14 febbraio 2015

14 febbraio 1469: il battesimo di un "gittatello"

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 14 febbraio 1469 viene battezzato in San Giovanni "Valentino Charnasciale", uno tra le decine di bambini che ogni anno venivano abbandonati all'ospedale di Santa Maria della Scala. Raramente, i bambini, avevano con sé indicazioni da parte dei genitori del nome che avevano scelto per loro ed i frati dell'ospedale dovevano inventarsene uno. 

Domenico di Bartolo, Accoglimento, educazione, crescita e nozze dei trovatelli (1441-1442)
Santa Maria della Scala, Sala del Pellegrinaio

Spesso si ispiravano ai Santi oppure agli eventi del calendario liturgico per cui: Valentino Carnasciale, ma anche Ulivo, Uliva, Ulivetta, Pasquale, Pasqualino (se abbandonati a Pasqua), Natale, Natalino, Silvestro (se lasciati a Natale). Se si chiamavano Sabbatino, Menicho, Necha si rifacevano al giorno in cui erano stati trovati, oppure Fortunato, Felice, Speranza, Salvato, Deodato erano nomi di buon auspicio. Non mancavano, poi, nomi "particolari" e Basilico, Zuccone, Tradita (dai genitori, forse?) ne sono un esempio.

Nel 1817 un rescritto granducale impone che ai gittatelli degli ospedali non vengano più dati nomi che indichino il loro stato di esposto e che non siano "né indecenti, né ridicoli". Si abbandona così l'uso di dare loro il cognome "Della Scala" e, spesso, vengono contraddistiniti da un nome e da un cognome che iniziano con la stessa lettera dell'alfabeto. Il 9 luglio 1873 viene abbandonato, e lo stesso giorno battezzato Oreste Orioli. 


Era stato lasciato all'ospedale con indosso "la metà di un piccolo gettone appeso ad un nastro di seta rossa e nulla più". Dal 1873 al 1886 cambia ben sei famiglie, una di Gaiole e le altre di Monte San Savino. Una di queste famiglie si era affezionata ad Oreste e voleva tenerlo ma il capofamiglia, calzolaio, morì e per l'estrema povertà, dopo un periodo in cui il bambino venne portato a chiedere l'elemosina, fu rimandato a Siena. 
Oreste Orioli si farà comunque una vita, sarà bracciante agricolo e sposerà Giulia Pallanti. Il 12 maggio 1916 nascerà loro una figlia: Albertina che a 12 anni verrà "a servizio" a Siena da una famiglia dragaiola e il suo cuore batterà sempre per il Drago. 
Nel settembre del 1948 sposerà Remo Balestracci e il 20 agosto del 1949 nascerà Duccio (esimio professore dell'Ateneo senese n.d.r.), che a buon diritto si dice "nipote dell'Ospedale"


Tutti i giorni le pillole quotidiane di storia senese sono anche su Antennaradioesse Siena alle ore 8.45, all'interno dell'almanacco. Ringrazio Maura Martellucci per aver cortesemente autorizzato la pubblicazione di questa nota.

1 commento:

terzocamollia@gmail.com ha detto...

"Tradita" aveva certamente l'accento sulla "a", non sulla "i" . Tràdita, dal latino "tràdere" (tramandare, consegnare", nel senso di "affidata" a Santa Maria della Scala. Più elegante che "Gittatella", senza dubbio.