20 febbraio 2015

20 febbraio 1634: la "campana grossa" sulla Torre del Mangia

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 20 febbraio 1634 fu issata sulla Torre del Mangia la nuova "campana grossa" appena fusa (la fusione era avvenuta nei locali sottostanti le navate del Duomo). La prima, risalente al 1348, aveva ormai un suono così sgradevole che i senesi la chiamavano comunemente "campanaccio" e perciò la Balia decise di sostituirla. 

Sunto, oggi

Si dice che per tirare su la campana (che pesava oltre 5000 kg.) vennero posti 4 argani nel Campo e 2 in Salicotto e servirono due ore di lavoro. Una volta sistemata fu fatta grande festa con "fuochi avanti il palazo", ma appena un anno dopo era già guasta. Verrà sostituita solo una trentina di anni dopo con l'attuale campanone che noi conosciamo come "Sunto". 


Tutti i giorni le pillole quotidiane di storia senese sono anche su Antennaradioesse Siena alle ore 8.45, all'interno dell'almanacco. Ringrazio Maura Martellucci per aver cortesemente autorizzato la pubblicazione di questa nota.

19 febbraio 2015

19 febbraio 1933: crolla il tetto del Teatro della Lizza

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 19 febbraio 1933, a causa di un'abbondante nevicata, crolla il tetto del Teatro della Lizza. Per fortuna non ci sono vittime, nonostante che in quel momento stesse andando in scena un'operetta goliardica. Il teatro della Lizza fu progettato nel 1858 da Francesco Montemaggi (e per questo i senesi lo chiamavano anche "Teatro Montemaggi") ed inaugurato nel 1861.




Questo teatro fu sede di eventi molto particolari: l'11 agosto 1867 tenne qui il suo discorso Giuseppe Garibaldi in visita a Siena; vi si facevano mostre; vi si esibirono anche i circhi equestri. Negli anni Venti del '900 raggiunse la sua massima popolarità ospitando i grandi della lirica. Nel dopoguerra sui ruderi di questo teatro sorse il dancing "Il giardino dei Tigli" che, tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80, lasciò il posto all'attuale Palazzo di Giustizia progettato da Pierluigi Spadolini.


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18 febbraio 2015

18 febbraio 1364: un ponte tra San Domenico e Duomo?

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 18 febbraio 1364 frate Jacopo di Sant'Andrea propone al Consiglio Generale l'idea di costruire un ponte per collegare San Domenico con il Duomo, sovrastando tutta la valle di Fontebranda. Il Consiglio Generale, colpito dall'utilità pubblica che tale progetto poteva portare, lo approva a maggioranza nella stessa seduta. Il frate proponeva inoltre che, per non gravare troppo sulle casse comunali, venisse concesso gratuitamente il terreno a chiunque avesse voluto assumersi il rischio dell'impresa. Ma nessuno, dati i costi e la difficoltà di realizzazione, si presentò.



L'idea fu ripresa nel 1931 nel Piano Regolatore Generale che prevedeva la costruzione di un viadotto per unire Camporegio con Vallepiatta. Il piano fu redatto dall’Ufficio Tecnico del Comune nella persona dell’Ingegnere Capo Andrea Mascagni, il quale lavorò insieme ad una Commissione Consultiva presieduta dal Podestà. Della stessa, infatti, faceva parte anche il pittore senese Arturo Viligiardi, che tra 1933 e 1935 realizzò diciassette disegni rappresentanti le trasformazioni più importanti che sarebbero state compiute dal piano regolatore. 



Il Piano, che in realtà presentava molti progetti "fantaurbanistici" (ad esempio il villaggio degli artisti nella Valle di Follonica, una piazza enorme dietro Provenzano, un tunnel che unisse Camollia con San Marco), con lo scoppio della guerra venne abbandonato altrimenti oggi vivremmo in una Siena totalmente diversa. 


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17 febbraio 2015

17 febbraio 1724: l'abbassamento della Torre dell'Orsa

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 17 febbraio 1724 la Torre dell’Orsa (posta in Via dei Termini, riconoscibile perché si eleva sopra gli edifici circostanti, una delle poche rimaste) subisce un notevole abbassamento. Inizia da qui la demolizione delle torri medievali superstiti di Siena che con il XVIII secolo spariranno dal panorama cittadino, semplicemente perché considerate "fuori moda".

