13 novembre 2016

Giovanni Pisano: la Maria di Mosè (ca. 1297)

I tesori dell'arte senese
Scultori di Siena

Giovanni Pisano
(documentato dal 1265 al 1314)
Maria di Mosè (circa 1297) marmo
Siena, Museo dell'Opera del Duomo


Nel 1284 il Comune di Siena conferiva a Giovanni Pisano la cittadinanza senese, specificando, come si legge nel Costituto, che «tutto il tempo di sua vita sia franco da tutti et ciaschuno incharichi del Comune di Siena, cioè dazi et colte ed exactioni et factioni et osti fare et oltre qualiunque cosa». A indurre il Comune a così generoso e insolito provvedimento ci doveva essere un motivo di grandissima importanza per la città. Infatti Giovanni era impegnato nella erezione e decorazione della facciata del Duomo, in sostituzione di quella detta «semplice» precedentemente costruita. Per essa l'artista si ispirò ad un concetto del tutto nuovo soprattutto nel corredo sculturale senza precedenti nazionali e d'Oltralpe. Esso è costituito da una serie di grandi statue isolate le quali, anziché schierarsi negli strombi dei portali o entro loggiati e gallerie come era avvenuto nelle cattedrali del Nord, di Francia e di Germania, si dispongono su tutta l'estensione della facciata e dei suoi risvolti posando su sporgenti marcapiani o mensole, sì da scandagliare liberamente lo spazio in piena autonomia formale rispetto all'architettura. Il che ha consentito la più grande e ardita varietà di soluzioni strutturali, di invenzioni plastiche e dinamiche attraverso le quali ogni personaggio viene potentemente individuato anche per i diversi moti dell'animo, ora drammaticamente tempestosi, ora esprimenti profetico ardore, ora veemente eloquenza, ora vigile, pensoso raccoglimento.
La loro scelta appare informata ad un preciso contenuto dottrinario e mira esclusivamente ad onorare la Madonna, eletta celeste Avvocata e Regina di Siena ed a proclamarne univocamente, con assoluta esclusione di ogni finalità intercessiva, mediante le profezie e le lodi scritte sui cartigli spiegati dai personaggi, l'essenza soprannaturale e il parto verginale.

Il tema delle profezie è affidato ai Profeti ed ai Re dell'Antico Testamento per il mondo giudaico ed ai Filosofi della Grecia e alla Sibilla per l'antichità pagana. E tra i primi è anche una donna, Maria, o Miriam, sorella di Mosè che secondo la tradizione ebbe il dono della profezia. Essa è una delle più belle statue del ciclo dove quello che prima di tutto colpisce, a differenza delle altre statue le cui poderose e raccolte masse saldamente ancorate al suolo si animano con brusche spezzature lineari, sono lo slancio e la levità della sua struttura corporea e dei suoi panneggi. In essa infatti la decisa cadenza verticale della gamba sinistra, convive armoniosamente con i lenti e dolci tratti di spirale che partendo dalla gamba destra che arretra percorrono tutto il prospetto della statua, si identificano nel cartiglio che obliquamente si incurva aderendo al ventre, riassommano lievemente nel sottile disegno del velo che dal braccio destro sale verso la spalla sinistra e si concludono, accelerando improvvisamente il loro ritmo, nel gorgo vorticoso da cui sboccia e si protende il volto anelante dell'anziana profetessa in ascolto di misteriosi vaticini. Forse in nessun'altra figura Giovanni è riuscito a cogliere con maggiore aderenza i valori schiettamente melodici del linearismo gotico ed a svilupparlo con tanta spiegata limpidezza di canto.
Fu forse una delle ultime creazioni del ciclo, di poco precedente l'improvviso abbandono nel 1297, in seguito ad una oscura vicenda di cantiere, da parte dell'artista della colossale impresa della facciata che con diverso indirizzo fu proseguita da altri: ma ai piedi della quale verso il 1319 le sue spoglie trovarono l'estremo riposo, quasi a testimoniare ancora la sua umana presenza in quello che fu, o doveva essere, il suo capolavoro.



La scheda qui riprodotta è uscita in edicola in abbinamento con il quotidiano "La Nazione" - Cronaca di Siena e con la sponsorizzazione della Banca Monte dei Paschi di Siena. La foto è di Fabio Lensini ed il testo di Enzo Carli. Autorizzazione alla pubblicazione in fase di richiesta.
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