16 gennaio 2016

Antonio Salmoria detto "Leggerino"

C'era una volta il Palio - I fantini
Supplemento a La Nazione - Siena (1993)
testo di Daniele Magrini e 
Giulio Pepi


Antonio Salmoria detto “Leggerino” è tutto in questa foto scattata in occasione del suo debutto che coincise con la vittoria per il Valdimontone il 16 agosto 1875. Sembra un folletto, uno gnomo delle favole, con gli occhi buoni, forse anche sentimentali e con una voglia di avventura incredibile e balzo felino.
Non per niente in undici anni vinse sei volte. Più di una ogni due anni. Forse era toccato dalla fortuna per ricompensarlo della piccolissima statura e dell'emarginazione delle ragazze che sono sempre state spietate sotto tutti i cieli e tutti i tempi. Poi, con l'avvento della gloria, le cose cambiarono (e soprattutto con l 'avvento dei quattrini). E, a quanto raccontano i bisnonni ai nonni, “Leggerino” fu un “tombeur des femmes” quale non si era mai visto, né più si vedrà, fra i fantini di Siena. I compensi che intascava se li spendeva tutti a letto. 


Il Palio del 16 agosto 1875 fu bellissimo a detta dei cronisti. Scapparono primi quattro concorrenti e il mucchietto affrontò San Martino con l'Istrice e l'Onda che si erano già distaccati di mezzo cavallo. Fra i due si accese un duello a nerbate fino al Casato dove passò in testa il fantino bianco-celeste di Malborghetto che mantenne la posizione fino all'inizio del terzo giro. All'altezza della fonte, fu passato dalla Tartuca e dal Valdimontone. “Leggerino” riuscì a sbriciolare piano piano, con grande accellerazione, il distacco e ce la fece a vincere. Era capitano Silvio Bellaccini e la cavallina, baia, era di proprietà di Angelo Franci. 

Siena, allora, era una città che non raggiungeva neppure ventimila anime e, forse per questo, stavano sereni, si conoscevano tutti, fioriva la solidarietà, se si verificava qualche furto o qualche mascalzonata i colpevoli erano quasi sempre di fuori. 
Cinque anni prima, 80.000 soldati dell'esercito regio avevano gloriosamente conquistato Roma, da dove si era ritirata la guarnigione francese per la guerra contro la Prussia. Sotto la minaccia dei cannoni della divisione comandata da Bixio, Civitavecchia si era arresa, e dopo un paio di bordate dei cento cannoni alle mura si riuscì ad aprire una breccia presso Porta Pia e furono vari gli spari dei trecento “zuavi” papalini. Le brigate di fanteria e di bersaglieri fecero il loro trionfale ingresso.
La gente si ricordava sempre, ma con meno calore, dell'instaurazione della “leva obbligatoria”, degli insopportabiIi tassi e balzelli e dell'esoso rincaro dei “sigari toscani” che il nuovo regno aveva portato e che rimarrà imperituro. C'era la miseria. Ma era un male generale anche nelle altre nazioni, a volte peggiore del nostro. 

Leggerino non fece passare un anno. Il 17 agosto 1876 vinse per la Lupa una “corsa alla romana” disputata senza nerbate con l'Istrice. Uno spettatore scrisse che, proprio per questa mancanza, “non si era divertito punto”.
Il 2 luglio 1879, dopo quattro anni esatti, Antonio Salmoria (di famiglia abruzzese, sembra, trapiantata in Maremma) portò di nuovo il drappellone al Valdimontone. Furono date tre mosse e ci furono nerbate tali da provocare un sano divertimento. Scappò prima la Pantera che fu raggiunta dalla Chiocciola. I nerbi si alzarono e posarono provocando una gragnuola di colpi. Passò a condurre la Chiocciola, ma, prima di San Martino al terzo giro, fu oltrepassata da “Leggerino” che volò a vincere. 
Le altre vittorie furono nella Selva il 4 luglio 1880, nell'Oca il 16 agosto l 885 e nella Tartuca il 4 luglio 1886. In agosto la Tartuca avrebbe ancora vinto con Pietro Fasci di Arezzo, conquistando il suo primo "cappotto".


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