9 ottobre 2013

Una strada ferrata per Siena: l'apertura della Siena-Empoli



Il Granduca Leopoldo II di Lorena, parallelamente ad una opera tangibile di sistemazione delle strade del Granducato, si rese fautore di una rete ferrovia toscana: la prima linea (una delle prime in Italia) fu quella, chiamata in suo onore Leopolda, che collegava Firenze a Livorno e Pisa. Il primo tratto (Livorno-Pisa) fu inaugurato nel 1844 e nel 1848 l’intera linea di 97 km era aperta al traffico.

In questi anni il Governatore di Siena, Luigi Serristori, che aveva lavorato ai rilievi tecnici preliminari della Leopolda, iniziò ad evidenziare la necessità per l’economia senese di un collegamento ferroviario con Empoli e, sfruttando la coincidenza con la Leopolda, con la capitale Firenze.


Accolto tale suggerimento, nel 1844, su iniziativa di esponenti del mondo economico e culturale senese di primo piano, si creò un Comitato per promuovere gli studi sul tratto ferroviario Siena-Empoli (64 km). il 17 agosto 1844 a Siena fu diffuso, con vero e proprio volantinaggio, l’"Invito ai senesi" affinché contribuissero a sostenerne le spese vive con l'acquisto di azioni. Su tale fondo non gravò la spesa per l’Ingegnere, tant’è che il senese Giuseppe Pianigiani, come pubblicizzato nell'opuscolo, si impegnò ad eseguire gratuitamente il lavoro entro il maggio 1845. Un manifesto affisso il 9 settembre annunciava che le azioni erano state tutte acquistate, che il governo aveva dato l'autorizzazione alla stesura del progetto e che ulteriori azioni venivano messe in vendita al fine di "preparare una Società definitiva per la costruzione della strada".
Eseguiti i lavori preparatori, sciolto il Comitato, si passò a costituire  la “Società anonima (l'equivalente di una odierna società per azioni) della Strada Ferrata Centrale Toscana”, così chiamata perché "internandosi nel centro della Toscana dal Nord al Sud" la divideva "per la sua lunghezza in due eguali sezioni" … compito coraggioso fin dall'inizio, e che già prevedeva il prolungamento della strada ferrata verso Sud. 
Il Prof. Policarpo Bandini, l’altro senese protagonista di primo piano della vicenda, convinto assertore della necessità del costruendo collegamento ferroviario per l’economia senese, fu l'anima economico-finanziaria della società, in qualche occasione anche travalicando i limiti del suo incarico formale ed entrando in conflitto con lo stesso Pianigiani.
Il capitale sociale fu stabilito in 10.000.000 di Lire toscane, suddiviso in 10.000 azioni del valore ciascuna di 1.000 Lire. I capitali, anche esteri, vennero in parte reperiti appoggiandosi al finanziere livornese Pietro Bastogi.
Superata l'opposizione tecnica del fiorentino Consiglio degli Ingegneri, il 5 giugno 1845 il Granduca approvò gli statuti della società anonima. A dirigere i lavori (iniziati il 15 settembre) fu confermato il Pianigiani, coaudiuvato da quattro assistenti ingegneri tenuti all'osservanza di un "Regolamento disciplinare" preparato dallo stesso. Alla fine di settembre 1845 iniziarono gli acquisti di materiale, anche di provenienza inglese.
Inevitabili problemi costruttivi (per es. una grossa frana nei pressi di Megognano), la resistenza organizzata all'espropriazione dei proprietari terrieri, problemi finanziari anche derivanti dalla congiuntura internazionale riuscirono solo a rallentare l'impresa senese ma non a fermarla. 


Era però evidente fin dall’inizio che le maggiori difficoltà sarebbero venute dallo scavo della Galleria di Montarioso (quella che il Pianigiani definiva il "grande e lento lavoro") a 4 Km dalle mura cittadine. Nel corso degli scavi (iniziati il  6 luglio 1846) si toccò con mano che la realtà era anche peggiore delle previsioni: la grande quantità di acqua presente, che doveva essere incanalata e portata fuori della galleria, causava enormi frane che potevano anche cancellare in un momento il lavoro di settimane. Non mancarono vittime tra gli operai.

Nonostante lo scavo non fosse ancora ultimato, si decise di effettuare comunque l’inaugurazione della linea ferroviaria e la sua entrata in funzione. La Stazione di Siena veniva provvisoriamente collocata all’imbocco Nord della Galleria (località Mazzafonda). Acquistate le prestigiose locomotive Stephenson (5, chiamate rispettivamente Siena, Centrale, Peruzzi, Biringucci e Cecco di Giorgio), tutto era ormai pronto. Il 28 agosto 1849 vi fu il primo viaggio "ufficioso", con partenza da Empoli, cui parteciparono i membri del Consiglio della Società anonima ed altre autorità.
La cerimonia ufficiale di inaugurazione ebbe luogo, nonostante l'inclemenza del tempo, il 14 ottobre 1849 nella stazione provvisoria di Mazzafonda, alla presenza del Granduca. Dopo la benedizione dell'Arcivescovo e i discorsi di rito delle autorità, verso le 13 il convoglio partì alla volta di Empoli e da qui fece ritorno a Siena. Tutta la tratta vide il Pianigiani sulla locomotiva "per dimostrare [al conduttore] nei diversi tratti di via, dove poteva accrescersi la velocità e dove era necessario moderarla e camminare con prudenza". Nell'occasione il Pianigiani fu insignito dal Granduca della decorazione dell'Ordine di San Giuseppe e pubblicamente applaudito "con tutto l'entusiasmo possibile".


