19 luglio 2015

Via di Stalloreggi

Su e giù per le Contrade
a cura del Tesoro di Siena


L'imbocco di Via di Stalloreggi da Piazza Postierla

Via di Stalloreggi è il tratto urbano che da Piazza Postierla sale fino alla Madonna del Corvo, per poi discendere e collegarsi, attraverso le Due Porte, con il Piano dei Mantellinila Piazzetta delle Due Porte.


Il toponimo, che troviamo nelle fonti a partire dal 1131, non è di sicura origine. Una prima teoria lo farebbe derivare dal termine “stabulum regis” (stalla dei cavalli del re), salvo il disaccordo pieno degli studiosi sulla figura del re in questione (Carlo Martello, Pipino, Enrico VI di Svevia ecc.). Altri ne riconducono l’origine alla locuzione “ostellum regis” (dimora del re o, addirittura, locanda).
Sembra però preferibile una terza possibilità, da farsi risalire al periodo longobardo. In origine il termine “Stalloreggi” avrebbe indicato una zona, al di fuori delle mura del tempo, adibita a pascoli collettivi, di proprietà dello Stato e, quindi, del Re (“dominium regis”). Sembra verosimile poter collocare le terre in questione in una zona compresa tra le Due Porte (in antico Porta Stalloreggi) e la zona dell’attuale Porta Laterina.
Alcuni tratti della via assunsero in passato nomi diversi: il primo tratto partendo da Piazza Postierla assunse il nome di Via dei Conti o Via del Borgo dei Conti o Via di Casa Conti; quello in prossimità delle Due Porte si chiamò, dopo l'ampliamento delle mura della città al Laterino, Via di Stalloreggi di Dentro.

Via di Stalloreggi presenta innumerevoli spunti di interesse, tra cui, in primo luogo, i palazzi che vi si affacciano, tra i più antichi di tutta la città.
Procedendo da Piazza Postierla, immediatamente sulla destra, troviamo la Torre degli Incontri o della Battagliola, appartenuta alle famiglie degli Incontri e dei Franzesi (i signori di Staggia) e risalente quantomeno al XII secolo. 

La Torre degli Incontri

La sua particolarità è evidente ... l'unica stretta apertura è rialzata rispetto al livello stradale e completamente murata. Si tratta di una "porta del morto", tipo di costruzione sufficientemente diffuse soprattutto in Toscana ed Umbria, e normalmente servita da una scala retrattile. 
Quanto alla funzione specifica degli ingressi le opinioni sono duplici. Secondo la tradizione popolare, restavano aperti solo per lasciar passare la bara con il morto, ed erano chiusi subito dopo i funerali per impedire che l'anima del defunto ritrovasse la via di casa. Altri invece, più prosaicamente, interpretano queste aperture come dei semplici ingressi, che conducevano ai piani superiori: ritraendo di notte la scala di legno l'abitazione era al sicuro da eventuali attacchi nemici.

Da Via di Stalloreggi guardando Piazza Postierla

Poco più avanti, la Torre Nini è una casa torre in pietra calcarea, databile alla seconda metà del XIII secolo. È uno dei primi edifici senesi che, in seguito ai divieti di costruire ballatoi nelle strade principali della città, è dotato di sole tettoie e sviluppa caratteristiche di facciata con la presenza di cornici davanzale e bifore.

La Torre Nini (n. 14-16) 

Appena passata Piazza del Conte, entriamo nel cortile interno del n. 25 dove troviamo una antica cisterna, risalente presumibilmente al XIII-XIV secolo. Ad un'altra cisterna, più piccola, vi si accede dal portone limitrofo. 
La loro ampiezza e vicinanza e, soprattutto, la loro contiguità ai terreni degli edifici di Via Castelvecchio, fa legittimamente pensare che da qui, in epoca alto-medievale, fosse assicurata la gran parte dell'approvvigionamento idrico della Sena Vetus.

Il cortile interno del civico 25

Palazzo Bisdomini (civici 39-45) è uno dei più antichi palazzi della Siena medievale, databile alla prima metà del Duecento (o epoca antecedente), periodo del quale si sono conservate solo torri. È composto da due corpi di fabbrica, eretti immediatamente uno dopo l’altro, uniti dallo stesso tipo di paramento murario e dalle sovrastrutture continue.

