28 febbraio 2015

28 febbraio 1748: ultimo giorno di carnevale

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 28 febbraio 1748 era l'ultimo di Carnevale. Si fecero le consuete veglie con maschere e balli, ma con minore allegria di altri anni. Questo era infatti un inverno estremamente difficile per Siena dato che era un'annata, scrive il Pecci, "cotanto penuriosa di tutte le cose necessarie all'umano sostentamento"

Dietisalvi di Speme (attr.) - La Madonna del Voto (ca. 1260-1267).
Duomo di Siena, Cappella della Madonna del Voto

Così fu deciso che per la processione della domenica in Albis sarebbe stata portata in processione la Madonna del Voto, ritenuta miracolosa (dal Trecento la sua fama di opera miracolosa le valse l'appellativo di "Madonna delle Grazie"). Si diceva, infatti, che nel 1716 la stessa immagine, portata in solenne processione, fece sì che Siena passasse dalla carestia all'abbondanza.


Tutti i giorni le pillole quotidiane di storia senese sono anche su Antennaradioesse Siena alle ore 8.45, all'interno dell'almanacco. Ringrazio Maura Martellucci per aver cortesemente autorizzato la pubblicazione di questa nota.

27 febbraio 2015

27 febbraio 1472: nasce il Monte di Pietà

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 27 febbraio 1472 la Repubblica di Siena istituisce il Monte di Pietà o Monte pio, al fine di concedere il prestito alle “povare o miserabili o bisognose persone” con un tasso d’interesse minimo. E' l'unico Monte pio di natura laica (tutti gli altri sono stati fondati da ecclesiastici) e pratica il piccolo prestito su pegno. È l'antenato del Monte dei Paschi che prende l'attuale denominazione nel 1624 quando il Granduca di Toscana concede ai depositanti del Monte, a loro garanzia, le rendite dei pascoli demaniali della Maremma (i cosiddetti "Paschi").

Stampa del XVIII secolo in cui sono riprodotti gli spazi oggi divenuti Piazza Salimbeni
a seguito della ristrutturazione del Partini (1879)

Ma già nel 1629 scoppia un grave scandalo perchè il camarlengo Armerio Melani ruba 40.000 scudi (2 milioni di euro attuali) dalle casse del Monte. Scoperto viene condannato all'impiccagione, ma a quanto ne sappiamo, riuscì a fuggire (nascondendosi, forse, in un convento) e a far perdere ogni traccia di sé. Con l'unità d'Italia la Banca estende la propria attività a tutta la penisola italiana, dando inizio a nuove attività, tra cui il credito fondiario, prima esperienza in Italia.


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26 febbraio 2015

26 febbraio 1703: una mascherata nel Campo

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 26 febbraio 1703, ultima domenica di Carnevale, l'Accademia dei Rozzi organizza una mascherata nel Campo con macchine allegoriche. La mascherata viene dedicata allo "Scoprimento de l'Indie fatto dall'ammiraglio don Cristoforo Colombo"

Mascherata dell'Accademia dei Rozzi nel carnevale 1703
Siena, Uffici comunali

Dal Chiasso Largo entrano nel Campo una schiera di indiani con acconciatura, piume, perle e gioielli al collo, sul naso, alle orecchie, seguita dal carro del "re indiano". Dal Casato spunta, invece, il corteo degli spagnoli e degli ufficiali, seguito da tanto di caravelle trainata da cavalli e Cristoforo Colombo all'interno. La mascherata fu così spettacolare che venne immortalata nel quadro oggi conservato negli uffici comunali.


Crediti fotografici:
Foto tratta dal volume "L'immagine del Palio", Banca Monte dei Paschi di Siena, 2001

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25 febbraio 2015

25 febbraio 1798: il Papa in esilio a Siena

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 25 febbraio 1798 arriva a Siena papa Pio VI. Arrestato a Roma, per conto di Napoleone, dal generale Berthier durante l'invasione francese, il pontefice chiese ospitalità al Granduca di Toscana, Ferdinando III. 

