12 settembre 2015

Duccio di Buoninsegna, il sommo pittore della Maestà (ca. 1256-1319)

Senesi da ricordare
di Marco Falorni
nato a Siena forse nel 1256
morto a Siena prima del 1319

È uno dei più importanti capi-scuola della pittura italiana di ogni tempo; con l'arte sublime di Duccio, Siena vive il suo momento di assoluto primato nel campo della pittura. Le prime notizie dell'attività di Duccio sono del 1278; sembra comunque che egli avesse trascorso una gioventù scapestrata e che abbia mantenuto il suo carattere indisciplinato anche in età adulta, come testimoniano le numerose multe inflittegli dal Comune di Siena, nonostante il prestigio di cui godeva.

"Madonna di Crevole" (1283-1284)
Siena, Museo dell'Opera del Duomo

Artisticamente, si ispirò forse a Guido da Siena, ma più che ai suoi predecessori nella città, si collegò direttamente al Cimabue; le sue prime opere, infatti, sembrano essere state identificate con alcuni affreschi cimabueschi nella Chiesa superiore di S. Francesco ad Assisi. Certamente nel 1285 era a Firenze, dove si impegnava a dipingere una “Madonna” per i Laudesi di S. Maria Novella; e la celebre “Madonna Rucellai”, già in S. Maria Novella ed attualmente agli Uffizi, viene identificata proprio con quella del 1285 ed attribuita con fondamento a Duccio, mentre in passato ne era stata rivendicata la paternità per il Cimabue.

"Madonna Rucellai" (commissionata nel 1285)
Firenze, Galleria degli Uffizi

Frattanto, man mano che si completava la sua maturazione artistica, Duccio raggiungeva una sua propria ricchezza cromatica ed un suo proprio originalissimo ritmo di forme sottili. Certamente prese le mosse dalla pittura bizantina, lasciandone progressivamente i caratteri e interpretandone con nuova freschezza e con spiccata individualità i modi più eletti, alla luce di una tenue, delicata influenza della nascente arte gotica. Il colore, raffinatissimo e prezioso, è certamente la qualità dominante della sua pittura; nei toni di porpora, di azzurro, di rosato, ricorda le più delicate miniature bizantine.

"Madonna dei francescani" (ca. 1285)
Siena, Pinacoteca nazionale

Intorno al 1300, intanto, Duccio compiva un'altra opera di squisita fattura, la piccola “Madonna dei Francescani”, conservata attualmente nella Pinacoteca Nazionale di Siena. Dal 1308 al 1311 Duccio compiva poi in Siena il suo capolavoro: la “Maestà” per l'altare maggiore del Duomo, grandiosa tavola dipinta sulle due facce, con la “Madonna in Maestà” e “Storie della Passione di Cristo. L'opera è ora sdoppiata e conservata in gran parte nel Museo dell'Opera del Duomo di Siena, mentre alcuni frammenti si trovano nei Musei di Londra, Berlino, New York, avendo essi seguito la sorte di quella copiosa produzione dei più validi pittori senesi che costituisce le varie splendide “Sale Senesi” nei più celebri Musei del mondo. Si consenta a chi scrive di sottolineare l'incomparabile bellezza della “Maestà”; entrando nella “Sala di Duccio” del Museo dell'Opera del Duomo per ammirare quest'opera, non si può non avvertire, ben al di là di una facile retorica, un moto di profonda commozione dell’animo; troppo grande è la suggestione sprigionata da quel dipinto, il quale da solo è sufficiente a dare dimostrazione e testimonianza dell'alto grado di civiltà e di cultura raggiunto dai comuni toscani all'inizio del sec. XIV, e particolarmente dalla città di Siena, che in quel momento aveva raggiunto il massimo del suo sviluppo commerciale ed economico. 

Maestà del Duomo di Siena (1308-1311) - Tavola principale
Siena, Museo dell'Opera del Duomo

In quest'opera, le schiere degli adoranti ai lati della Vergine sono disposte in rigorosa simmetria, ispirata a tradizioni compositive bizantine, e al tempo stesso espressione di una viva intelligenza architettonica, tutta protesa a fare del dipinto il centro focale dell'organismo spaziale e costruttivo del Duomo senese; i trenta personaggi raccolti intorno alla Vergine sono tutti raffigurati in stato di muta ed estatica contemplazione, mentre sull'eterea bellezza dei loro tratti fisionomici aleggia un diffuso accento di intensa spiritualità. 
Duccio, in questa sua opera massima, in cui sono già presenti alcune importanti novità gotiche, evidenzia segnatamente un raffinatissimo colore, tanto mirabile quanto diverso da quello più vigoroso di Giotto. Infatti mentre Giotto cercava la sua fonte ispiratrice nella diretta osservazione della realtà viva e concreta che lo circondava, Duccio affondava le radici della sua arte in una plurisecolare e illustre tradizione figurativa, peraltro straordinariamente sensibile alle più elette suggestioni culturali del suo tempo.

Polittico (ca. 1300-1305)
Siena, Pinacoteca nazionale

Alla luce di questa diversa interpretazione dell'arte, il suo maggior merito fu quello di rendere miracolosamente “moderna” la vecchia “maniera greca”, realizzando così una singolare e riuscitissima fusione dell'arte orientale con quella occidentale.
Duccio fu il vero iniziatore della grande scuola pittorica senese del sec. XIV ed enorme fu la sua influenza su tutti gli artisti successivi, compresi quelli infervorati da un nuovo e più vigoroso influsso gotico, come Simone Martini e i Lorenzetti; anche in loro si avverte la comune matrice duccesca, che appare in riflessi di composizioni, di tipi, di forme, di cui la “Maestà” costituiva il magnifico prototipo. 

Trittico (primi anni del '300)
Londra, National Gallery

Duccio fu autore anche di numerose altre opere, assai valide, anche se non caratterizzate da grandi variazioni stilistiche; tra l'altro, ricordiamo la “Madonna di Crevole”, un polittico nella Pinacoteca Senese, un tabernacolo nella National Gallery di Londra, ed altre opere conservate nei Musei di Bruxelles, Utrecht, ecc.


Bibliografia web
Enciclopedia on line Treccani, voce "Dùccio di Buoninsegna"
Enciclopedia dell' Arte Medievale Treccani, voce "Duccio di Buoninsegna"
Dizionario Biografico degli Italiani Treccani, voce "Duccio di Buoninsegna"
Sito Wikipedia, voce "Duccio di Buoninsegna"

L'opera (pressoché completa) di Duccio di Buoninsegna, in alta definizione, è sul nostro Picasa Web Album a lui dedicato.
La scheda è tratta dal volume di Marco Falorni, Senesi da ricordare, Edizioni Periccioli, Siena, 1982. Ringrazio l'autore per averne consentito la pubblicazione sul nostro blog. Le altre schede sono alla pagina http://goo.gl/LZUi21 .

Nessun commento: