12 ottobre 2013

La Madonna di Provenzano e la sua "Basilica"



La devozione di Siena alla Vergine Maria è così radicata ed antica da confondersi quasi con lo stesso sorgere della comunità civica. Alla Madonna, già prima del X secolo, era dedicato il sito in cui oggi sorge il Duomo, il “Piano Sancte Marie”. A partire dal XII secolo Maria inizia a rappresentare il simbolo stesso del nascente Comune cittadino (da qui le formule “Ecclesie S. Marie et populo civitatis Senensis”, usata per le donazioni di terre e sottomissioni di castelli a favore di Siena, e “Sena vetus civitas Virginis” per la coniazione). Nel 1260, alla vigilia della battaglia di Montaperti,  i senesi si riunirono in Duomo per  offrirle “formalmente” le chiavi della città e invocare la sua protezione. Tale gesto di pieno affidamento verrà ripetuto più volte nel corso della storia (l’ultima, nel 1944, in occasione del passaggio del fronte durante la seconda Guerra Mondiale). E poi Siena dedica alla Vergine entrambi i Palii dell’anno ...

Passiamo all’oggetto diretto del nostro racconto. Nei suoi elementi essenziali il fatto è questo: verso la metà del XVI secolo, un archibugiere spagnolo (Siena era sotto il dominio spagnolo), verosimilmente ubriaco, sparò da una finestra contro una statuetta (di terracotta dipinta) della Vergine di fattura quattrocentesca, riducendo in pezzi la parte inferiore (in cui doveva trovarsi anche la figura di Cristo in ossequio alla posa tradizionale della Pietà) ma lasciandone intatti il volto e la testa. L’archibugio scoppiò in faccia al soldato che morì sul colpo (secondo un'altra versione, assolutamente minoritaria, il soldato sopravvisse, si pentì del gesto e si convertì).
Il fatto è supportato più dalla tradizione che da una puntuale documentazione: in ogni caso a Siena allora si gridò al miracolo … e questo fu solo il primo di una lunga serie ...

Facciamo un passo indietro e partiamo dall’inizio. Si conoscono due diverse narrazioni sull’origine della statuetta.
La prima, che giunge a fissare il giorno preciso (26 di aprile del 1412) della sua creazione, attribuisce la statuetta ad un vasaio di Camollia. Fu successivamente acquistata da un nobile modenese che ne fece dono ad una prostituta, Lisabetta Turini da Pistoia, che abitava nella strada di Provenzano. La donna, collocata la statuetta nella sua camera, successivamente si convertì, lasciando alla sua morte (1440) in eredità la casa al suo confessore, con l’obbligo di tenere continuamente accesi due lumi davanti alla Pietà. Morto il confessore nel 1470 circa, cessò l’illuminazione dell’icona e la statuetta, causa un crollo, rimase sepolta.
Una seconda versione è di un sacrestano di Provenzano: la terracotta fu commissionata da un certo Jacomo Salimbene che la regalò a una donna residente in una casa di Provenzano.
Entrambe le tradizioni sono però concordi nel collocarla, sin dagli inizi, nel quartiere di Provenzano. Qui anticamente si trovavano le abitazioni  delle nobili famiglie ghibelline dei Provenzano e dei Salvani (tra di loro in primis Provenzan Salvani, l’eroe di Montaperti, da cui il quartiere prese il nome). Conosciuti i fasti del XIII sec., decaduta a seguito della sconfitta senese di Colle Val d’Elsa (1269) dopo la quale il Podestà di Siena ordinò di distruggere il palazzo e la torre delle due famiglie, la zona era divenuta pericolosa e malfamata, oltreché il luogo cittadino destinato per decreto alla prostituzione e all’abitazione del boia.

Agli inizi del XVI secolo della statuetta non si ha notizia. Quando la casa in cui si trovava la Pietà fu acquistata da una certa Caterina Benincasa, vedova di Quirino Scala e parente (oltreché omonima) di Santa Caterina da Siena, la madonnina fu ritrovata e collocata sulla facciata dell’abitazione, in una delle tre finestrelle, quella di mezzo, che si affacciavano sulla pubblica via. E, date le indubitabili coincidenze, frequentemente si è sostenuto il coinvolgimento soprannaturale nella decisione della “serafica Caterina”.