Papa Pio VI

Autorizzato dal Direttorio partì per Siena dove rimase circa tre mesi alloggiando nel convento di Sant'Agostino, anche se dopo il terribile terremoto del 26 maggio fu trasferito nella villa di Torre Fiorentina. Giunse però l'ordine di partire per Firenze e così il 1 giugno Pio VI lasciò Siena. 
La lapide che lo ricorda si trova nel Pignatello e immortala il momento in cui il pontefice, passeggiando per questa via, si fermò a benedire le monache che lì risiedevano inserendo, si dice, il piede proprio nel foro sul quale è stata posta la lapide affinché le religiose lo baciassero. 

La lapide

Pio VI pare che avesse dei piedi davvero brutti tanto che Pasquino scriveva ironico: "Roma guarda Pio! Non è Pio e un mimo dalla fluente chioma e dal vezzoso piede!".


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24 febbraio 2015

24 febbraio 1452: l'incontro all'antiporto tra l'imperatore Federico III e Eleonora d'Aragona

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 24 febbraio 1452, l'Imperatore Federico III d'Asburgo incontra presso l'antiporto di Camollia la sua promessa sposa, Eleonora d'Aragona, figlia del re del Portogallo. L'incontro avviene alla presenza di Enea Silvio Piccolomini, allora Vescovo di Siena e futuro papa Pio II, e di un corteo di quattrocento dame senesi.

Il luogo dell'incontro

Per celebrare l'avvenimento poco dopo venne eretta la colonna (che vediamo ancora oggi) con la lapide posta a ricordo dell'evento e nella lapide una mano indica il punto esatto dell'incontro.
  
L'affresco del Pinturicchio

Anche un affresco del Pinturicchio nella Libreria Piccolomini del Duomo (commissionata a partire dal 1492 da Francesco Todeschini Piccolomini, il futuro Pio III) immortala lo scambio di promesse tra i reali.


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23 febbraio 2015

23 febbraio 1902: il fantino omicida

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 23 febbraio 1902 si conclude la carriera paliesca di Girolamo Vigni, detto Pippìo o Momo, vincitore nella Selva del Palio del 2 luglio 1899. In questo 23 febbraio il Vigni, di professione barrocciaio, uccide a Monteroni d' Arbia, accoltellandolo, Antonio Pistolesi per un debito di lire 1,50 di fieno, che lo stesso Vigni doveva al malcapitato Pistolesi.


Al processo l'accusato viene ritenuto colpevole, ma date le attenuanti: "era un bravo ragazzo" ma aveva il vizio di "bevere molto", si legge negli atti. Verrà condannato ad 8 anni e 9 mesi di carcere.


Morì quattro anni dopo nelle prigioni di Reggio Emilia. Aveva 28 anni. 


Nelle foto: atti del processo in Corte d'Assise, tratti dal sito ilpalio.org

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22 febbraio 2015

22 febbraio 1815: l'Università si trasferisce a San Vigilio

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 22 febbraio 1815 il Granduca Ferdinando III d'Asburgo Lorena ordinò che "venisse consegnata e rilasciata ad uso dell'Università di questa Città [...] la Fabbrica del Collegio di S. Vigilio di detta Città permutandola colla causa Pia l'altra fabbrica di proprietà dell'Università predetta". Con Ferdinando III, infatti, l'Università di Siena, soppressa dal Governo francese, riprese la regolare attività accademica. 

Il cortile del Rettorato

In sostituzione dell'antica residenza di via della Sapienza, destinata a ospitare l'Accademia di Belle Arti, il rinato Ateneo ottenne come nuova sede il convento di San Vigilio che fino al 1808 aveva ospitato i monaci vallombrosani.


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21 febbraio 2015

21 febbraio 1764: le campane di San Francesco tornano a Siena

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 21 febbraio 1764 vennero riportate a Siena le tre campane tolte dal campanile di San Francesco durante i lavori di restauro, "da collocarsi - scrive il Pecci - nel moderno costruito campanile di San Francesco"

Vista della facciata della Basilica di San Francesco (prima del 1892)

L’arcivescovo benedice e battezza le tre campane, restaurate a Firenze dal professor Alessandro Morena, con i nomi di Francesca (la più pesante, di 2200 libbre, quasi una tonnellata), Antonia e Bernardina. I nomi erano stati scelti in onore e in ricordo dei tre celebri Santi, Francesco, Antonio e Bernardino, molto venerati dai senesi, e una volta innalzate sul nuovo campanile risultarono sonore e ben lavorate.


