27 ottobre 2016

Jacopo della Quercia, lo scultore di Fonte Gaia (ca. 1374-1438)

Senesi da ricordare
di Marco Falorni

Jacopo di Pietro d'Agnolo della Quercia 
nato probabilmente a Siena nel 1371-74 
morto a Siena il 20 ottobre 1438

Umberto Giunti, ritratto di Jacopo della Quercia, 1927
Siena, Palazzo pubblico

Contrariamente a quanto viene spesso indicato, Jacopo nacque probabilmente a Siena, e non a Quercegrossa, e derivò il nome dal fatto di appartenere a famiglia originaria di quel borgo del contado senese. Fu una figura fondamentale della scultura, non solo senese, del sec. XV. Dopo Giovanni Pisano, e prima di Michelangelo, è difficile trovare, nell'intera scultura italiana, un artista che si elevi alle altezze di Jacopo.
Nato da un padre scultore e orafo, ben poco sappiamo della sua formazione artistica. Certamente si ispirò ai Pisano, soprattutto a Nicola, ma infuse alla sua arte un impegno di ricerca assai più profondo dei neopisanisti che lo avevano preceduto, e trasse profitto anche dalla scuola fiorentina. Fu comunque soprattutto da una attenta osservazione dell'arte classica, romana ed etrusca, che Jacopo trasse lo spunto per uno stile gagliardo e personalissimo, dando alla forma la massima efficienza mediante l'incisività della linea; suo grande merito fu quello di fondere magnificamente il linearismo gotico con l'armonia rinascimentale.
Egli realizzò numerose opere nelle Chiese e negli edifici di Siena, ma anche in molte altre città. La sua attività iniziò negli ultimi anni del sec. XIV. La più antica opera accertata sembra una «Madonna col Bambino» posta attualmente nella nicchia sopra l'Altare Piccolomini nel Duomo di Siena [ndr: la critica più recente ha attribuito l'opera, preesistente all'altare Piccolomini, a Giovanni di Cecco]. 


La sommità dell'Altare Piccolomini del Duomo con l'opera
attribuita fino a tempi recenti a Jacopo della Quercia

Nel 1401 l'artista era a Firenze, dove prese parte al concorso per la seconda porta del Battistero, e dove dovette soggiornare abbastanza a lungo in quel periodo; recentemente, infatti, sono stati attribuiti con fondamento al suo periodo giovanile alcuni rilievi della Porta della Mandorla nel Duomo della stessa città, e l'«Annunciazione», conservata nel Museo dell'Opera del Duomo, proveniente dalla medesima porta. 

Nel 1406-07 Jacopo era a Lucca, dove scolpi, nel Duomo, la famosa tomba di Ilaria del Carretto, seconda moglie di Paolo Guinigi, Signore di Lucca, morta nel dare alla luce il suo secondo figlio, l'8 dicembre 1405. In quest'opera lo stile dello scultore appare già pienamente formato; perfetta è la sintesi che si realizza tra un vivace e incisivo linearismo gotico internazionale e la ricerca plastica, vivissima soprattutto nei putti scolpiti sui fianchi del sarcofago. 

La tomba di Ilaria del Carretto
Duomo di Lucca

Nel 1408 Jacopo esegui la «Madonna del Melograno», conservata nel Museo del Duomo di Ferrara, opera di forme piuttosto massicce, vicina all'anteriore scultura toscana, specialmente fiorentina. 


La Madonna del melograno

Nel 1408 Jacopo iniziò la sua opera massima, la Fonte della Piazza del Campo a Siena, che gli dette grandissima fama, e in virtù della quale fu detto anche «Jacopo della Fonte». Quest'opera celeberrima, che fu chiamata «Fonte Gaia» in seguito all'esultanza del popolo senese all'arrivo dell'acqua in Piazza del Campo nel giugno 1343, fu poi ridotta dal tempo e dall'incuria degli uomini in pessimo stato di conservazione, tanto che i resti di essa sono stati rimossi e ricomposti all'interno del Palazzo Pubblico [ndr: oggi gli elementi della Fonte Gaia originale sono conservati presso il complesso del Santa Maria della Scala]; sulla piazza si trova oggi una ottima riproduzione eseguita dallo scultore Tito Sarrocchi. 

