9 marzo 2015

9 marzo 1332: nasce Andrea Vanni

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 9 marzo 1332 nasce Andrea Vanni, pittore (registrato nel “Breve de’ pittori senesi” del 1356) ma anche abile uomo politico del suo tempo, impegnato in molti aspetti della vita pubblica senese. È Gonfaloniere del Terzo di San Martino nel 1371, Rettore dell’Opera del Duomo nel 1376, Capitano del Popolo nel 1379, Provveditore di Biccherna, nonché varie volte ambasciatore presso il Papa.


È discepolo di Santa Caterina, della quale restano tre lettere a lui dirette (una molto bella sul senso di giustizia, indirizzata a Vanni quando era Capitano del Popolo: "E però io, con desiderio di vederla in voi e mantenerla nella città nostra, reggerla e governarla con ordine, dissi che io desideravo di vedervi giusto e vero governatore") e la devozione del pittore ben si esprime nell'affresco "Santa Caterina e una devota" (vedi foto sopra), per la cappella delle Volte in San Domenico, eseguito intorno al 1390 e ritenuto il più veridico ritratto della futura santa conosciuta personalmente dal pittore.


Crediti fotografici:
Foto tratta dal sito viaesiena.it

Tutti i giorni le pillole quotidiane di storia senese sono anche su Antennaradioesse Siena alle ore 8.45, all'interno dell'almanacco. Ringrazio Maura Martellucci per aver cortesemente autorizzato la pubblicazione di questa nota.

8 marzo 2015

8 marzo 1561: la prima pietra della Fortezza Medicea

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


L’8 marzo 1561, dal lato verso San Domenico, avvenne la posa in opera della prima pietra di quella che oggi è nota come la Fortezza Medicea. L'inizio dei lavori si svolse alla presenza delle autorità e dopo aver celebrato una messa solenne, come si legge in una lettera inviata dal Governatore, Angelo Niccolini, al granduca Cosimo I.


Vista di Siena dalla Fortezza Medicea (dopo il 1930)

Non appena prese possesso di Siena, infatti, il governo mediceo pensò bene di costruire una poderosa fortezza militare, sia per ospitare le guarnigioni di soldati che dovevano vigilare sulla città, sia per simboleggiare l’effettiva presenza del nuovo potere. D’altra parte la fierissima difesa della propria indipendenza e l’enorme difficoltà incontrata durante le fasi dell’assedio di Siena, inducevano Firenze a tutelarsi da eventuali, future rivolte. Il progetto fu affidato a Baldassarre Lanci, mentre il sito ritenuto più idoneo per l’opera fu individuato dal maestro Taddeo da Monterchi, lettore dello Studio senese.


Giorgio di Giovanni, Gabella
I senesi demoliscono la Fortezza fatta costruire dagli spagnoli (1552)
Siena, Archivio di Stato

Nel luogo in cui sorge la Fortezza in precedenza si erigeva un forte (chiamato la "cittadella spagnola") voluto da Carlo V nel 1548, dopo che la città era stata assoggettata al governo spagnolo sotto il comando di Diego Hurtado de Mendoza. Nel 1552, tuttavia, i senesi insorsero contro gli spagnoli, scacciandoli dalla città e smantellando la cittadella.


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7 marzo 2015

7 marzo 1572: individuate le possibili zone per il Ghetto

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 7 marzo 1572 la commissione incaricata dal collegio di Balia di scegliere in Siena i luoghi “stimati più acconci alla dimora della Nazione Ebrea”  termina il suo lavoro e individua alcune strade adatte per formare il ghetto: si trattava del Fondaco di Sant’Antonio in Fontebranda, di un’area vicino a via di Calzoleria e delle Donzelle, di una parte di via Salicotto e della zona detta “ristretto di San Martino”, che peraltro era già abitata da famiglie ebree. 


Alla fine, quest’ultima fu giudicata ideale per ospitare il ghetto. 


