16 aprile 2016

Simone Martini, pittore tra Italia e Francia (ca. 1284-1344)

Senesi da ricordare
di Marco Falorni

Simone Martini 
nato a Siena nel 1284 ca.
morto ad Avignone nel luglio 1344

Simone, come Duccio, fa uscire la pittura senese dal suo raffinato, ma ristretto ambito provinciale, e la introduce di prepotenza nell'olimpo della cultura artistica europea. Ma forse non è esatto restare nel solo campo dell'arte, in quanto Simone, fin dalle sue primissime opere, si impone come un protagonista dell'intera civiltà del Trecento europeo. È chiaro, infatti, che non si può comprendere appieno lo spirito e il senso di tale civiltà, ove ci si limiti a studiare gli apporti che ad essa dettero, ad esempio nel campo letterario, Dante, Petrarca e Boccaccio, oppure nel campo filosofico, S. Tommaso d'Aquino; occorre includere nel contesto considerato anche l'opera dei massimi artisti figurativi, ad esempio Nicola e Giovanni Pisano e Arnolfo di Cambio nella scultura, e ancora, Giotto e i maggiori Senesi nella pittura. E non v'è dubbio che Simone Martini si pone tra i protagonisti di quel periodo storico, non solo per la sensibilità e l'attualità della sua cultura, ma anche per le illuminanti novità delle intuizioni formali da lui proposte. D'altro canto, la pittura di Simone, proprio per la sua originalità, può apparire isolata nel contesto dell'arte toscana e italiana del suo tempo, chiusa in un mondo di astratte eleganze formali; e limitato può sembrare il suo messaggio, visto che a Siena Simone non ebbe, tra i numerosi seguaci, nessuno che lo comprendesse e sviluppasse pienamente il suo esempio. 
In realtà la sua pittura è di capitale importanza storica e si pone quale nodo di sviluppo di tutta la pittura europea nella fase tarda del gotico; il linearismo decorativo, la raffinatezza coloristica, il particolare "realismo" di Simone, sono infatti il punto di partenza per ricerche irradiatesi, da Avignone, in tutta Europa. L'arte prodotta da Simone, in antitesi con quella di Giotto, si volge a creare figurazioni di sogno e di fiaba, immerse in un colore irreale e splendente.

Simone Martini - La Maestà
Siena, Palazzo pubblico - Sala del Mappamondo

La personalità di Simone appare pienamente formata fin dalla sua prima opera conosciuta e documentata, il grande affresco della "Maestà" nella Sala del Mappamondo del Palazzo Pubblico di Siena (1315). L'opera appare chiaramente ispirata alla celeberrima "Maestà" di Duccio, terminata quattro anni prima, ma segna su di essa un grande progresso; come infatti Duccio aveva disposto sul fondo d'oro i suoi personaggi in solenne contemplazione, addensati in uno stato di architettonica fissità, così Simone crea, con una serie di abili accorgimenti tecnici, l'illusione del movimento e della provvisorietà temporale, quasi che l'adunata degli Angioli e dei Santi si fosse spontaneamente formata nel momento; viene così a crearsi, soprattutto guardando l'opera dal basso, un notevole senso di profondità, mentre il colore prezioso dei personaggi in primo piano ravviva tutta la composizione e contribuisce a conferirle un tenue senso di raffinata musicalità. In definitiva, appare evidente che Simone è già conquistato dal movimento gotico europeo, interpretato, peraltro, alla luce della tradizione italiana e specificamente senese.

Simone Martini, S. Ludovico da Tolosa
Napoli, Museo di Capodimonte

Nel 1317 l'artista era a Napoli, al servizio di Roberto d'Angiò, e qui dipinse la fulgida tavola con predella raffigurante "S. Ludovico da Tolosa che porge al fratello Roberto la corona terrestre e ne riceve quella celeste", ora conservata nel Museo di Capodimonte. In quest'opera, la figura principale appare quasi astratta sullo sfondo dorato, immersa in preziosi smalti di colore, come se vivesse in un mondo lontano, mentre certi particolari sembrano richiamare l'arte orientale. 
Nel 1320 il Martini dipinse, per la Chiesa di S. Caterina a Pisa, un bel polittico, attualmente presso il Museo Nazionale di S. Matteo; nello stesso anno dipinse un altro polittico per il Duomo di Orvieto. In queste opere Simone conduce una ricerca sempre più raffinata di effetti di colore, di estrema preziosità. Poco dopo il 1321 è databile una tavola della "Madonna col Bambino", attualmente nella Pinacoteca Nazionale di Siena. 

Simone Martini, Madonna col Bambino
Siena, Pinacoteca Nazionale

Di periodo difficilmente individuabile sono gli affreschi con "Storie di S. Martino", nella Cappella dedicata a questo Santo nella Chiesa Inferiore di S. Francesco ad Assisi; Simone vi lavorò probabilmente in più riprese, forse tra il 1312 e il 1326. Gli affreschi rivelano un certo avvicinamento a Giotto, anch'egli operoso ad Assisi, e sono eseguiti, pur entro i consueti schemi, con una sofisticata cura del particolare e con grande finezza di osservazione.

