2 giugno 2015

31 maggio 1398: il Comune delibera di portare nuova acqua in Fontebranda

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 31 maggio 1398 il Comune di Siena, a seguito delle pressanti lamentele dei lanaioli e dei mugnai per la carenza di acqua in Fontebranda ("senza acqua le manifatture si fermano; senza acqua i mulini non macinano; senza acqua non si lavora; senza acqua non si guadagna"), delibera di addurre in Fontebranda l'acqua della vena di Mazzafonda, una derivazione dello Staggia. 


Le trattative erano durate anni, con grave danno per i bottini che si erano progressivamente deteriorati a causa, principalmente, delle attività dell'Arte dei calzolai e cuoiai, che avevano danneggiato le strutture e inquinato le acque (non pochi sono i contenziosi con il Comune per questo nel corso del tempo e i relativi risarcimenti pagati dalla detta Arte). Finalmente l'accordo viene stipulato e la derivazione dell'acqua di Mazzafonda viene affidata a maestro Barna di Turino, detto Dera, operaio generale delle fonti urbane ed extra urbane. La spesa totale dei lavori fu stimata tra i 600 e i 900 fiorini d'oro: 300 a carico dell'Arte della Lana, 300 spettavano ai mugnai proprietari dei mulini (ma solo i "mulini utenti fino all'entrar dell'acqua di fonte Branda in Arbia"), e i rimanenti 300 fiorini, se necessari, sarebbero usciti dalle casse comunali. 


Il Comune pretese, però, che tali pagamenti venissero fatti "in contanti" e non "in dette", cioè in titoli di credito o partite di giro, ma da parte loro i lanaioli e i mugnai pretesero che Barna di Turino presentasse periodicamente un resoconto dettagliato dello stato di avanzamento dei lavori e delle spese sostenute. 


Purtroppo anche questa compartecipazione sortì pochi effetti: già l'anno successivo i mugnai chiedevano di deviare in Fontebranda parte dell'acqua del trabocco del Campo (utilizzata al momento solo da Francesco di Tuccio, tintore e da Luca di Palmiero, spadaio, siamo nel Borgo di Santa Maria, e dalla fonte di San Maurizio) "perché - si legge nella petizione del 25 giugno 1399 - se la detta acqua venisse ad Fontebranda si ne macinerebbero otto mulina che al presente non macinano ed avrebbesi per la città più macinato el perché sarebbe con grande utile a la città e a' povari huomini". Del resto nel 1429, quindi a trent'anni di distanza dalla delibera, i lavori erano ancora fermi all'altezza di Fontebecci. 


Crediti fotografici
1: Veduta di San Domenico. Incisione eseguita dal Picchioni su disegno del Pecci che rappresenta realisticamente tutte le funzioni cui era destinata l’acqua di Fontebranda. Pecci G. A., “Ristretto delle cose più notabili della città di Siena a uso dei forestieri”, Siena, presso Bonetti, Francesco Rossi stampatore, 1761, pubblicata in "La memoria dell’acqua. I bottini di Siena", Siena, Protagon Editori, 2006.
2: Stampa di H. Catenacci (1888) che offre uno scorcio suggestivo dell’intero piano di Fontebranda. Pubblicata in Brilli A.,"Siena una regina gotica. L'occhio del viaggiatore 1870-1935", Città di Castello, Edimont, 1997
3. Fontebranda, Siena, Biblioteca Comunale degli Intronati, Ms. E 4. 11. Il Taccuino senese di Alessandro Romani.

L'elenco completo delle "Pillole quotidiane di storia senese" si trova alla pagina http://goo.gl/2PJxzF. Tutti i giorni sono trasmesse anche dai microfoni di Antennaradioesse Sienaalle ore 8.45, all'interno dell'almanacco. Ringrazio Maura Martellucci per aver cortesemente autorizzato la pubblicazione di questa "pillola" sul nostro blog.

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