Uno scorcio di Palazzo Bisdomini

Il vero cognome della famiglia Bisdomini, di stirpe salica e discendente dal Conte Winigi di Raineri, che si insediò in Castelvecchio intorno all'anno 867, fu probabilmente Antolini. Ad uno dei suoi componenti fu infatti attribuito, durante il governo vescovile, l'incarico di Vicario del Vescovo ("visdominus" o "vicedominus") che, essendo carica ereditaria, finì per connotare l'intera famiglia.

Verso le Due Porte

Passata la Madonna del Corvo (anche di essa ci occuperemo prossimamente), iniziamo la discesa verso le Due Porte, tra uno stuolo di abitazioni private, ristoranti e laboratori artigiani che, in qualche caso, rasentano la natura di vere e proprie "botteghe d'arte".

Uno splendido panorama sul Santa Maria della Scala da un cortile interno di Via di Stalloreggi

Delle Due Porte, ed in particolare sulla funzione dell'arco chiuso nel lontano 1230, si è già trattato parlando del Vicolo del VerchioneMa altri motivi di interesse non mancano neppure in questa zona ...

Le Due Porte

Sulla sinistra, una lapide del 1898 ci indica che qui si trovava la Bottega di Duccio di Boninsegna dal 1308 (quando l'Opera del Duomo affidò a Duccio l'incarico di dipingere una Maestà per l'altare maggiore del Duomo) al 1311, quando, dopo 32 mesi di lavoro, l'opera fu ultimata.

La lapide a ricordo della Maestà di Duccio

Da qui poi partì la solenne processione con cui, il 9 giugno 1311, la cittadinanza di Siena accompagnò la grandiosa pala in cattedrale. Questo il resoconto di un cronista dell'epoca: "Ed il giorno che (la Maestà) fu portata nella cattedrale, tutte le botteghe rimasero chiuse e il Vescovo guidò una lunga fila di preti e monaci in solenne processione. Erano accompagnati dagli ufficiali del comune e da tutta la gente; tutti i cittadini importanti di Siena circondavano la pala con i ceri nelle mani, e le donne e i bambini li seguivano umilmente. Accompagnarono la pala tra i suoni delle campane attraverso la Piazza del Campo fino all'interno della cattedrale con profondo rispetto per la preziosa pala. I poveri ricevettero molte elemosine e noi pregammo la Santa Madre di Dio, nostra patrona, affinché nella sua infinita misericordia preservasse la nostra città di Siena dalle sfortune, dai traditori e dai nemici."

Il tabernacolo cinquecentesco

Sul pilastro centrale delle Due Porte, troviamo uno splendido tabernacolo del sec. XVI raffigurante una Madonna col Bambino, San Giovannino e Santa Caterina da Siena. Se fino al 1982 la paternità dell'affresco era stata attribuita pressoché unanimemente a Baldassarre Peruzzi, in epoca più recente si è fatta strada la sua attribuzione a Bartolommeo di David, pittore documentato dal 1506 al 1544. Oggetto di restauro nel 1975 (quando furono tolti due sportelloni settecenteschi in legno) e nel giugno 2012, è ora adeguatamente protetto da un cristallo.


Documentazione
Roberto Cresti, Maura Martellucci, Strad(n)ario di Siena – Storia, curiosità e stranezze nei toponimi di Siena, Betti editrice, 2004
Alberto Fiorini, Strade di Siena – Strade, vie, vicoli e piazze raccontano la città, la sua vita, la sua storia, Pacini editore, 2014
Terzo di Città, a cura di Duccio Balestracci, Maura Martellucci e Roberto Cresti, in La memoria sui muri: iscrizioni ed epigrafi sulle strade di Siena, Associazione culturale per la valorizzazione delle opere minori dei centi storici, 2005
Alessandro Leoncini, I tabernacoli di Siena - arte e devozione popolare, Nuova Immagine Editrice, 1994

Documentazione web
Siena: banca dati delle facciate del centro storico. Sito web db.biblhertz.it

Ringraziamenti
Per le foto 5 e 6: Un ringraziamento a Paradiso Accomodations s.n.c., per aver consentito l'accesso alle proprie strutture.
Per la foto 8: Un ringraziamento al Ristorante Vivace, per aver consentito l'accesso al cortile interno.

Il quadro completo degli articoli di "Su e giù per le Contrade" pubblicati è alla pagina http://goo.gl/XTFPAX

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