Crediti fotografici:
Foto tratta dal sito fondazionemps.it

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20 febbraio 2015

20 febbraio 1634: la "campana grossa" sulla Torre del Mangia

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 20 febbraio 1634 fu issata sulla Torre del Mangia la nuova "campana grossa" appena fusa (la fusione era avvenuta nei locali sottostanti le navate del Duomo). La prima, risalente al 1348, aveva ormai un suono così sgradevole che i senesi la chiamavano comunemente "campanaccio" e perciò la Balia decise di sostituirla. 

Sunto, oggi

Si dice che per tirare su la campana (che pesava oltre 5000 kg.) vennero posti 4 argani nel Campo e 2 in Salicotto e servirono due ore di lavoro. Una volta sistemata fu fatta grande festa con "fuochi avanti il palazo", ma appena un anno dopo era già guasta. Verrà sostituita solo una trentina di anni dopo con l'attuale campanone che noi conosciamo come "Sunto". 


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19 febbraio 2015

19 febbraio 1933: crolla il tetto del Teatro della Lizza

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 19 febbraio 1933, a causa di un'abbondante nevicata, crolla il tetto del Teatro della Lizza. Per fortuna non ci sono vittime, nonostante che in quel momento stesse andando in scena un'operetta goliardica. Il teatro della Lizza fu progettato nel 1858 da Francesco Montemaggi (e per questo i senesi lo chiamavano anche "Teatro Montemaggi") ed inaugurato nel 1861.




Questo teatro fu sede di eventi molto particolari: l'11 agosto 1867 tenne qui il suo discorso Giuseppe Garibaldi in visita a Siena; vi si facevano mostre; vi si esibirono anche i circhi equestri. Negli anni Venti del '900 raggiunse la sua massima popolarità ospitando i grandi della lirica. Nel dopoguerra sui ruderi di questo teatro sorse il dancing "Il giardino dei Tigli" che, tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80, lasciò il posto all'attuale Palazzo di Giustizia progettato da Pierluigi Spadolini.


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18 febbraio 2015

18 febbraio 1364: un ponte tra San Domenico e Duomo?

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 18 febbraio 1364 frate Jacopo di Sant'Andrea propone al Consiglio Generale l'idea di costruire un ponte per collegare San Domenico con il Duomo, sovrastando tutta la valle di Fontebranda. Il Consiglio Generale, colpito dall'utilità pubblica che tale progetto poteva portare, lo approva a maggioranza nella stessa seduta. Il frate proponeva inoltre che, per non gravare troppo sulle casse comunali, venisse concesso gratuitamente il terreno a chiunque avesse voluto assumersi il rischio dell'impresa. Ma nessuno, dati i costi e la difficoltà di realizzazione, si presentò.



L'idea fu ripresa nel 1931 nel Piano Regolatore Generale che prevedeva la costruzione di un viadotto per unire Camporegio con Vallepiatta. Il piano fu redatto dall’Ufficio Tecnico del Comune nella persona dell’Ingegnere Capo Andrea Mascagni, il quale lavorò insieme ad una Commissione Consultiva presieduta dal Podestà. Della stessa, infatti, faceva parte anche il pittore senese Arturo Viligiardi, che tra 1933 e 1935 realizzò diciassette disegni rappresentanti le trasformazioni più importanti che sarebbero state compiute dal piano regolatore. 



Il Piano, che in realtà presentava molti progetti "fantaurbanistici" (ad esempio il villaggio degli artisti nella Valle di Follonica, una piazza enorme dietro Provenzano, un tunnel che unisse Camollia con San Marco), con lo scoppio della guerra venne abbandonato altrimenti oggi vivremmo in una Siena totalmente diversa. 


