8 maggio 2015

I “cittini” dell’Onda (1902)

C'era una volta il Palio - Le Contrade
Supplemento a La Nazione - Siena (1992)
testo di Daniele Magrini e 
Giulio Pepi


I volti antichi dei bambini dell'Onda di quell'assolato giorno d'estate del 1902 sembrano più che guardare verso il fotografo, spiare dentro l'obiettivo della sua macchina. Quei piccoli ondaioli appaiono stupiti, qualcuno impaurito, senz'altro ben compresi nel loro ruolo di attori di una rappresentazione importante per tutto il rione: la posa per la foto ricordo della vittoria del 2 luglio 1902, conquistata per i colori biancocelesti dal fantino Francesco Menchinelli detto Pallino e dalla cavalla Ponona, una baia con la stella in fronte di proprietà di Noè Felli. Capitano era Giorgio Bartali, priore Achille D'Elci.


Una vittoria attesa, la prima di un secolo appena nato, a rinverdire i fasti del successo biancoceleste nel Palio straordinario dedicato agli studenti senesi che combatterono a Curtatone e Montanara, corso il 29 maggio 1983. Quella carriera venata di un ricordo risorgimentale ancora fresco, lasciò il segno nelle abitudini degli ondaioli, visto che per ricordare quel trionfo nel Campo nacque addirittura una società fra contradaioli, detta “29 maggio”: La società, parallela di quella “ufficiale”, la “Giovanni Duprè” che già esisteva, aveva il solo scopo di organizzare sontuosi banchetti ogni 29 maggio. E la consuetudine andò avanti per oltre un trentennio. D'altronde il Palio per la gente dell'Onda, come per tutta la Siena popolare di quell'inizio del secolo, era un momento di festa anche e per qualcuno, soprattutto, gastronomico. Nella città dei rioni la tavolata in contrada era l'occasione per mangiare come non si faceva che per le feste ricordate: e magari chi della famiglia poteva andare, tornava a casa con un po' di carne anche per gli altri componenti.

Erano comunque anni intensi per la gente dell'Onda. Se nel 1902 l'occasione di far festa è la vittoria di Pallino e della Ponona, l'anno prima il rione di Malborghetto è elettrizzato da un altro avvenimento importante: nel settembre 1901 si inaugurano infatti i nuovi locali della società di mutuo soccorso “Giovanni Duprè”, nata il 6 novembre 1890 per “provvedere - si legge negli scopi sociali – al benessere fra gli uomini, per accrescerne e diffonderne l'istruzione ed il sentimento di mutua assistenza". La società biancoceleste fu intitolata al grande scultore senese per ricordarne i natali prettamente ondaioli: la morte avvenuta nel 1882 aveva lasciato rimpianto e gli ondaioli avevano tenuto ben vivo il ricordo dell'artista che pure da Malborghetto andò via in tenera età.

La necessità di lavorare sia sul fronte del mutuo soccorso che dell'istruzione, nell'Onda come in tutti i rioni di quella Siena d'inizio Novecento, è impellente: in quegli anni in città 60 sposi su 100 non firmavano l'atto di matrimonio perché non sapevano scrivere e su 100 ragazzi senesi arruolati nell'esercito, una cinquantina erano trovati privi degli elementi primari di istruzione. La società di mutuo soccorso interveniva con piccoli sussidi quando il capofamiglia, e succedeva spesso, restava senza paga oppure si ammalava. Erano insomma anni in cui la Belle Epoque, che imperava nel resto del Paese e in mezza Europa, appariva ben lontana dai rioni popolari della città.

Il Palio era dunque, soprattutto, un momento di evasione dalla dura routine quotidiana. E per la città più ricca, quella dei borghesi e dei commercianti, un'occasione di guadagno. La “crisi” dell'Ottocento, non è quindi ancora del tutto superata. Lo prova il fatto che proprio in quel 1902 di vittoria per l'Onda, il comitato cittadino che organizza una corsa straordinaria in onore dei congressisti della società “Dante Alighieri”, è costretto a far appello alle contrade con l'incentivo di un premio in denaro di 40 lire alle partecipanti. 


Marcello Dudovich, Manifesto per le feste senesi dell'agosto 1901

E poi il Palio si fa correre sempre alla domenica, come ricorda Luca Luchini nel suo “Palio XX secolo”, per “facilitare il concorso del pubblico e per non far perdere agli operai una mezza giornata di lavoro”. Era, insomma, fin troppo evidente l'intento di incentivazione turistica e il Palio figura nei manifesti di richiamo solo come una delle tante attrazioni della città nei giorni di festa, accanto alle tombole, alle pesche di beneficenza, ai balli alla Lizza e agli immancabili fuochi di artificio.
Lo spirito contradaiolo più genuino respira soprattutto nei rioni più popolari, proprio come quello dell'Onda, in cui in quel giorno d'estate del 1902, posano i bambini in onore di Pallino e della cavalla con la stella in fronte.


La foto aggiuntiva è tratta dal volume "L'immagine del Palio - Storia cultura e rappresentazione del rito di Siena", Banca Monte dei Paschi di Siena, 2001
L'elenco riepilogativo delle schede finora pubblicate è alla pagina goo.gl/jYFiP3

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