Il 15 marzo 1572 il Governatore, in una lettera al Granduca, si diceva d’accordo: il luogo prescelto è “molto comodo e vicino alla Piazza pubblica, c’è in mezzo una piazza, commodità d’acque, da fare botteghe e con poco tempo altri comodi”; insomma era “quasi per ciò accomodato”


Le case, poi, possono essere affittate agli ebrei, dato che prima “le più” erano date “a meretrici o persone di bassa mano”


Anche a Siena, dunque, si sceglie di costruire il ghetto in una zona centrale ma malfamata al fine di risanarla e viene demandato agli stessi ebrei il compito di provvedere alle opere necessarie alla recinzione dell’area che era compresa tra la Via di Salicotto e la Via di San Martino, con il Vicolo delle Scotte, del Luparello, del Rialto. 


Il ghetto viene definitivamente aperto solo nel 1859. 



Crediti fotografici:
Le foto, scattate prima del risanamento della zona avvenuto negli anni '30 del XX secolo, provengono dall'archivio della Contrada della Torre e sono state tratte dal sito ecomuseosiena.org

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7 marzo 1864: il "Ricovero di mendicità" in Campansi

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 7 marzo 1864, con un Regio Decreto, parte dell’antico convento di San Girolamo in Campansi viene concesso in uso alla Deputazione del Ricovero di mendicità di Siena, che accoglierà giornalmente circa 250 persone, tra uomini e donne. Le suore (clarisse e mantellate) divisero gli ambienti con il Ricovero di Mendicità fino alla loro soppressione nel 1874. 
Tra il 1875 ed il 1888 vennero costruiti le officine ed i dormitori della sezione uomini e venne adibita l'antica chiesa a refettorio. Nel 1889, inoltre, venne creato l'Asilo dei Giovanetti abbandonati. Col tempo il vecchio Ricovero si è trasformato in Casa di riposo per anziani. 


Il convento risale al 1430 quando un gruppo di Terziarie francescane ottenne dal Comune alcune case in Campansi per costituirsi a convento. Nel 1435 Eugenio IV le denomina “Povere di Campansi” e le pone sotto la tutela dei Minori Osservanti. Nel 1460 ad esse si unirono diverse Mantellate di Gubbio e nel 1473 le monache ottennero da papa Sisto IV la licenza di erigere un nuovo oratorio. In occasione della visita apostolica di Monsignor Bossi (1575) nel convento di S. Girolamo abitavano ben sessantasette religiose. Intorno al 1683 inizia la costruzione della nuova chiesa di San Girolamo.


Crediti fotografici:
Foto tratta dal sito commons.wikimedia.org

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6 marzo 2015

6 marzo 1880: nasce Angelo Meloni detto Picino

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 6 marzo 1880 nasce a Canepina (VT), Angelo Meloni detto Picino, uno dei fantini più famosi di tutti i tempi. Corse 52 Palii dal 1897 (per il Nicchio) al 1933 (per la Lupa), indossando i giubbetti di 15 contrade (tutte ad eccezione di Pantera e Bruco).


Vinse 13 Carriere (la prima a 22 anni, nel 1902 nel Valdimontone, l'ultima nel 1930, a 50 anni, nell'Onda) in 7 contrade e ben 4 volte nell’Oca. Si attribuisce a Picino "l'invenzione" della rincorsa: nel Palio di luglio del '28, infatti, ha il decimo posto e con la cavalla Lina entra "di corsa" costringendo il mossiere ad abbassare al canape. Vincerà il Palio (nell'Oca) ma prenderà anche 4 Palii di squalifica per mossa forzata. 



Picino appartiene a una dinastia di fantini: infatti hanno corso sia il padre Filippo (detto Barbone) che il figlio Corrado (detto Meloncino) il quale, l’anno dopo il ritiro del padre, nel 1934, trionferà sia a luglio che ad agosto nella Civetta e nell'Oca.