Simone Martini, San Martino divide il mantello con il povero
Ciclo sulla vita di San Martino
Assisi, Basilica inferiore di San Francesco

Di fama universale gode l'affresco del "Guido Riccio da Fogliano", eseguito, nel 1328, nella Sala del Mappamondo del Palazzo Pubblico di Siena. Mentre la giganteggiante immagine del Guido Riccio ci dà la misura delle possibilità di Simone come ritrattista, sullo sfondo viene introdotto un elemento nuovo, il paesaggio sintetizzato e idealizzato su base e intonazioni reali. Il rapporto tra la figura del condottiero e il paesaggio non si fonda su una impostazione spaziale, ma è puramente ritmico e spirituale, tale da conferire alla scena un tono di altissima astrazione lirica. Vari studiosi hanno perfino notato, nell'affresco del "Guido Riccio", come del resto anche in altre composizioni di vari artisti senesi, una· misteriosa componente estremo-orientale, latente nella pittura. Ciò potrebbe essere giustificato dal fatto che Siena conosceva abbastanza bene i riflessi artistico-culturali cinesi ed estremo-orientali in genere, soprattutto tramite i viaggi di vari suoi cittadini. Ma le sorprese relative al celebre capolavoro non sono terminate! In tempi recentissimi (ndr: il volume di riferimento è del 1982), è venuto alla luce, nella parte della parete sottostante l'affresco in questione, un nuovo affresco di squisita fattura, finora nascosto da uno strato di intonaco, e forse anch'esso rappresentante il "Guido Riccio", peraltro in diverso atteggiamento. Questa scoperta ha dato il via ad un vivacissimo dibattito tra gli studiosi d'arte, alcuni dei quali mettono anche in dubbio l'attribuzione a Simone del "Guido Riccio" finora noto, riconoscendo invece, con maggiore probabilità, al Maestro, l'affresco recentemente rinvenuto. Il "Guido Riccio", quindi, potrebbe altro non essere che uno "splendido falso"; la questione è ancora aperta ed in corso di approfondimento. Tuttavia, qualunque sia la conclusione a cui arriveranno gli esperti, quel che è certo è che, sulla stessa parete del Palazzo Pubblico di Siena, si trovano due grandi capolavori dell'arte pittorica italiana. 

Simone Martini, Guidoriccio da Fogliano
Siena, Palazzo pubblico - Sala del Mappamondo

Per tornare ad opere di sicura attribuzione, citiamo la bellissima tavola con il "Beato Agostino Novello e quattro suoi miracoli" nella Chiesa di S. Agostino a Siena, databile poco dopo il 1328; in essa è presente un sottile e poetico ritmo impresso alla narrazione, sviluppantesi in un mobile e complesso ambito spaziale. 

Simone Martini, Beato Agostino Novello e quattro suoi miracoli
Siena, Pinacoteca Nazionale (proveniente dalla Chiesa di S. Agostino)

Nella tavola dell'"Annunciazione", eseguita nel 1333 per l'Altare di S. Ansano del Duomo di Siena, e attualmente conservata presso la Galleria degli Uffizi a Firenze, Simone raggiunge il massimo dell'eleganza, a un tempo moderna e astrattamente religiosa. 

Simone Martini e Lippo Memmi, Annunciazione del Duomo di Siena
Firenze, Galleria degli Uffizi

Dopo aver eseguito varie altre opere, in Siena e in altre città, nel 1339 Il Martini su invito di Benedetto XII, si trasferì ad Avignone, per rendere ancora più splendida la Corte Pontificia, insieme ad un nutrito gruppo di altri artisti senesi, che contribuirono a fare della città francese il centro di origine di una nuova cultura, diffusasi poi in tutti i paesi. Ad Avignone il Martini fu pittore ufficiale di Benedetto XII e svolse un'attività intensissima, anche se ben poco ci rimane della sua produzione; sappiamo, tra l'altro, che ebbe l'amicizia e la stima del Petrarca, che gli dedicò due sonetti in segno di ammirazione per un ritratto di Laura, purtroppo perduto, che Simone aveva eseguito per lui. 

Simone Martini, Frontespizio del Commento di Servio a Virgilio
Biblioteca Ambrosiana di Milano

Tra le più tarde opere eseguite da Simone ricordiamo ancora: le miniature attualmente nella Biblioteca Ambrosiana di Milano (1340); la tavola della "Deposizione dalla Croce" nel Musée Royal des Beaux Arts di Anversa, parte di un polittico smembrato, di cui gli altri frammenti si conservano al Louvre di Parigi e nel Museo di Berlino; la tavola della "Sacra Famiglia" (1342), attualmente nella Walker Art Gallery di Liverpool, nella quale, al purissimo e sempre più intenso colore, si accompagna un desiderio nuovo di esprimere la drammaticità delle azioni e dei sentimenti. 

Simone Martini, Deposizione dalla Croce (dal Polittico Orsini)
Anversa, Musée Royal des Beaux Arts

Il soggiornò avignonese di Simone maturerà nuovi indirizzi della pittura e della miniatura, non solo francese, ma europea: da Parigi alla Catalogna, dalle Fiandre alla Boemia, ovunque arrivarono i riflessi delle novità imposte dal suo raffinatissimo genio.


Documentazione Web
Sito Wikipedia
Sito Dizionario Biografico degli Italiani Treccani

La scheda è tratta dal volume di Marco Falorni, Senesi da ricordare, Edizioni Periccioli, Siena, 1982. Ringrazio l'autore per averne consentito la pubblicazione sul nostro blog. Le altre schede sono alla pagina http://goo.gl/LZUi21 .

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