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17 febbraio 2015

17 febbraio 1724: l'abbassamento della Torre dell'Orsa

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 17 febbraio 1724 la Torre dell’Orsa (posta in Via dei Termini, riconoscibile perché si eleva sopra gli edifici circostanti, una delle poche rimaste) subisce un notevole abbassamento. Inizia da qui la demolizione delle torri medievali superstiti di Siena che con il XVIII secolo spariranno dal panorama cittadino, semplicemente perché considerate "fuori moda".

Vista di Piazza dell'Indipendenza, con la Loggia dell’Indipendenza (1887)
in secondo piano Palazzo Ballati con la torre.

La torre dell’Orsa, di proprietà dei Gallerani, è attestata fin dal 1226 e a quel tempo ospitava le campane del Comune, usate tra l’altro per chiamare a raccolta l’esercito. Il Comune pagava ai proprietari un affitto sia per le campane sia perché, talvolta, vi si tenevano dei prigionieri a guisa di prigione.“La campana grossa e la squilla del comune” sono attestate, invece, “sul torione dei Mignanegli al tempo di Ghalgano Grosso da Pisa podestà”, cioè nel 1248, e da qui furono tolte solo nel febbraio 1345. 


Crediti fotografici:
Foto tratta dal sito fondazionemps.it

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16 febbraio 2015

16 febbraio 1630: riconosciute le stigmate di Santa Caterina

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 16 febbraio 1630 II Papa Urbano VIII (al secolo Maffeo Barberini) dichiara valide le stigmate di Santa Caterina ponendo così fine alla diatriba, che durava da secoli, tra l'Ordine domenicano, a cui la Santa apparteneva (era una Mantellata) e l'Ordine dei francescani, che rivendicavano come uniche stigmate reali quelle di San Francesco.

Domenico Beccafumi, Stigmate di Santa Caterina tra i santi Benedetto e Girolamo (1515 ca.)
Pinacoteca Nazionale di Siena

I francescani contestavano il fatto che le cicatrici di Caterina non fossero "visibili", e i domenicani ribattevano che, come riporta Raimondo da Capua, biografo della Santa, "il Signore amabilissimo aggiunse una nuova grazia, quella di sentire il dolore delle piaghe e che non apparissero le cicatrici sanguinanti". In questa data, inoltre, il papa estese a tutta la Chiesa la festa in onore di Caterina, celebrata il 30 aprile, e fece inserire il suo nome nel martirologio cristiano.


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15 febbraio 2015

15 febbraio 1598: soppressa la parrocchia di Sant'Egidio

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 15 febbraio 1598 viene soppressa la parrocchia di Sant’Egidio, costruita, a quanto se ne sa, agli inizi del Trecento (ma in realtà se ne trova traccia prima della metà del Duecento) nel castellare della famiglia Malavolti. La chiesa era intitolata a Sant’Egidio, abate del VIII secolo, fondatore del monastero benedettino intorno al quale sorse la città francese di Saint Gilles. Il castellare dei Malavolti era il più vasto tra quelli costruiti dopo il Mille fuori le mura della Siena di allora. Cinto da possenti fortificazioni e da alte torri era munito di vari accessi e occupava l’area dove oggi sorge Piazza Matteotti. 


L’antica chiesetta fu demolita ai primi del Novecento durante i lavori per la creazione di quella che tutti quanti hanno sempre conosciuto come Piazza della Posta. 


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14 febbraio 2015

14 febbraio 1469: il battesimo di un "gittatello"

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 14 febbraio 1469 viene battezzato in San Giovanni "Valentino Charnasciale", uno tra le decine di bambini che ogni anno venivano abbandonati all'ospedale di Santa Maria della Scala. Raramente, i bambini, avevano con sé indicazioni da parte dei genitori del nome che avevano scelto per loro ed i frati dell'ospedale dovevano inventarsene uno. 

Domenico di Bartolo, Accoglimento, educazione, crescita e nozze dei trovatelli (1441-1442)
Santa Maria della Scala, Sala del Pellegrinaio

Spesso si ispiravano ai Santi oppure agli eventi del calendario liturgico per cui: Valentino Carnasciale, ma anche Ulivo, Uliva, Ulivetta, Pasquale, Pasqualino (se abbandonati a Pasqua), Natale, Natalino, Silvestro (se lasciati a Natale). Se si chiamavano Sabbatino, Menicho, Necha si rifacevano al giorno in cui erano stati trovati, oppure Fortunato, Felice, Speranza, Salvato, Deodato erano nomi di buon auspicio. Non mancavano, poi, nomi "particolari" e Basilico, Zuccone, Tradita (dai genitori, forse?) ne sono un esempio.

