31 marzo 2015

31 marzo 1991: la Mens Sana Basket torna in A1

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 31 marzo 1991 si gioca la 29° giornata del campionato di serie A2 di basket e la Mens Sana, allora Ticino Siena, conquista la promozione in A1 in una storica partita contro la Glaxo Verona, prima in classifica. La Ticino vince 82-78 con l’ultimo canestro siglato da Diego Pastori davanti a settemila spettatori in delirio.

Diego Pastori

Anche i play off danno delle grandi soddisfazioni: contro la Benetton di Petar Skansi, la Mens Sana perde gara uno, ma vince in casa 96-80 con Pastori e Vidili (realizzano entrambi 22 punti) che fanno esplodere l'entusiasmo del palazzo gremito di tifosi. Gara tre va di nuovo alla Benetton e per Siena la stagione, comunque travolgente, finisce qui. L’artefice del successo è l'amatissimo coach Gianfranco (Dado) Lombardi, amatissimo a Siena. 


Crediti fotografici:
Foto tratta dal sito basketreggio.it

Tutti i giorni le pillole quotidiane di storia senese sono anche su Antennaradioesse Siena alle ore 8.45, all'interno dell'almanacco. Ringrazio Maura Martellucci per aver cortesemente autorizzato la pubblicazione di questa nota.

30 marzo 2015

30 marzo 1819: un Palio straordinario

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 30 marzo 1819 si trovano in visita a Siena numerosi reali tra cui l’Imperatore d’Austria Francesco II e il Granduca di Toscana Ferdinando III e per rendergli onore, come d’uso, viene corso un Palio straordinario. Il Palio viene vinto dalla Civetta con Niccolò Chiarini detto Caino (o Niccoli, come si trova generalmente nelle cronache) su un cavallo morello di proprietà dello stesso Chiarini.
Il Palio è preceduto da un “corteo” composto dalle comparse con i costumi “alla greca” (dal 1813 si era già stabilito che ogni contrada dovesse avere lo stesso numero di figuranti) disposte in “plotoni”, dagli alfieri, e poi, dice la cronaca, da “dieci bighe tirate da due cavalli ciascuna decentemente bardati, e con gran pennacchi dei respettivi colori delle Contrade”.

Il drappellone

La prima biga a comparire in Piazza è quella della Contrada della Chiocciola, rappresentante la Vittoria, che porta il drappellone su cui sono dipinti la Lupa coi Gemelli lattanti, gli stemmi imperiali e reali e sotto le armi dei quattro deputati priori del Magistrato civico. Chiudeva il corteo "un magnifico carro rappresentante il Trionfo della Pace, in cima del quale si vedeva la statua della Fama con la tromba, e lateralmente i venerati busti di sua maestà l'imperatore, e di sua altezza imperiale e reale il gran duca". "Al comparire di questo carro - prosegue la cronaca - si udirono universali plausi del popolo concorso in folla a vedere questo spettacolo che riuscì di pubblica soddisfazione, e di gradimento ancora dell'imperiali e reali personaggi". 


Crediti fotografici:
Foto tratta dal sito ilpalio.org

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29 marzo 2015

29 marzo 1799: i francesi entrano a Siena

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 29 marzo 1799 entra in Siena, guidato dal generale Vignolle, il primo nucleo dell'esercito francese composto da 500 fanti e 50 usseri a cavallo; ormai il governo granducale toscano è rovesciato con la capitolazione di Firenze. Ad attenderli a porta Camollia c’è una folla di giacobini, israeliti, democratici e repubblicani, che li ritengono i salvatori dei popoli, i liberatori d’Italia. 
Inizia così l’occupazione francese di Siena, i cui primi atti ufficiali portano Persio Martelli al comando della Guardia Nazionale e l'intendente Francois Abram all’incarico di Commissario Delegato per Siena e il suo territorio. L’intento iniziale degli occupanti fu quello di mostrarsi poco rigorosi, giocando la carta delle feste e del divertimento, dell’organizzazione di avvenimenti ludici e rappresentazioni teatrali, spesso smaccatamente propagandistiche ma decisive per inculcare i principi rivoluzionari.


Il 7 aprile fu festeggiato solennemente l'innalzamento dell'albero simbolico della libertà in piazza del Campo. Erano presenti tutte le autorità e gli impiegati d'ogni ordine, con le Contrade e le rispettive bandiere, il clero, “il cittadino Arcivescovo ed i deputati della Nazione Ebrea, tutti portando in fronte scolpita la serenità del cuore e la letizia” e il commissario Abram prometteva che “avrebbe travagliato con i Senesi, tanto nella città, come nella provincia, alla rigenerazione della loro antica libertà”
Con il trascorrere dei giorni però la più cocente delusione si sostituì all’entusiasmo: ben presto cominciarono infatti le violenze da parte dei soldati, le estorsioni e le spoliazioni d'ogni genere, come il trafugamento di molti capolavori artistici e di manoscritti rari.


