23 maggio 2015

La "Bandina di San Marco” (1904)

C'era una volta il Palio - Le Contrade
Supplemento a La Nazione - Siena (1992)
testo di Daniele Magrini e 
Giulio Pepi


“Si picchiano le bande”. Così le donne di San Marco lanciavano l’allarme, nei primi anni del Novecento, quando a sera nel rione venivano a diverbio i componenti dei due complessi musicali che in quell'epoca prosperavano nella Chiocciola. Le effervescenze non erano rare, frutto di una rivalità interna perfino ovvia, ma genuina, semplice e quasi sempre tendente a sfociare, dopo qualche spintone, in una bevuta generale dal vinaio.


La “Bandina di San Marco”, trasmessaci dalla foto nella sua austera integrità cosi come era composta nel 1904 fra i ragazzi dai 10 ai 16 anni, meglio conosciuta dai chiocciolini come “Bandina del Comucci”, era una delle forze in campo: l’altra era la “Banda della Chiocciola» diretta dal maestro Catacchio, napoletano, uno dei tanti musicisti “praticoni” che in quegli anni si aggiravano in città. Su tutti e due i complessi però vegliava la carismatica presenza del maestro Alberto Bonnoli, autore di due degli inni più belli fra quelli delle contrade senesi, appunto quello della Chiocciola e quello dell'Onda.
Bonnoli era un maestro di bande militari e dirigeva anche quella dell'87° reggimento fanteria che aveva sede in Fortezza: “I coscritti musicanti della Chiocciola – racconta Umberto Peccianti, gran custode della memoria storica chiocciolina, e non solo - potevano star certi, grazie al Bonnoli, di effettuare il servizio militare proprio in Fortezza. Lui se li rallevava in San Marco e poi li inseriva anche nella banda del reggimento. Almeno era sicuro di averli già pronti al bisogno”.
La Banda della Chiocciola aveva sede dentro i locali della contrada, mentre la Bandina del Comucci era ospitata in un locale in via delle Sperandie.
Questo fiorire di complessi musicali non deve stupire: la Siena degli inizi Novecento ribolliva di bande. Chi come il Comucci, storico di vaglia e “manager” vero e proprio della vita di contrada, aveva a cuore l'educazione dei giovani contradaioli in un'epoca in cui la povertà e l’analfabetismo imperavano, trovava nella banda lo strumento giusto: la musica popolare diveniva lo strumento per affinare insieme all'orecchio anche i gusti e le abitudini. E perché no, per addentrarsi nelle imperscrutabili strade dell'istruzione. Almeno nelle frequenti sere di prova i ragazzi ci davano dentro con tamburi e tromboni invece che con la bottiglia.
Nella Bandina di San Marco si esibirono fior di chiocciolini, dai Peccianti, Nello, Amedeo e Umberto, ai fratelli Golini, a Giovanni Bischi, Fortunato Cappelli e tanti altri. Molti di loro confluiranno poi nella Banda Cittadina. 

Erano tempi effervescenti quelli per la Chiocciola a cavallo fra i due secoli: nel 1896 Francesco Dominici e qualche altro contradaiolo, in preda alla rabbia e alla delusione per la sconfitta nel Palio, gettano nel pozzo di fronte all'oratorio la statua di Sant'Antonio. Nella credenza popolare, alimentata soprattutto dalle donne di San Marco, è per colpa di quel santo in fondo al pozzo che la fortuna volgerà le spalle alla Chiocciola in Piazza. Certo è che dal successo del 2 luglio 1888, conquistato col fantino Tabarre al debutto, i chiocciolini non riescono più a far centro. 
Così le donne di San Marco iniziarono una lenta ma metodica azione psicologica per convincere la contrada a ritirar su quel che rimaneva del santo.
L'evento auspicato dal gentil sesso di San Marco si verificò nel 1911: “Ma non si creda – racconta Umberto Peccianti - che fosse stata una scelta della contrada. Quel pozzo era in realtà una pubblica cisterna e gli operai del Comune di tanto in tanto venivano a pulirla. Così una mattina le donne della Chiocciola si misero intorno al pozzo con gli operai dentro a pulire. E tanto dissero e fecero, che quegli uomini rozzi e stanchi si misero a cercare i pezzetti della statua confusi nella melma della cisterna e li riportarono alla luce”. Il 2 luglio 1911 la Chiocciola vinse il Palio, con Alfonso Menichetti detto Nappa che montava Stella. Capitano era Ottaviano Brogiotti. Un altro degli uomini di punta della San Marco d'allora, dove brillavano Victor Hugo Zalaffi, Orlando Peccianti che fu priore, Carlo Mantovani, Giovanni Sanguineti. E a Palio vinto le strade del rione furono inondate dalla festosa musica della “Bandina del Comucci”.


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