30 giugno 2016

Giovanni Pisano: Un Crocifisso per il Duomo di Siena

I tesori dell'arte senese
Scultori di Siena

Giovanni Pisano (documentato dal 1265 al 1314)
Crocifisso (1285-90)
legno policromato e marmo
Siena, Museo dell'Opera del Duomo


Nella lunga iscrizione, intorno alla cornice inferiore del pergamo per il Duomo di Pisa, Giovanni Pisano si proclama «sculpens in petra, ligno, auro splendida». Di sue sculture in legno ci resta una serie di Crocifissi che sono le uniche opere a noi note che egli eseguì in questa materia; e pare significativo che a questo augusto e dolente tema si sia più volte dedicato il più grande scultore nato a Pisa, dove la pittura dalla fine del XII secolo e nel XIII fu essenzialmente una «pittura di Crocifissi». Senza per altro alcun rapporto con quelli dipinti che appartengono ad altra area cronologica e stilistica, di Crocifissi lignei ormai sicuramente riconoscibili a Giovanni se ne conservano almeno sei, mentre altri gli sono stati attribuiti da riferire piuttosto alla sua bottega o a seguaci. Si deve infatti a Giovanni la creazione di una nuova iconografia del Cristo scolpito che ebbe larga diffusione nel Trecento. Questi Crocifissi non erano destinati a stare sugli altari, ma ad essere portati nelle processioni penitenziali ed a ciò si deve il carattere intensamente patetico di essi, mirante a edificare i fedeli con la contemplazione dei patimenti di Cristo morto o spirante sulla Croce.

Il Crocifisso del Museo dell’Opera è l'unico ad aver conservato la Croce originale nella rara forma ad ypsilon e con il cranio di Adamo alla base. La sua colorazione non è originale, ma antica, mentre originale è la doratura del perizoma.
Per quanto riguarda la paternità. si deve avvertire che nessuno dei Crocifissi oggi attribuiti a Giovanni Pisano è firmato o documentato. Nel 1949 quello dell’Opera del Duomo venne esposto ad una «Mostra dell’antica scultura lignea senese» per la prima volta come opera di Giovanni,  mentre nel 1951 ne confermavo la completa autografia. Da allora tale attribuzione è stata incondizionatamente accolta dai più autorevoli specialisti come la Lisner e Max Seidel. Resta tuttavia da stabilire la databilità dell’opera che per comune consenso si ritiene anteriore al Crocifisso ligneo di Sant'Andrea a Pistoia che per la sua affinità iconografica viene considerato contemporaneo a quello del pergamo.
Entrambi infatti appaiono caratterizzati dal sensibile arretramento del torso che quasi spezza il corpo al livello dei fianchi facendo sporgere fortemente l'ossuta gabbia toracica; mentre quello di Siena sembra quasi staccarsi dalla Croce, obliquando leggermente quasi a spiccare un volo dove i lunghi e sottili bracci di questa si assimilano ad ali levate.
Le articolazioni si snodano ancora con una certa fluidità lineare, senza brusche fratture, sì che la costruzione della figura appare affidata soprattutto alla continuità delle linee da cui nasce un modellato più unito e morbido di quello altrimenti aspro dei Crocifissi pistoiesi. Ne risulta una composizione plastica vigorosamente unitaria nella sua clastica tensione che dalla punta del piede sinistro sale con vibrante slancio fino alla bellissima testa coperta da una doviziosa capigliatura a finissime strie ondulate. Esso fu fatto, a mio avviso, al tempo in cui Giovanni attendeva alla facciata del Duomo di Siena, verso il 1285-90, ed è preceduto da quello già nel monumento D'Elci, ora nel Museo dell'Opera del Duomo di Pisa, dove però il corpo aderisce assai di più al tronco della Croce piombando verticalmente nella immobilità della morte. A Siena invece questo appare teso in uno spasimo di agonia il cui strazio si va placando nel volto atteggiato a dolente serenità e rassegnazione.
Un volto tra i più delicatamente spirituali tra quanti ne abbia creati Giovanni, dai lineamenti minuti e dai duttili e sensibili trapassi dei piani specialmente intorno agli occhi con le palpebre semiaperte e lievemente gonfiati dal pianto, dalle quali sembra tralucere un ultimo sguardo pietosamente rivolto ai fedeli.


La scheda qui riprodotta è uscita in edicola in abbinamento con il quotidiano "La Nazione" - Cronaca di Siena e con la sponsorizzazione della Banca Monte dei Paschi di Siena. La foto è di Fabio Lensini ed il testo di Enzo Carli. Autorizzazione alla pubblicazione in fase di richiesta.
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