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28 marzo 2015

28 marzo 1944: l'eccidio di Montemaggio

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 28 marzo del 1944 giunge a Casa Giubileo, in località Montemaggio, un numeroso contingente di militi della Guardia Nazionale Repubblicana di Siena con l’obiettivo di catturare i partigiani che si erano rifugiati nel casolare dove all'epoca viveva la famiglia Vannoni. Nella seconda metà del mese di marzo del 1944, infatti, un gruppo partigiano in contatto con le Brigate Garibaldi operanti nella zona nord-est della provincia di Siena, si stabilisce sul Montemaggio con l’obiettivo di creare azioni di disturbo e sabotaggio contro le truppe di occupazione nazifasciste. Il casolare diviene così luogo di riferimento di un gruppo partigiano comandato da Velio Menchini, detto “Pelo”.

I Martiri di Montemaggio in una vecchia foto commemorativa

Il 28 marzo si consumò l’eccidio. All’alba il casolare fu circondato da un numeroso contingente di militi della GNR di Siena, informati della presenza dei partigiani da un fascista della zona, che diede inizio ad un conflitto a fuoco al termine del quale i 19 partigiani furono catturati, due uccisi, altri due riuscirono a fuggire. Alla cattura fece seguito la fucilazione messa in atto dai fascisti con feroce determinazione in località Porcareccia, poco distante da Casa Giubileo. All’eccidio riuscì a sfuggire un partigiano, Vittorio Meoni, grazie al quale è stato possibile ricostruire gli eventi che sarebbero rimasti altrimenti conosciuti solo dalla documentazione scritta prodotta dalla GNR che racconta una versione dei fatti molto diversa da ciò che accadde nella realtà di quel 28 marzo 1944. I giornali, infatti, scrissero di "ribelli uccisi in combattimento", provocando lo sdegno di tutti. 
L'opinione pubblica fu profondamente scossa dal tragico episodio dato che fino a questo giorno il territorio non aveva conosciuto grossi scontri fra i fascisti e i tedeschi da una parte e i partigiani dall'altra. Questo fu il più grave fatto di sangue avvenuto nel senese dall'otto settembre 1943 alla liberazione del territorio da parte delle truppe alleate. 
Nel dopoguerra i responsabili dell’eccidio furono sottoposti a procedimento giudiziario che terminò con numerose condanne.


Crediti fotografici:
Foto tratta dal sito it.wikipedia.org

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27 marzo 2015

27 marzo 1555: Siena tratta la resa

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 27 marzo 1555 la Signoria di Siena, d'accordo con il comandante francese Biagio di Monluc, prende la drammatica decisione di inviare a Cosimo dei Medici un ambasciatore (Alessandro Gugliemi) per avviare la trattativa di capitolazione della città ormai stremata dall'assedio. Cosimo dovrà fare da intermediario con l'imperatore Carlo V perché Siena possa arrendersi nel modo meno disastroso possibile. Si decide di fare una stima esatta dei viveri ancora disponibili e del calcolo dei giorni che ancora si può resistere, chiedendo all'ambasciatore di concludere la trattativa prima che le scorte siano del tutto esaurite.

Pietro Aldi, “Le ultime ore della libertà senese” (1882)
Siena, Santa Maria della Scala, Sala San Pio

Il giorno dopo - 28 marzo - vengono cacciate le ultime "bocche inutili" ancora presenti dentro le mura: i forestieri che non siano soldati, i mendicanti, le meretrici, i contadini che si erano rifugiati in città scappando dai loro campi devastati, tutti i servitori domestici. Solo le famiglie dei "risieduti" (cioè quelle i cui membri hanno diritto ad essere eletti nelle cariche di governo) potranno tenere un solo servitore. L'unica altra esenzione riguarda il personale dell'ospedale di Santa Maria della Scala che potrà restare in città.
La cacciata va ad effetto il 29 e le conseguenze sono scontate. I primi contadini cacciati fuori dalle porte vengono catturati dagli imperiali e gli viene mozzato il naso e gli orecchi, e così mutilati sono rispediti in città sotto minaccia di essere impiccati se fossero di nuovo usciti dalle mura. La libertà di Siena ha i giorni contati.


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26 marzo 2015

26 marzo 1760: inizia la demolizione della torre di Palazzo Sansedoni

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 26 marzo 1760 inizia la demolizione della torre della famiglia Sansedoni, fatta costruire da Buonatacca Sansedoni, padre del Beato Ambrogio, a metà del XIII secolo. La torre, che poggiava su tre archi acuti senza avere solide fondamenta, fu giudicata da ingegneri e periti altamente pericolosa e per questo fu deciso di abbatterla. La scomparsa di questa torre, fatta di mattoni cotti e alta 120 braccia senesi (tanto che rivaleggiava in altezza con la Torre del Mangia), suscitò nel popolo due sentimenti contrapposti: se da un lato ci fu chi si dispiacque dell’abbattimento di una fabbrica maestosa, dall’altro alcuni ne furono contenti vedendola ormai come una inutile vanità delle antiche famiglie.

Palazzo Sansedoni in una foto Brogi di fine '800

La demolizione fu terminata l’11 ottobre 1760 e la torre venne pareggiata fino alla sommità dei tetti, come la vediamo ancora oggi. Possiamo aggiungere che, durante la demolizione, sembra che in realtà la torre si reggesse benissimo in piedi, ma erano ormai cambiati i canoni architettonici e le torri, forse, molto sempicemente, non andavano più "di moda".