La Fonte Gaia di Jacopo della Quercia nella sua locazione originale (foto ante 1868)

I lavori della Fonte Gaia furono interrotti più volte, e Jacopo vi attese soprattutto negli anni 1414-19. Finalmente l'opera ebbe termine e il 20 ottobre 1419 fu firmato il lodo col quale Maestro Jacopo, dichiarandosi soddisfatto di ogni suo avere, giurava sui Vangeli di rinunciare ad ogni pretesa per l'avvenire. 


La Fonte Gaia di Jacopo della Quercia ricostruita nella Loggia di Palazzo pubblico 

Le sculture rimasteci, pur molto deteriorate, mostrano la potenza dello stile di Jacopo, nel quale la linea è strumento essenziale di sintesi e di movimento nel definire, con grandiose e duttili cadenze i piani plasticamente animati del rilievo che emerge dalle cavità quasi absidali delle nicchie.

L'allestimento di Fonte Gaia presso il Santa Maria della Scala, sua collocazione attuale

Negli anni dal 1413 al 1422 l'artista scolpi, in più riprese; la pala d'altare della Cappella Trenta nella Chiesa di S. Frediano a Lucca, nella quale racchiuse le figure entro un’architettura dì un gotico forse eccessivamente fiorito, insistendo nel complicato agitarsi dei panneggi.

L'Altare della Cappella Trenta, Lucca, Chiesa di San Frediano

Nel 1417 ebbero inizio i lavori del Fonte Battesimale del Battistero di S. Giovanni attiguo al Duomo di Siena, che, eseguiti in varie fasi, si protrassero fino al 1428. Di questo capolavoro, una delle maggiori opere dell'arte scultorea italiana nel Quattrocento, Jacopo della Quercia fornì il disegno, realizzò la parte superiore, e collaborò alla parte inferiore, a cui presero parte anche Donatello, Lorenzo Ghiberti e altri insignì artisti.

Il San Giovanni Battista di Jacopo della Quercia
Siena, Battistero di San Giovanni

Del 1420 circa è una scultura lignea della «Madonna col Bambino» conservata nella Chiesa di S. Martino a Siena. 



Del 1421 sono le statue lignee dell’«Angelo annunciante» e della «Vergine annunciata» nella Collegiata di S. Gimignano. 

L'Annunciazione di San Gimignano

Di periodo di poco anteriore al 1425 è probabilmente la «Madonna col Bambino», oggi al Louvre di Parigi, quasi concordemente attribuita a Jacopo. 


La Madonna del Louvre

Negli anni dal 1425 al 1437 Jacopo lavorò, ad intervalli, a Bologna; dove attendeva alla splendida decorazione scultorea del portale maggiore della Basilica di S. Petronio. In quest'opera, alcune scene bibliche («Creazione di Adamo ed Eva», «Il peccato», «La cacciata dal Paradiso», «Il lavoro dei primi uomini») precorrono, per grandiosità di forme, l'arte di Michelangelo, mentre il gruppo della «Vergine col Bambino» nella lunetta sopra la porta è caratterizzato da mi vivo contrasto di luci e di ombre, e da una profonda e quasi triste severità nell'espressione della Vergine. 


Il francobollo dedicato nel 1974 a Jacopo della Quercia per l'anniversario della nascita
Raffigura la “Creazione di Adamo” dal portale maggiore della Basilica di S. Petronio

Dopo la fine dei lavori del Fonte Battesimale di S. Giovanni, cioè dopo il 1428, Jacopo fu anche nominato Capomaestro dell'Opera del Duomo di Siena, carica che mantenne fino alla morte. Dell'ultima parte della vita, forse del 1438, sono alcune decorazioni scultoree dello smembrato Altare Casini nel Duomo di Siena, attualmente conservate nel Museo dell'Opera.
Jacopo della Quercia, nonostante i continui contrasti con il Comune di Siena e con l'Opera del Duomo, era tenuto in altissima considerazione nella città, aveva il titolo di «Miles», cioè di Cavaliere, e fu più volte Priore del Duomo e prescelto per vari incarichi pubblici. Jacopo mori a Siena, nel 1438, nella casa dell'Opera, e fu sepolto nel chiostro del Convento di S. Agostino; la sua tomba, tuttavia, non esiste più e le sue ossa sono andate disperse.


Documentazione web
Sito Wikipedia
Sito Dizionario Biografico degli Italiani Treccani

La scheda è tratta dal volume di Marco Falorni, Senesi da ricordare, Edizioni Periccioli, Siena, 1982. Ringrazio l'autore per averne consentito la pubblicazione sul nostro blog. Le altre schede sono alla pagina http://goo.gl/LZUi21 .

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