22 gennaio 2015

L'Annunciazione del Duomo di Siena: dalla Cappella di Sant'Ansano al Museo degli Uffizi

I tesori dell'arte senese
a cura del Tesoro di Siena


Simone Martini e Lippo Memmi
Annunciazione del Duomo di Siena (1333)
Oro e tempera su tavola (305×265 cm)
Firenze, Galleria degli Uffizi


L’Annunciazione del Duomo di Siena ovvero l’Annunciazione tra i santi Ansano e Massima (1333) ovvero l’Annunciazione degli Uffizi (ma di denominazioni ne troviamo a bizzeffe) è opera a quattro mani dei pittori senesi Simone Martini e Lippo Memmi, commissionata dall’Opera del Duomo per la Cappella di Sant’Ansano del Duomo di Siena.

Già nel blog mi sono occupato di questo capolavoro del gotico senese, azzardando la possibilità di un commento antropologico. In questa sede mi soffermerò principalmente sulla stretta vicenda storica del dipinto: dalla sua commissione (1331) e posa nel Duomo di Siena (1333), al suo trasferimento alle Carceri di Sant’Ansano (1596) e, successivamente, presso il Museo degli Uffizi (1799), finendo per rimpinguare il contingente delle opere d’arte senesi partite per altri lidi. Lo sviluppo della narrazione sarà “allietato”, nello stile del Tesoro di Siena, da un apparato iconografico consistente.

La "scena" principale dell'Annunciazione

Per chi sa quale stortura mentale siamo portati (almeno io lo sono) ad appiattire sul presente lo sviluppo storico degli eventi, ponendo il “divenire” in secondo piano. Se si pretendesse di conoscere così il Duomo di Siena l’operazione sarebbe destinata a fallire sin dal principio o, comunque, a produrre scarsi risultati.
Offerta della devozione popolare alla Vergine assunta, la Cattedrale è stata un’opera “in fieri” fin dall’inizio. E non poteva che essere così a fronte di un sentire popolare sempre vivo e attuale, anche mutevole, ma mai cristallizzato in forme rigide e, quindi, neutralizzato.
Nel contesto di questo “cantiere permanente” si colloca anche la nostra splendida Annunciazione. Prendiamo come avvio della narrazione l’anno 1317, in cui si iniziò la costruzione, ad Est del Duomo, del nuovo Battistero che avrebbe permesso, fungendone da fondazione, di ampliare il transetto ed il coro della vecchia Chiesa. Questo comportò lo sterramento della vecchia “Cripta” che, perso ogni accesso dall’esterno del Duomo e progressivamente riempita di detriti, venne abbandonata nel giro di pochi anni (ma clamorosamente riscoperta da una quindicina).
Il quadro degli altari dedicati ai quattro santi protettori di Siena era (presumibilmente) quello che segue. A Sant’Ansano (o “Santo Sano”, come familiarmente chiamato dai senesi), il santo protettore principale, e a San Savino già nel Duomo romanico era riservato un altare. San Crescenzio aveva il suo nella “Cripta” (ed andava quindi spostato) mentre San Vittore non ne aveva mai avuto alcuno. I fatti parevano quindi suggerire l’esigenza di una risistemazione organica degli altari dedicati ai santi, nel quadro dei lavori di ampliamento verso Est, secondo uno schema (la Vergine con due santi protettori a destra e due a sinistra) dettato del resto dalla stessa vetrata di Duccio di Boninsegna e dalla sua Maestà.
E così ci si mosse, anche se notevolmente rallentati dal progetto del “Duomo nuovo” (adottato nel 1339 e definitivamente abbandonato solo nel 1357). Il risultato (estetico, teologico, devozionale e quant’altro) di questo altro “progetto” è sommariamente suggerito dalla ricostruzione che segue.

Particolare della pianta del Duomo di Siena:
altari dei patroni di Siena secondo l'inventario del 1420

Legenda
1. Altare maggiore - Maestà di Duccio di Boninsegna (1311) - solo in parte a Siena (Museo dell'Opera Metropolitana) 
2. Vetrata di Duccio di Boninsegna (1287 ca.) con, al centro, l'Assunzione della Vergine - oggi a Siena, Museo dell'Opera Metropolitana – l’originale è attualmente sostituito in Duomo da una copia 
3. Altare di Sant'Ansano - Simone Martini e Lippo Memmi, Annunciazione (1333) - oggi a Firenze, Galleria degli Uffizi 
4. Altare di San Vittore (ipotesi di ricostruzione) - Bartolomeo Bulgarini, Natività di Cristo (intorno al 1350) - oggi a Cambridge (Ma), Fogg Art Museum 
5. Altare di San Savino - Pietro Lorenzetti, Natività della Vergine (1342) - solo pannello centrale - oggi a Siena, Museo dell'Opera Metropolitana 
6. Altare di San Crescenzio - Ambrogio Lorenzetti, Purificazione della Vergine (1342) - solo pannello centrale - oggi a Firenze, Galleria degli Uffizi


E veniamo all’Annunciazione di Simone Martini e Lippo Memmi, il primo dipinto ad essere commissionato dall’Opera del Duomo (1331) ed il primo ad essere collocato nella sua destinazione, l’Altare di Sant’Ansano, presumibilmente nel giorno della sua ricorrenza (il 1° dicembre) del 1333.

L’Angelo annunciante

L’Annunciazione, secondo una struttura che sarà comune agli altri dipinti che verranno in seguito dedicati ai santi patroni, si presenta con una tavola centrale raffigurante la festività mariana e due tavole laterali, di cui quella a sinistra (ma alla destra ponendosi nella prospettiva della tavola principale, il “posto d’onore”) dedicata a Sant’Ansano. Sussistono dubbi sulla identificazione della Santa raffigurata a lato della Vergine: è stata avanzata l’ipotesi di Santa Giulitta (il cui nome è impresso del resto nella cornice neogotica del 1894) e di Santa Margherita. L’identificazione in Santa Massima è sicuramente preferibile in quanto direttamente connessa con la tradizione collegata a Sant’Ansano, di cui fu Madrina del Battesimo.

La Vergine annunciata

Non sappiamo cosa fosse rappresentato in alto, nel tondo centrale sul livello dei quattro profeti (forse il Cristo-Logos oppure la mezza figura di Dio Padre) e se il dipinto fosse originariamente dotato di una predella dipinta, andata oggi perduta. Nel tempo sono state poi avanzate molte teorie circa il contributo rispettivo di Simone Martini e Lippo Memmi nel dipingere il quadro, senza peraltro giungere a soluzioni definitive.
Quello che resta e che conosciamo è però sicuramente la gran parte. Ed è entusiasmante, come poche opere d’arte, anche eccelse, sanno esserlo.

Il particolare dell'Annuncio
(Ave Grazia Plena Dominus Tecum)

Confesso di non essere in grado di affrontare le questioni estetiche, di storia dell’arte (ma anche, per esempio, teologiche) necessarie ad una illustrazione adeguata e completa dell’Annunciazione. Per esse rinvio quindi alle esaurienti trattazioni indicate in calce. 

Lo Spirito Santo

Quello che mi interessa evidenziare in questa sede è la “fortuna”, almeno per due secoli e mezzo, del dipinto, che non solo entrò d'impeto e con ruolo di primo piano nel quadro della devozione popolare alla Vergine e al santo protettore principale, ma che, soprattutto a partire dal Quattrocento, venne apprezzata anche per le sue qualità pittoriche e per le sue innegabili peculiarità.

I quattro Profeti con cartigli
in alto da sinistra: Geremia ed Ezechiele
in basso da sinistra: Isaia e Daniele

Lo stesso San Bernardino da Siena, il santo civico per eccellenza, restò profondamente colpito dal nostro dipinto, e soprattutto dalla figura della Vergine (“... per certo, quello mi pare il più bell’atto, il più reverente e ‘l più vergognoso che vedesse mai più in Annunziata ...”, ebbe a scrivere nel 1427).

Ma, solo poco più di un centinaio di anni dopo, il vento iniziò a soffiare in altra direzione. A partire dagli ultimi anni del XVI secolo, anche per effetto del rinnovato fervore religioso scaturito dal Concilio di Trento, l’arte sacra iniziò ad esprimersi con cifre nuove: imponenza, esuberanza, teatralità, effetti grandiosi. E di fronte a questo mutare del gusto, la “misura” del gotico trecentesco dovette iniziare ad apparire superata.

Sant'Ansano, Patrono principale di Siena

Il Duomo di Siena ed i suoi altari non si sottrassero a questa tendenza. 

Santa Massima (o Margherita)

Già a partire dal 1583 si iniziò la costruzione nell’Altare di Sant’Ansano di una nuova grande edicola con colonne. Nel 1593 fu poi commissionata al pittore Francesco Vanni la pittura di una tela, adeguata alle dimensioni della nuova edicola, raffigurante Sant’Ansano mentre battezza i senesi (vedi sotto). Il dipinto fu terminato nel 1596 e lo stesso anno montato, sostituendo il capolavoro trecentesco di Simone Martini e Lippo Memmi.

L'Altare di Sant'Ansano come si presenta oggi

L’Annunciazione fu trasferita nella Chiesa delle Carceri di Sant'Ansano in Castelvecchio, di pertinenza dell'Opera del Duomo, e collocata vicina all’ingresso prima, e poi in sacrestia.
La tavola preservò a lungo la sua struttura unitaria e, forse, la sua cornice originale. A partire da un inventario del 1795, il dipinto è però descritto come "un quadro in tavola di Simone da Siena rappresentante l'Annunziata con due altri pezzi di tavola grandi separati da detto quadro". Evidentemente la tavola era stata smembrata (sic).

Un evento, apparentemente del tutto scollegato alla nostra vicenda, influì, probabilmente in modo decisivo, sulle sorti dell’Annunciazione. Il 26 maggio 1798 un terremoto (forse del VII grado della Scala Mercalli)  colpì Siena, con scosse che si protrassero nei sei giorni seguenti.
Anche la Cattedrale, come Siena tutta, subì danni rilevanti e bisognava reperire i fondi per il restauro. Il Rettore dell'Opera Metropolitana, Adriano Gori Pannilini, pensò bene di proporre al Granduca di Toscana Ferdinando III l’acquisizione, per la “Imperiale e Reale Galleria degli Uffizi”, dell’Annunciazione del Duomo. E poiché il carteggio sul trasferimento del dipinto fu archiviato nella filza "Restauri di fabbriche per il terremoto del 26 maggio 1798", non si può che pensare che detto trasferimento dovesse avvenire, almeno nelle intenzioni del Gori Pannilini, verso il pagamento di una somma di denaro.
Giovan Battista Cellesi, auditore della Segreteria del Regio Diritto, e tramite lui il Granduca, doveva pensarla diversamente. Scrivendo al Rettore senese in data 13 ottobre 1798, il compenso in denaro, richiesto o meno, diventò “… un equivalente compenso in uno, ò più quadri di pertinenza della stessa Galleria, [degli Uffizi] previo il concerto da tenersi da Vostra Signoria Illustrissima con il Direttore [degli Uffizi] Signore cavaliere Puccini …”.
Il 27 ottobre il direttore Puccini scrisse al Gori Pannilini chiedendogli di indicare "… il soggetto, le misure che più gli tornerebbero a grado del quadro, o quadri da inviarsegli onde corrispondere il meglio che mi sarà possibile alla sua gentilezza …”. Il 5 novembre il Rettore scrisse al Direttore degli Uffizi: “… Qualunque adunque sia il valore, che possa esser dato al detto quadro, senza oppormi agli Ordini Sovrani, mi farei lecito di rispettosamente proporle, che potrebbe esser più utile al Luogo Pio di riceverlo in contante effettivo, piuttosto che in compenso di altri che mi si esibiscono …”. Ed il Direttore rispose “… io non sono che semplice esecutore degli ordini Sovrani …” .

Luca Giordano: Cristo davanti a Pilato (sinistra) e Deposizione (destra)
Siena, Museo dell’Opera del Duomo

Per dirla con Dante “Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare”, dove il “così colà” vestiva i panni, certo più modesti dell’originale, del Granduca toscano. Per dirla poi alla senese “becchi e bastonati” … tanto più che a Siena, in “cambio” dell’Annunciazione, arrivarono due tele di Luca Giordano (vedi sopra), soprannominato in vita "Luca Fapresto" ed autore nella sua carriera di circa 3.000 dipinti … e non tutti possono essere stati capolavori ... 
Le due tele giunsero a Siena il 3 febbraio 1799, come risulta da una nota del Rettore al Puccini (8 febbraio 1799), in cui dovette anche ringraziarlo, concludendo: "... I sopraccitati quadri hanno incontrato non solo la mia, ma l'approvazione di tutti ..." (sic).

L’Annunciazione giunse alla dogana di Firenze il 15 gennaio 1799 ma venne esposta, nel primo corridoio della Galleria, solo a partire dal 29 agosto 1799. 

Il primo corridoio degli Uffizi in una foto Brogi anteriore al 1894
L’Annunciazione (nel riquadro) appare ancora divisa in tre tavole

Citiamo a mo’ di elenco i principali “eventi fiorentini” dell’Annunciazione. Nel 1894 si realizzò l’attuale cornice neogotica, che ebbe il pregio di ricomporre nuovamente in unità il dipinto. Nel 1910 venne trasferita nella Sala di Lorenzo Monaco e, intorno agli anni ’20, nella “Sala della Scuola senese del secolo XIV”, definitivamente risistemata nel 1952.
Tra gli interventi di restauro, spicca quello recente del 2001.

L'Annunciazione nella Sala del Trecento senese degli Uffizi (1952)

Ed infine il “sogno” che, seppure mai portato alla luce finora in questo articolo, è costantemente presente nel mio intimo: riportare l’Annunciazione in Duomo, ad ornare l’altare di Sant’Ansano. E questa non è una rivendicazione di proprietà e neppure un “braccio di ferro” con il capoluogo fiorentino. È, più semplicemente, il desiderio di riportare l’opera alla sua funzione originaria, didascalica e devozionale, certo non garantita dall’esposizione in un museo, sia pure prestigioso come quello degli Uffizi.  In altre parole, è amore per questo dipinto ... 
Il grande Pavel Aleksandrovič Florenskij ebbe a sostenere: “L'opera d'arte è (...) il fulcro di un fascio di condizioni che la rendono possibile in quanto opera d'arte, e al di fuori di tali sue condizioni essa semplicemente non esiste come tale” … e io ritengo che, nel novero delle condizioni che fanno dell’Annunciazione un’opera d’arte a tutto tondo, rientri la sua collocazione nel Duomo di Siena.
Certo, mi diranno che non è possibile … ma io continuo a sognare …



Documentazione
Simone Martini e l’Annunciazione degli Uffizi, a cura di Alessandro Cecchi, Silvana Editoriale, 2001;
Pierluigi Leone De Castris, Simone Martini, Federico Motta Editore, 2003;
Marco Pierini, Simone Martini, Silvana Editoriale, 2000;
Laura Bonelli, L’altare di Sant’Ansano e Sant’Ansano battezza il popolo senese, in Le pitture del Duomo di Siena, Silvana Editoriale, 2008.

Crediti fotografici
Le foto n. 1, 2, 4, 5, 6, 7, 9, 10, 13, 14 sono tratte dal volume Simone Martini e l’Annunciazione degli Uffizi, cit.;
Le foto n. 3, 8 e 12 sono elaborazioni grafiche de Il Tesoro di Siena;
La foto n. 11 è del Tesoro di Siena.

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