Crediti fotografici:
Foto tratta dal sito fondazionemps.it

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25 marzo 2015

25 marzo 1787: l'Onda richiede l'oratorio di San Giuseppe

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 25 marzo 1787 la Contrada dell’Onda chiede (e poi ottiene il 9 aprile) in concessione dall'arcivescovo, con tutti gli arredi ed i mobili, l’oratorio di San Giuseppe. Nel 1517 l’arte dei Legnaioli aveva inoltrato domanda al Comune di poter costruire il proprio oratorio nel sito delle carbonaie di Sant'Agata, luogo ideale data l’alta concentrazione di falegnami in quella zona.


La richiesta fu accolta e nel 1522 iniziarono i lavori della chiesa, che ovviamente fu intitolata al protettore dei falegnami, San Giuseppe. L’Arte, però, non aveva fatto bene i conti ed i lavori stentarono ad avanzare; solo dopo varie difficoltà, nel 1629, San Giuseppe sembra essere terminata e officiata, con la facciata completata nel 1653. 
Con la soppressione delle Arti, l’oratorio cadde in abbandono e l’Onda, che fino allora si radunava in San Salvatore ma che cercava una sede più spaziosa, in questo 25 marzo 1787 ne domandò la cessione. Divenuti i nuovi proprietari della chiesa, il 17 giugno, gli ondaioli vi svolsero la prima assemblea.


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24 marzo 2015

24 marzo 1907: la filovia a Siena

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 24 marzo del 1907, dopo alcuni viaggi di prova, i primi mezzi pubblici non trainati da cavalli iniziarono a circolare per le vie cittadine. La filovia di Siena fu una delle prime introdotte in Italia e l’itinerario scelto dalla Società Imprese Elettriche Senesi (SIES), che poi si trasformò in SAFS, Società Anonima Filovie Senesi, collegava Fontebecci a Valli, transitando all’interno della città (capolinea piazza Indipendenza) con diramazione verso la stazione ferroviaria.


Il percorso era di circa 7 chilometri e il biglietto costava 20 centesimi per arrivare a Fontebecci e 15 per Valli. Ma le difficoltà a muoversi all'interno di una città dal tessuto medievale, con le strade strette, ripide e con curve a gomito, insieme allo scarso appeal che i filobus ebbero a Siena, portarono ben presto la Società ad indebitarsi; dopo varie vicissitudini e tentativi di tenerla in vita, il 13 aprile 1920 venne posta in liquidazione.

Deposito dei filobus presso Porta Camollia (1907 ca.) - Fotografia Lombardi

La “Società Imprese Elettriche Senesi” costruì anche un garage per i filobus su un terreno che il Comune di Siena le aveva ceduto a prezzo di favore in piazza Chigi Saracini. Dopo la liquidazione il garage tornò al Comune, seppur dopo un contenzioso legale. 
Affittato in seguito alla Fiat, sempre come garage, qualche anno dopo il fabbricato fu scelto per ospitare il mercato rionale del Terzo di Camollia, inaugurato il 28 ottobre 1932 alla presenza delle massime autorità cittadine.


Crediti fotografici:
Foto 1: tratta dal sito ilpalio.org
Foto 2: tratta dal sito fondazionemps.it

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23 marzo 2015

23 marzo 1501: nasce Pier Andrea Mattioli

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 23 marzo 1501 (alcune fonti parlano del 12 marzo, altre del 14) nacque a Siena il naturalista Pier Andrea Mattioli, uno dei pionieri della nascente Scienza della Botanica. Figlio di un noto medico, seguì le orme paterne, si laureò a Padova nel 1523 ed esercitò a Siena, Roma, Trento e Gorizia, divenendo medico personale degli Asburgo (Massimiliano e Ferdinando II).


Attento studioso di botanica, scrisse numerosi testi che furono tradotti in varie lingue, tra cui il più noto testo botanico-farmaceutico del XVI secolo, cioè il suo commento alla traduzione del “De materia medica di Dioscoride Pedacio”. Summa delle nozioni di medicina naturale del tempo, era integrato con aneddoti e notizie legati alla tradizione popolare e con l’aggiunta della descrizione delle virtù medicinali di centinaia di nuove piante, una buona parte delle quali sconosciute in quanto importate dall'Oriente e dalle Americhe e altre erborizzate direttamente dal Mattioli (la prima edizione, non illustrata, fu edita a Venezia nel 1544). 
Morì a Trento nel 1578 a causa di un’epidemia di peste che stava flagellando l'Europa. A Siena, nel 1931, gli viene intitolata la strada che da Porta Tufi risale fino al prato di Sant'Agostino.

22 marzo 2015

22 marzo 1495: una "gittatella" è affidata per l'allattamento

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 22 marzo 1495, Francesco da Fruosini e sua moglie, mezzadri sul fondo delle monache di San Lorenzo all’Osservanza, prendono per il periodo di allattamento una bambina di due mesi, Lisabetta, abbandonata il giorno precedente nella pila dell'ospedale di Santa Maria della Scala. L’ospedale senese è solito affidare i neonati alle balie esterne subito dopo il loro arrivo e, analizzando una ventina di casi, attestati tra il 2 aprile 1487 e lo stesso mese del 1496, in cui lo scrittore registra sia la data di ingresso sia quella dell’invio a balia, possiamo constatare come sei bambini vengano collocati presso una nutrice il giorno stesso della loro esposizione nella pila, altri quattro il giorno successivo e i restanti entro la settimana.