Nel 1817 un rescritto granducale impone che ai gittatelli degli ospedali non vengano più dati nomi che indichino il loro stato di esposto e che non siano "né indecenti, né ridicoli". Si abbandona così l'uso di dare loro il cognome "Della Scala" e, spesso, vengono contraddistiniti da un nome e da un cognome che iniziano con la stessa lettera dell'alfabeto. Il 9 luglio 1873 viene abbandonato, e lo stesso giorno battezzato Oreste Orioli. 


Era stato lasciato all'ospedale con indosso "la metà di un piccolo gettone appeso ad un nastro di seta rossa e nulla più". Dal 1873 al 1886 cambia ben sei famiglie, una di Gaiole e le altre di Monte San Savino. Una di queste famiglie si era affezionata ad Oreste e voleva tenerlo ma il capofamiglia, calzolaio, morì e per l'estrema povertà, dopo un periodo in cui il bambino venne portato a chiedere l'elemosina, fu rimandato a Siena. 
Oreste Orioli si farà comunque una vita, sarà bracciante agricolo e sposerà Giulia Pallanti. Il 12 maggio 1916 nascerà loro una figlia: Albertina che a 12 anni verrà "a servizio" a Siena da una famiglia dragaiola e il suo cuore batterà sempre per il Drago. 
Nel settembre del 1948 sposerà Remo Balestracci e il 20 agosto del 1949 nascerà Duccio (esimio professore dell'Ateneo senese n.d.r.), che a buon diritto si dice "nipote dell'Ospedale"


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13 febbraio 2015

13 febbraio 1751: impiccagione fuori San Marco

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 13 febbraio 1751 fu squartato e impiccato alle forche che si trovavano fuori Porta San Marco (in cima alla strada del Guiggiolo) tal Marco Ciali, casentinese, accusato di omicidio. Insieme a lui tre complici furono frustati e "bollati a due marchi", pena che equivaleva alla galera a vita. 



Le impiccagioni non erano rarissime a Siena, se si pensa che il Pecci ne documenta 18 dal 1719 al 1759. La pena di morte e la tortura furono abolite solo nel 1786 dal Granduca Pietro Leopoldo di Lorena ma reintrodotti già una decina di anni dopo dal figlio Ferdinando III. Con il regime napoleonico a Siena arrivarono addirittura il bioia e la ghigliottina. 


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12 febbraio 2015

12 febbraio 1318: una "pugna" mortale

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 12 febbraio 1318, per Carnevale, si disputa un gioco delle pugna in Piazza del Campo. Il combattimento, che vede il Terzo di Città contro quelli uniti di San Martino e di Camollia, comincia con la solita animosità, ma entro i limiti delle regole. Poi, quando è chiaro che nessuna delle due parti riesce ad avere la meglio, la cosa trascende e il gioco degenera. Dai pugni si passa ai sassi e il Podestà è costretto a far uscire la sua guardia per evitare che la rissa che ormai è scoppiata diventi una guerra.


E mal gliene incoglie perché anche i suoi armati sono presi a sassate. La battaglia si calma solo quando sopraggiunge la notte. La mattina dopo, scrive il cronista Agnolo di Tura, sotto il Palazzo comunale c'era una quantità tale di sassi che ci sarebbe costruita mezza casa. Il bilancio è drammatico: le pugna sono costate la vita a 10 persone e oltre cento sono i feriti. 


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11 febbraio 2015

11 febbraio 1435: la cancellata di Jacopo della Quercia

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


L'11 febbraio 1435 la Signoria e il Capitano del Popolo incaricano Jacopo della Quercia (già menzionato nei documenti come Jacopo della Fonte, per il capolavoro fatto con Fonte Gaia) di provvedere alla realizzazione di una cancellata in ferro battuto per la cappella interna del Palazzo Pubblico. Jacopo elabora il progetto (perché non è solo uno scultore: è accertato che è anche un eccellente disegnatore) e affida l'opera ad un fabbro suo amico, Niccolò di Paolo, del cui figlio Mariano lo scultore è stato padrino di battesimo.


