30 giugno 2016

Giovanni Pisano: Un Crocifisso per il Duomo di Siena

I tesori dell'arte senese
Scultori di Siena

Giovanni Pisano (documentato dal 1265 al 1314)
Crocifisso (1285-90)
legno policromato e marmo
Siena, Museo dell'Opera del Duomo


Nella lunga iscrizione, intorno alla cornice inferiore del pergamo per il Duomo di Pisa, Giovanni Pisano si proclama «sculpens in petra, ligno, auro splendida». Di sue sculture in legno ci resta una serie di Crocifissi che sono le uniche opere a noi note che egli eseguì in questa materia; e pare significativo che a questo augusto e dolente tema si sia più volte dedicato il più grande scultore nato a Pisa, dove la pittura dalla fine del XII secolo e nel XIII fu essenzialmente una «pittura di Crocifissi». Senza per altro alcun rapporto con quelli dipinti che appartengono ad altra area cronologica e stilistica, di Crocifissi lignei ormai sicuramente riconoscibili a Giovanni se ne conservano almeno sei, mentre altri gli sono stati attribuiti da riferire piuttosto alla sua bottega o a seguaci. Si deve infatti a Giovanni la creazione di una nuova iconografia del Cristo scolpito che ebbe larga diffusione nel Trecento. Questi Crocifissi non erano destinati a stare sugli altari, ma ad essere portati nelle processioni penitenziali ed a ciò si deve il carattere intensamente patetico di essi, mirante a edificare i fedeli con la contemplazione dei patimenti di Cristo morto o spirante sulla Croce.

8 giugno 2016

Ettore Bastianini, il Baritono di Siena (1922-1967)

Senesi da ricordare
di Marco Falorni

Ettore Bastianini 
nato a Siena il 24 settembre 1922
morto a Sirmione il 25 gennaio 1967


Autentica gloria di Siena, il Bastianini dedicò tutta la sua non lunga esistenza alla lirica, imponendosi presto come uno dei più affermati baritoni a livello internazionale. Proveniente da modesta famiglia, il Nostro ebbe un bel carattere gioviale di senese purosangue; assai presto avviato alla lirica, fu dapprima impostato come basso, per poi scoprire la sua vera vocazione di baritono.


Dopo aver compiuto, con grande sacrificio, i primi studi a Siena, ed essersi poi ulteriormente perfezionato, negli anni '50 si impose prepotentemente all'attenzione della critica internazionale con una serie di magistrali interpretazioni. Unanimi ed entusiastici consensi, per esempio, riscosse al Teatro della Scala di Milano, affiancando cantanti del calibro di Mario Del Monaco, Di Stefano, Maria Callas, Renata Tebaldi, Leyla Gencer, la Stignani, ecc. Cantò naturalmente anche a Vienna, Londra, Parigi, New York, Tokyo, e in tutti gli altri principali teatri del mondo. 

3 giugno 2016

Alduino Emidi detto “Zaraballe” e Lorenzo Franci detto “Pirrino”

C'era una volta il Palio - I fantini
Supplemento a La Nazione - Siena (1993)
testo di Daniele Magrini e 
Giulio Pepi


Alduino Emidi detto Zaraballe aveva perfino uno slogan pubblicitario per promuoversi fra le contrade. Lo rivela Luca Luchini nel suo Palio XX secolo: “Mi chiamo Zaraballe, vengo dalle Puglie e tengo cosce buone”. Nel senso che aveva muscoli e cuore per stare ben avvinghiato in groppa ai cavalli. Ne montò 22 dal 1902 al 1922 e per due volte riuscì a centrare la grande affermazione: nel Drago il 2 luglio 1903 e nell'Oca il 17 agosto 1909 nel Palio a sorpresa.
Alla carriera del 1903 partecipavano Nicchio, Montone, Chiocciola. Torre, Giraffa, Oca, Selva, Drago, Civetta e Leocorno. Fu un Palio denso di incidenti, anche se nessuno di grave entità. Molti erano i cavalli considerati buoni e in città si sprecavano le discussioni perché il fatto non era poi così usuale: la qualità dei barberi ad inizio secolo, salvo qualche fuoriclasse, non era certo di buon livello. Più abituati a tirar carretti o carrozze, i cavalli dell'epoca interpretavano il Palio in modo ben lontano dal piglio atletico di oggi.
Furono date due mosse perché nella prima, lo stesso Zaraballe andò a scontrarsi con la Civetta facendo cadere il suo fantino. La seconda mossa vide il Montone prendere subito la testa, grazie al mestiere del mitico Angelo Meloni. Subito dietro, proprio il Drago con Zaraballe. Il buon Alduino ingaggiò un duello a suon di sorpassi e parate con il Meloni e riuscì alla fine ad avere la meglio proprio sul bandierino.
Grande sconfitto, nell'occasione, fu il Nicchio che aveva il barbero migliore e il fantino Giulio Cerpi detto Testina. Non era certo un pivellino ma al primo giro a San Martino si schiantò sui materassi.

da sinistra: Pirrino e Zaraballe

2 giugno 2016

La Fortezza di Poggio Imperiale (Poggibonsi)

Terre di Siena
di Antonella Galardi

La fortezza di Poggio Imperiale è stata costruita tra il 1488 e il 1511 su progetto di Giuliano da Sangallo. Costituisce la realizzazione più importante tra quelle previste da Lorenzo il Magnifico per il rafforzamento delle difese territoriali a seguito di episodi bellici che avevano visto nel 1478 tutta la zona sud del dominio fiorentino saccheggiata dalle truppe aragonesi.

Il lato meridionale della fortezza

Il progetto di realizzare una città sul colle di Poggio Imperiale non era però nuovo. Nel luogo prescelto per la realizzazione dell'opera infatti sorgeva l'antico villaggio di Poggio Bonizio, feudo dei potenti Conti Guidi, conquistato e raso la suolo dai fiorentini nel 1270. 

1 giugno 2016

Nicola Pisano: Il pulpito del Duomo di Siena

I tesori dell'arte senese
Scultori di Siena

Nicola Pisano (documentato dal 1248 al 1272)
Pulpito (1266-68)
Marmo - Duomo di Siena


II primo capolavoro di scultura, anzi, d'arte che fu fatto per Siena, che ebbe relativa importanza durante il periodo romanico in confronto con altri centri della Toscana come Pisa e Lucca, è il pergamo per il Duomo. Ed a Pisa per esso si rivolse l'Operaio dell'Opera di Santa Maria Maggiore fra’ Melano quando il 29 settembre 1265 stipulava il contratto per «unum pervium de marmore» con Nicola «magister lapidum» che si impegnava a trasferirsi a Siena dal 1° marzo dell'anno futuro recando con sé i suoi discepoli Arnolfo e Lapo, un terzo «famulo» e se avesse voluto, il figlio Giovanni.
L'atto, in duplice redazione, fu solennemente sottoscritto nel Battistero di Pisa, dove fra’ Melano aveva sotto gli occhi il pergamo terminato cinque anni prima (1260) da Nicola, proponendosi tuttavia di averne per Siena uno assai più ricco e più bello, che fosse insomma, il più grande ed ornato complesso architettonico-sculturale del genere che fosse mai stato fatto fino ad allora e che Nicola terminò ai primi di novembre del 1268.