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5 marzo 2015

5 marzo 1843: nasce Marietta Piccolomini

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 5 marzo 1843 nasce Maria Teresa Violante Piccolomini Clementini, in arte Marietta Piccolomini, la più famosa cantante lirica senese. Marietta fin da piccola dimostra grande inclinazione per il canto e la famiglia, dopo un iniziale rifiuto, si trasferisce a Firenze per seguire gli studi della figlia affidata al famoso maestro Pietro Romani.


Debutta a 18 anni nella Lucrezia Borgia di Donizetti ed è subito un trionfo, ma il vero successo arriva dopo la Traviata interpretata al Teatro Carignano di Torino. Da quel momento la sua carriera è inarrestabile. Si esibisce a Parigi, in Inghilterra, Scozia e Irlanda. Poi parte per l’America, trionfando a New York e Philadelpia Il pubblico la adora e la osanna, ma Marietta torna in Italia e inizia il suo impegno diretto per la causa unitaria 
Nel 1860, dopo il matrimonio con il Marchese Francesco Caetani della Fargna, lascia definitivamente le scene. Muore l’11 dicembre 1899.


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4 marzo 2015

4 marzo 1787: la Selva nella chiesa di San Desiderio

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 4 marzo 1787 la contrada della Selva, che prima "aveva la chiesa sotto le volte del soppresso monastero di San Sebastiano in Val di Piatta - scrive il Pecci nel Giornale Sanese - si è trasferita con gran solennità di stromenti da musica e tamburi nella chiesa di San Desiderio".

La facciata dell’ex chiesa di San Desiderio (X sec.)
chiusa al culto nella prima metà dell’Ottocento ed ora ridotta a ristorante

In San Sebastiano inizia ad officiare, invece, la contrada della Pantera dopo che fu costretta ad abbandonare la chiesa di San Giovanni decollato (detta chiesino dell'impiccato: costruita nel 1642 dalla Biccherna, infatti, serviva ad accogliere i cadaveri dei giustiziati ed era affidata ai fratelli della Compagnia della Morte) che venne adibita all’esposizione delle salme nell’appena consacrato cimitero del Laterino. Lo scambio di chiese deciso dal Governatore di Siena non fu senza conseguenze: Selva e Pantera ruppero l'alleanza e per tutto il XIX secolo vissero una forte rivalità anche se la Pantera già nel 1813 si trasferì nella chiesa di San Quirico e Giulitta (territorio della Chiocciola) e la Selva, dal 1818 ritornò ad officiare in san Sebastiano.


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3 marzo 2015

3 marzo 1768: muore Giovanni Antonio Pecci

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 3 marzo 1768 cessò di vivere, all’età di 75 anni, Giovanni Antonio Pecci, Cavaliere di Santo Stefano e compilatore del "Giornale Sanese". Nato il 12 dicembre 1693 da famiglia nobile dedicò la sua vita allo studio; allievo e amico di Umberto Benvoglienti, come lui fu in contatto con i più importati letterati del tempo. 
Pecci ricoprì numerose cariche pubbliche: fece parte del Concistoro, fu per quattro volte Capitano del Popolo, Deputato dello Studio Senese e Archintronato. Grazie ai suoi studi e al suo operato come archivista, raccolse per tutta la vita notizie sulla storia di Siena che pubblicò in opere monumentali come lo stesso "Giornale Sanese" che, in cinque volumi raccoglie, sotto forma di diario, gli eventi accaduti a Siena a partire dal 1715. L’opera fu conclusa dal figlio Pietro che la portò avanti fino al 1794.


Grazie al suo operato, dopo circa un secolo di assenza dai giochi di Piazza, nel 1718 l’Aquila risorse. Fu lui a chiedere al tribunale di Biccherna che la Contrada potesse partecipare nuovamente al Palio. La richiesta diede origine ad un acceso dibattito sviluppatosi in varie udienze ed anche il Capitano Ascanio Bulgarini sostenne le ragioni dell’Aquila davanti al tribunale tanto che questo emise sentenza favorevole.

