22 agosto 2013

Il miracolo eucaristico di Siena




Proviamo ad immaginare i Frati minori conventuali della Basilica di San Francesco a Siena che, collocate in una pisside 351 ostie consacrate non utilizzate nella giornata, nel tardo pomeriggio del 14 agosto 1730 chiusero la Basilica e si recarono in Duomo con tutta la popolazione per la celebrazione dei Vespri della vigilia della Festa della Madonna Assunta, patrona di Siena.
Al ritorno la scoperta angosciante: la pisside e le ostie erano state rubate e dei ladri non vi era traccia (né del resto vi sarà mai).
Lo sgomento nella cittadinanza fu tale da portare addirittura alla sospensione del Palio dell'Assunta ed al suo successivo annullamento.

Il 17 agosto, tre giorni dopo, le ostie vennero ritrovate nella cassetta per le elemosine della Collegiata di Santa Maria in Provenzano e riportate, con solenne processione, a San Francesco.
Non vennero consumate immediatamente, come pure prescriveva il Diritto canonico. Un loro utilizzo fu sconsigliato da motivi igienici, essendo state ritrovate in una cassetta che si apriva una sola volta all’anno e quindi piena di polvere e ragnatele. Per un certo tempo vennero esposte all'adorazione dei fedeli a fini riparatori, ma successivamente (e almeno temporaneamente) "dimenticate".

Solo una cinquantina di anni dopo si scoprì che c’era qualcosa di strano: le particole erano rimaste assolutamente incorrotte, prima di tutto nell’aspetto.
Nel corso dei secoli molte sono state le verifiche sperimentali disposte (se ne contano 14). La prima il 14 aprile 1780 per iniziativa di padre Giovanni Carlo Vipera, ministro generale dei Frati Minori, il quale concluse: "Abbiamo riconosciuto come una specie di vero prodigio che si siano conservate incorrotte senza veruna alterazione per il tratto lunghissimo di cinquant'anni".
Altra "esperienza" fu disposta dall'arcivescovo Tiberio Borghese: fece chiudere per una decina di anni  alcune ostie non consacrate in una scatola di latta sigillata. La commissione scientifica preposta, quando riaprì la scatola, vi trovò solo frammenti putrefatti e vermi.
Nel 1914, per volere di Papa Pio X, furono disposti altri esami ad opera di una commissione appositamente nominata, cui parteciparono numerosi professori di bromatologia, igiene, chimica e farmaceutica. Tra di essi il professor Siro Grimaldi dell'Università di Siena procedette a un serie di analisi e di esami volti a rispondere a domande molto semplici: le ostie erano della consueta farina azzima di frumento? Avevano subito qualche alterazione?




Nella sua relazione il Grimaldi scrisse di avere trovato le particole, dopo i 184 anni trascorsi allora, "lucide e lisce, con bordi netti, non sfrangiati né smussati. Prive di acari, tarli, di ragnatele, di muffe e di qualsiasi altro parassita animale e vegetale propri di quella farina di frumento con cui sono composte". Eppure non esiste nulla di più fragile e di suscettibile di alterazione di ostie di pane azzimo.
"La farina di grano è il miglior terreno di coltura dei microrganismi, dei parassiti animali e vegetali, della fermentazione lattica e putrida" continuò lo specialista.
La relazione finale del verbale redatto dalla Commissione pontificia non lasciò adito a dubbi: «Le Sante Particole di Siena sono un classico esempio della perfetta conservazione di Particole di pane azzimo consacrate nell’anno 1730, e costituiscono un fenomeno  singolare, palpitante di attualità che inverte le leggi naturali della conservazione della materia organica. […] È strano, è sorprendente, è anormale: le leggi della natura si sono invertite, il vetro è diventato sede di muffe, il pane azzimo è stato invece più refrattario del cristallo. […] È un fatto unico consacrato negli annali della scienza».




Nel 1980 Giovanni Paolo II, durante una visita a Siena, volle contemplare le ostie e davanti a loro si racconta che disse: "È la presenza”

Dal furto sono oggi passati quasi tre secoli e le particole si conservano fresche come allora nella Basilica di San Francesco in Siena (per la Chiesa è, quindi, un miracolo in atto), nella cappella Piccolomini nei mesi estivi e nella cappella Martinozzi nei mesi invernali. Da 351 che erano si sono ridotte a 223: quelle che mancano sono state utilizzate per comunicare alcuni fedeli, così da saggiarne il gusto, che risultò, esso stesso, inalterato.


Per concludere proponiamo il filmato di una trasmissione televisiva dal titolo “Le città del Pane: Siena”, andata in onda il 10.07.2011 su Rai 1, in gran parte dedicata all’argomento. La trasmissione, di taglio religioso, potrà rispondere ad alcune esigenze di approfondimento.





Foto n. 1: La Basilica di San Francesco (foto di Michelle Lee su Flickr)
Foto n. 2: La pisside contenente le Sacre Particole (sito viaesiena.it)
Foto n. 3: Giovanni Paolo in adorazione delle Sacre Particole (sito ilcittadinoonline.it)

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