Vista di Piazza dell'Indipendenza, con la Loggia dell’Indipendenza (1887)
in secondo piano Palazzo Ballati con la torre.

La torre dell’Orsa, di proprietà dei Gallerani, è attestata fin dal 1226 e a quel tempo ospitava le campane del Comune, usate tra l’altro per chiamare a raccolta l’esercito. Il Comune pagava ai proprietari un affitto sia per le campane sia perché, talvolta, vi si tenevano dei prigionieri a guisa di prigione.“La campana grossa e la squilla del comune” sono attestate, invece, “sul torione dei Mignanegli al tempo di Ghalgano Grosso da Pisa podestà”, cioè nel 1248, e da qui furono tolte solo nel febbraio 1345. 


Crediti fotografici:
Foto tratta dal sito fondazionemps.it

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16 febbraio 2015

16 febbraio 1630: riconosciute le stigmate di Santa Caterina

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 16 febbraio 1630 II Papa Urbano VIII (al secolo Maffeo Barberini) dichiara valide le stigmate di Santa Caterina ponendo così fine alla diatriba, che durava da secoli, tra l'Ordine domenicano, a cui la Santa apparteneva (era una Mantellata) e l'Ordine dei francescani, che rivendicavano come uniche stigmate reali quelle di San Francesco.

Domenico Beccafumi, Stigmate di Santa Caterina tra i santi Benedetto e Girolamo (1515 ca.)
Pinacoteca Nazionale di Siena

I francescani contestavano il fatto che le cicatrici di Caterina non fossero "visibili", e i domenicani ribattevano che, come riporta Raimondo da Capua, biografo della Santa, "il Signore amabilissimo aggiunse una nuova grazia, quella di sentire il dolore delle piaghe e che non apparissero le cicatrici sanguinanti". In questa data, inoltre, il papa estese a tutta la Chiesa la festa in onore di Caterina, celebrata il 30 aprile, e fece inserire il suo nome nel martirologio cristiano.


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15 febbraio 2015

15 febbraio 1598: soppressa la parrocchia di Sant'Egidio

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 15 febbraio 1598 viene soppressa la parrocchia di Sant’Egidio, costruita, a quanto se ne sa, agli inizi del Trecento (ma in realtà se ne trova traccia prima della metà del Duecento) nel castellare della famiglia Malavolti. La chiesa era intitolata a Sant’Egidio, abate del VIII secolo, fondatore del monastero benedettino intorno al quale sorse la città francese di Saint Gilles. Il castellare dei Malavolti era il più vasto tra quelli costruiti dopo il Mille fuori le mura della Siena di allora. Cinto da possenti fortificazioni e da alte torri era munito di vari accessi e occupava l’area dove oggi sorge Piazza Matteotti. 


L’antica chiesetta fu demolita ai primi del Novecento durante i lavori per la creazione di quella che tutti quanti hanno sempre conosciuto come Piazza della Posta. 


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14 febbraio 2015

14 febbraio 1469: il battesimo di un "gittatello"

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 14 febbraio 1469 viene battezzato in San Giovanni "Valentino Charnasciale", uno tra le decine di bambini che ogni anno venivano abbandonati all'ospedale di Santa Maria della Scala. Raramente, i bambini, avevano con sé indicazioni da parte dei genitori del nome che avevano scelto per loro ed i frati dell'ospedale dovevano inventarsene uno. 

Domenico di Bartolo, Accoglimento, educazione, crescita e nozze dei trovatelli (1441-1442)
Santa Maria della Scala, Sala del Pellegrinaio

Spesso si ispiravano ai Santi oppure agli eventi del calendario liturgico per cui: Valentino Carnasciale, ma anche Ulivo, Uliva, Ulivetta, Pasquale, Pasqualino (se abbandonati a Pasqua), Natale, Natalino, Silvestro (se lasciati a Natale). Se si chiamavano Sabbatino, Menicho, Necha si rifacevano al giorno in cui erano stati trovati, oppure Fortunato, Felice, Speranza, Salvato, Deodato erano nomi di buon auspicio. Non mancavano, poi, nomi "particolari" e Basilico, Zuccone, Tradita (dai genitori, forse?) ne sono un esempio.