Cartolina pubblicata nel 1934 dalla Casa Editrice Stefano Venturini
su bozzetto del pittore Vittorio Giunti

Così l’Aquila rientrò in Piazza vincendo, l’anno successivo, il Palio del 2 luglio 1719. Quel drappellone è tuttora conservato nel museo dell'Aquila ed è il più antico di quanti, in originale, si trovano nei musei delle diciassette Consorelle. Il rientro dell'Aquila nella vita comunitaria delle Contrade, però, non fu "indolore" dato che nei decenni di latitanza le Contrade vicine si erano in qualche modo "spartite" il territorio aquilino. Nacquero per questo non poche liti tra l'Aquila, che rivendicava il suo rione, e le altre consorelle, tanto che solo il Bando sui Confini delle diciassette Contrade, firmato da Beatrice Violante di Baviera nel 1730, mise un punto fermo alla questione.


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2 marzo 2015

2 marzo 1765: la Mercanzia si riunisce nuovamente nella sede di via di Città

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 2 marzo 1765 la magistratura di Mercanzia si riunisce nuovamente nella sede di via di Città, dopo decenni di controversie con i nobili dell'associazione dei “Signori Uniti del Casino”
Il Granduca di Toscana Francesco Stefano di Lorena, infatti, venuto a Siena nel 1739 ed accolto da questi ultimi in maniera trionfale (organizzarono addirittura un Palio straordinario, vinto dal Bruco con il fantino Antonio Crognolini detto Pettinaio), come ringraziamento donò agli Uniti, con motu proprio del 18 aprile 1739, il palazzo della Mercanzia, sollevando le ire della magistratura che lì aveva sede fin dal Trecento.

Le Logge della Mercanzia
Foto Alinari (1910 ca.)

Solo dopo 25 anni la lite si risolse, con uno scambio di palazzi: gli Uniti dovettero riacquistare la loro vecchia sede in via di Città nel frattempo venduta ai signori d'Elci, mentre la Mercanzia rimase nell'omonimo palazzo. La decadenza dell’istituzione era tuttavia già segnata e nel 1780 venne abolita definitivamente.


Crediti fotografici:
Foto tratta dal sito fondazionemps.it

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1 marzo 2015

1 marzo 1817: nasce Giovanni Duprè

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 1 marzo 1817 nasce, nella Contrada Capitana dell'Onda, a cui sarà sempre legato, Giovanni Duprè. Si forma come intagliatore e a Firenze frequenta l'Accademia di Belle Arti. 

Antonio Ciseri, Ritratto di Giovanni Duprè
Firenze, Palazzo Pitti

L'opera che gli diede fama, a venticinque anni, fu un "Abele morente", realizzato per l'Esposizione del 1842 (lui e il modello, Antonio Petrai detto il Brina, durante i lavori rischiarono addirittura di morire per un incendio causato da una stufa). 

Giovanni Duprè, Abele morente
San Pietroburgo, Museo statale Ermitage

Uomo discreto, schivo, “modernista saldo come insegnante e maestro”, amico di Rossini, Giusti, Aleardi, Prati, Capponi, Tommaseo, Duprè è un artista scomodo, amato ma anche aspramente criticato. Nel 1844 rientra a Siena dove trova serenità e l'affetto dei senesi e dove crea "La Pietà" (commissionata da Alessandro Bichi Ruspoli per la cappella di famiglia), che riceverà la medaglia d'oro, nel 1867, all’Esposizione Universale di Parigi. 

Giovanni Duprè, La Pietà,
Siena, Cimitero della Misericordia

Nel 1869 Siena gli dedica addirittura la nuova locomotiva in servizio sulla Centrale Toscana fra Siena ed Empoli, e gli intitola la strada che ancora oggi porta il suo nome. Morto a Firenze il 10 gennaio 1882, nella sede museale della Contrada dell'Onda, nella gispoteca a lui intitolata, si possono ammirare molti importanti modelli in gesso delle sue opere.


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