Sotto la madonnina era solito pregare Bartolomeo Carosi detto Brandano, il carismatico profeta senese. A Provenzano riservò una premonizione importante e del tutto particolare: «Siena! … io vedo i tuoi mali e non posso rimediarvi, perché Iddio è troppo adirato con te, Siena! … metti la Signoria nel crivello, sinnò andrai in bordello! Siena! … Manda le tue figliuole scalze a far penitenza in Provenzano, perché t’è vicina a venire addosso una gran piena che t’affogherà… Senesi! Il vostro benessere è riposto in Provenzano e l’alta Regina che ha guardata Siena, la guarderà in eterno» (V. Gonzi, Brandano, Roma 1967). La profezia dovette sembrare incomprensibile, se non offensivo, ai senesi del tempo e solo quanto tutta la città si riverserà in Provenzano per fede o curiosità, tutto acquisterà un senso compiuto.

Negli anni immediatamente successivi al fatto sacrilego, furono in pochi a riconoscere la natura miracolosa del fatto. Soprattutto alcune prostitute del quartiere che progressivamente presero l’uso di adornare la sacra abitazione con fiori e ghirlande. 

Determinanti per lo sviluppo della devozione, non più solo popolare, alla Madonna di Provenzano furono gli ultimi anni del XVI secolo. Prima di tutto i miracoli proseguivano senza interruzione.
A Stefano d’Agnolo detto il Sarteano (che aveva preso in affitto la casa di Caterina Scala, nel frattempo trasferitasi a Roma) la Vergine apparve più volte raffigurata sulla parete, spronandolo a diffonderne la notizia. Gli restituì la vista quando, ormai vecchio, rimase cieco.
A Pietro e Maddalena Vernale, abitanti della casetta di fronte a quella in cui si trovava la statuetta, dopo essersi trascinati fino alla finestra della propria abitazione da cui poteva vedersi la madonnina, dopo pochi giorni riacquistarono la salute.
Nel 1594 Giulia di Orazio, una prostituta di Provenzano, che la sera del primo luglio giorno aveva schernito coloro che adornavano l’immagine per la festa del giorno successivo, si pentì, pregò la Vergine di essere sanata da una cancrena e il 2 luglio (festa della Visitazione, cui la Collegiata è dedicata) si trovò guarita e in prima linea nel diffondere la notizia del miracolo e nell’esortare tutti alla preghiera.

L’Arcivescovo di Siena Ascanio Piccolomini, preoccupato dal diffondersi della nuova devozione e della sua conformità alle severe prescrizioni dettate dal Concilio di Trento, arginò in un primo tempo il fenomeno, impedendo, per esempio, di accendere lumi sotto l’icona e permettendo l’affissione dei voti solo di notte. Sotto l’incalzare dell’entusiasmo popolare, l’Arcivescovo decise successivamente di informare dei fatti lo stesso Papa Clemente VII: stese una dettagliata relazione che, il 20 ottobre 1594, fu accolta favorevolmente dalla Congregazione dei Sacri Riti. Si dispose che “ … è bene che non solo [l’immagine] si conservi, ma si aumenti la devozione della gente, e che però procuri che quell’Immagine sia tenuta con il decoro che conviene … ”.  Se ancora non si ebbe il riconoscimento del miracolo (“ … sebbene quanto all’approvazione dei Miracoli ha resoluto che non si può fare senza matura considerazione …”) la delibera dette importanti disposizioni in ordine alla costruzione di un santuario (“ … con l’oblazioni et elemosine delle persone devote si può fabbricare una Chiesa è bene farlo, et se non si può per ora fare una Chiesa, si faccia almeno una Cappella da potervisi celebrare …”). La notizia fu accolta a Siena da un tripudio di popolo.


La notizia dei fatti miracolosi, per effetto del “riconoscimento” romano ma anche per l’opera della diffusione della Compagnia di Santa Caterina, travalicò presto le mura di Siena e si diffuse nella penisola ed in tutta Europa, determinando un incremento esponenziale dei pellegrinaggi verso la casa che, nel frattempo, aveva assunto il nome popolare di “Casa dei Miracoli” e la Via di Provenzano “Via dei Miracoli”.
Con il tempo si diffuse la rappresentazione grafica della madonnina, per scultura, incisione o dipinto, sovente accompagnata dalle figure di Santa Caterina e San Bernardino (vedi Biccherne sopra e sotto) a completamento dell’essenza della religiosità senese. Le “repliche” della Madonna di Provenzano iniziarono a diffondersi nelle facciate dei palazzi (molte sono presenti tutt’oggi) senesi e non solo.


