26 marzo 2016

Mario Bernini detto "Bachicche"

C'era una volta il Palio - I fantini
Supplemento a La Nazione - Siena (1993)
testo di Daniele Magrini e 
Giulio Pepi


Quel signore con il copricapo piumato, il giubbetto di ordinanza e gli scarponcini ai piedi, l'unico che non si sia piegato a guardare verso l'obiettivo del fotografo, è uno dei più grandi fantini della storia del Palio: Mario Bernini detto Bachicche. 
L'immagine è stata scattata nel 1883, in occasione dell’unica carriera corsa da Bachicche per la contrada della Torre. E il fotografo ha immortalato proprio il connubio fra il fantino e i maggiorenti di Salicotto. La circostanza, abbastanza inusuale, è comprensibile proprio se si considera la statura paliesca del personaggio: Bachicche a quel momento aveva infatti già vinto dodici carriere in venti anni di attività. L'ultimo successo era stato conseguito da Mario Bernini proprio l'anno prima, il 3 luglio, quando aveva trionfato per la Chiocciola con il cavallo morello di Romualdo Bruni.
Ma le speranze della Torre, in quel Palio, andranno deluse: Bachicche non vincerà e per centrare il tredicesimo cencio, l'ultimo della carriera, dovrà attendere ancora due anni e il ritorno nella contrada della Chiocciola.


La seconda metà dell'Ottocento vede comunque proprio Bachicche salire alla ribalta in modo prepotente: vincitore per la prima volta nel 1861 per la Tartuca, Mario Bernini farà gioire questi rioni: Giraffa 15 agosto 1862, Onda 28 settembre 1962 nel famoso Palio straordinario degli scienziati, Bruco 3 luglio 1870, Lupa 15 agosto 1867, Istrice 2 luglio 1873, Selva 17 agosto 1879 e per ben tre volte nella Chiocciola (1882, 1885 e 3 luglio 1864) e nel Nicchio (1867, 1871 e 1878). Da notare alcune date delle vittorie di Bachicche, posticipate rispetto alle tradizionali scadenze del 2 luglio e 16 agosto: non si tratta di carriere fatte disputare il giorno dopo per la pioggia, bensì rinviate ad arte in cerca del giorno festivo che cadeva appunto il 3 o il 17. Un altro segno della scarsa considerazione di cui godeva il Palio in quegli anni tutti tesi verso gli ideali risorgimentali e patriottici.
Mario Bernini comunque interpretò il mestiere con le armi del coraggio e anche della furbizia. Eccone due esempi: il 2 luglio 1867, dopo un anno di sosta per la Guerra di Indipendenza, si tornò a correre il Palio. Bachicche era stato scelto per montare nel Nicchio, dal capitano Santi Vasai. Al canape i cavalli davano segni di particolare nervosismo e ci vollero ben tre mosse per partire. Al via, Bachicche uscì intruppato dietro a quattro contrade: Pantera, Tartuca, Istrice e Montone nell'ordine. Ma già alla prima curva di San Martino, raccontano le cronache dell'epoca, “il fantino della Pantera prese in consegna quello della Tartuca e se lo portò a diritto per la strada omonima. L'Istrice, che era intento a nerbarsi di santa ragione col Nicchio, non fu in tempo ad accorgersi del fatto, e siccome era dalla parte di fuori, fu costretto a seguire l'esempio delle altre due. Per tutti i giri restanti, Montone e Nicchio si contrastarono con ogni mezzo. Poi la vittoria arrise a Bachicche”
Dopo un'impresa di forza, ecco un colpo di astuzia. Il 16 agosto 1878, ancora nel Nicchio, Bachicche sorprese tutti alla mossa e vinse dopo tre giri condotti con piena tranquillità in testa. Raccontano i cronisti dell'epoca, con toni senz'altro impensabili per la stampa dei giorni nostri: “Bella forza davvero a vincere un Palio in questo modo, avendo untato la ruota, con il mossiere dalla sua ed il migliore cavallo. Una birbonata come quest'anno non era mai successa”. Il Nicchio, comunque, seppe ricompensare adeguatamente Bachicche: per quella terza vittoria con i propri colori, il Seggio Direttivo dispose di donare al fantino la casa in via dei Pispini dove abitava.


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