17 aprile 2014

Le Biccherne tra arte ed amministrazione

I tesori dell'arte senese
a cura del Tesoro di Siena


1. Gilio di Pietro, Biccherna
Don Ugo, Monaco di San Galgano, Camarlingo (1258, luglio dicembre) 
Archivio di Stato di Siena

Arte e burocrazia (ma anche solo buon gusto ed amministrazione) sono, nella considerazione di noi “moderni”, categorie agli antipodi. Conosco pubblici impiegati ripresi dal superiore (ancorché solo verbalmente) per “aver perso tempo” nel gestire un archivio che non fosse un cazzotto in un occhio o per essersi soffermati un po’ più dello stretto necessario nel curare l’impaginazione di una lettera. Un’idea sul perché ce l’ho e la espongo: da un lato l’arte è salita negli “iperurani”, attenuando progressivamente la sua connessione con il reale vissuto fino a reciderlo; dall’altro la burocrazia che, da nobile attività dello Stato diretta al conseguimento del bene pubblico, è diventata un ostacolo, talvolta insormontabile, alle legittime aspettative dei cittadini.

Ma non è stato sempre così. A Siena ci fu un lungo periodo in cui il gusto del bello, dilagante in ogni aspetto della società civile, finì per impreziosire talune espressioni dell’attività amministrativa e contabile. Soprattutto furono i registri dell’Ufficio della Biccherna (ma non solo) ad essere dotati di copertine, costituite da tavolette di legno dipinte: le Biccherne.
Iniziamo con qualche informazione di contesto. Il termine Biccherna sembra avere un'origine estremamente nobile ed importante (ma c'è chi dubita di questo): deriverebbe dal "Palazzo imperiale delle Blacherne" di Costantinopoli, in cui si custodiva il tesoro dell'Imperatore. Se il termine fu in un primo tempo usato a Siena con analogo significato (dalle risultanze di archivio la "blacherna" era la sede di una pubblica autorità) successivamente, una volta evolutosi in "biccherna", venne ad identificare il principale Ufficio finanziario (ma non solo) del Comune.

2. Dietisalvi di Speme, Biccherna
Stemmi dei quattro Provveditori (1267, luglio-dicembre)
Archivio di Stato  di Siena

A partire dal 1212, la Biccherna si trovò istituita in magistratura unitaria (con l'appellativo di “camerarius et quattuor provisores comunis senensis”), inglobando peraltro organi che, in precedenza, avevano vissuto vita autonoma. La sua sede fu agli inizi presso la Chiesa di San Pellegrino; alla fine del Duecento si trasferì al piano terra del nuovo Palazzo comunale.
Nell'Ufficio della Biccherna troviamo in primo luogo il Camarlingo (o Camerarius), tradizionalmente (se ne ha notizia a partire dal 1127) il responsabile della custodia dell’Erario. Fu agli inizi un laico ma, a partire dal 1257, il Consiglio generale iniziò la nomina ripetuta di componenti di comunità conventuali (frati dell’Abbazia cistercense di San Galgano; del Convento degli Umiliati, dell’Abbazia di San Donato; dell’Ordine dei Servi di Maria e, nella prima metà del Quattrocento, dell’ordine di San Domenico). I motivi di tali nomine furono del tutto pratici: da un lato le qualità morali dei religiosi, idonee a garantire la sicurezza nell'esecuzione della funzione; dall’altro la conoscenza dell' "arte contabile" applicata nella gestione dei patrimoni conventuali, spesso ingenti. Il Camarlingo aveva competenza sui pagamenti, che poteva però eseguire solo con il consenso ed alla presenza di almeno due Provveditori.

3. Biccherna priva di attribuzione
Don Gregorio, Monaco degli Umiliati, Camarlingo (1324, luglio-dicembre)
Archivio di Stato di Siena

Nell’Ufficio della Biccherna troviamo poi i Provveditori (se ne ha notizia a partire dal 1168), in numero di quattro, che furono invece sempre laici. Avevano competenza esclusiva sulle entrate ma con l’obbligo di riversarle al Camarlingo (la cd. "reassignatio") entro il termine di due giorni.
Le principali cariche, almeno agli inizi, avevano tutte durata limitata estremamente limitata (sei mesi), a partire dai mesi di gennaio e di luglio.
Il Camarlingo e i Provveditori erano poi coadiuvati da altre figure: gli scrittori, che eseguivano materialmente le registrazioni contabili, e i notai che imprimevano la pubblica fede agli atti dell’ufficio ed esercitavano funzioni di vigilanza.
E vediamo finalmente al dunque … alla fine della propria gestione il Camarlingo e i Provveditori presentavano al Consiglio generale, a fini di rendicontazione, due distinti registri pergamenati relativi ciascuno alla propria gestione. A partire dall’anno 1257, come già accennato, si decise di dotare questi registri di amministrazione di una copertina, costituita da una tavoletta di legno ed illustrata da una composizione pittorica. Il legno utilizzato era di quercia, faggio, leccio, noce o ciliegio. Le sue dimensioni oscillavano fra i 35-40 cm per 25-30 cm., la stessa dei fogli che teneva uniti.
Il successo dell’iniziativa deve essere stato talmente clamoroso che, a partire dal 1291, anche la Gabella generale e dei contratti (che, in questo periodo, aveva assunto il compito di amministrare ciò che era dovuto al Comune per “imposte indirette”) seguì l’esempio delle Biccherne.

4. Massaruccio o Massarello di Gillio, Gabella
Stemmi dei tre esecutori della Gabella (1291, gennaio-giugno)
Archivio di Stato di Siena

Seguirono altri Uffici del Comune (il Concistoro; i Casseri e fortezze; la Camera del Comune) ed altri enti e corporazioni (l’Ospedale di Santa Maria della Scala; l’Opera metropolitana; la compagnia laicale di San Giovanni Battista ecc.). Con il tempo, il termine specifico “Tavolette dipinte della Biccherna” finì per indicare tutte le tavolette istoriate senesi, anche quelle non provenienti dall’Ufficio della Biccherna. Io, per semplificare ulteriormente, le chiamerò (come ho del resto già fatto) “Biccherne”.
Il corpo complessivo delle Biccherne, una peculiarità prettamente senese se non altro per l’estensione temporale che finirono per coprire (le Biccherne in senso stretto arrivarono fin quasi alla fine del Seicento), si è prestano ad analisi sotto multiformi prospettive. La storia dell’arte, naturalmente … ma anche la storia socio-politica; l’archivistica;  la paleografia, l’araldica, la linguistica, la semiologia … e son certo di essermi scordato qualcosa …
In questa paginetta non sarà possibile dar conto di tutto questo … rinvio per approfondimenti e per colmare le inevitabili lacune ai testi indicati in calce.
Rileva innanzitutto collocare le biccherne nel quadro della storia della pittura senese, di cui costituisce un importante filone. Tutte le tavolette sono, per loro stessa natura, datate ed idonee ad offrire punti di riferimento temporali certi per quei pittori cui possono essere attribuite (e, soprattutto per il Duecento, ciò avviene in base alle annotazioni di pagamento agli artisti). Tuttavia, anche se non attribuite (e molte non lo sono) le Biccherne forniscono la testimonianza tangibile dell’evoluzione nel tempo di gusto e cultura, soprattutto artistica, a Siena.
Particolarmente rilevante fu l’apporto dei grandi pittori senesi delle origini: Gilio di Pietro (il più antico pittore senese di cui ci sia pervenuto il nome), Dietisalvi di Speme, Rinaldo da Siena, Guido di Graziano, ecc.

5. Guido di Graziano (attr.), Biccherna
Don Bartolomeo, Monaco di S. Galgano, Camarlingo (1276, gennaio-giugno)
Archivio di Stato di Siena

Per quanto riguarda l’apporto di Duccio di Boninsegna, le registrazioni contabili documentano ripetuti pagamenti all’artista (ben 7 commissioni dal 1279 al 1295), ma solo una sua Biccherna (e di non sicura attribuzione) ci è pervenuta.

6. Duccio di Boninsegna (attr.), Biccherna
Stemmi dei quattro Provveditori (1294, gennaio-giugno)
Berlino, Kunstgewerbemuseum

Tra i pittori successivi che dipinsero le tavolette della Biccherna spiccano figure come Ambrogio Lorenzetti, il Maestro dell'Osservanza, Giovanni di Paolo, Sano di Pietro (ben sei le sue biccherne a noi pervenute), Francesco di Giorgio Martini, Lorenzo di Pietro detto il Vecchietta, Domenico Beccafumi, Giorgio di Giovanni ecc. Molte sono le tavolette non attribuite.

7. Sano di Pietro, Biccherna
Il Camarlingo si lava le mani. La Vergine protegge Siena (1451)
Siena, Archivio di Stato

La funzione archivistica fu agli esordi determinante: sul registro del Camarlingo veniva raffigurata la figura del Camarlingo stesso (cfr. ill. 8) mentre su quello dei quattro Provveditori se ne raffiguravano gli stemmi (cfr. ill. 9). La distinzione tra i due tipi di registri avveniva così in modo intuitivo.

8. Rinaldo da Siena, Biccherna
Don Bartolomeo Alessi, Monaco di S. Galgano, Camarlingo (1278, luglio-dicembre)
Berlino, Staatliche Museen

9. Biccherna non attribuita
Stemmi dei quattro Provveditori (1263, gennaio-giugno)
Siena, Archivio di Stato

Tale funzione si attenuò agli inizi del sec. XIV, quando la contabilità dei due organi fu resa uniforme e si iniziò a redigere un solo registro, la cui copertina raffigurava tanto il Camarlingo quanto gli stemmi dei Provveditori (cfr. ill. 10).

10. Guido Cinatti
Don Ranieri, Monaco di San Galgano, Camarlingo (1321, gennaio-giugno)
Siena, Archivio di Stato

La funzione di segnatura archivistica delle Biccherne cessò del tutto a partire dalla metà del XV secolo quando, a causa della forte usura nell’uso quotidiano, si decise di iniziare a commissionarle nella forma di veri e propri quadri (talora affreschi e tele devozionali di grandi dimensioni) da appendere alle pareti della Biccherna. I registri continuarono ad essere coperti da tavolette di legno, ma contraddistinti dalle sole indicazioni archivistiche.
I contenuti raffigurati nelle tavolette furono nel tempo soggetti ad evoluzione, presumibilmente connessa al mutare del contesto politico, sociale ed amministrativo.
Come in parte già visto, un primo gruppo di Biccherne, per lo più quelle relative al periodo in cui venivano redatti separatamente i libri contabili del camarlingo e dei provveditori, è caratterizzato da poche ed essenziali immagini:
- il camarlingo mentre consulta il libro delle entrate e delle uscite posto talvolta sopra un leggio, oppure mentre conta alcune monete sparse sul tavolo da lavoro e le getta nella borsa, ecc.  oppure
 - i soli stemmi araldici delle famiglie dei provveditori.

11. Dietisalvi di Speme, Biccherna
Il camerlengo Ranieri Pagliaresi (1270, gennaio-giugno)
Siena, Archivio di Stato

A partire dalla seconda metà del Trecento le Biccherne iniziano a presentare scene maggiormente varie ed articolate, rese del resto dall’artista da più vividi colori. Nella rappresentazione dell’Ufficio della Biccherna entrano in campo nuovi soggetti (lo scrittore, il notaio, i contribuenti)  ritratti in nuove attività (il notaio è colto nell’atto di vigilare sulla corretta registrazione contabile, lo scrittore è chino sul registro per annotare le operazioni finanziarie, il contribuente è colto nell'atto di versate il denaro dovuto per tributi ed il prestatore d’opera in quello di riscuotere il denaro quale compenso per la prestazione resa ecc.).

12. Paolo di Giovanni Fei (?), Biccherna
Il Camarlingo e lo scrittore nel loro ufficio (1388, luglio-dicembre)
Siena, Archivio di Stato

Con cura particolare viene costantemente reso il tavolo di lavoro ed i vari oggetti correlati all'attività esercitata su di esso poggiati (i libri dei conti, la penna d'oca e il calamaio per scrivere, il raschietto per rimuovere gli eventuali errori, la stadera per verificare il peso delle monete, le borse che raccoglievano le monete ecc.). Tutta materia di grande interesse per gli storici della contabilità.
Dal sec. XIV nuovi temi iniziano a fare la loro comparsa. A partire dal secolo successivo finiranno progressivamente per soppiantare, in virtù del mutato contesto ma anche del legame ormai rotto tra tavoletta e registro contabile, l’iconografia tradizionale.
Iniziano così a farsi strada prepotentemente temi religiosi, con la Vergine spesso in primo piano nel suo ruolo di  avvocata dei senesi …

13. Francesco di Giorgio Martini, Biccherna
La Vergine protegge Siena in tempo di terremoti (1467)
Siena, Archivio di Stato

Ricorrenti le tematiche civili presentate in forma allegorica (cfr. ill. 14) e le tavolette ritraenti eventi della contemporaneità, non solo locali (cfr. ill. 15) ma anche di più ampio respiro (cfr. ill. 16).

14. Ambrogio Lorenzetti, Gabella
Il Buon Governo di Siena (1344, luglio-dicembre)
Siena, Archivio di Stato

15. Giorgio di Giovanni, Biccherna
I senesi demoliscono la Fortezza fatta costruire dagli spagnoli (1552)
Siena, Archivio di Stato

16. Lorenzo di Pietro detto il Vecchietta, Biccherna
Incoronazione di Papa Pio II. Siena tra due chimere (1460)
Siena, Archivio di Stato

Anche dopo la perdita dell’indipendenza politica dello Stato senese, l’Ufficio della Biccherna e la Gabella continuarono la propria attività, anche se con poteri progressivamente limitati da organi di controllo esterni.
Si continuò anche la produzione delle Biccherne, ancorché con un nuovo elemento grafico costante, le “sei palle” della Casata dei Medici …

17. Biccherna priva di attribuzione
La Vergine assunta (1558)
Siena, Archivio di Stato

I contenuti continuano ad essere vari: le vicende dei Medici (cfr. ill. 18), gli eventi senesi (cfr. ill. 19), quelli della Cristianità intera (cfr. ill. 20)…

18. Tiberio Billò, Biccherna
Cosimo I de' Medici riceve le insegne di Gran Maestro dell'Ordine di Santo Stefano
(luglio 1561 - giugno 1562)
Siena, Archivio di Stato

19. Biccherna priva di attribuzione
Traslazione dell'immagine della Madonna di Provenzano nella Chiesa a Lei dedicata
(luglio 1610 - giugno 1613)
Siena, Archivio di Stato

20. Biccherna priva di attribuzione
La vittoria navale di Lepanto (1571 post quem)
Siena, Archivio di Stato

L’ultima Biccherna a noi pervenuta ritrae San Galgano nella sua Montesiepi …

21. Biccherna priva di attribuzione
San Galgano a Montesiepi  (1677-1682)
Siena, Archivio di Stato

L’Ufficio della Biccherna fu soppresso nel 1786 da Pietro Leopoldo, in occasione della riforma amministrativa del Granducato di Toscana. Nel 1808 anche l’Ufficio della Gabella cessò la sua lunga esistenza.
A cavallo tra ‘700 e inizi dell‘800 la collezione delle Biccherne corse un grave rischio: la negligenza nella gestione, la bramosia delle nobili famiglie senesi per le tavolette che riportavano il proprio stemma, il crescente interesse del mercato antiquario sembrarono poter portare allo smembramento definitivo della raccolta. Nel 1816 un numero esiguo di Biccherne fu trasferito presso l’Accademia delle belle Arti (il primo nucleo della Pinacoteca nazionale di Siena), mentre altre continuavano ad essere conservate nel Palazzo comunale, appese o ancora unite ai registri.
Nel 1867, con l’istituzione dell’Archivio di Stato di Siena, sorse il nucleo originale del Museo delle Biccherne, così come oggi lo conosciamo. Negli anni si è arricchito con acquisti dello Stato italiano e donazioni di privati, fino a raggiungere la consistenza odierna di 107 tavole. 

Dati gli scopi di questo blog credo che possiamo tranquillamente fermarci qui, rinviando per eventuali approfondimenti alle opere indicate in calce (alcune delle quali reperibili direttamente sul web). Riservo però ai lettori un’ultima “sorpresa”: la collezione completa delle Biccherne (tutte le Biccherne in senso stretto, tutte le Gabelle ed una selezione delle altre tavolette) in 136 foto di ottima qualità (come sul web non ce sono, tanto per intendersi) e liberamente scaricabili. È sufficiente aprire il nostro account Google+ “La Bellezza di Siena” all’album Le Biccherne. Da lustrarsi gli occhi …


Documentazione:
AA.VV., Le Biccherne senesi, a cura di Ubaldo Morandi, Siena, Monte dei Paschi di Siena, 1964
AV.VV., Le Biccherne, a cura di L. Borgia, E. Carli, M. A. Ceppari et al., Roma 1984

Documentazione web:
R. Barzanti, Le Biccherne come icone del potere, Accademia dei Rozzi, Rivista accademica n. 19, pagg. 1-8; vai al sito dell’Accademia dei Rozzi
G. Catturi, Arte figurativa e arte contabile. Le tavolette della Biccherna del Comune di Siena (XIII – XVII secolo), in De Computis - Revista Española de Historia de la Contabilidad, No. 19, Dicembre 2013, pagg. 175-204; vai al sito decomputis.org

Gli altri articoli della rubrica sono alla pagina http://goo.gl/xGDvgE .

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