Nel 1817 un rescritto granducale impone che ai gittatelli degli ospedali non vengano più dati nomi che indichino il loro stato di esposto e che non siano "né indecenti, né ridicoli". Si abbandona così l'uso di dare loro il cognome "Della Scala" e, spesso, vengono contraddistiniti da un nome e da un cognome che iniziano con la stessa lettera dell'alfabeto. Il 9 luglio 1873 viene abbandonato, e lo stesso giorno battezzato Oreste Orioli. 


Era stato lasciato all'ospedale con indosso "la metà di un piccolo gettone appeso ad un nastro di seta rossa e nulla più". Dal 1873 al 1886 cambia ben sei famiglie, una di Gaiole e le altre di Monte San Savino. Una di queste famiglie si era affezionata ad Oreste e voleva tenerlo ma il capofamiglia, calzolaio, morì e per l'estrema povertà, dopo un periodo in cui il bambino venne portato a chiedere l'elemosina, fu rimandato a Siena. 
Oreste Orioli si farà comunque una vita, sarà bracciante agricolo e sposerà Giulia Pallanti. Il 12 maggio 1916 nascerà loro una figlia: Albertina che a 12 anni verrà "a servizio" a Siena da una famiglia dragaiola e il suo cuore batterà sempre per il Drago. 
Nel settembre del 1948 sposerà Remo Balestracci e il 20 agosto del 1949 nascerà Duccio (esimio professore dell'Ateneo senese n.d.r.), che a buon diritto si dice "nipote dell'Ospedale"


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13 febbraio 2015

13 febbraio 1751: impiccagione fuori San Marco

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 13 febbraio 1751 fu squartato e impiccato alle forche che si trovavano fuori Porta San Marco (in cima alla strada del Guiggiolo) tal Marco Ciali, casentinese, accusato di omicidio. Insieme a lui tre complici furono frustati e "bollati a due marchi", pena che equivaleva alla galera a vita. 



Le impiccagioni non erano rarissime a Siena, se si pensa che il Pecci ne documenta 18 dal 1719 al 1759. La pena di morte e la tortura furono abolite solo nel 1786 dal Granduca Pietro Leopoldo di Lorena ma reintrodotti già una decina di anni dopo dal figlio Ferdinando III. Con il regime napoleonico a Siena arrivarono addirittura il bioia e la ghigliottina. 


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12 febbraio 2015

12 febbraio 1318: una "pugna" mortale

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 12 febbraio 1318, per Carnevale, si disputa un gioco delle pugna in Piazza del Campo. Il combattimento, che vede il Terzo di Città contro quelli uniti di San Martino e di Camollia, comincia con la solita animosità, ma entro i limiti delle regole. Poi, quando è chiaro che nessuna delle due parti riesce ad avere la meglio, la cosa trascende e il gioco degenera. Dai pugni si passa ai sassi e il Podestà è costretto a far uscire la sua guardia per evitare che la rissa che ormai è scoppiata diventi una guerra.


E mal gliene incoglie perché anche i suoi armati sono presi a sassate. La battaglia si calma solo quando sopraggiunge la notte. La mattina dopo, scrive il cronista Agnolo di Tura, sotto il Palazzo comunale c'era una quantità tale di sassi che ci sarebbe costruita mezza casa. Il bilancio è drammatico: le pugna sono costate la vita a 10 persone e oltre cento sono i feriti. 


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11 febbraio 2015

11 febbraio 1435: la cancellata di Jacopo della Quercia

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


L'11 febbraio 1435 la Signoria e il Capitano del Popolo incaricano Jacopo della Quercia (già menzionato nei documenti come Jacopo della Fonte, per il capolavoro fatto con Fonte Gaia) di provvedere alla realizzazione di una cancellata in ferro battuto per la cappella interna del Palazzo Pubblico. Jacopo elabora il progetto (perché non è solo uno scultore: è accertato che è anche un eccellente disegnatore) e affida l'opera ad un fabbro suo amico, Niccolò di Paolo, del cui figlio Mariano lo scultore è stato padrino di battesimo.


Niccolò è probabilmente lo stesso che, dieci anni prima, ha realizzato una protezione in ferro per la Madonna di Gentile da Fabriano a Orvieto. 
I lavori vanno per le lunghe e quando, nel 1440, Niccolò muore, la cancellata è ben lungi dall'essere completata. L'opera viene affidata, nel 1442, a Giacomo di Vita e a suo figlio Giovanni e verrà completata solo nel 1445. La cancellata, del peso di quasi 4 quintali, si può oggi ammirare come un capolavoro di ferro battuto.  


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