14 giugno 2015

I “cittini” dell’Aquila alla Prima Comunione (1909)

C'era una volta il Palio - Le Contrade
Supplemento a La Nazione - Siena (1992)
testo di Daniele Magrini e 
Giulio Pepi


La caccia alle nonne e ai nonni è aperta. La splendida “Foto Fusai” scattata in ricordo della Prima Comunione di alcuni bambini dell'Aquila il 19 settembre 1909 tramanda volti che saranno noti a molte famiglie della contrada del Casato. Ma dietro a questa foto, cosi suggestiva per i vestiti alla marinara, per i cappelloni a larghe falde, per i pizzi e i merletti, per gli sguardi e la posa dei piccoli aquilini, c’è anche qualcosa di più. Nelle convinzioni radicate che fanno la storia della città contradaiola, l'Aquila d'inizio secolo – lo affermano e lo hanno scritto gli stessi aquilini - era composta da poche persone. Ma la foto dimostra che la contrada era ben vitale, se riesce ad organizzare anche una festa dedicata ai suoi ragazzi per un avvenimento non strettamente legato all'attività contradaiola e paliesca. Il priore in quel 1909 era Francesco Bandini Piccolomini, il capitano Silvio Griccioli.


Del resto agli inizi del secolo, le contrade svolgevano ancor più di oggi una funzione sociale, di aggregazione, di mutuo soccorso: in alcuni rioni si erano anche organizzate delle scuole e degli asili. C'era insomma ben vivo il senso dell’appartenenza ad un’identità ben precisa.
E un'altra storia dell'Aquila dei primi del Novecento dimostra il rigore e l'attaccamento sincero al senso più vero delle tradizioni contradaiole. Erano anni in cui il Palio appariva oppresso da finalità turistiche e commerciali fin troppo: ricorda Luca Luchini nel suo “Palio XX secolo”, che i commercianti senesi dell'epoca non ebbero alcuna remora a chiedere all'amministrazione comunale un Palio straordinario “per guadagnare qualche cosa – scrivono nella richiesta - dato che siamo gravati da tasse ed affitti e per questo motivo ci risulta impossibile tirare avanti”.
L'occasione che serve all'Aquila per dimostrare tutta la propria fierezza giunge in concomitanza con l’effettuazione di un altro Palio straordinario, quello che sarà poi effettuato il 28 settembre 1902 in occasione del Congresso della società “Dante Alighieri”. I testi aquilini ricordano che la contrada, pur non vincendo ormai da vent'anni, trova in sé le motivazioni morali per opporsi alla carriera straordinaria: “Alle nostre contrade - si legge nella spiegazione di quello storico no -  si ricorre soltanto quando se ne sente il bisogno, perché si comprende che senza di esse non può esservi nella città alcuno spettacolo veramente completo, mentre poi vengono messe da banda”. Era il 1909 ma quelle parole hanno una loro attualità anche oggi. In ogni caso l'Aquila non volle essere accusata di farsi da parte per una qualche difficoltà economica e decise così di assegnare la cifra che sarebbe stata necessaria per partecipare al Palio, al “comitato che propugna nelle terre irredente i legittimi diritti di italianità”.
La vitalità della contrada dell'Aquila è comunque dimostrata da altri avvenimenti di quegli anni: la partecipazione al rinnovo dei costumi del 1904, il restauro della chiesa nel 1908, ma soprattutto la vittoria nel Palio del 16 agosto 1906, conquistato a distanza di 19 anni dal successo nella corsa dei cavalli sciolti del 17 agosto 1887.  Nello splendido numero unico dell'Aquila per la vittoria del 1981, si racconta così quel trionfo e quella festa: "Nell'agosto del 1906 il capitano Silvio Griccioli ha in sorte il cavallo Stornino e monta Alfonso Menichetti detto Nappa. Dopo una corsa lottata con Tartuca, Chiocciola e Lupa, l'Aquila taglia per prima il bandierino. La cena per festeggiare il drappellone del pittore Carlo Merlini si svolge i primi di settembre in Piazza Postierla, addobbata per l'occasione con colonne di legno, festoni, piante e bandiere, ed illuminata mediante due lampade ad arco e centocinquanta lampadine amper. Il pasto, per un costo a persona di quattro lire, è rallegrato dall'orchestra della Birreria Barder, e come è facile immaginare, da abbondanti libagioni”.
Per vincere un altro Palio l'Aquila dovrà attendere fino al 1931. Prima, nel bel mezzo del deflagrare del conflitto mondiale, la contrada proporrà al Comune una specie di automutilazione della propria insegna: gli aquilini, in solidarietà con i soldati italiani al Fronte, vogliono togliere una delle due teste dell'aquila, per cancellare la somiglianza con l'insegna asburgica. Ma il Comune dice no. Ed è una decisione che va a salvaguarda delle tradizioni e dell'araldica dell'Aquila.


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