Niccolò è probabilmente lo stesso che, dieci anni prima, ha realizzato una protezione in ferro per la Madonna di Gentile da Fabriano a Orvieto. 
I lavori vanno per le lunghe e quando, nel 1440, Niccolò muore, la cancellata è ben lungi dall'essere completata. L'opera viene affidata, nel 1442, a Giacomo di Vita e a suo figlio Giovanni e verrà completata solo nel 1445. La cancellata, del peso di quasi 4 quintali, si può oggi ammirare come un capolavoro di ferro battuto.  


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10 febbraio 2015

10 febbraio 1286: si insedia il governo dei Nove

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 10 febbraio 1286 si insedia ufficialmente il governo dei Nove. E' il coronamento della marcia di avvicinamento al guelfismo che, dopo le battaglie di Benevento (1266), di Tagliacozzo (1268) e di Colle Val d'Elsa rovinosamente perdute dai ghibellini, Siena ha imboccato per allinearsi al nuovo corso dopo che è tramontato il potere imperiale. 
I Nove sono espressione dei grandi mercanti e dei banchieri cittadini: resteranno al potere fino al 1355, reprimendo l'opposizione con il pugno di ferro; escludendo tutte le altri corporazioni cittadine dal governo, ma anche ricercando e trovando compromessi importanti con gli esponenti meno radicali dell'aristocrazia cittadina.

Ambrogio Lorenzetti, Gli effetti del Buon Governo in città (1338-1339)
Siena, Palazzo pubblico - Sala dei Nove

Dal punto di vista culturale, artistico, urbanistico e architettonico, il loro sarà il periodo del massimo splendore di Siena. Al periodo Novesco risale la costruzione o l'abbellimento di tutti gli edifici più importanti di Siena: primi tra tanti Palazzo Pubblico, Fonte Gaia, la Torre del Mangia. 

Particolare di Fonte Gaia

La Torre del Mangia, non a caso, è coronata di merli guelfi (orizzontali) e furono proprio i Nove a decretare, con il loro insediamento al potere, che da tutti i palazzi e dalle torri cittadine sparissero, invece, i merli ghibellini (a coda di rondine). 
Si dice però che il conte Marescotti, fiero ghibellino, avesse mantenuto nella parte interna del suo palazzo (oggi palazzo Chigi Saracini), nascosti e visibili solo dalle sue finestre, alcuni merli a coda di rondine ben nascosti. La leggenda vuole: tanti quanti erano i figli che aveva perso nella battaglia di Montaperti. Forse questa è solo una leggenda, appunto, ma in una ristrutturazione degli anni '80 (del Novecento) furono tolti dei tamponamenti ai merli di palazzo Chigi Saracini e videro di nuovo la luce alcune "code di rondine".


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9 febbraio 2015

9 febbraio 1516: Domenico Beccafumi compra casa

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Chi percorre via Tito Sarrocchi, se all'altezza del n° civico 35 alza gli occhi, trova sulla muraglia della casa una lapide che ricorda come quell'edificio sia appartenuto ad un grande artista senese: Domenico Beccafumi. Si tratta dell'edificio composto originariamente dalle case che, il Beccafumi, comprò proprio il 9 febbraio 1516 per oltre 270 lire, una cifra che all'epoca era di una certa consistenza.


In questo acquisto l'artista investì una parte dei non pochi soldi guadagnati dopo il suo rientro a Siena dal soggiorno a Roma dove, fra il 1510 e il 1512, si era recato per studiare le opere di Raffaello e di Michelangelo. Il livello artistico acquisito da Beccafumi gli fruttò, in questi anni, una serie di importanti commissioni (fra le quali gli affreschi nella Cappella del Manto nell'ospedale di Santa Maria della Scala) ben remunerate, prima di essere impegnato, a partire dal 1519, nell'esecuzione dei cartoni per i mosaici nel pavimento del Duomo, opera che lo vedrà coinvolto per tutta la vita.


