10 luglio 2015

La cena della Vittoria della Pantera (1926)

C'era una volta il Palio - Le Contrade
Supplemento a La Nazione - Siena (1992)
testo di Daniele Magrini e 
Giulio Pepi


Bella tavola imbandita per la cena, con i tovaglioli come candidi coni - è il risultato dell'ultimo tocco del cameriere professionista - le sedie di schiancia (migliori di quelle attuali), i soliti curiosi che guardano o i contradaioli che respirano, in quella strada, un'aria festosa e rassicurante, né vorrebbero staccarsene mai. 


La Pantera solennizza il Palio vinto il 2 luglio 1926, dopo ventidue anni passati invano con occasioni di rabbia che avevano fatto massacro di verbi e sintassi. La cavallina (perché le femmine che corrono in Piazza non possono chiamarsi “cavalle”: sarebbe un termine troppo rude, quasi spregiativo) era la “Giacca” di Giovacchino Pianigiani. Sei belle vittorie in dieci anni: campionessa. Era fantino il senese Aldo Mantovani detto “Bubbolo” e capitano un grande uomo di prestigio “a tutto tondo”: Alessandro Cialfi. Il priore era Paolo Paghi, altro personaggio che guidò la sua contrada per più di venti anni. Gente ben viva nella memoria anche oggi in moltissimi di noi, oltre che nella storia della Pantera. 

La tavola è ripresa dagli ultimi metri che la separano della Due Porte e si estende fin quasi alla discesa di Castelvecchio. Alberto Giannini, cancelliere per antonomasia la cui firma leggevamo per anni e anni sul foglio di convocazioni di adunanze o assemblee, appeso dentro un quadretto in fondo a Stalloreggi, sull'angolo di Piazza Postierla, Priore due volte vittorioso, Presidente della Unione Bandistica Cittadina (e terminiamo qui con le citazioni), del 1929 ricorda tutto. Fa parte di quei contradaioli che registrano bene nella visione, volti, parole, fatti e avvenimenti della città e delle contrade, specialmente della propria, divenendo archivi non solo di rapida consultazione (ci sono anche Enrico Giannelli, Irio Sbardellati, Gianfranco Campanini) ma anche di palpabile trasmissione dell'atmosfera dentro la quale vivevano in quel momento.
Risorgono d'improvviso vecchi, familiari negozi, tornano divertenti calzolai, barbieri, “droghieri”, vinai, tabacchini, fabbri, stagnini con la parola facile, con la battuta a fior di labbra. Dove restano chiusi magazzini con la polvere appesa alle porte, c'erano allora il carbonaio o il falegname, il verniciaio o il vetraio. Tutti erano allegri, fischiavano, cantavano, ogni tanto andavano a “bagnarsi le labbra” con un quartino di quello buono. “E' lui!” dice "viva il vinaio". Frase di assoluta garanzia. Marchio di origine controllata senza burocrazia e con poche bugie. 
Alberto Giannini, in questa fotografia, ha riconosciuto molti. Non la signora con il cappello che anticipa gli anni Trenta e la “balilla”: forse era di passaggio, ma il signore con i baffi bianchi, elegante sotto il panama o il giovanotto con il berretto che si spinge quasi sopra il tavolo, si. E le bandiere alleate e amiche (la Pantera, allora, era senza rivali dopo la fine dell'antagonismo con la Selva, almeno sul piano diplomatico), il piccolo cameriere, la bottega di vinaio sulla sinistra che aveva ornato, di certo a sue spese, l'ingresso del negozio con lampadine e perfino uno stemma della Pantera.
Siamo davvero in una zona storica di Siena. La “buttiga” di Duccio era a destra verso le Due Porte, ci abitarono Pirro Maria Gabrielli, fisico, matematico insigne fondatore dell'Accademia dei Fisiocritici, Girolamo Grifoni famoso anatomico, Francesco Corbani, studioso docente di scienze economiche. 
La strada era in ottime condizioni: con riparazioni perfette e veloci dove qualche pietra si spostava o veniva leggermente consunta andava avanti quasi un secolo. La Via Stalloreggi di oggi, dove venti anni neppure di rinnuovo, è tutta scatofossi e larghe pozze d'acqua si fermano negli incavi non appena piove. Ed è tutta in pendenza!
Ecco la nuova schiavitù del traffico e la mancanza di ogni dovere verso la cosa pubblica, il bene di tutti. Era Sindaco il professor Vittorio Martini, Arcivescovo, mons. Prospero Scaccia, che con mons. Mario Ismaele Castellano restano gli unici presuli senesi del XX secolo.
Il disegno dell'illuminazione della festa della Pantera fu ben realizzata: un insieme di archetti sotto merli intercalati da cestine di fiori. Ghirlande di alloro, con o senza fiori, con o senza frutta, costituivano una tradizione rinascimentale sia in occasione delle grandi cene per la vittoria, sia per le feste titolari. 


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