7 agosto 2015

Il “cappotto” della Tartuca (1933)

C'era una volta il Palio - Le Contrade
Supplemento a La Nazione - Siena (1992)
testo di Daniele Magrini e 
Giulio Pepi


Questa foto più che un ricordo è un documento storico di non facile riscontro. Come lo è vincere due volte consecutive, lo stesso anno. Questo “cappotto” è l'unico, almeno fino ad oggi, realizzato nel XX secolo. Otto anni non sono molti in fatto di Palio e, con l'aiuto della fortuna, che è indispensabile sempre in ogni cosa, ma soprattutto in un “flipper” come la carriera senese, può darsi che il primato venga ad essere condiviso da un'altra contrada [ndr: nel 1997 lo realizzerà la Contrada della Giraffa]
E' comunque certo che costituisce un ulteriore ostacolo compiere il grande balzo con lo stesso fantino e con lo stesso cavallo come fu il 2 luglio e il 16 agosto 1933. 


Il gruppo davanti ai due drappelloni sinceramente belli, raccoglie quasi tutti i notabili della Tartuca di quel tempo. Tre soli sono i reduci viventi [ndr: al 1992, data della redazione della scheda]: Ugo Bartalini, 94 anni, uomo di tempra e di lucidità freschissima che era tenente, insieme a Augusto Mazzini e Ottaviano Neri, del capitano Jacopo Rugani; Mario Neri, 68 anni che era allora invidiato ragazzino, elegantemente vestito nella divisa di sottotenente dell'aviazione, per il privilegio di essere in mezzo a quel “concone” con il nonno priore Alfredo Venturini, e Guido Garuglieri, oggi 69 anni medico a Gattico (Novara) e quindi all'estero, avrebbe scritto Paolo Cesarini, figlio di Brunetto, che fa parte di questo “quadro” che potete vedere, dentro a cornici logore ma preziose, in casa di tanti appartenenti alla Tartuca: figli e nipoti di quella celebre generazione. 
Al centro della tavola Guido Sarrocchi, figlio del celebre scultore e priore onorario, il capitano racchiuso in un completo grigio chiaro all'ultimo grido con tanto di ghette, Giuseppe e Giovanni Mazzini e il famoso pittore, architetto e “tartuchino” Arturo Viligiardi, con una saggia e ravversata barba bianca. Era stato lui l'autore dei nuovi costumi del 1928 e lui l'autore dell'addobbo per la “cena della vittoria” di quel settembre, come lo era stato per la vittoria del 1930. 
“Ganascia” appare, accanto ad Augusto Mazzini, con il berretto da prova e il giubbotto d'onore, ricavato da un disegno diverso da quello della piazza e in pesante pannolenci, non gradito dai tradizionalisti. Che ebbero ragione. Pietro Tamburi e Ademaro Bianciardi che costituivano gli eccellenti uomini di organizzazione e lavoro, si trovano vicini a Guido Giannetti e Gino Stanghellini. Padri o nonni della nostra generazione. 
La lunga via delle Murella, cuore della Tartuca, passava dentro un tunnel di “festoni” d'alloro sopra ai quali si adagiava un larghissimo tappeto di seta giallo-azzurro. Agli angoli dei muri in fondo alla strada che fa da crocevia, quattro cappotti nuovi a costi popolari di vendita.
Qualcuno venne alla grande cena in cappotto, come tutti in cappotto con candidi fiocchi bianchi di cotone a simulare la neve, erano andati al corteo trionfale del 17 agosto.
Fernando Leoni detto “Ganascia”, un lungo ragazzo di Monticello Amiata, era al suo terzo e quarto trionfo dopo aver vinto nella Tartuca il 16 agosto 1930 e nell'Onda il 3 luglio 1932. Avrebbe raggiunto 8 vittorie, proprio come Folco, il magico sauro di proprietà, allora, di Attilio Furi, che raggiunse il traguardo subito, al suo debutto, quel 2 luglio 1933. 

I Palii del cappotto, entrambi dipinti da Vittorio Emanuele Giunti

La corsa, svolta alla “solita” presenza di vittorio Emanuele III, re senese ormai, fu cosi commentata dai giornali. Le contrade sono state chiamate nel seguente ordine: Bruco (Alfredo Ricci detto “Ruscetto” su Zebra); Nicchio (Tripoli Torrini detto “Tripolino” su Morella; Selva (Ferruccio Funghi detto “Porcino” su Lina); Leocorno (Alibrando Cortecci detto “Smeriglio” su Zola); Aquila (Garibaldi Fattori detto “Garibaldo” su Ero); Tartuca (Fernando Leoni detto “Ganascia” su Folco); Istrice (Leopoldo Torsoni detto “Smania” su Beppina) Pantera (Romolo Maggi detto “Sgonfio” su Folletto); Civetta (Albano Nucciotti detto “Ranco” su Speranza mia); Lupa (Angelo Meloni detto “Picino” su Wally). L'allineamento è ripetuto ma rapidamente la mossa scatta. Selva, Pantera e Lupa partono in ordine. Alla cappella, pur ritardata dalle nerbate, la Lupa si pone in prima posizione. Dopo un giro e mezzo si avvicina come il vento la Tartuca che passa Selva e Pantera e ingaggia una furiosa lotta con la Lupa. Al terzo siro, all'altezza di Fonte Gaia, la Tartuca passa in testa mentre la Lupa cade a San Martino. 

Palio del 16 agosto alla presenza dei Principi di Piemonte. Alla mossa: Valdimontone (Smania su Melisenda), Tartuca (Ganascia su Folco), Selva (Porcino su Tordina), Leocorno (Bubbolo su Ioris), Civetta (Ranco su Lina), Onda (Smeriglio su Silvana), Istrice (Meloncino su Cesarina), Lupa (Tripolino su Ruello), Giraffa (Pietrino su Aquilino), Pantera (Sgonfio su Speranza Mia). Istrice e Valdimontone sono le punte del ventaglio. Cade l'Istrice a San Martino. La Tartuca e la Lupa si fanno sotto. La Tartuca passa in testa al Casato e vince seguita dalla Lupa. Accanto al Drappellone appaiono i primi cappotti.


Fotografia aggiuntiva
dal volume "Pallium: evoluzione del drappellone dalle origini ad oggi - dall'unità d'Italia all'ultimo conflitto mondiale", Siena, Betti Editrice

Autorizzazione alla pubblicazione richiesta. 
L'elenco delle schede finora pubblicate è alla pagina http://goo.gl/KTQgcL


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