Pietro d'Achille Crogi e Giovanni di Raffaele Navesi
Pagamento del "baliatico" in natura (ca. 1575-1577)
Siena, Santa Maria della Scala - Sala del Pellegrinaio

L’ospedale preferisce far allattare i propri esposti da donne conosciute quali mogli di salariati, di mezzadri, o comunque appartenenti a famiglie che intrattengono rapporti con l’ente stesso, non solo perché danno maggior affidamento, ma anche perché risultano di più agile controllo. Una volta assegnato il neonato lo scrittore del Santa Maria annota nel libro detto delle Balie le generalità della nutrice e del marito - denominato correntemente balio - compresi la professione e il luogo di residenza, insieme al nome del fanciullo preso dall’ospedale.


Pietro d'Achille Crogi e Giovanni di Raffaele Navesi
Pagamento del "baliatico" in contanti (ca. 1575-1577)
Siena, Santa Maria della Scala - Sala del Pellegrinaio

Ogni esposto ha la propria partita contabile all’interno del registro e in essa viene aperto il conto della rispettiva balia. Di ogni nutrice si trascrivono tutti i pagamenti ricevuti fino al saldo, che non sempre coincide con il termine del baliatico (generalmente fino al terzo anno di età del bambino).


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21 marzo 2015

21 marzo 1861: nasce Achille Sclavo

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 21 marzo 1861 nasce ad Alessandria, dove il padre era capostazione, Achille Sclavo. Intrapresi gli studi di medicina a Torino, si laurea nel 1886 e fu chiamato a Roma presso la Direzione Generale di Sanità. 
È professore di Igiene prima all'Università di Sassari poi a quella di Siena, dove diviene Rettore dal 1914 al 1919 e, successivamente, dal 1924 al 1928.


Le sue ricerche scientifiche spaziano in vari campi, ma culminano negli studi sul siero curativo e protettivo dell’infezione da carbonchio ematico, che conduce dal 1895 al 1903. 
Il siero anticarbonchioso di Sclavo ha un immediato successo in campo nazionale e internazionale, tanto che, ormai insufficienti i mezzi e i locali che l’Università poteva concedergli, nel 1904 trasforma la sua villetta fuori porta Camollia in un laboratorio che produca il siero su vasta scala.


Nasce così l’Istituto Sieroterapico e Vaccinogeno Toscano. Fondamentale anche la sua opera sociale e di propaganda dell’igiene pubblica, che lo vede promotore delle scuole all'aperto, dell'uso dell’acqua potabile e della realizzazione di una moderna rete fognaria. Per anni è anche presidente della Società Ginnica “Mens Sana in Corpore Sano”
Muore a Genova il 2 giugno 1930.

Paolo Neri, nipote di Achille Sclavo, nel video che segue racconta la vita del nonno sulle immagini originali dell'archivio Sclavo.


La storia di Achille Sclavo


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20 marzo 2015

20 marzo 1286: muore il beato Ambrogio Sansedoni

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 20 marzo del 1286 muore un altro personaggio molto noto e amato: il beato Ambrogio Sansedoni. Nato a Siena nel 1220, entra a 17 anni nell'Ordine domenicano. Studia a Parigi con Alberto Magno e poi a Colonia; insegna anche in quelle scuole e per umiltà non vuole il grado di maestro. Condiscepolo di Tommaso d'Aquino, svolge una ininterrotta missione di pace nell'Impero tedesco dopo la condanna di Federico II nel concilio di Lione (1245), e rimane nel nord fino al 1265.

Crescenzio Gambarelli, Beato Sansedoni
Palazzo Pubblico di Siena, Sala del Mappamondo

Clemente IV se ne serve come ambasciatore per opere di pace (San Gimignano nel 1266) e accoglie Corradino a sua intercessione (1268). Fu a Firenze, a Genova e a Venezia come predicatore di pace e per la Crociata. A Roma insegna nello studio pontificio (1265-68) ed è annoverato tra i maestri del Sacro Palazzo.

Sano di Pietro, San Pietro Alessandrino tra i beati Andrea Gallerani e Ambrogio Sansedoni
Palazzo Pubblico di Siena, Sala delle Lupe

Riceve molte cariche nell'Ordine ed è priore di San Domenico a Siena. Dal 1306 viene corso un Palio in suo onore, logicamente un Palio alla lunga, e alcune fonti dicono proprio il 20 marzo (altre il venerdì prima la domenica di Passione, altre la stessa domenica di Passione, altre prima del Palio dell'Assunta) in ricordo della sua morte. Il Palio fu poi ripetuto fino alla metà del '500. Il Comune stabilì che questo Palio portasse al vincitore 25 lire e l'arrivo era stato individuato davanti alla Basilica di San Domenico. La colonna dove veniva issato il Palio da consegnare al vincitore si trovava in fondo all'attuale via del Paradiso.


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19 marzo 2015

19 marzo 1251: muore il beato Andrea Gallerani

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 19 marzo 1251 è la data più accreditata per la morte del beato Andrea Gallerani. Nato all’inizio del XIII secolo in una ricca e potente famiglia senese, trascorre una gioventù inquieta e dedita alle armi. Racconta la leggenda che, esiliato in Maremma dopo l’omicidio di un bestemmiatore, nel tentativo di rientrare a Siena, sfuggì ai soldati grazie a una nube che lo avrebbe sollevato da terra e trascinato lontano.

Lippo Memmi
Il beato Andrea Gallerani (sec.XIV)
Chiesa di San Pellegrino alla Sapienza, Siena

Da qui la conversione che lo portò a dedicarsi alla preghiera e alle opere di carità. Si attribuisce a lui la fondazione della Casa della Misericordia (Domus Misericordiae), un ospedale che accoglieva poveri, pellegrini e ammalati. E questa altro non è, trasformata nel tempo, che l’attuale Arciconfraternita di Misericordia. 


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18 marzo 2015

18 marzo 1766: lo Stato senese è diviso in due province

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 18 marzo 1766, con motu proprio reale, il Granduca Pietro Leopoldo di Lorena divide lo Stato Senese (che dal Medioevo comprendeva grosso modo tutta la toscana meridionale) in due province denominate “superiore” e “inferiore”.  A capo della provincia inferiore viene posta la città di Grosseto.



È un questo un grave colpo nel progressivo indebolimento, da parte del Granducato, alla nobiltà senese, ancora fatta di grandi proprietari terrieri che avevano possedimenti che arrivavano alla Maremma. Pietro Leopoldo, si pone, tuttavia, anche l'obiettivo di risollevare il territorio maremmano dal degrado in cui versa promuovendo interventi di bonifica e incentivando il commercio dei prodotti locali. La divisione a Siena non venne certo accolta con favore e il Pecci, il 10 dicembre 1766, quando diventa attuativa la riforma scrive ironicamente “e questo è il Ceppo che il principe ci ha dato nel Santo Natale”.


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17 marzo 2015

17 marzo 1691: nasce l'Accademia delle Scienze di Siena

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 17 marzo 1691 Pirro Maria Gabbrielli, docente di Medicina e di Botanica nell'Ateneo senese, insieme con alcuni allievi, fonda l'Accademia delle Scienze di Siena. La sede originaria fu l'Ospedale Santa Maria della Scala. 
Riunitisi per la prima volta il 5 luglio, il 21 febbraio 1692 gli Accademici furono detti Fisiocritici, dalla fusione di physis (natura) e criticos (giudici), a sottolineare che il loro intento era "scrutinare ed indagare con giudizio i segreti della natura e quasi come giudici ributtare dalle scienze naturali ciò che è falso per meglio apprendere quello che è vero" (cap. IV delle Costituzioni).



Per questo motivo la pietra di paragone con cui si distingue l'oro e l'argento vero dal falso ne divenne l’impresa, e per motto si scelse le parole di Lucrezio "Veris quod possit vincere Falsa". Nel 1694 l'istituzione fu spostata presso la "Sapienza" dove, alcuni decenni più tardi, Gabbrielli realizzò il cosiddetto eliometro fisiocritico (noto anche come meridiana senese).



Dopo il terremoto del 1798 si rese necessaria per l'Accademia una nuova sede, individuata definitivamente nel 1816 nel convento di Santa Mustiola, sconsacrato nel 1810, nell'attuale via Pier Andrea Mattioli. A metà '800 Giuseppe Pianigiani ricostruisce nella nuova sede l'eliometro che può essere ammirato ancora oggi.


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16 marzo 2015

16 marzo 1554: l'assedio di Siena continua

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 16 marzo 1554 per Siena fu giorno di bombardamenti. Le artiglierie ispano-medicee che assediano la città colpiscono le case davanti al battistero di San Giovanni, tanto che gli abitanti devono rifugiarsi in altri quartieri. Altri colpi di artiglieria, poi, attaccano anche le case in Camollia devastandole: le strade - annota Alessandro Sozzini - sono piene di macerie e il numero degli sfollati aumenta notevolmente. Sempre il 16, le truppe senesi che combattono nel territorio sotto il comando di Mario Sforza di Santa Fiora, devono contrastare una spedizione partita da Colle e San Gimignano e diretta verso Casole d'Elsa. 


Giorgio di Giovanni, Gabella
San Paolo conforta i senesi nelle tribolazioni dell'assedio (1555)
Siena, Archivio di Stato

Le truppe spagnole e medicee sono costrette a ritirarsi lasciando otto morti sul terreno e perdendo altri due soldati fatti prigionieri. Fra la primavera e l'estate del 1554, non a caso, Siena accarezza la speranza di riuscire a sconfiggere, in scontri campali, l'esercito nemico.
La speranza si rivela illusione dopo che il 2 agosto 1554 l'esercito franco-senese ingaggia in maniera sciagurata una battaglia contro i contingenti imperial-medicei a Scannagallo (Marciano della Chiana) uscendone sonoramente sconfitto. 


Giorgio Vasari, Jacopo Zucchi
La battaglia di Scannagallo in Val di Chiana
Firenze, Palazzo Vecchio, Salore dei Cinquecento

Per Siena è l'inizio della fine: quando il 17 novembre, sotto i colpi delle artiglierie che la squarciano, capitola la rocca di Crevole, considerata un avamposto imprendibile, i senesi hanno chiaro che la loro sorte è segnata. In città la signoria decreta che per tre giorni si deve sospendere ogni attività lavorativa per impegnare tutta la popolazione alle opere di rafforzamento delle fortificazioni, in attesa della fase più dura dell'assedio che, infatti, non si farà aspettare. 


