18 settembre 2015

Il Palio della Pace arriva nel Drago (1945)

C'era una volta il Palio - Le Contrade
Supplemento a La Nazione - Siena (1992)
testo di Daniele Magrini e 
Giulio Pepi


Il drappellone di Dino Rofi, dedicato alla pace nel mondo, è arrivato alla chiesa del Drago, soltanto dopo un mese e due giorni da quando lo aveva vinto: 22 settembre 1945. Proprio alla fine dell'ampia scalinata, davanti alla porta dell'oratorio, si sono dovuti fermare e voltarsi di nuovo, perché la piazza della Posta era gremita di pubblico che applaudiva. Un gesto spontaneo dei senesi che si erano ribellati alla violenza.
Fra i volti fotografati ci sono anche quelli di contradaioli che non appartenevano al Drago: Giorgio Celli, Odelisco Lambardi, Umberto Periccioli ...


Il 20 agosto precedente, spostato di un giorno a causa della pioggia, si era corso il Palio straordinario chiesto e concesso a furor di popolo. Due sole prove erano state effettuate: il pomeriggio del 18 agosto conquistata dall'Istrice e la mattina del 19 appannaggio della Torre con l'ottimo “Piero”. Non aveva corso la Tartuca perché la cavallina “Elis” si era leggermente infortunata.
Partecipavano: Bruco con Primo Arzilli detto “Trecciolo” e il cavallo “Mughetto” che già aveva vinto il 2 luglio scorso; Drago con Giovacchino Calabrò detto “Rubacuori” e “Folco” vincitore del 16 agosto; Torre con Fernando Leoni detto “Ganascia” e “Piero”; Pantera con Donato Gallorini detto “Donatino” e “Dora”; Aquila con Primo Cortigiani detto “Ciambella” e “Lola”; Nicchio con Alfio Tacconi detto “Biondino” e “Falchetto”; Leocorno con Angelo Serio detto “Pirulino” e “Corallina”; Tartuca con Amaranto Urbani detto “Amaranto”; Valdimontone con Ferruccio Funghi detto “Porcino” e “Lampo”; Istrice con Pietro De Angelis detto “Pietrino” e “Bozzetto”
La giornata era magnifica. Il sole splendeva caldo. Aveva fatto dimenticare completamente la precedente autunnale e plumbea che aveva rotto con un temporale, di quelli che da dieci anni non si vedono più. Durante la notte avevano fatto il giro di Siena notizie da rivoluzione. Con tutte le esagerazioni che i “si dice” contengono. Si era parlato di una riunione generale fatta dai capitani delle dieci contrade nell'abitazione dell'ingegner Luigi Socini Guelfi, capitano del Bruco. Si spararono cifre enormi per quei tempi. Ressero all'asta Bruco e Tartuca che si impegnarono a provvedere per 50.000 lire a testa a ogni contrada concorrente, qualora avessero vinto il Palio. Probabilmente erano balle anche queste. O se non erano, non ebbero alcun peso sullo svolgimento del Palio, risultando eternamente vera la frase del “sor” Ettore Fontani: “il Palio è una tombola”.

Si allinearono ai canapi, il mossiere abbassò la leva: Tartuca prima e gli altri in gruppo. Un mortaletto eternamente lungo, annunciò che tutto si doveva rifare. Di nuovo all'entrone, di nuovo ai canapi con l'ordine cambiato. Lorenzo Pini, mossiere, dà nuovamente il via. Prima la Tartuca! Il Bruco rimane fermo fra i canapi. Ancora il mortaletto a dire no.
La Piazza rumoreggia. Più qua e più in là scoppiano i tafferugli. Il gran pentolone sembra scoperchiarsi. Mentre i cavalli tornano all'entrone una decina di Tartuchini inferociti escono da Piazza o scendono da qualche palco al Casato e volano verso la cavallina Elis sulla quale c'è sempre Amaranto. Tutti i fantini erano infatti rimasti a cavallo, lentamente e mestamente avviati verso il Comune.
Il numero di quelli della Tartuca aumenta (si potrebbero fare anche i nomi, alcuni sono ben vivi). Si avvicinarono e imperiosamente ordinano ad Amaranto di scendere. Se ne vanno dalla Piazza in segno di protesta. Tutti applaudono. La comparsa della Tartuca scende dal palco seguita da quelle dell'Oca, dell'Onda e da una parte di quella della Giraffa. Escono dal Casato dove non esisteva, allora, alcun tipo di sbarramento. Il “beau geste” era compiuto. Ma forse costò il Palio. 
Con una snellezza abbastanza celere, uscirono nuovamente dall'entrone mentre il sole stava scendendo. L'allineamento vide il Valdimontone di rincorsa. Stavolta il mossiere non annullò. Primo Istrice ma al Casato entrava direttamente il Bruco, mentre dalle retrovie si era portato al terzo posto il Drago. Tra il secondo e il terzo giro il Drago raggiunse il Bruco e fu una lotta di nerbo accanita. A San Martino il Bruco non riuscì a curvare e rimase fermo su quattro gambe. Folco con Rubacuori si avviarono così alla vittoria con al secondo posto la Torre. 
Il drappellone di seta bianca (Dino Rofi era riuscito a malapena a disegnare qualcosa che poi avrebbe sviluppato) attendeva i vincitori. Ma non ci fu niente da fare. Una marea di contradaioli del Bruco, come presi da un improvviso e incontrollabile furore, si gettarono su Rubacuori. La immediata presenza e protezione dei carabinieri che non ci stettero a pensar due volte, lo liberarono dal linciaggio. Fu portato al riparo nell'entrone e chiuso il portone.
Gli altri del Bruco avevano raggiunto il palco dei giudici, afferrarono il drappellone, lo gettarono di sotto. Fu strappato in mille pezzi. Poi, la grande piena si calmò, ma dalla Piazza non usciva nessuno. Tutti erano rimasti immobili e terrorizzati.
La giustizia comunale cadde subito e pesante: due anni al Bruco, un anno alla Tartuca, ammonizione per l'Oca e l'Onda. Il 22 settembre, un sabato, alle cinque del pomeriggio, il drappellone, nuovo e stavolta pitturato, fu consegnato ufficialmente al Drago in Piazza del Campo, con gli squilli delle chiarine e gli alfieri di tutte le contrade, Bruco compresa, che eseguivano la sbandierata.


Autorizzazione alla pubblicazione richiesta. 
L'elenco delle schede finora pubblicate è alla pagina http://goo.gl/KTQgcL


Nessun commento: