20 giugno 2015

La Lupa festeggia in Fontenova (1912)

C'era una volta il Palio - Le Contrade
Supplemento a La Nazione - Siena (1992)
testo di Daniele Magrini e 
Giulio Pepi


Si stenta quasi a crederci. Eppure quel signore robusto fin troppo, con la paglietta in testa e il bimbo in collo che campeggia al centro della foto, è proprio Alfonso Menichetti detto Nappa, il fantino che il 16 agosto 1912 portò alla vittoria per i colori della Lupa il cavallo Sauro di Benvenuto Fineschi. La casacca a fiamme orizzontali e soprattutto la didascalia dell’epoca lo testimoniano.


Morfologicamente il Nappa sembra ben lontano dalle caratteristiche fisiche del fantino dei tempi moderni: Alfonso Menichetti non appare più basso dei contradaioli che lo attorniano, tutt'altro. Né di costituzione più leggera. Comunque sia proprio Alfonso Menichetti da Scansano, sarà in quell'avvio del Novecento uno dei fantini più in voga, riuscendo a contendere la palma del migliore addirittura ad Angelo Meloni detto Picino.
Se nei primi quindici anni del Novecento il Meloni vince sette Palii, Alfonso Menichetti gli è subito alle spalle con sei successi. Il primo è per la Pantera il 2 luglio 1904 e poi due anni dopo nell’Aquila, nel 1908 per il Montone. Quindi l'incredibile tripletta: 2 luglio 1911 per la Chiocciola, 2 luglio 1911 per il Bruco e 16 agosto 1912 appunto per i colori di Vallerozzi.
Cosi i lupaioli raccontano quel trionfo in “Vent'anni dopo”, il numero unico della vittoria del 1973: “Corsero il Palio del 16 agosto 1912 le seguenti contrade: Civetta, Chiocciola, Leocorno, Montone, Onda, Istrice, Giraffa, Tartuca, Lupa ed Oca. Tutti i cavalli scelti, eccetto due, erano nuovi per la Piazza. Alla mossa i cavalli della Giraffa e della Lupa fecero confusione, provocando le cadute dell'Istrice e dell’Onda. Per una falsa partenza la Lupa corse per altri due giri davanti a tutti gli altri cavalli. La seconda mossa invece riuscì benissimo, grazie all’abilità del mossiere Meucci. Pani prima l'Oca, mentre la Lupa rimane intruppata, ma a San Martino si porta in testa, incalzata dalla Chiocciola e dalla Giraffa. Seguivano a breve distanza l'Onda, il Montone e l'Oca. La lotta per poter avvicinare e passare la Lupa fu accanitissima, ma questa rimase in testa per tutti e tre i giri, terminando la corsa con almeno tre lunghezze di vantaggio sulla Giraffa e sulla Chiocciola".
Così il drappellone dipinto dal lupaiolo Vittorio Giunti prese la via di Vallerozzi. Il priore dell’epoca era Alfredo Rubini, il capitano Pasquale Franci.
Era una Lupa effervescente quella di quegli anni: nelle due precedenti vittorie del 1907 e del 1909 c'è anche la firma, accanto al capitano Alessandro Sergardi Biringucci, del priore onorario Fabio Bargagli Petrucci, Una delle figure di spicco del ventesimo secolo senese. Scrittore, storico, amministratore illuminato della città prima come sindaco e poi anche come podestà, protagonista di movimenti letterari fuori delle mura cittadine, Bargagli Petrucci fu tra i più strenui difensori del patrimonio artistico senese non per uno spirito di mero conservatorismo ma per valorizzare anche a fini economici una delle più antiche peculiarità della città.
Nella rivista “Rassegna d'Arte Senese”, Fabio Bargagli Petrucci scrive per esempio in quegli anni di inizio Novecento, pagine decisamente anticipatrici sul futuro del Santa Maria della Scala: “I locali, cosi vasti, così ariosi, così ornati di affreschi in ogni sala, sarebbero certamente sufficienti ad accogliere tutta la Pinacoteca e forse anche la Scuola d'Arte”, suggerendo nel contempo la realizzazione di un altro “ospedale di sana pianta come si richiederebbe ai nostri giorni". Scrivono Mauro Civai ed Enrico Toti ne “Il Palio e le rose”, saggio scritto per il catalogo “Palio e contrade tra Ottocento e Novecento", la splendida mostra del 1987: “Fabio Bargagli Petrucci non era un gendarme mosso da encomiabile quanto passivo conservatorismo e neppure uno di quegli eruditi buoni solo per i tavoli d'archivio, anche se fu un attento studioso della storia senese e autore di un volume di fondamentale importanza dedicato alle Fonti di Siena. Egli fu, al contrario, uno dei pochissimi senesi che aveva affacciato la sua aperta intelligenza fuori delle mura cittadine”
Un altro Bargagli Petrucci, Guidone, il figlio di Fabio, quarant'anni dopo legherà il suo nome come capitano alle splendide vittorie lupaiole del 1948 e del 1952.


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