L’Arcivescovo, nel febbraio 1595, ordinò la costruzione di due altari, uno da collocare all’esterno, a ridosso della sacra immagine, e uno all’interno della “Casa dei Miracoli”. Il 20 febbraio vennero benedetti ed il giorno successivo si celebrò la prima Messa.
Ma, com’era facile presagire, la “Casa dei Miracoli” non poteva bastare … occorreva la costruzione di un santuario che potesse contenere il sempre maggior numero di pellegrini che accorrevano in Provenzano. Nell’agosto 1595 vari architetti ed ingegneri presentarono i loro progetti, che furono sottoposti al giudizio del Granduca Ferdinando I de' Medici. L’idea prescelta fu quella di Damiano Schifardini, senese, monaco alla Certosa di Firenze ma anche geometra e matematico, che realizzò il disegno e creò un modellino in legno.
La chiesa sarebbe sorta nell’area in cui anticamente sorgeva il castello di Provenzan Salvani. La direzione dei lavori fu affidata allo scultore e architetto Flaminio del Turco.
L’inizio dei lavori fu quantomeno scoraggiante. Ai primi scavi (a partire dal 20 agosto 1595) ci si rese conto del proibitivo stato del terreno che per di più presentava cunicoli, cantine e depositi di acqua. Fu necessario modificare il luogo delle fondamenta, che furono portate, rispetto al progetto originario, verso Piazza Tolomei. Il secondo tentativo di scavo, deo gratias, diede esito positivo.


 Il 24 ottobre 1595 s’iniziò a “murare”. I passi principali della costruzione furono:
  • nel 1598 la decorazione esterna in travertino era terminata;
  • nel 1602 i lavori erano giunti al tetto. Il progetto originale prevedeva una cupola depressa e rotonda, che molti temevano avrebbe sciupato l’estetica della chiesa. Della questione fu investito direttamente il Granduca che, acquisito il parere del fratello architetto Giovanni de’ Medici, suggerì le modalità di innalzamento della cupola e gli espedienti tecnici per effettuarla;
  • nel 1604, con l’ultimazione della parte strutturale della cupola, i lavori per la costruzione del santuario dovevano considerarsi sostanzialmente terminati.

La famiglia granducale de’ Medici finanziò in modo cospicuo la costruzione della Collegiata. Presumibilmente la decisione non fu del tutto immune da obbiettivi di natura politica, allo scopo di contrapporre la “popolare” Madonna di Provenzano alla più “aristocratica” Madonna del Voto, conservata in Cattedrale ed implicata, insieme al Duomo nella sua interezza, nelle vicende politiche dell’antica Repubblica. Ciò a cui si mirava era di edificare una sorta di "anti-cattedrale" in grado di catalizzare una nuova forma di culto e relegare l'antico su di un piano secondario. L’intento fallì però miseramente: il Santuario di Provenzano si inserì fin dall'inizio nel solco della tradizione spirituale senese, che si rivolge a Maria come custode e protettrice della “Vetus Civitas Virginis”, in termini di assoluta complementarietà con la Cattedrale.


Se la costruzione della Collegiata terminò sostanzialmente nel 1604, la chiesa fu dedicata (al Mistero della Visitazione) solo il 16 ottobre 1611 dall’Arcivescovo Camillo Borghesi. Il motivo del ritardo? Forse vi contribuì la morte dell’Arcivescovo Ascanio Piccolomini, sostituito per qualche anni dal Cardinale Francesco Maria Tarugi … altro non so …
Il 23 ottobre 1611, con una solenne processione che attraversò tutta Siena, la sacra immagine venne traslata all'interno del nuovo santuario, alla presenza delle più alte cariche ecclesiastiche e civili, senesi e non, accompagnata dal tripudio festante del popolo. La festa religiosa iniziò sul far della sera e si protrasse fino a notte inoltrata.


A partire dal 9 ottobre lo stesso Granduca Cosimo II fu in visita a Siena per partecipare ai due solenni eventi, accompagnato da un imponente seguito. In suo onore il 10 si organizzò una “Pugna” in Piazza del Campo ed una giostra finale.

La crescente devozione alla Madonna di Provenzano rese il santuario uno dei fulcri della spiritualità cittadina ed oggetto di concessioni civiche ed ecclesiastiche.


Nel 1614, con decreto granducale, venne istituita l'Opera di Santa Maria in Provenzano presieduta da un Rettore laico nominato dal Granduca all’interno di una rosa di nominativi presentati dal senese“Collegio di Balia”. Aveva il compito di amministrare i beni del santuario e provvedere alle necessità del culto. Il primo Rettore, nominato il 25 settembre 1614, fu un certo Andrea Trecerchi.
I “Savi”, direttamente nominati dalla Balia, cooperavano con il Rettore nella cura degli affari temporali e avevano parte attiva nella nomina del personale amministrativo.