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8 febbraio 2015

8 febbraio 1786: la Lupa officia nell’Oratorio di San Rocco

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


L’8 febbraio 1786, dopo la soppressione della Compagnia laicale di San Rocco, protettore degli appestati, la Contrada della Lupa chiese ed ottenne di poter officiare nella cinquecentesca chiesa ad esso dedicata posta in Vallerozzi. 


La Contrada della Lupa aveva partecipato attivamente sia alla costruzione dell'edificio religioso (in una petizione del 1512 la "Contrada et Huonini di Vallerozzi" chiedono aiuto economico alla Balia perchè si sono "messi a edificare un tempio a laude di detto Santo") sia al suo ornamento avendo chiamato, nel Seicento, i migliori pittori del momento ad affrescarla: dal Manetti, al Salimbeni fino al Mei. 


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7 febbraio 2015

7 febbraio 1786: la Torre del Mangia suona “i dodici tocchi”

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 7 febbraio 1786 "Gaetano Winter, professore d'oriuoli - informa il Pecci - che da lungo tempo dimora, accasato, in questa città, adattò l'orologio (della Torre del Mangia) a suonare dodici tocchi all'oltramontana"


Il Granduca, infatti, aveva stabilito che dal 1° gennaio 1750, tutti gli orologi fossero regolati alla francese dividendo il giorno in 12 ore, mattutine e serali, iniziando il conteggio dalla mezzanotte. Fino a questa data il conteggio delle ore del giorno aveva inizio un'ora dopo il tramonto, secondo quello che lo stesso Pecci definisce "antico costume italiano". 


Tutti i giorni le pillole quotidiane di storia senese sono anche su Antennaradioesse Siena alle ore 8.45, all'interno dell'almanacco. Ringrazio Maura Martellucci per aver cortesemente autorizzato la pubblicazione di questa nota.

6 febbraio 2015

6 febbraio 1108: i senesi recuperano le spoglie di Sant’Ansano

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 6 febbraio del 1108 il vescovo Gualfredo spinse un gruppo di senesi a trafugare le spoglie del patrono Ansano, dal luogo del martirio, cioè Dofana, nella diocesi di Arezzo. Dopo uno scontro armato con gli aretini, i senesi si impossessarono del corpo e lo riportarono a Siena per dargli una degna sepoltura in Duomo. 

Annunciazione del Duomo di Siena di Simone Martini e Lippo Memmi (1333)
particolare del volto di Sant'Ansano.

Il popolo in attesa si radunò nella zona dei futuri Pispini e, intravisto il corteo con il corpo del Santo, iniziò ad urlare “il Santo viene, il Santo viene”: la leggenda vuole che porta San Viene prenda da questo il suo nome. La realtà, tuttavia, è meno poetica e il toponimo “San Viene” deriva dalla volgarizzazione operata dal popolo sull’intitolazione latina della vicina chiesa di Sant’Eugenia.


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5 febbraio 2015

5 febbraio 1723: muore Anton Maria, l’ultimo dei Salvani

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 5 febbraio 1723 muore a Siena Anton Maria, ultimo discendente della famiglia Salvani che con Provenzano fu protagonista della storia senese del Duecento. Provenzano raggiunse l'apice della potenza a Montaperti (1260), dopo la quale, al convegno di Empoli, propose il disegno di radere al suolo Firenze. Nel 1261 fu podestà di Montepulciano. Muore nella battaglia di Colle Val d'Elsa (1269) e la sua testa, staccata dal corpo e issata su una lancia, fu portata, come un trofeo, a giro per il campo di battaglia.

La lapide in Piazza del Campo a memoria dell'episodio dantesco di Provenzano Salvani

Altra esponente importante della famiglia fu la zia di Provenzano, Sapia, avversaria politica del nipote al punto che, proprio nella battaglia di Colle Val d'Elsa parteggiava addirittura per l'esercito fiorentino. Sia Provenzano che Sapia vengono inseriti da Dante nel girone del Purgatorio: Provenzano tra i superbi ("è qui perchè fu presuntuoso a recar Siena tutta a le sue mani" - Canto XI), mentre Sapia è tra gli invidiosi ("Savia non fui avvegna che Sapia fossi chiamata, e fui de li altrui danni più lieta assai che di ventura mia" - Canto XIII). 
Dopo il XIII° secolo la famiglia Salvani sarà ancora rilevante a Siena ma non ne detterà più le sorti storiche.


