1 giugno 2016

Nicola Pisano: Il pulpito del Duomo di Siena

I tesori dell'arte senese
Scultori di Siena

Nicola Pisano (documentato dal 1248 al 1272)
Pulpito (1266-68)
Marmo - Duomo di Siena


II primo capolavoro di scultura, anzi, d'arte che fu fatto per Siena, che ebbe relativa importanza durante il periodo romanico in confronto con altri centri della Toscana come Pisa e Lucca, è il pergamo per il Duomo. Ed a Pisa per esso si rivolse l'Operaio dell'Opera di Santa Maria Maggiore fra’ Melano quando il 29 settembre 1265 stipulava il contratto per «unum pervium de marmore» con Nicola «magister lapidum» che si impegnava a trasferirsi a Siena dal 1° marzo dell'anno futuro recando con sé i suoi discepoli Arnolfo e Lapo, un terzo «famulo» e se avesse voluto, il figlio Giovanni.
L'atto, in duplice redazione, fu solennemente sottoscritto nel Battistero di Pisa, dove fra’ Melano aveva sotto gli occhi il pergamo terminato cinque anni prima (1260) da Nicola, proponendosi tuttavia di averne per Siena uno assai più ricco e più bello, che fosse insomma, il più grande ed ornato complesso architettonico-sculturale del genere che fosse mai stato fatto fino ad allora e che Nicola terminò ai primi di novembre del 1268. 

Ma quel che fra’ Melano non poteva prevedere è la stupefacente evoluzione che si verificò nell'arte nicoliana passando dal primo al secondo pergamo. Affrancandosi infatti sempre più dalla tradizione romanica e superando le dichiarate tendenze classicistiche che caratterizzavano quello pisano, Nicola si indirizza in quello senese verso un plasticismo più libero, duttile e mosso, dalle superfici modellate con estrema morbidezza e sensibilità; mentre nel riprendere il racconto dell'Infanzia e della Passione di Cristo nelle lastre del parapetto l'artista non mira più a celebrare, come a Pisa, eventi di trascendente grandezza ed a conferire alle statue angolari una solenne gravitas ispirata a modelli antichi, bensì ad imprimere ai primi un appassionato impeto patetico e drammatico che non va disgiunto, da una indagine dei più intimi moti dell'animo di cui partecipano molte delle seconde.

Particolare della Madonna con il Bambino

Di questa profonda trasformazione che si attua in piena temperie gotica, di questo straordinario arricchimento di umano sentire uno dei più significativi esempi è costituito dalla statua della Madonna col Bambino che si trova a Siena tra l'Adorazione dei Magi e la Presentazione al Tempio. Essa non è più la «Curialissima Domina» con cui la appellava nei suoi «Sermones» l'arcivescovo Federico Visconti, probabile committente del pergamo pisano, dove appare simile ad una matrona romana dall'altero, eretto volto che guarda impassibile davanti a sé, bensì è una soave immagine femminile nella quale mirabilmente si fondono regalità ed umanità, un supremo afflato di spiritualità e una verace bellezza creaturale. Sotto i suoi panneggi plasticamente animati dagli ornati bordi goticamente serpeggianti par di avvertire un sottile palpito corporeo, un esitante movimento che culmina nello scarto appena accennato e nel volgersi del capo non più rigidamente impostato sul collo.
Ed il suo volto non sembra di freddo marmo, ma di viva e morbida carne per la suprema delicatezza del modellato che dona una sorta di luminosa trasparenza all'epidermide, dove l'ombra di un sorriso sfiora la stupenda bocca mentre gli occhi si volgono a riguardare con pensosa dolcezza il Bambino, che si scosta vivacemente dalla madre. Purtroppo esso è mutilo dell'avambraccio e della mano destra la quale, invece di benedire, doveva reggere un globo se non un fiore: ma la sua vitalità si esprime anche nel volto dalle guance tenerissime e dove la bocca si dischiude quasi ad esclamare o ad interrogare.

Una tale interpretazione della irrequieta grazia, della fresca e innocente carnalità e della poesia dell'infanzia sembra precorrere di due secoli addirittura un Rossellino e un Desiderio da Settignano. Non per niente infatti uno studioso tedesco, il Graber, nel 1911 scrisse che «il pulpito di Siena rappresenta il destino per la scultura italiana».


La scheda qui riprodotta è uscita in edicola in abbinamento con il quotidiano "La Nazione" - Cronaca di Siena e con la sponsorizzazione della Banca Monte dei Paschi di Siena. La foto originaria (n. 2) è di Fabio Lensini ed il testo di Enzo Carli. Autorizzazione alla pubblicazione in fase di richiesta. La foto aggiuntiva (n. 1) è tratta dal sito www.molo7photoagency.com.
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