La domenica seguente (21 ottobre) si corse, alla presenza del Granduca, un Palio straordinario dedicato all’evento, vinto dalla Contrada dell’Oca. Voci di popolo più che fondate parlarono di un tentativo di “aggiustamento politico” al fine di far vincere l’Aquila o la Tartuca, due contrade dagli stemmi e dai colori graditi al Granduca ed alla sua Casata. Da questo punto di vista le cose non potevano andare peggio: vinse il verde, bianco e rosso, simbolo dell’unità e dell’indipendenza italiana, facendo gioire, oltreché gli ocaioli, tutti i liberali senesi.

La Galleria di Monte Arioso venne terminata l’anno successivo. Il primo treno la percorse il 18 settembre 1850. Con i suoi 1.516 metri risultò, ancorché per pochi anni, la più lunga d’Italia. Era il trionfo di Giuseppe Pianigiani che però poco più di un mese dopo, il 23 ottobre 1850, moriva.


Parallelamente era stata portata a termine, sotto la direzione dell’Ing. Giovacchino Losi (assistente di Pianigiani e suo biografo), quella che familiarmente i senesi chiamano oggi la “Stazione vecchia”, nelle immediate vicinanze del centro storico. 


La costruzione della Stazione comportò lo stravolgimento dell'intera zona, con la costruzione di ampie strade di accesso o l'allargamento di quelli presistenti. Per aprire la “Barriera di San Lorenzo” (disegnata dall'architetto fiorentino Giovanni Silvestri) si arrivò, non senza roventi polemiche, ad abbattere un pezzo di mura cittadine. La zona è oggi conosciuta come “Le Lupe”.

Con la realizzazione del tratto ferroviario, affidato per di più (fino al 1865) alla gestione della stessa Società anonima della Strada Ferrata Centrale Toscana, Siena si poneva all'avanguardia nel settore dei trasporti (si consideri che al tempo in tutta la penisola erano in esercizio poco più di 400 km di ferrovie). Bettino Ricasoli ebbe così a commentare la vicenda in una lettera scritta al letterato Gian Pietro Viesseux il 26 gennaio 1845: “Che dite della strada di ferro per Siena? … È vero che le strade di ferro sono il sentimento del giorno, ma convien dire che i senesi sono autori di un fatto che niuno s’aspettava e che si deve in grandissima parte riferire a quel loro municipalismo, spesso noioso a causa di sua eccedenza, ma [che] ha recato frutti inattesi e meravigliosi”.

Garantito il collegamento ferroviario verso Nord, si trattava ora di andare a Sud, verso lo Stato pontificio, in aperta concorrenza con le aspirazioni di altre cittadine toscane (leggi in particolare Arezzo) … ma questa è già un’altra storia …



Documentazione:

Adriano Betti Carboncini, Siena e il treno, Calosci Cortona, 1991
Giuliano Catoni, Un treno per Siena, Betti Editore, 2009
Storia per immagini delle stazioni di Siena, a cura di Stefano Maggi e Laura Vigni, Comune di Siena, 2010
Ferrovia Centrale Toscana (Voce Wikipedia)


Apparato fotografico:

foto n. 1
Il piazzale Francesco di Giorgio antistante la vecchia stazione affollato di viaggiatori (1895 ca.) - Fondazione Accademia Musicale Chigiana di Siena - Foto tratta dal volume Storia per immagini …, cit.

foto n. 2
Ritratti di Giuseppe Pianigiani e Policarpo Bandini - Elaborazione grafica del Tesoro di Siena

foto n. 3
Il tunnel ferroviario di Monte Arioso - foto di Giovanni Barucci - Archivio Fotografico Malandrini - Fondazione Monte dei Paschi di Siena

foto n. 4: 
Il Palio del 21 ottobre 1849 - Museo della Nobile Contrada dell'Oca - Foto tratta dal sito http://www.ilpalio.org

foto n. 5: 
La stazione di Siena - Particolare di una litografia della serie "L'Italie à vol d'oiseau" (Paris, Lemercier, 1850). Foto tratta dal volume G. Catoni, cit.

foto n. 6
Vista della Barriera di San Lorenzo  - Cartolina postale, editore Carlo Nava di Siena, 1900 ca. 
Per favorire i traffici commerciali, Via San Lorenzo (ora Via Garibaldi) era stata allargata. Sulla destra il "casotto del dazio", dove si pagavano le imposte per l'introduzione di prodotti in città. La cancellata (che fu rimossa intorno agli anni '30) rimaneva chiusa la notte ma veniva aperta in coincidenza dell'arrivo o della partenza di treni. Le due lupe, originariamente in gesso, furono realizzate nel 1887, in occasione della visita di Umberto I e Margherita di Savoia. Furono poi sostituite con quelle in bronzo, opera di Fulvio Corsini. Foto tratta dal volume Storia per immagini …, cit.

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