Nel 1634, anche in virtù di un consistente lascito testamentario di un certo Lelio Taia, Papa Urbano VIII concesse al santuario il prestigioso status di "Insigne Collegiata" con la conseguente istituzione di un Capitolo di Canonici, che per importanza e dignità fosse secondo solo a quello Metropolitano.


Già da tempo la ricorrenza della Madonna di Provenzano (il 2 luglio, nell'antico calendario liturgico festa della Visitazione) era occasione di festa popolare, conclusa da esibizione pirotecnica di fuochi di artificio. A tal fine veniva eletta una apposita deputazione, formata da tre membri, avente compiti amministrativi ed organizzativi.
A partire dal 1656, nel quadro di quei festeggiamenti, si iniziò a correre, con sempre maggiore regolarità, il Palio. Sarà questo un fatto determinante nella definitiva affermazione a Siena del "Palio alla Tonda", nato solo da una ventina di anni (forse nel 1632 o 1633, ancorché se ne parlasse già da inizio secolo) ed ancora in fase di stabilizzazione. Era questo il Palio delle Contrade, il Palio della "gioia del presente" che pure si innestava nella secolare tradizione senese. Il Palio alla Lunga delle festività dell’Assunta rimaneva invece come Palio dei Nobili (a cui solo raramente le Contrade partecipavano), il Palio del ricordo, il rito della Repubblica non più esistente. Tra una cosa viva ed una ormai morta la prima non poteva non prevalere, ed infatti prevalse.
Se poi si pensa che per avere un Palio alla Tonda corso con regolarità per la festività dell'Assunta dovremo aspettare la seconda metà del Settecento, ci si rende conto del ruolo assolutamente decisivo che la Madonna di Provenzano ha giocato in questo campo, così caro ai senesi e che caratterizza Siena nel mondo. Senza apparire blasfemo (non è assolutamente nelle mie intenzioni), forse è questo il principale dono che la Vergine di Provenzano ha voluto fare alla città …
Il legame di Provenzano con il Palio è attuale e del tutto vitale ancora oggi: per il Palio del 2 luglio il drappellone deve recare dipinta l’effigie a mezzo busto della Madonna di Provenzano, nel Santuario si benedice il drappellone e, subito dopo la corsa, vi accorrono i contradaioli della Contrada vincitrice per levare il cosiddetto “Te Deum” alla Vergine miracolosa.


La sacra immagine venne inizialmente esposta scoperta, al fine di mostrare ai fedeli le ferite causate dal gesto sacrilego. Successivamente fu coperta nel busto da un semplice pezzo di stoffa ricamata.
Il primo dicembre 1681 ricevette dal Capitolo di San Pietro il solenne privilegio dell’Incoronazione, che nei secoli XVII e XVIII veniva concesso solo dopo una complessa procedura tesa ad accertare rigorosi presupposti. Vescovo di Siena era Leonardo Marsili, particolarmente devoto alla statuetta. L’incoronazione (con corona di oro zecchino donata dallo stesso Capitolo, che verrà provvisoriamente rimossa solo in occasione del restauro del 2000) avvenne secondo una procedura rigidamente codificata ed alla presenza di un notaio pubblico, preceduta e seguita da pubbliche feste.
Nel 1806 la madonnina verrà coperta da una lamina d’argento, presente ancora oggi. Esposta sopra l’altare maggiore, i senesi continuano a rivolgere alla Madonna di Provenzano le loro preghiere.



A chi pone un po’ di attenzione, dietro la Collegiata di Provenzano e lungo Via Provenzan Salvani, in un luogo non troppo lontano a dove doveva sorgere la “Casa dei Miracoli” (se mi sbaglio vi prego correggetemi), c’è una lapide (purtroppo in latinorum) che mi particolarmente colpito e che mi pare riassumere efficacemente la vicenda qui descritta …


Più o meno recita: “Sosta un poco viandante, perché non passi inosservata l’immagine della Beata Vergine Maria. Tutta questa zona di Provenzano fu esposta alle meretrici, ma dopo che rifulse l’astro della Vergine questa peste si dissolse come nebbia, il lupanare da qui sparì e, giungendo da ogni parte la devozione senese, fu eretta la vicinissima chiesa dove la sacra immagine è venerata da una grandissima affluenza di popoli … “