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15 marzo 2015

15 marzo 1473: inizia la costruzione di Palazzo Spannocchi

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 15 marzo 1473 iniziano i lavori per la costruzione del Palazzo Spannocchi su progetto dello scultore e architetto Giuliano da Maiano (“Al di 15 di Marzo 1472 [1473] principiò Ambrogio di Nanni Spannocchi un nobile et bello palazzo”). Il suo disegno prevede una facciata leggermente inclinata verso il nord in modo da presentare il suo "volto" ai viaggiatori che si avvicinano lungo l’attuale Banchi di Sopra.

Pazzini-Carli e Figli, Palazzo Spannocchi, 1755
Come consiglia Leon Battista Alberti, infatti, i visitatori, ad ogni passo, devono vedere la facciata e l’ingresso della dimora biglietto da visita di chi vi abita. L’anno precedente, il mercante senese Ambrogio di Nanni Spannocchi manifestava al Governo di Siena l’intenzione di costruire “una bella casa […] nella stada di Camollia di sopra all’arco de’Rossi”, confinante con i possedimenti già dei Salimbeni. La scelta dello Spannocchi di erigere in questo luogo il proprio palazzo nasce desiderio di legittimare la potenza politica ed economica raggiunta da questa famiglia.

Palazzo Spannocchi (prima del 1882)

Di origine modesta gli Spannocchi raggiunsero la propria affermazione grazie alle attività mercantili e bancarie di Ambrogio di Nanni, nominato tesoriere della Camera Apostolica dal Papa senese Pio II Piccolomini.


Crediti fotografici:
Foto 1: Biblioteca Comunale di Siena
Foto 2: tratta dal sito fondazionemps.it

Tutti i giorni le pillole quotidiane di storia senese sono anche su Antennaradioesse Siena alle ore 8.45, all'interno dell'almanacco. Ringrazio Maura Martellucci per aver cortesemente autorizzato la pubblicazione di questa nota.

14 marzo 2015

14 marzo 1394: muore Giovanni Acuto

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 14 marzo 1394 moriva il condottiero John Hawkwood, il cui nome era stato italianizzato in Giovanni Acuto. Era nato in Inghilterra, a Sible Hedingham, in un anno intorno al 1320. 
Siena ci aveva dovuto fare i conti ripetutamente, perché l'Acuto era stato, per una parte notevole della sua vita, al servizio di Firenze e, nelle numerose guerre che, nel Trecento, si erano combattute fra le due città (sia direttamente, sia per "interposto nemico"), l'Acuto aveva ripetutamente devastato le campagne senesi, tanto nel corso di regolari campagne, quanto attraverso i raid che le compagnie militari effettuavano in proprio quando, finita la condotta con una città o un signore, si "servivano da sole" razziando il primo territorio che trovavano. 

Incisione raffigurante Paolo Acuto

Santa Caterina aveva cercato di allontanarlo scrivendogli e invitandolo a farsi crociato e a partire per liberare Gerusalemme, ma il condottiero aveva dato alla religiosa senese solo risposte vaghe. Né era pensabile che rispondesse diversamente, perché l'ultima intenzione dell'Acuto era proprio quella di lasciare l'Italia e le sue lucrose (per lui) continue guerre. 
A Firenze aveva concluso la sua carriera; il suo funerale, il 17 marzo, fu un vero funerale di Stato e la sua salma fu tumulata nella cattedrale, prima che i familiari, anni dopo, anche su pressioni del re d'Inghilterra Riccardo II, decidessero di riportarla in Inghilterra e di deporla in una cappella che, in seguito, fu distrutta rendendo irreperibili le spoglie di questo signore della guerra. 

Paolo Uccello, Monumento equestre di Giovanni Acuto (1436)
Firenze, Cattedrale di Santa Maria del Fiore

La città volle ricordare in perpetuo questo (peraltro eccezionale: non perse quasi nessuna battaglia) condottiero, e commissionò il suo grande ritratto equestre, realizzato da Paolo Uccello nel 1436.


Crediti fotografici:
Foto tratte dal sito it.wikipedia.org

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13 marzo 2015

13 marzo 1860: il Plebiscito a Siena

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 13 marzo 1860 i senesi votano per decidere sull'annessione al Regno d'Italia vista come un recupero delle antiche libertà a trecento anni dalla fine della Repubblica. Il mito dell’antica libertà cittadina si era dunque definitivamente proiettato verso l’obiettivo dell’Unità italiana e verso la costituzione di un nuovo Stato.

La bandiera della Guardia Universitaria Senese, consegnata il 20 febbraio 1848

Così quando la popolazione senese fu chiamata a votare su 6.100 aventi diritto votarono ben 5.617 cittadini, un numero tra i più alti della Toscana. Di questi, 5.509 si espressero a favore dell’Unione al Regno d’Italia (soltanto 67 i contrari). Questo plebiscito fu anche il modo migliore modo per rispondere con i fatti a chi, vent'anni prima, aveva chiamato malignamente Siena la "Innsbruk d'Italia" per aver dato provvisorio asilo alla famiglia di Pietro Leopoldo II. Il successo elettorale favorì, sicuramente, anche la visita del re Vittorio Emanuele il 26 aprile 1860, celebrata il giorno dopo con un Palio straordinario in suo onore vinto dalla Contrada dell'Onda.


