11 novembre 2016

Il castello di San Polo in Rosso (Gaiole in Chianti)

Terre di Siena
di Antonella Galardi

Il castello di San Polo in Rosso visto da Ama

Situato su di un colle, il castello di San Polo in Rosso si trova nel cuore del Chianti Classico, immerso in un paesaggio rinomato per i suoi vigneti, le foreste e la ricchezza di tesori d'arte inestimabili: imponenti castelli, monasteri e borghi fortificati.

La strada che porta all'ingresso del castello

Secondo gli archivi di Brolio, la costruzione del castello di San Polo in Rosso può essere fatta risalire al VIII secolo. A quel tempo si trovava sulla collina una chiesa parrocchiale. Per secoli, la zona del Chianti Classico è stata contesa tra le repubbliche rivali di Siena e Firenze. 

L'ingresso del cortile del castello con a sinistra la facciata della pieve

La pieve è menzionata nei documenti del 1070 conservati nella Badia a Coltibuono come Sancti Pauli scito Russo.  Nel 1203 fu definita l'appartenenza di San Polo in Rosso, con il territorio pievano, al contado di Firenze, come avamposto a causa della sua posizione strategicamente vantaggiosa. Il borgo è stato trasformato in fortezza nel corso del XIII secolo.  In quest'epoca sembra che la chiesa fosse legata all'abbazia della Berardenga. 

Gli edifici nel cortile del castello

Il cortile del castello nella luce del tramonto autunnale

Dal XII secolo fino a circa 30 anni fa, il castello è stato di proprietà della famosa e influente famiglia Ricasoli Firidolfi. La storia di San Polo in Rosso è influenzata fortemente da dispute interne a questa famiglia.
Un episodio singolare avvenne nel 1351, quando il pievano Raniero Ricasoli fu assalito dai propri nipoti, che rivendicavano la proprietà e la gestione della chiesa. Essi furono respinti e allontanati soltanto dopo l’intervento delle truppe fiorentine.
Come per tutti i castelli del Chianti, nel 1478 il castello di San Polo in Rosso fu conquistato e parzialmente distrutto dagli Aragonesi. Il castello tornò in mani fiorentine a partire dal 1483 e in particolare in possesso dei Ricasoli a partire dal 1497.


La pieve fortificata si presenta in stile romanico-gotico; è costituita da una grande chiesa a tre navate, incorporata in una grossa costruzione castellana quasi quadrangolare. La navata sinistra è sopraelevata e coronata da merlatura, ora richiusa, ma di cui resta evidente la traccia. 
Anche la parte absidale e la navata sinistra furono rialzati, per formare i muri perimetrali di una rocca che comprendeva anche la canonica e il cortile con le cisterne. Il campanile ha servito la fortezza come una torre di avvistamento, permettendo di controllare la zona a sud. Tale intervento ha alterato l’aspetto interno della chiesa, che in origine doveva presentare le caratteristiche tipicamente romaniche. 

Il retro dell' edificio adiacente alla pieve

Sul finire del XIV secolo, altri interventi strutturali all’interno dell’edificio hanno sostituito la copertura a capriate con volte a crociera gotiche, mentre agli inizi del Novecento la pieve è stata interessata da un ripristino in stile che ha cancellato altari e intonaci e dotato volte e abside di nuovi ornamentazioni di gusto neomedievale. Il profilo della facciata, che presenta un'apertura ad occhio e che fu rialzata durante i lavori di fortificazione, si confonde nello spessore delle muraglie.

La facciata della pieve

Il complesso presenta agli angoli Nord-Est e Sud-Est due torri circolari del XV secolo con base cordonata e forata a varie altezze da numerose archibugiere a strombo orizzontale verso l'esterno.

L'abside della chiesa

Sul lato Ovest sporge una torre quadrata, della fine del Duecento, con breve base a scarpa, mentre una più piccola, dello stesso periodo, senza base a scarpa, sorge sul lato Sud.

Una torre quadrangolare

L'edificio adiacente alla pieve con una delle torri quadrangolari


Documentazione
sito san-polo.net
sito ecomuseochianti.org
sito wikipedia

Crediti fotografici
Le foto sono di Antonella Galardi

Per gli altri articoli della rubrica si veda la pagina http://goo.gl/4ZOV81

1 commento:

Mirella Bruni ha detto...

Complimenti Antonella, interessante articolo e splendide foto!