31 luglio 2015

La Sezione “Piccoli Chiocciolini” (1933)

C'era una volta il Palio - Le Contrade
Supplemento a La Nazione - Siena (1992)
testo di Daniele Magrini e 
Giulio Pepi


Curare e organizzare i “cittini”, come teneramente si chiamano in lingua senese, è sempre stato nei tempi una necessità per tutti quelli che volevano far crescere uomini e donne nel segno di certi valori, che per certi popoli erano anche imposti per assicurare la sopravvivenza.
Fare una storia impegnerebbe antropologi e sociologi famosi e al di sopra di certe mode improvvise. 
Ma a Siena, nelle contrade, non si sentiva pressante questo bisogno. Perché i ragazzi vivevano nel loro territorio e nessuna immigrazione strisciante né, soprattutto, nessun profitto, avevano ancora iniziato a smantellare le abitazioni per cacciarne gli inquilini e crearvi dei dormitori per gli ospiti.


Tutto quello che la contrada faceva era parte di loro. Lo vedevano, lo apprendevano, entrava nel loro modo di essere contradaioli che è quanto dire senesi con il pedigree, lo assorbivano nei più profondi meandri del loro animo. Facevano anche una scuola che era di prova, quasi di un esame senza regole scritte. Quella dell'umiltà, dell'ubbidienza, del rispetto per quelli più anziani “che facevano grado”, dell'apprendere la storia e perfino la leggenda della contrada nei tempi lontanissimi e fumosi, facendola raccontare dai nonni (perché generazioni abitavano lì e non esisteva alcun pericolo di essere cacciati via) o comunque da coloro che avevano passato la sessantina o la settantina e che si sentivano nonni di tutti. 
Qualche volta, lontano dal Palio, entravano in Società e si mettevano buoni accanto ai tavoli dove i “grandi” giocavano il loro quarto di vino a carte. E chiedevano, e ascoltavano e domandavano ancora fin quando uno con i baffoni bianchi diceva: “ragazzi, è l'ora di andare a letto!”. E loro se ne andavano alla svelta perché la raccomandazione, che era un ordine, difficilmente si sarebbe ripetuta. 
Qualcuno cresciutello, si azzardava, per darsi importanza, a fare uscire dalla bocca parole becere o sudicie o, peggio, a bestemmiare. Lo scapaccione arrivava subito e, magari, un calcione nel sedere ed era sbattuto fuori.  Tra famiglia e contrada l'educazione si imparava così senza tanti sofismi e mammismi. Lì per lì facevano il broncio. Poi si accorgevano di aver sbagliato. E, cheti cheti, senza presunzioni o permalismi, ritornavano.
Imparavano a lavorare (portare i braccialetti per aiutare coloro che li attaccavano al muro sopra lunghe scale, era un onore), sentendosi necessari, sentendosi utili e sapendo che non esistevano né ringraziamenti, né ricompense: perché servire la contrada era già una gratificazione.
Vestirsi. da paggio per i matrimoni o da alfiere con la bandiera abbrunata per le esequie, significava rappresentare ufficialmente la propria contrada. Ed il ruolo era perfettamente eseguito. Qualche volta pioveva e lì vicino c'era l'economo con l'ombrello a proteggere più la montura che il ragazzo. Qualche volta faceva freddo e si lasciava una maglione di lana sotto, se la misura della montura lo consentiva.
Servire la Messa o le funzioni nel proprio oratorio era invidiabile. Il posto toccava a quelli più fedeli, più preparati, che si davano le arie come privilegiati. I genitori, con fierezza, mostravano il figlio agli amici: “ha risposto al prete in chiesa!” oppure: “stamani il mi' citto s'è vestito per un matrimonio e ha bevuto troppo. Capirete, non c'è abituato!”.
Esistevano le Befane per i ragazzi, questo sì, o il teatrino dei burattini o qualche volta dei gruppi filodrammatici composti da loro, i ragazzi. Poi, a un tratto, a un contradaiolo di pregio, ben noto in tutta Siena, impareggiabile organizzatore che si chiamava Victor Hugo Zalaffi, si accese la lampadina: costituiamo un gruppo di Piccoli Chiocciolini, disse. Non ci fu uno che borbottasse, facendo presente alcune difficoltà che sono patrimonio dei pigri: i soldi ... il locale ... chi ci pensa... Tutti furono scossi da questa proposta e capirono la sua importanza.
Nessuno pensava che dopo appena cinquanta anni, Siena sarebbe andata in campagna. Che in contrada ci avrebbero abitato gli uffici, l'università, gli studenti, e tanti negozi uno dopo l'altro. Pensiamo a come finirebbe presto la contrada, specialmente non rinnovando i confini come le “autorità” fanno, se non esistessero oggi in ogni contrada, i gruppi dei ragazzi, persone in gamba che se ne curano, genitori sensibili e intelligenti che li accompagnano alle feste o ai raduni. 
Quell'anno della fondazione ufficiale dei “piccoli chiocciolini” fu il 28 giugno 1933. La data meriterebbe di essere festeggiata da tutte le contrade: almeno ad ogni decennale.


Autorizzazione alla pubblicazione richiesta. 
L'elenco delle schede finora pubblicate è alla pagina http://goo.gl/KTQgcL


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