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12 marzo 2015

Siena, la Torre, il Mangia



Si fa presto a dire Torre del Mangia …
La testimonianza di Agnolo di Tura data al 1325 la posa della prima pietra, nell’atmosfera solenne di una cerimonia ufficiale:

Sanesi cominciorono una Torre sul canto della via che si chiama di Malcucinato, che va in Salicotto, la quale si cominciò in sabato dì 12 d’ottobre e fecesi in Siena gran festa e vennero i canonici e il chericato del duomo a dare la beneditione a la prima pietra e dicevano orationi e salmi e l’operaio del duomo mise in fondo di detta tore alquante monete per memoria di detta tore, e fuvi messo in ogni canto di detta tore nel fondo una pietra con lettare greche, ebraiche e latine, perché non fusse percossa da tuono né da tempesta”.

Strana cerimonia quindi, mista di sacro e magico-scaramantico. Certo i suoi protagonisti dovettero essere ben cosci dell’importanza nei secoli di ciò che si andava a cominciare.
Tuttavia i lavori di costruzione della Torre veri e propri presumibilmente iniziarono in anni successivi, contestualmente all’ampliamento del Palazzo del Podestà. I libri di Biccherna iniziano a registrare pagamenti in continuità per la Torre solo a partire dal 1338, fornendo tra l’altro indicazioni sui “maestri” chiamati a collaborare all’impresa (in primis Giovanni d’Agostino ed i fratelli aretini Minuccio e Francesco di Rinaldo). Al 1341 risale il pagamento a Maestro Lippo (generalmente identificato in Lippo Memmi ma è stata anche avanza l’ipotesi Lippo Vanni) della somma pattuita per il disegno (e forse il modello in legno) del particolare coronamento che contraddistingue la Torre del Mangia, ieri come oggi.

Se l’ultimazione della Torre del Comune viene comunemente fatta risalire al 1348 circa (e nessuno ancora si sognava di chiamarla “Torre del Mangia”), la prima campana (la “campana del Comune”) venne innalzata già nel 1344. Ma di questo e delle campane che si sono succedute in vetta alla torre tratta in sintesi un altro articolo di questo blog.
L'argomento specifico di questo articolo può invece essere riassunto (ma solo per difetto) in una domanda: "Chi (o cosa), nei secoli, ha suonato la campana?".  La risposta è, fino all’anno 1780, una e una sola: il Mangia (sia pure con le precisazioni che seguiranno). E poco importa che, nel corso degli anni, abbia assunto le vesti di una persona fisica ovvero di un automa …

12 marzo 1554: gli spagnoli mutilano un ragazzo senese

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 12 marzo del 1554, durante l'assedio di Siena, gli spagnoli tagliano il naso e le orecchie ad un ragazzo senese, Agnolo del Ponte, fatto prigioniero due giorni prima quando un gruppo di quaranta giovani, armati unicamente di lance e di fionde, aveva fatto una sortita contro gli assedianti.
Nello scontro, i ragazzi di Siena avevano gravemente ferito un soldato spagnolo ma l'arrivo di altri soldati nemici li aveva fatti fuggire.

Giorgio di Giovanni, Gabella
San Paolo conforta i senesi nelle tribolazioni dell'assedio (1555)
Siena, Archivio di Stato.

Solo Agnolo era rimasto in mano agli spagnoli i quali, appunto, lo rimandarono mutilato in città perché servisse da dissuasione dal riprovare sortite del genere. E lo scopo fu raggiunto: Alessandro Sozzini, che tenne un diario dei giorni dell'assedio, scrive che il fatto "messe tanta paura negli altri, che più non si arristiorno d'uscir fuora"


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11 marzo 2015

11 marzo 1169: verso Piazza del Campo

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


L'11 marzo 1169 il Comune acquista, per 20 lire, da cinque cittadini (Iacopo, Isacco, Iacopo d’Uguccio, Bigotto e Orlando d’Antonino) la terra davanti al Campo San Paolo verso la Valle di Montone. È la prima fase di sistemazione di quella che diventerà piazza del Campo e stiamo parlando dello spazio che dalle attuali Logge della Mercanzia arriva all'attuale piazza del Mercato.


La prima divisione tra il Campo e il Mercato Vecchio risale al 1194 e i primi edifici che vi vengono costruiti accolgono la dogana e la zecca (il "bolgano"). Queste prime costruzioni non hanno tuttavia nulla a che fare con l'attuale Palazzo Pubblico, che sarà costruito per come lo vediamo oggi solo un secolo più tardi, durante il governo dei Nove.


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10 marzo 2015

10 marzo 1443: papa Eugenio IV a Siena

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 10 marzo 1443 papa Eugenio IV fa il suo ingresso solenne in Siena, scortato per la città da 200 cavalieri e 24 cardinali. Il pontefice (al secolo Gabriele Condulmer) era stato un giovanissimo vescovo di Siena, nel 1407, e la sua nomina aveva creato molte polemiche dato che lo zio (l’allora papa Gregorio XII) aveva dovuto concedergli la dispensa papale non avendo l’età per ricoprire il ruolo.


