21 settembre 2015

“Palio” di Cosima Spender: un commento

di Antonio Manganelli


Ieri sera ho assistito alla prima proiezione a Londra, all'istituto italiano di cultura, del film "Palio" di Cosima Spender. Mi sento di condividere qualche personale e breve impressione, non ovviamente da critico, ma da grande consumatore ed appassionato di film, e da senese.
Il Palio è tante cose. Primariamente è espressione del confronto delle contrade e dei loro popoli nel campo, che prende la forma (una delle molte susseguitesi e modificatesi nel tempo) di cavalli al galoppo condotti da fantini. Nel confronto, il senso di appartenenza alla contrada del senese diventa manifestazione esplicita di un comune sentire, che richiama continuamente su di sé tutto il suo trascorso storico, che per questo resta vivo, nei costrutti sociali e delle istituzioni, nelle emozioni e nello spirito delle persone. Questa complessità, o parziale alienazione socio-culturale, o insanità, è molto difficile da capire veramente da parte di chi ne è estraneo, ed ovviamente ancor più difficile da descrivere. Per questo nella grande maggioranza dei casi i vari tentativi, cinematografici, narrativi o giornalistici, che si sono succeduti nel tempo hanno dato vita a mediocri risultati. 


“Palio” di Cosima Spender non rappresenta un’eccezione, non perché sia mediocre, ma perché la regista non prova a descrivere tutto questo. Come dicevo il Palio è tante cose,  fra le tante è anche un'atipica ed avvincente corsa di cavalli, che ha come protagonisti dei fantini. Ecco, il film parla di questo palio. 
Tutto nel film ruota attorno ai fantini e la loro è la prospettiva (visiva, sensoriale e psicologica) prevalente. Le contrade ed il loro antico-e-sempre-rinnovato confronto ovviamente ci sono e danno forti emozioni, ma sono un paesaggio, che si aggiunge alle panoramiche della città e delle crete; sono il bellissimo ed in parte inesplorato sfondo della storia che si vuol raccontare. 
Quando si capisce e si accetta (e personalmente non vedo motivo per non accettarlo) questo, si apprezza molto il film: la sua storia, classica nel contenuto (l’allievo, il maestro, la sfida, il successo) ma originale per l’impianto ed il moderno ed avvincente stile narrativo; si apprezzano le bellissime immagini, inusuali e ravvicinate: alcune delle quali (ad esempio la prospettiva in corsa) solo un fantino può avere; si apprezzano anche i suoni e le atmosfere musicali, che non sono solo e sempre quelli tipici, ma che sono anch’essi coerenti ed espressivi del sentire dei fantini; si apprezza infine questo “restare sull’uscio”, avere e cercare cioè una prospettiva ed un punto di vista con un piede dentro ed un piede fuori dalla casa,  come hanno i fantini e come in qualche modo ha anche la regista, e che peraltro è appunto più facilmente descrivibile e di più facile vera comprensione per uno spettatore esterno alle contrade ed al loro Palio. 
Secondo me è un film molto ben fatto ed a cui volentieri si “perdona” una piccola “inesattezza divulgativa” (che da senese un po' pignolo mi sembra di aver percepito) nelle scritte in inglese. Un film da vedere, da capire, e fonte di emozioni e bellezza di cui godere ed in cui abbandonarsi. Con uno straordinario Bastiano!


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