Una breve appendice, “solo un po’" campanilistica …
Ogni anno, il 15 febbraio, è festa grande ad Arezzo. Si celebra la “Madonna del Conforto”, una statuetta di terracotta esposta in Duomo.
Il 15 febbraio 1796, mentre la città era terrorizzata da violente scosse di terremoto, quattro popolani, tre uomini e una donna, nella cantina di un ospizio camaldolese presso Porta S. Clemente, stavano pregando una statuetta della Madonna annerita dal fumo di una lampada ad olio, quando questa, d’improvviso, diventò bella e lucente ("... la miracolosa mutazione di questa Madonna di oscura e quasi nera in bianca, risplendente e bella ..." scrisse il vescovo Niccolò Marcacci) .
Le scosse di terremoto che affliggevano gli aretini da quindici anni cessarono. Ed il cielo, da nero che era, divenne improvvisamente sereno.


La notizia del prodigio si sparse per l’intera città ed una grande quantità di persone presto giunse alla bettola. L’immagine, a furor di popolo, fu presto trasferita in Cattedrale, dove, nel 1815, fu innalzata per lei una cappella.
Forse non tutti sanno però che quell’immagine proveniva da Siena e che è una delle tante riproduzioni della Madonna di Provenzano, portata ad Arezzo probabilmente da una donna miracolata di Monte San Savino.



Documentazione:
Giulia Parri, Il fantasma della Pietà, Siena, Protagon Editori, 2010;
Insigne Collegiata di Santa Maria in Provenzano (sito ufficiale)
La Collegiata di Santa Maria in Provenzano (sito Viae Siena)

Apparato fotografico:
foto n. 1: La Madonna di Provenzano dopo il restauro del 2000 - La foto è tratta dal volume Giulia Parri, cit. ed elaborata graficamente dal Tesoro di Siena
foto n. 2: Bernardino Mei, Profezia di Brandano (1645 ca.), Sagrestia della Collegiata di Santa Maria di Provenzano - La foto è tratta dal volume Giulia Parri, cit.
foto n. 3: Francesco Vanni, Biccherna (1601-1604), la Madonna di Provenzano venerata dai Santi Bernardino e Caterina da Siena, Archivio di Stato di Siena  - La foto è tratta dal volume Le Biccherne, a cura del Ministero per i Beni culturali e ambientali, Roma, 1984
foto n. 4: Biccherna non attribuita (1608), la Madonna di Provenzano fra i Santi Bernardino e Caterina da Siena, Archivio di Stato di Siena  - La foto è tratta dal volume Le Biccherne, cit.
foto n. 5Biccherna non attribuita (1592-1595), gli ufficiali del Concistoro e della Balìa venerano la Madonna di Provenzano nel luogo ove si sta erigendo una chiesa a Lei dedicata, Archivio di Stato di Siena - La foto è tratta dal volume Le Biccherne, cit.
foto n. 6: Biccherna non attribuita (1610-1613), traslazione dell’immagine della Madonna di Provenzano nella chiesa a Lei dedicata, Archivio di Stato di Siena - La foto è tratta dal volume Le Biccherne, cit.
foto n. 7: Antonio Gregori, La processione per la traslazione della Madonna di Provenzano nella chiesa a Lei dedicata (primo quarto del XVII sec.), Antisagrestia della Collegiata di Santa Maria di Provenzano - La foto è tratta dal sito viaesiena.it
foto n. 8: La Collegiata presa dalla Torretta del Rettorato  - La foto è del Tesoro di Siena
foto n. 9: La facciata della Collegiata - La foto è tratta dal sito viaesiena.it
foto n. 10: L’Altare maggiore della Collegiata, opera di Flaminio del Turco  - La foto è del Tesoro di Siena
foto n. 11: Il giubilo del popolo dell’Oca per la vittoria riportata sul Campo il 2 luglio 2013 - La foto è tratta dal sito juzaphoto.com
foto n. 12: La statua della Madonna di Provenzano circondata da angeli e venerata da San Bernardino e Santa Caterina da Siena - La foto è tratta dal volume Giulia Parri, cit. ed elaborata graficamente dal Tesoro di Siena
foto n. 13: La lapide di Via Provenzan Salvani - La foto, elaborata dal tesoro di Siena, è tratta dal volume La memoria sui muri – iscrizioni ed epigrafi sulle strade di Siena, Siena, 2005
foto n. 14Cattedrale di Arezzo, Madonna del Conforto (sec. XVIII) - La foto è tratta dal sito viaesiena.it

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