Eugenio IV si trattenne in città fino all’autunno del 1443 e in questi mesi Siena divenne uno snodo politico e religioso fondamentale dato che proprio da Siena, il 15 luglio, il pontefice emise la Bolla con la quale sancì il trattato di Terracina che pose fine alla decennale lotta tra Angioini e Aragonesi per il regno di Napoli e, in qualche modo, allo scisma che aveva portato all'elezione dell'antipapa Felice V.



Ago fondamentale di questi complicatissimi eventi fu, ancora una volta, Enea Silvio Piccolomini al tempo cancelliere dell'imperatore Federico III d'Asburgo. Il pontefice fu ospitato nel palazzo del Capitano e una lapide ancora oggi ricorda questo evento (vedi sopra).


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9 marzo 2015

9 marzo 1332: nasce Andrea Vanni

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 9 marzo 1332 nasce Andrea Vanni, pittore (registrato nel “Breve de’ pittori senesi” del 1356) ma anche abile uomo politico del suo tempo, impegnato in molti aspetti della vita pubblica senese. È Gonfaloniere del Terzo di San Martino nel 1371, Rettore dell’Opera del Duomo nel 1376, Capitano del Popolo nel 1379, Provveditore di Biccherna, nonché varie volte ambasciatore presso il Papa.


È discepolo di Santa Caterina, della quale restano tre lettere a lui dirette (una molto bella sul senso di giustizia, indirizzata a Vanni quando era Capitano del Popolo: "E però io, con desiderio di vederla in voi e mantenerla nella città nostra, reggerla e governarla con ordine, dissi che io desideravo di vedervi giusto e vero governatore") e la devozione del pittore ben si esprime nell'affresco "Santa Caterina e una devota" (vedi foto sopra), per la cappella delle Volte in San Domenico, eseguito intorno al 1390 e ritenuto il più veridico ritratto della futura santa conosciuta personalmente dal pittore.


Crediti fotografici:
Foto tratta dal sito viaesiena.it

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8 marzo 2015

8 marzo 1561: la prima pietra della Fortezza Medicea

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


L’8 marzo 1561, dal lato verso San Domenico, avvenne la posa in opera della prima pietra di quella che oggi è nota come la Fortezza Medicea. L'inizio dei lavori si svolse alla presenza delle autorità e dopo aver celebrato una messa solenne, come si legge in una lettera inviata dal Governatore, Angelo Niccolini, al granduca Cosimo I.


Vista di Siena dalla Fortezza Medicea (dopo il 1930)

Non appena prese possesso di Siena, infatti, il governo mediceo pensò bene di costruire una poderosa fortezza militare, sia per ospitare le guarnigioni di soldati che dovevano vigilare sulla città, sia per simboleggiare l’effettiva presenza del nuovo potere. D’altra parte la fierissima difesa della propria indipendenza e l’enorme difficoltà incontrata durante le fasi dell’assedio di Siena, inducevano Firenze a tutelarsi da eventuali, future rivolte. Il progetto fu affidato a Baldassarre Lanci, mentre il sito ritenuto più idoneo per l’opera fu individuato dal maestro Taddeo da Monterchi, lettore dello Studio senese.


Giorgio di Giovanni, Gabella
I senesi demoliscono la Fortezza fatta costruire dagli spagnoli (1552)
Siena, Archivio di Stato

Nel luogo in cui sorge la Fortezza in precedenza si erigeva un forte (chiamato la "cittadella spagnola") voluto da Carlo V nel 1548, dopo che la città era stata assoggettata al governo spagnolo sotto il comando di Diego Hurtado de Mendoza. Nel 1552, tuttavia, i senesi insorsero contro gli spagnoli, scacciandoli dalla città e smantellando la cittadella.


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7 marzo 2015

7 marzo 1572: individuate le possibili zone per il Ghetto

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 7 marzo 1572 la commissione incaricata dal collegio di Balia di scegliere in Siena i luoghi “stimati più acconci alla dimora della Nazione Ebrea”  termina il suo lavoro e individua alcune strade adatte per formare il ghetto: si trattava del Fondaco di Sant’Antonio in Fontebranda, di un’area vicino a via di Calzoleria e delle Donzelle, di una parte di via Salicotto e della zona detta “ristretto di San Martino”, che peraltro era già abitata da famiglie ebree. 


Alla fine, quest’ultima fu giudicata ideale per ospitare il ghetto. 


Il 15 marzo 1572 il Governatore, in una lettera al Granduca, si diceva d’accordo: il luogo prescelto è “molto comodo e vicino alla Piazza pubblica, c’è in mezzo una piazza, commodità d’acque, da fare botteghe e con poco tempo altri comodi”; insomma era “quasi per ciò accomodato”


Le case, poi, possono essere affittate agli ebrei, dato che prima “le più” erano date “a meretrici o persone di bassa mano”


Anche a Siena, dunque, si sceglie di costruire il ghetto in una zona centrale ma malfamata al fine di risanarla e viene demandato agli stessi ebrei il compito di provvedere alle opere necessarie alla recinzione dell’area che era compresa tra la Via di Salicotto e la Via di San Martino, con il Vicolo delle Scotte, del Luparello, del Rialto. 


Il ghetto viene definitivamente aperto solo nel 1859. 



Crediti fotografici:
Le foto, scattate prima del risanamento della zona avvenuto negli anni '30 del XX secolo, provengono dall'archivio della Contrada della Torre e sono state tratte dal sito ecomuseosiena.org

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