3 luglio 2015

Il giro del Nicchio (1925)

C'era una volta il Palio - Le Contrade
Supplemento a La Nazione - Siena (1992)
testo di Daniele Magrini e 
Giulio Pepi


È il mattino, già caldo, di un torrido giorno d'estate del 1925. Un gruppo di alfieri del Nicchio si prepara al giro annuale. Una foto dunque, quella che ci viene tramandata, di ordinaria amministrazione, di normale attività contradaiola.
Eppure per la gente del Nicchio questa foto evoca ricordi e personaggi amati e non dimenticati a distanza di quasi settant'anni. I più anziani, gli uomini che custodiscono le memorie del rione dei Pispini, hanno riconosciuto le figure care di Nanni Rossi e di Ezio Susini, detto “Babbone” (il più alto di tutti al centro), popolano schietto, uomo semplice ma di grande carisma, vero fulcro della vita “tutto l'anno” in contrada per più decenni.


Era un'epoca d'oro quella degli anni Venti per il Nicchio: la contrada dei Pispini era guidata sul Campo da Guido Rocchi. Nome leggendario per un rione che a lui deve la conquista di ben cinque Palii, quelli del 1920, 1924, 1927, 1928 e 1932. Proprio nell'anno che precede il 1925 al quale si riferisce la foto degli alfieri del giro, il Nicchio affianca a Guido Rocchi un priore addirittura ventiseienne: è Vittorio De Santi. E anche in questo caso siamo in presenza di un uomo dal palmares contradaiolo incredibile: come priore vince infatti sei volte. E in più nel 1957, quando la contrada lo chiama nel ruolo di capitano, il “notaio” come lo ricordano ancora oggi nei Pispini, mette il suo sigillo anche nella splendida vittoria che segna il primo trionfo di Vittorino per la contrada alla quale il nome di questo grande fantino resta indissolubilmente legato.

Ma torniamo agli anni Venti. Proprio nell'anno d'esordio di quel decennio fortunato il Nicchio trionfa con la Scodata e con Rancani, fantino al quale, oltre al tradizionale emolumento, furono regalati, come si ricorda nel numero unico “Momenti di gloria” del 1984, “una spilla d'oro rappresentante una coppa dalla quale usciva un fantino, un anello d'oro con incisa una nicchia ed una cravatta di seta dai colori della contrada”.
Fu festa grande, come tradizione continuata fino ai giorni nostri: “Da ogni finestra, da ogni balcone, da ogni pertugio, pendevano arazzi multicolori e lampioncini alla veneziana. Presso la chiesa della contrada era stato costruito un palco sul quale prese posto la Banda dei Due Ponti, che durante la serata esegui uno scelto programma musicale”.

Passano appena quattro anni e il 2 luglio 1924 è Ottorino Luschi detto Cispa a conquistare il drappellone per la contrada dei Pispini. Il cavallo era Fanfara, un “big” di quell'epoca, che in corsa fu contrastato solo da Lola, la cavalla che l'anno prima aveva vinto nella Giraffa con il fantino Randellone.

La “Belle Epoque” nicchiaiola legata al nome di Guido Rocchi non accenna a placarsi e nel 1927 ecco ancora il Nicchio primo al bandierino: arriva la Giacca e con Umberto Baldini detto Bovino l'accoppiata è di quelle che non ammettono repliche. Partito primo dai canapi il tandem azzurro non avrà rivali. 


Gustosa la descrizione della festa della vittoria che appare nel numero unico nicchiaiolo del 1984: "Si festeggiò a fine settembre, in una serata ventosa che distrusse 175 lampadine di cui due da mille candele, alla ditta Dante Malatesta. Qualcuno forse si preoccupò perché le spese della festa avevano un po’ ecceduto sulle entrate, ma uno dei responsabili dell'organizzazione nello stendere la relazione per il Seggio, buttò là un'affermazione che ad ogni vincita di Palio risuona di fresca attualità: "Si può desumere che in questi festeggiamenti, pur tentando ogni mezzo per economizzare, se vogliamo farli piacevoli e decorosi, le spese eccedano sempre sulle entrate"".

Appena un anno, ed ecco il 16 agosto 1928, l'ultimo sigillo di quel poker nicchiaiolo degli anni Venti. È un giorno in cui il cielo minaccia di continuo di rovesciare acqua a catinelle sulla piazza che attende la corsa. Fra gli ospiti c'è anche Galeazzo Ciano ed è forse per questa presenza altisonante che si decide comunque di andare al canape. I migliori cavalli sono quelli della Torre, del Bruco e del Nicchio e la strategia diplomatica di quel Palio è nettamente avversa ai colori dei Pispini. 
Cosi la Chiocciola alla mossa blocca subito Enrico Viti detto Canapino e la Margiacca. Dopo una rimonta straordinaria, contrassegnata da scambi di nerbate, parate e “allargate” a sorpresa, il Nicchio conquistò quel Palio, sigillo adeguato a un decennio che nei Pispini è diventato una leggenda.


La foto aggiuntiva è tratta dal sito ilpalio.org
Autorizzazione alla pubblicazione richiesta. 
L'elenco delle schede finora pubblicate è alla pagina http://goo.gl/KTQgcL


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