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4 febbraio 2015

4 febbraio 1340: si progetta Palazzo Sansedoni

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Venerdì 4 febbraio 1340 un gruppo di persone si riunisce per formalizzare un accordo. Ne fanno parte alcuni famosi architetti e il rappresentante di una delle famiglie più ricche e importanti di Siena: Gontieri di Goro Sansedoni. Hanno davanti una pergamena con il disegno di un palazzo ancora da costruire, con indicate le proporzioni, i tempi, le modalità di realizzazione e i costi.


Il “prodotto finito” sarà Palazzo Sansedoni: alto più di trenta metri, costruito nella balza bassa in pietra, per il resto in mattone, coronato da merlatura e con una altissima torre. Il retro del palazzo, che si affaccia su Piazza del Campo, viene ristrutturato, per armonizzarlo agli edifici adiacenti, in stile neogotico solo nel XVIII secolo. Sempre nel Settecento viene abbattuta anche la torre. 


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3 febbraio 2015

3 febbraio 1572: si cerca la zona per il Ghetto

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 3 febbraio 1572 il Collegio di Balìa venne incaricato di individuare in Siena un luogo dove far abitare gli ebrei. Con la caduta della Repubblica, infatti, si capì subito che la loro situazione sarebbe peggiorata: già nel dicembre 1571 il Granduca Cosimo I aveva tolto agli ebrei il Banco del Prestito senese, avvertendoli, inoltre, che di lì a poco sarebbero stati rinchiusi dentro un ghetto, come stava succedendo in altre città.


A Siena fu scelto il Terzo di San Martino perché era una zona centrale ma malfamata, così gli ebrei, andandoci ad abitare, l’avrebbero risanata. Saranno loro stessi a provvedere alle opere necessarie alla recinzione dell’area (compresa tra la Via di Salicotto e la Via di San Martino) e tutti gli ebrei residenti in città furono costretti, sotto pena di precise sanzioni, ad indossare un “segno giallo” per contraddistinguersi dai cristiani. 
Il ghetto fu definitivamente aperto solo nel 1859.


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2 febbraio 2015

2 febbraio 1718: lavori sul tetto della cappella di Piazza

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 2 febbraio 1718 la Balia delibera di riparare il tetto della cappella di Piazza danneggiato dalla caduta di una delle lupe in marmo poste sulla Torre del Mangia. Il danno era modesto, piccoli buchi rimediabili con poca spesa, ma nonostante ciò nacque un contenzioso tra la Biccherna e l’Opera Metropolitana su chi doveva accollarsi le spese.


I restauri furono effettuati, ma non si sa chi sborsò il denaro necessario. Le 4 lupe attuali, in travertino, poste ai quattro angoli della seconda rocca della Torre del Mangia, risalgono al 1829, anno in cui furono sostituite quelle originali ormai a pezzi e malamente sostenute con debolissime imbrigliature. 


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1 febbraio 2015

1 febbraio 1561: la "Reformatione del Governo della Città e Stato di Siena"

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 1 febbraio 1561, tre mesi dopo la sua solenne visita in città, Cosimo I de’ Medici emana la "Reformatione del Governo della Città e Stato di Siena". La città, perduta la libertà repubblicana, entra a tutti gli effetti nel Granducato di Toscana, come Stato Nuovo, confederato, insieme allo Stato Vecchio fiorentino sotto la stessa corona. 


Era stato, del resto, questo il nucleo del patteggiamento della resa di Siena nel 1555. I Senesi vengono esclusi, certo, dalla direzione politico-militare, ma mantengono i loro organi repubblicani con nome e competenze, le magistrature economiche e perfino le regole del commercio. La validità del testo è confermata dalle rare e marginali integrazioni che subì in due secoli, fino alla dominazione lorenese.


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