30 aprile 2016

Santi Menichetti

C'era una volta il Palio - I fantini
Supplemento a La Nazione - Siena (1993)
testo di Daniele Magrini e 
Giulio Pepi


Il palcoscenico di Piazza del Campo non è riservato solo ai primi attori. Il Palio talvolta concede spazio anche alle comparse, seppure magari per fugaci apparizioni. È il caso di questo fantino immortalato il 2 luglio 1914 prima di accingersi a difendere i colori del Nicchio. Nella foto la firma non lascia adito a dubbi per l'identificazione: si tratta di Santi Menichetti, artefice di due sole carriere nel Campo.
La prima la disputò il 16 agosto 1907 per la Pantera, la seconda, appunto, quel 2 1uglio 1914. Restano imperscrutabili le motivazioni che indussero il Nicchio a cercare, dopo sette anni di assenza da Piazza, un fantino che aveva corso solo una volta. Fatto sta che Santi Menichetti fu scelto dal capitano Guido Rocchi. 


Non fu decisione felice, se è vero che nell'assemblea successiva al Palio, il dirigente fu sottoposto ad una raffica di contestazioni neppure troppo garbate: “Il capitano - si legge nei verbali di quell'assemblea nicchiaiola - cerchi di spendere meglio i soldi della contrada. E quanto ai patti, vogliamo sapere - dissero i nicchiaioli di allora - chi è che li fa, e soprattutto che sia uno solo a farli, in modo che si sappia chi ne deve rispondere”. Il richiamo dell'assemblea fu seguito da Rocchi, se è vero che al Palio successivo riuscì ad assicurarsi le gesta di Rancani, proprio il fantino che vinse per l'Istrice quella carriera del 2 luglio 1914.
Ma prima di arrivare all'epilogo, vediamo che cosa accadeva in quei giorni di luglio del ‘14 a Siena. “La vedetta senese” racconta che proprio alla vigilia della carriera l'Università nomina rettore Achille Sclavo e che in quella stessa sera di vigilia accade un fattaccio in via Benincasa, che desta una certa impressione nella cittadinanza: “Un giovane di 17 anni - racconta il cronista di nera dell'epoca – tal Ettore Savoi, cameriere in Siena, verso le ore 18 in via Benincasa, sparava dei colpi di rivoltella a polvere contro Annina Bianciardi, 15 anni, senza farle alcun male”. Ma il Palio imminente spegne ogni altra emozione e conquista la prima pagina del giornale, altrimenti dedicata in tutte le altre uscite alle questioni della guerra europea e alle dispute interventiste.
La cronaca della carriera di quel Palio del 2 luglio 1914, sulla “Vedetta senese", inizia dall’esaltazione delle gesta della passeggiata storica: “L'alfiere Mastuchino Forni dell’Aquila - vi si legge – strappa gli applausi col suo mitico salto del fiocco e anche il suo emulo Italo Giunti, alfiere della Lupa, entusiasma”. Poi, finiti i giochi di bandiera, si va al canape in quest'ordine: Onda con Domenico Leoni detto il Moro, padre di Ganascia, Nicchio con il redivivo Santi Menichetti, Tartuca con Ottorino Luschi detto Cispa, Torre con Vigni, Bruco con Rombois, Pantera con Magnelli, Oca con Moscone, Civetta con Fulmine, Istrice con Rancani e di rincorsa il Drago con il mitico Bubbolo. Sul verrocchio un mossiere esordiente, Venturino Benvenuti.
Quando si abbassano i canapi, Santi Menichetti riesce a partire fra i primi: lo precede solo l'Istrice, lo seguono Drago, Tartuca e Onda. Ben presto però l'abilità di Bubbolo riesce ad avere la meglio sul Menichetti e il Nicchio viene superato prima dal Drago e poi anche dal Bruco. L'Istrice rimane in testa per i tre giri, appena impensierito da un gran ritorno della Torre, che però cade al Casato.
Santi Menichetti non riuscirà più a correre alcun Palio. Per lui la legge di Piazza del Campo non consentì l'appello. Altri Menichetti, invece, si fecero onore: Ermanno, che vinse con l'appellativo di Popo nel Bruco nel 1907, e soprattutto Alfonso detto Nappa, sei volte vincitore. Non è dato di sapere se Santi, Ermanno e Alfonso fossero parenti. Dei tre, comunque, Santi fu l'unico a non aver fortuna al Palio.


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