11 settembre 2015

Il Bruco si prepara al Palio della Pace (1945)

C'era una volta il Palio - Le Contrade
Supplemento a La Nazione - Siena (1992)
testo di Daniele Magrini e 
Giulio Pepi


Qualcuno deve aver chiamato i ragazzi del Bruco a farsi fotografare prima che la “comparsa” partisse verso Piazza. Dove via del Comune, di Mezzo e degli Orti si allargano verso Pian d'Ovile. Alle spalle ci sembra di scorgere via di Mezzo ma non ci scommettiamo.
Anche in una contrada popolare come il Bruco, c'è da sottolineare l'educazione e il gusto delicato di tutte le famiglie di tenere bella la strada, pulita senza i panni stesi alle finestre alla maniera un po' volgare di altre nazioni e culture. D'altronde un'ordinanza, anche oggi inutilmente in vigore (nel 1992 n.d.r.), aveva proibito questo tentativo perché non si trasformasse in vezzo. E verso quei cittadini un po' sordi o arrivati dalla campagna che ci provavano, veniva fatta rispettare. Un altro modo di amministrare, un'altra sensibilità della popolazione che sentiva propri certi valori e doveri.


Forse l'appassionato fotografo abbassò il suo scatto verso le quindici del 19 agosto 1945. Il cielo era minaccioso e grandi nubi si spostavano da una parte all'altra, alcune bianche alcune con un ventre gonfio di grigio che a noi appariva sudicio e infame. Quel Palio “straordinario” per celebrare la pace del mondo, Siena lo aveva voluto con rabbia e decisione. L'avvenimento ne valeva la pena, checché ne dicano i detrattori dei Palii straordinari impaniati in personali ortodossie. Senza sapere che anche “gli straordinari” fanno parte della storia, anzi, della tradizione. 

Un sindaco proveniente da Colle Val d'Elsa (Carlo Ciampolini n.d.r.), ottimo insegnante di storia e galantuomo ma che, pur attraverso anni e anni di permanenza nella città, non aveva capito Siena (e ce ne sono anche oggi, sbagliando tutto), ebbe la poco brillante idea - davanti alla folla che dimostrava in Piazza del Campo - di chiedere (in un momento che, per il suo cenno, si era fatto un miracoloso silenzio) se i senesi volevano il sindaco o il Palio. Dimostrazione palese di come l'ingenuità infantile possa continuare anche negli uomini sessantenni. Forse lui credeva di essere Cesare nelle Gallie. Si rispose in coro, quasi con stizza, che volevamo il Palio e che il professore tornasse pure nella città di Arnolfo di Cambio. Nessuno se ne sarebbe rammaricato. A quel tempo eravamo tutti senesi, salvo una insignificante minoranza di immigrati per volontà dello Stato. E, quel che più conta, abitavamo tutti nel centro storico senza esserne cacciati via. Il sindaco dette le sue dimissioni applaudite e subentrò Ilio Bocci, uno dei sindaci (anche lui colligiano) più apprezzati e rimpianti della città.

Il giorno dopo, 17 agosto, furono estratte le dieci contrade partecipanti: Bruco, Drago, Torre, Pantera, Aquila, Nicchio, Leocorno, Tartuca, Valdimontone, Istrice. Il 18 agosto ebbe luogo la “tratta”. Tartuca (“Elis”), Torre (“Piero”), Valdimontone (“Lampo”), Drago (“Folco”), Leocorno (“Corallina”), Bruco (“Mughetto”), Istrice (“Bozzetto”), Pantera (“Dora”), Nicchio (“Falchetto”), Aquila (“Lola”).
Erano previste due prove: la sera del 18 vinta dall'Istrice con Pietro De Angelis detto “Pietrino” e la mattina del 19 agosto vinta dalla Torre con Fernando Leoni detto “Ganascia”. Le favorite sulla carta erano Bruco, Drago, Tartuca e, con qualche forse, la Torre. Dopo 23 anni di triste digiuno, nel Bruco aspettavano il Palio quasi con sicurezza. Ci sono dei momenti nella vita che il futuro sembra conquistato per una serie di circostanze di meriti, di sofferenze, di attese, di sincero e perseverante amore. Una conclusione diversa sembrerebbe uno sconvolgimento contro natura.

Questa era l'atmosfera che si respirava in Ovile. Una parte dei contradaioli della fotografia, tra i quali molti “cittini”, trasmettono a chi ha vissuto quei giorni una sensazione del genere. C'è anche Primo Arzilli detto “Trecciolo”, il fantino, già sul soprallasso. Perché allora il fantino non era oggetto di eccessivo culto, di piaggeria, quasi di libidinosa lascivia. Era amato, rispettato, confortato come si addiceva al “campione” che avrebbe rappresentato la contrada di tutti al supremo torneo. Ma seguiva la comparsa, andava dall'Arcivescovo, dal Prefetto e si allineava in corteo già dentro il cortile del palazzo del Governatore. Non se ne faceva una “star”
Fra pochi attimi la comparsa avrebbe lasciato il rione. E dopo un'ora, un acquazzone cattivo e lugubre, avrebbe fatto rinviare il Palio di un giorno.


Documentazione
Per la descrizione di questa Carriera si veda Roberto Filiani, "Daccelo!"Ed. Computer Copy, Siena, 2000 in ilpalio.org

Autorizzazione alla pubblicazione richiesta. 
L'elenco delle schede finora pubblicate è alla pagina http://goo.gl/KTQgcL


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