4 settembre 2015

L’Aquila festeggia all’Asilo Monumento (1939)

C'era una volta il Palio - Le Contrade
Supplemento a La Nazione - Siena (1992)
testo di Daniele Magrini e 
Giulio Pepi


La foto - d'obbligo per quegli anni - all'Asilo Monumento, tramanda ai posteri l'immagine di una comparsa dell'Aquila felice per il Palio vinto il 2 luglio 1939, ma visibilmente stanca. Con probabilità il fotografo ha immortalato il gruppo aquilino nel giro del giorno immediatamente successivo a quello della vittoria. Il sole di luglio e le ore piccole della notte del trionfo sembrano aver lasciato il segno.
Fra i più “vispi” appare proprio il priore dell'Aquila di quegli anni: Alberto Tailetti è il terzo da sinistra nella fila centrale, con le mani allacciate in grembo. E sembra davvero godersi fino in fondo il gusto della vittoria.


Il Tailetti, avvocato, storico e cultore del Palio e delle tradizioni senesi, è una delle figure di primo piano della Siena contradaiola a cavallo fra le due guerre. Quel 1939 di gioia lo trova priore della contrada (capitano è Aldo Gianni) al secondo successo. E' in carica infatti dal 1929. 
Gli aquilini ricordano la sua cura meticolosa nella conservazione del patrimonio di contrada. In anni in cui la situazione dei locali non era ancora ottimale, la paura di disperdere documenti o verbali di assemblea lo indusse a costruirsi una specie di archivio personale nella propria abitazione. Salvo poi restituire goccia a goccia il materiale alla contrada in epoca di più affidabile situazione strutturale.
Il Tailetti raccoglie in pratica il testimone di un altro grande dirigente aquilino, Silvio Griccioli. Si legge nelle note storiche di Mino Capperucci, che accompagnano la riedizione curata dall'Aquila del libretto scritto proprio dal Griccioli sulla bandiera aquilina: “Dal 1895 al 1937, anno della sua morte, Silvio Griccioli ha ricoperto incarichi di Maestro dei Novizi, Capitano e Cancelliere. Eletto nel 1895 per la prima volta Maestro dei Novizi mantenne questo incarico fino al 1897 per assumere, nel 1898 quello più impegnativo di capitano che ricopri per trent'anni, fino al 1928. Durante la sua lunga gestione di capitanato, riuscì una sola volta, nel 1906, a vincere un Palio per la sua contrada. Nonostante ciò fu un uomo di rigorosa esattezza a profondamente legato alla contrada. Quando nel 1928 rinunciò alla carica di Capitano, l'assemblea della contrada lo nominò, unico nella storia dell'Aquila, Capitano Onorario”.
Trent'anni alla guida della contrada nel Campo: davvero un record impensabile ai nostri giorni di frenetici e talvolta schizofrenici avvicendamenti. Silvio Griccioli dunque, quando gli aquilini festeggiano il cencio del 1939, è morto da due anni.

La carriera del 2 luglio di quell'anno, l’ultimo prima della dolorosa sospensione del Palio causato dalla guerra, si corre in piena frenesia da Ventennio. La dedica del drappellone dipinto da Aldo Marzi è eloquente: “Palio dedicato all’unione del Regno di Albania all'Italia”
La mattina della tratta nella stalla dell'Aquila arriva il cavallo dei sogni di tutti i contradaioli: Folco. Lo stupendo campione ha già cinque successi in carriera, compreso lo storico cappotto del 1933 per la Tartuca. Mentre la stella di Ruello è ormai appannata, quella di Folco è ancora ben viva e brillerà ancora anche dopo i cinque anni di pausa bellica. Nel 1945 infatti, anno in cui torna il Palio, Folco viene beffato da Mughetto a luglio, ma il 16 e il 20 agosto, quando si corre il Palio della Pace, il grande cavallo mette il suo doppio sigillo.
Ma torniamo a quella carriera del 2 luglio 1939. L'Aquila affida Folco a Pietro De Angelis detto Pietrino. Raccontano i testi aquilini (il numero unico del 1981) che il fantino “fu ingaggiato con una serie di incontri segreti in una via fuori di città, frequentata solo dai clienti di una casa di tolleranza”.
Fu una corsa che vide quattro contrade contendersi furiosamente la vittoria: Nicchio, Aquila, Torre e Istrice. All'ultimo giro Pietrino riuscì prima a superare il Nicchio e quindi a portarsi subito alle calcagna dell'Istrice che guidava la corsa. Il fantino romano nella spianata del Casato prese a nerbare furiosamente sul posteriore di Gioacchino, il cavallo dell'Istrice. Fra gli aquilini, qualcuno pensò che il De Angelis si fosse venduto. Invece, da mestierante abile e smaliziato quale era, Pietrino con quella manovra voleva indurre Gioacchino ad allargarsi alla curva del Casato. E così accadde. 
L'Istrice andò a dritto e l'Aquila poté conquistare il cencio per il Regno di Albania.


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