21 giugno 2015

Dietisalvi di Speme: la Madonna del Voto (ca. 1267)

I tesori dell'arte senese
a cura del Tesoro di Siena


Dietisalvi di Speme (XIII secolo)
Madonna col Bambino detta “Madonna del Voto” (ca. 1267)
Oro e tempera su tavola (112 x 82 cm)
Duomo di Siena


Ci troviamo di fronte ad una delle opere maggiormente significative della pittura senese, dal punto di vista non solo artistico, ma anche storico e devozionale. Basti solo pensare che l’opera venne commissionata a seguito della vittoriosa battaglia di Montaperti (1260) e per commemorarne l’evento.

Si trattava in realtà di un vero e proprio dossale, di cui il dipinto, arrivato separatamente ai tempi moderni, costituiva la parte centrale. Già nel Constituto del Comune di Siena del 1262 si prevedeva la fondazione di un altare in onore della Vergine e dei Santi nel cui giorno di festa Siena avesse vinto una battaglia contro i nemici … e il pensiero non poté che andare soprattutto a San Bonifacio, celebrato il 4 settembre, il giorno della ancor fresca battaglia contro i fiorentini.  Nel 1267 si approvò l’erezione dell’altare di San Bonifacio (al posto della cappella vescovile dedicata a San Jacopo) in cui è documentata, dall'inventario del Duomo del 1420, la presenza del nostro dossale, il cd. “Dossale di San Bonifazio”.

Ipotesi di ricostruzione del Dossale di San Bonifacio proposta da Silvia Giorgi

Legenda
A. Dossale monocuspidato di Dietisalvi di Speme
B. Predella di Andrea Vanni 
a. Santi nel cui giorno di festa Siena ottenne una vittoria
b. San Bonifacio, nel cui giorno di festa Siena vinse la Battaglia di Montaperti (4 settembre 1260)
c. Storia di San Bonifacio 
d. Sposalizio della Vergine


Nel 1400 l’opera è già oggetto di importanti rifacimenti: in tale occasione viene dotata di una predella, opera di Andrea Vanni.
Sin dai suoi primi anni, il nostro dossale assume una duplice valenza, pubblica e privata. Davanti all’altare di San Bonifazio si rinnovò, ogni anno, il rito dell’offerta delle chiavi della città alla Vergine. D'altro canto, la venerazione da parte dei fedeli, che le portarono già nel corso del XIV secolo il nome di “Madonna delle Grazie”, è testimoniata, da tempo immemore, dalla crescente offerta di ex voto d’argento a forma di “ochi d’ariento confitti intorno alla Nostra Donna”. Devozione confermata del resto dal fatto che, nonostante le dimensioni ed il peso, venisse talvolta portata in processione (come avvenne per un’epidemia di peste nel 1448).

Gabella priva di attribuzione
L'offerta delle chiavi della città alla Vergine (1483)
Siena, Archivio di Stato

Il culto crescente verso l’opera, e soprattutto verso la figura centrale della Vergine, portò negli anni seguenti a mutamenti rilevanti. Nel 1447 il Comune dette avvio alla costruzione in Duomo, al posto dell'altare dedicato a San Bonifacio, di una grande cappella dedicata alla Madonna. Nel 1455 poi il Comune autorizzò una proposta (del resto già avanzata nel 1448) proveniente da un operaio del Duomo: segare il dossale riducendolo alla sola parte centrale, in modo che potesse essere agevolmente portato in processione per poi essere riposto nella cappella da poco costruita. Il nuovo assetto è quello illustrato nella gabella sopra riportata.


Il titolo di “Madonna del Voto” le venne attribuito nel 1631, nel corso della messa votiva di ringraziamento per la fine della peste dell’anno precedente.
Nel 1659 la tavola, causa la distruzione della cappella della Madonna, venne temporaneamente appesa a muro, fino al 1662 quando fu definitivamente collocata sull'altare della nuova cappella dell’Immacolata Concezione (ora Cappella della Madonna del Voto), fatta erigere da papa Alessandro VII al posto dell’antica Porta del Perdono.


Dell'importanza storica e devozionale dell'opera abbiamo già detto, credo a sufficienza. 
Resta una sia pur breve notazione di natura storico-artistica. L'attribuzione a Dietisalvi di Speme (pittore documentato a Siena dal 1250 al 1291 ed autore sicuro di quattro "Biccherne" giunte ai tempi moderni), avanzata in epoca recente dal Bellosi, pare di gran lunga la preferibile. L’icona raffigurata è quella bizantina del tipo detto “Odigitria”, con la Vergine che tiene su di un lato il Bambino, indicandolo con l’altra mano per presentarlo a chi guarda. Il manto blu della Madonna è anch'esso di derivazione bizantina, con le pieghe sottolineate da striature dorate (“crisografie”). Lascio commenti più approfonditi agli esperti di storia dell'arte che volessero commentare ...

La Madonna ed il Bambino con i rispettivi attributi regali


Documentazione
Silvia Giorgi, “Dietisalvi di Speme – Madonna col Bambino”, in “Duccio – Siena fra tradizione bizantina e mondo gotico”, Silvana Editoriale S.p.A., 2003, pagg. 38-41;
Silvia Giorgi, “Il dossale di San Bonifazio in onore della vittoria di Montaperti”, in “Le pitture del Duomo di Siena”, Silvana Editoriale S.p.A., 2008, pagg. 36-45

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