10 febbraio 2015

10 febbraio 1286: si insedia il governo dei Nove

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 10 febbraio 1286 si insedia ufficialmente il governo dei Nove. E' il coronamento della marcia di avvicinamento al guelfismo che, dopo le battaglie di Benevento (1266), di Tagliacozzo (1268) e di Colle Val d'Elsa rovinosamente perdute dai ghibellini, Siena ha imboccato per allinearsi al nuovo corso dopo che è tramontato il potere imperiale. 
I Nove sono espressione dei grandi mercanti e dei banchieri cittadini: resteranno al potere fino al 1355, reprimendo l'opposizione con il pugno di ferro; escludendo tutte le altri corporazioni cittadine dal governo, ma anche ricercando e trovando compromessi importanti con gli esponenti meno radicali dell'aristocrazia cittadina.

Ambrogio Lorenzetti, Gli effetti del Buon Governo in città (1338-1339)
Siena, Palazzo pubblico - Sala dei Nove

Dal punto di vista culturale, artistico, urbanistico e architettonico, il loro sarà il periodo del massimo splendore di Siena. Al periodo Novesco risale la costruzione o l'abbellimento di tutti gli edifici più importanti di Siena: primi tra tanti Palazzo Pubblico, Fonte Gaia, la Torre del Mangia. 

Particolare di Fonte Gaia

La Torre del Mangia, non a caso, è coronata di merli guelfi (orizzontali) e furono proprio i Nove a decretare, con il loro insediamento al potere, che da tutti i palazzi e dalle torri cittadine sparissero, invece, i merli ghibellini (a coda di rondine). 
Si dice però che il conte Marescotti, fiero ghibellino, avesse mantenuto nella parte interna del suo palazzo (oggi palazzo Chigi Saracini), nascosti e visibili solo dalle sue finestre, alcuni merli a coda di rondine ben nascosti. La leggenda vuole: tanti quanti erano i figli che aveva perso nella battaglia di Montaperti. Forse questa è solo una leggenda, appunto, ma in una ristrutturazione degli anni '80 (del Novecento) furono tolti dei tamponamenti ai merli di palazzo Chigi Saracini e videro di nuovo la luce alcune "code di rondine".


Tutti i giorni le pillole quotidiane di storia senese sono anche su Antennaradioesse Siena alle ore 8.45, all'interno dell'almanacco. Ringrazio Maura Martellucci per aver cortesemente autorizzato la pubblicazione di questa nota.

9 febbraio 2015

9 febbraio 1516: Domenico Beccafumi compra casa

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Chi percorre via Tito Sarrocchi, se all'altezza del n° civico 35 alza gli occhi, trova sulla muraglia della casa una lapide che ricorda come quell'edificio sia appartenuto ad un grande artista senese: Domenico Beccafumi. Si tratta dell'edificio composto originariamente dalle case che, il Beccafumi, comprò proprio il 9 febbraio 1516 per oltre 270 lire, una cifra che all'epoca era di una certa consistenza.


In questo acquisto l'artista investì una parte dei non pochi soldi guadagnati dopo il suo rientro a Siena dal soggiorno a Roma dove, fra il 1510 e il 1512, si era recato per studiare le opere di Raffaello e di Michelangelo. Il livello artistico acquisito da Beccafumi gli fruttò, in questi anni, una serie di importanti commissioni (fra le quali gli affreschi nella Cappella del Manto nell'ospedale di Santa Maria della Scala) ben remunerate, prima di essere impegnato, a partire dal 1519, nell'esecuzione dei cartoni per i mosaici nel pavimento del Duomo, opera che lo vedrà coinvolto per tutta la vita.


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8 febbraio 2015

8 febbraio 1786: la Lupa officia nell’Oratorio di San Rocco

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


L’8 febbraio 1786, dopo la soppressione della Compagnia laicale di San Rocco, protettore degli appestati, la Contrada della Lupa chiese ed ottenne di poter officiare nella cinquecentesca chiesa ad esso dedicata posta in Vallerozzi. 


La Contrada della Lupa aveva partecipato attivamente sia alla costruzione dell'edificio religioso (in una petizione del 1512 la "Contrada et Huonini di Vallerozzi" chiedono aiuto economico alla Balia perchè si sono "messi a edificare un tempio a laude di detto Santo") sia al suo ornamento avendo chiamato, nel Seicento, i migliori pittori del momento ad affrescarla: dal Manetti, al Salimbeni fino al Mei. 


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7 febbraio 2015

7 febbraio 1786: la Torre del Mangia suona “i dodici tocchi”

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 7 febbraio 1786 "Gaetano Winter, professore d'oriuoli - informa il Pecci - che da lungo tempo dimora, accasato, in questa città, adattò l'orologio (della Torre del Mangia) a suonare dodici tocchi all'oltramontana"


Il Granduca, infatti, aveva stabilito che dal 1° gennaio 1750, tutti gli orologi fossero regolati alla francese dividendo il giorno in 12 ore, mattutine e serali, iniziando il conteggio dalla mezzanotte. Fino a questa data il conteggio delle ore del giorno aveva inizio un'ora dopo il tramonto, secondo quello che lo stesso Pecci definisce "antico costume italiano". 


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6 febbraio 2015

6 febbraio 1108: i senesi recuperano le spoglie di Sant’Ansano

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 6 febbraio del 1108 il vescovo Gualfredo spinse un gruppo di senesi a trafugare le spoglie del patrono Ansano, dal luogo del martirio, cioè Dofana, nella diocesi di Arezzo. Dopo uno scontro armato con gli aretini, i senesi si impossessarono del corpo e lo riportarono a Siena per dargli una degna sepoltura in Duomo. 

Annunciazione del Duomo di Siena di Simone Martini e Lippo Memmi (1333)
particolare del volto di Sant'Ansano.

Il popolo in attesa si radunò nella zona dei futuri Pispini e, intravisto il corteo con il corpo del Santo, iniziò ad urlare “il Santo viene, il Santo viene”: la leggenda vuole che porta San Viene prenda da questo il suo nome. La realtà, tuttavia, è meno poetica e il toponimo “San Viene” deriva dalla volgarizzazione operata dal popolo sull’intitolazione latina della vicina chiesa di Sant’Eugenia.


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5 febbraio 2015

5 febbraio 1723: muore Anton Maria, l’ultimo dei Salvani

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 5 febbraio 1723 muore a Siena Anton Maria, ultimo discendente della famiglia Salvani che con Provenzano fu protagonista della storia senese del Duecento. Provenzano raggiunse l'apice della potenza a Montaperti (1260), dopo la quale, al convegno di Empoli, propose il disegno di radere al suolo Firenze. Nel 1261 fu podestà di Montepulciano. Muore nella battaglia di Colle Val d'Elsa (1269) e la sua testa, staccata dal corpo e issata su una lancia, fu portata, come un trofeo, a giro per il campo di battaglia.

La lapide in Piazza del Campo a memoria dell'episodio dantesco di Provenzano Salvani

Altra esponente importante della famiglia fu la zia di Provenzano, Sapia, avversaria politica del nipote al punto che, proprio nella battaglia di Colle Val d'Elsa parteggiava addirittura per l'esercito fiorentino. Sia Provenzano che Sapia vengono inseriti da Dante nel girone del Purgatorio: Provenzano tra i superbi ("è qui perchè fu presuntuoso a recar Siena tutta a le sue mani" - Canto XI), mentre Sapia è tra gli invidiosi ("Savia non fui avvegna che Sapia fossi chiamata, e fui de li altrui danni più lieta assai che di ventura mia" - Canto XIII). 
Dopo il XIII° secolo la famiglia Salvani sarà ancora rilevante a Siena ma non ne detterà più le sorti storiche.


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4 febbraio 2015

4 febbraio 1340: si progetta Palazzo Sansedoni

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Venerdì 4 febbraio 1340 un gruppo di persone si riunisce per formalizzare un accordo. Ne fanno parte alcuni famosi architetti e il rappresentante di una delle famiglie più ricche e importanti di Siena: Gontieri di Goro Sansedoni. Hanno davanti una pergamena con il disegno di un palazzo ancora da costruire, con indicate le proporzioni, i tempi, le modalità di realizzazione e i costi.


Il “prodotto finito” sarà Palazzo Sansedoni: alto più di trenta metri, costruito nella balza bassa in pietra, per il resto in mattone, coronato da merlatura e con una altissima torre. Il retro del palazzo, che si affaccia su Piazza del Campo, viene ristrutturato, per armonizzarlo agli edifici adiacenti, in stile neogotico solo nel XVIII secolo. Sempre nel Settecento viene abbattuta anche la torre. 


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3 febbraio 2015

3 febbraio 1572: si cerca la zona per il Ghetto

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 3 febbraio 1572 il Collegio di Balìa venne incaricato di individuare in Siena un luogo dove far abitare gli ebrei. Con la caduta della Repubblica, infatti, si capì subito che la loro situazione sarebbe peggiorata: già nel dicembre 1571 il Granduca Cosimo I aveva tolto agli ebrei il Banco del Prestito senese, avvertendoli, inoltre, che di lì a poco sarebbero stati rinchiusi dentro un ghetto, come stava succedendo in altre città.


A Siena fu scelto il Terzo di San Martino perché era una zona centrale ma malfamata, così gli ebrei, andandoci ad abitare, l’avrebbero risanata. Saranno loro stessi a provvedere alle opere necessarie alla recinzione dell’area (compresa tra la Via di Salicotto e la Via di San Martino) e tutti gli ebrei residenti in città furono costretti, sotto pena di precise sanzioni, ad indossare un “segno giallo” per contraddistinguersi dai cristiani. 
Il ghetto fu definitivamente aperto solo nel 1859.


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2 febbraio 2015

2 febbraio 1718: lavori sul tetto della cappella di Piazza

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 2 febbraio 1718 la Balia delibera di riparare il tetto della cappella di Piazza danneggiato dalla caduta di una delle lupe in marmo poste sulla Torre del Mangia. Il danno era modesto, piccoli buchi rimediabili con poca spesa, ma nonostante ciò nacque un contenzioso tra la Biccherna e l’Opera Metropolitana su chi doveva accollarsi le spese.


I restauri furono effettuati, ma non si sa chi sborsò il denaro necessario. Le 4 lupe attuali, in travertino, poste ai quattro angoli della seconda rocca della Torre del Mangia, risalgono al 1829, anno in cui furono sostituite quelle originali ormai a pezzi e malamente sostenute con debolissime imbrigliature. 


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1 febbraio 2015

1 febbraio 1561: la "Reformatione del Governo della Città e Stato di Siena"

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 1 febbraio 1561, tre mesi dopo la sua solenne visita in città, Cosimo I de’ Medici emana la "Reformatione del Governo della Città e Stato di Siena". La città, perduta la libertà repubblicana, entra a tutti gli effetti nel Granducato di Toscana, come Stato Nuovo, confederato, insieme allo Stato Vecchio fiorentino sotto la stessa corona. 


Era stato, del resto, questo il nucleo del patteggiamento della resa di Siena nel 1555. I Senesi vengono esclusi, certo, dalla direzione politico-militare, ma mantengono i loro organi repubblicani con nome e competenze, le magistrature economiche e perfino le regole del commercio. La validità del testo è confermata dalle rare e marginali integrazioni che subì in due secoli, fino alla dominazione lorenese.


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