e alcuni videro nel provvedimento leopoldino quasi un "funerale per l’Università"
Il primo provveditore della "Regia Università di Siena" fu Guido Savini, docente di Istituzioni di diritto civile, che rimase in carica dal 1777 al 1797. 


Crediti fotografici:
Foto 1: dalla pagina commons.wikimedia.org
Foto 2: Archivio Storico dell’Università di Siena

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3 aprile 2015

3 aprile 1923: nasce Giovanni Righi Parenti

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 3 aprile 1923 nasceva a Siena Giovanni Righi Parenti. Figlio di un altro famoso senese, Gerardo Righi Parenti (in arte Parige, autore di un bellissimo libro edito nel 1926, "L'anima del Palio di Siena. Appunti ed impressioni"), lupaiolo, farmacista, scrittore, poeta, pittore, studiò per tutta la vita la cucina; ricercò le antiche ricette; ricreò i sapori perduti della tradizione culinaria senese e toscana; promosse la conoscenza dei vini d'eccellenza del nostro territorio.


Membro dell'Accademia Italiana di Cucina, della Federazione Italiana Cuochi e di numerose e prestigiose associazioni culinarie francesi, scrisse numerosi libri su questa materia ("Il buon vino", "La guida al Chianti", "Tesori e profumi dell’orto", "Il libro del saper bere", "Il buon mangiare", "Dolci di Siena e della Toscana", "Il ricettario del còco senese"). Come pittore, con lo pseudonimo Giò Renti, realizza quadri delicati dove il tema della contrada e del convivio in contrada era ricorrente: in mezzo a bandiere che assumevano gli aspetti di ali di farfalla, infatti, Righi Parenti amava dipingere frequentemente gente riunita a banchetto, quasi a sottolineare l'importanza del gusto e del sapore nell'essenza dello stare insieme di noi Senesi. L'urlo del Palio, scrive, "è il canto di Siena che si innalza senza confini"
È morto nel 2006. 


Crediti fotografici:
La foto è tratta dal sito nicolanatili.it, che riporta una bella intervista a Giovanni Righi Parenti. 

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2 aprile 2015

2 aprile 1739: un Palio straordinario

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 2 aprile 1739 si corre un Palio straordinario in occasione della visita del Granduca Francesco Stefano di Lorena, della moglie Maria Teresa d’Austria e del fratello Carlo. L'iniziativa dei festeggiamenti fu presa dalla "Conversazione degli Uniti al Casino" che mise in palio un drappellone di 28 braccia di broccato verde del valore di 100 scudi e dette 10 piastre, aggiunte alle 5 della Balìa, a ciascuna Contrada affinché facessero belle comparse.

Giuseppe Zocchi, Veduta diurna di Piazza del Campo col Palio corso in onore di Francesco I di Lorena e Maria Teresa d'Austria il 2 aprile 1739, Collezione Banca MPS

Presero parte al Palio, dopo l'estrazione a sorte tra tutte quelle che avevano dato la propria adesione: Aquila, Bruco, Chiocciola, Lupa, Nicchio, Oca, Onda, Selva, Tartuca e Torre. Vinse il Bruco con il fantino Antonio Crognolini detto Pettinaio. Non furono realizzate macchine né carri da portare in corteo, ma l'addobbo della piazza era suggestivo come sempre, con un portico ad archi trionfali tutto intorno, sormontato da terrazze per gli spettatori, come ha raffigurato Giuseppe Zocchi in un famoso dipinto della collezione MPS.

Giuseppe Zocchi, Veduta notturna di Piazza del Campo con fiaccolata e corteo per la venuta a Siena di Francesco I di Lorena e Maria Teresa d'Austria il 3 aprile 1739, Collezione Banca MPS

Il giorno successivo (3 aprile) fu fatto un bellissimo "Gioco della Pallonata" eseguito da due schiere di giovani, ciascuna delle quali si presentò con due carri allegorici. La cosa straordinaria, se non altro perché inconsueta per Siena, fu il "Gioco del Ponte" fatto nella "pianata della gavina dentro la piazza, dove era stato eretto un maestoso ponte a similitudine di quello di Pisa". La sera i festeggiamenti si conclusero con "il trattenimento al Collegio Tolommei dove i Nobili Signori Convittori dettero una commedia buffa, benissimo adornata con appropriati intermezzi".


Crediti fotografici:
Le foto sono tratte dal volume La sede storica del Monte dei Paschi di Siena, Banca Monte dei Paschi di Siena, 1988

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1 aprile 2015

1 aprile 1643: nasce Pirro Maria Gabbrielli

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 1 aprile 1643 nasce a Siena Pirro Maria Gabbrielli. Completati gli studi in Filosofia e Medicina, intraprende la carriera universitaria e si cimenta nei campi più disparati: anatomia, botanica, chimica e mineralogia. Promotore al Santa Maria della Scala di varie raccolte di prodotti naturali, sperimenta nuovi farmaci, riformando radicalmente la spezieria senese. 

Stampa originale del '700

Gabbrielli è uno dei maggiori scienziati della sua epoca, intesse legami con i più grandi protagonisti della cultura e della scienza europea, collabora con la germanica "Academia naturae curiosorum" e nel 1691 fonda, con alcuni allievi, l'Accademia delle Scienze di Siena, l’odierna Accademia dei Fisiocritici. Celebre la costruzione nella sala dell’Accademia (allora presso la Sapienza) dell’heliometro fisiocritico, la perfetta linea meridiana sulla quale si prendeva il "mezzogiorno" (1702-1704). Era un servizio prezioso per la città perché, in un tempo in cui gli orologi meccanici non erano precisi,un suono di campane, di torre in torre, di chiesa in chiesa, portava in ogni contrada la notizia che il mezzogiorno era passato. Muore il 19 dicembre 1705.


Crediti fotografici:
Foto tratta dal sito ebay.it

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