28 aprile 2013

“Il sogno del cavallo”: altre poesie per Siena di Maria Teresa Santalucia Scibona



Proseguiamo la pubblicazione delle liriche dedicate a Siena da Maria Teresa Santalucia Scibona. Per questo articolo l’autrice ci ha fatto una sorpresa del tutto particolare: oltre ad altre quattro poesie pubblicate nella raccolta “Il sogno del cavallo”, ci ha regalato due preziosi testi inediti.
Traspare come sempre il profondo amore dell’autrice per Siena, colto nella molteplicità delle sue componenti: la tradizione ancora vitale, le strutture architettoniche (qui Fonte Gaia), il rito del Palio, il dinamismo della Carriera. A “chiusura del cerchio” delle “affezioni senesi” si impone l’amore di Contrada (nel caso della nostra autrice la Torre) e il desiderio di trionfo, mai domo neppure dopo quarant’anni di mancate vittorie …
Ne risulta una Siena a tutto tondo che siamo certi saprà affascinare anche il lettore non senese …





SAENA VETUS



Cinta da una sobria staticità. 
tutto può accadere fra i vicoletti 
angusti ove libera spazia, l’alma
medievale dell’amata città.
                    
Nei segreti recessi delle mura,
salgono in verticale i nostri sogni,
nutriti dal materno seno che spande
gloria. La gotica signora abbraccia

e ninna, coi tamburi che fremono,
memorie ghibelline della storia.
Piazza del Campo  soffusa di grazia                 
e di beltà, si adorna con l’abito

mattone spinato in diagonale.
E mentre strizza l’occhio al campanone,
concede al vecchierello, a me sua figlia,
ai bambini che “ruzzano” felici,

al timido piccione, di calcare
l’ocra mantello della sua conchiglia.
A Siena, ogni famiglia  è da sempre
avvinghiata alla Contrada, in essa

tempi lunghi vive, rassoda, salva
e propaga  le geniali radici.
Infine, vegliata dagli amici muore,
saldata a lei da sviscerato amore.

(Siena, domenica 19 marzo 2006)




BALLATA  PER  FONTE GAIA

Da Fonte Gaia perla della notte
mito perenne d’antica civiltà
ardono fuochi di verdi speranze
nel cuore etrusco della città.

Come gabbiani che fendono l’aria
parole volano senza catene
oltre le lacrime e le ferite
parole semplici, parole ardite.
                                                          
Un canto lieve ricco di promesse
gaudioso annuncio di pace e libertà,
che si propaga  negli irti vicoli
in contrade dense d’umanità.
                                     
Musica dolce, musica ardita
corda che vibra rime d’amore
effondi algida per Siena Turrita
l’ambito sogno d’un mondo migliore.

Tu Fonte Gaia perla della notte
furore e sangue, gloria di ieri
memoria intatta di gotica storia
sei la regina di alati destrieri.

Parole semplici senza talento
senza confini, senza barriere
libere alte, sulle ali del vento
varcano i monti e le frontiere.

(Siena, agosto ’91- ottobre 1997)




I  RITI SECOLARI DELLA FESTA
a Duccio Benocci


Il popolo di tutte le contrade,
dalle tintinnanti  monture
procede lento, regale                         
sul tufo  pernicioso.
Ognuno fra sé sogna la gloria
che l’anima segreta agogna.
Promette ai santi protettori,
preci candele e fiori.

Nello sfolgorio delle chiarine
d’argento, rullano i tamburi,
cadenzando il Passo della Diana.
Al suono allegro della Martinella
trascinato da candidi bovini,
il carroccio porta in processione
la Balzana bianco-nera, simbolo
di battaglie e libertà;

degno reperto d’antiche Signorie.
Davanti al carro sventola
gaudioso il Drappellone
emblema di vittoria e vanto
della  magica  città.
Mentre la sera incalza sulla piazza,
la luna dalla trifora del cielo
commenta il turbinìo della Carriera.

(Siena,  venerdì 11 Novembre 2011) – lirica inedita




LA CORSA CRUDELE
a Vincenzo Bocciarelli


Ardita, elegante, s’innalza
la Torre d’avvistamento ,
risplende  algida, sospesa
in celestiale atmosfera,
a difendere e tutelare
dalle guelfe invasioni
la sua gente senese.

Di secolo in secolo,
anela sfidare la sorte,
insegue l’insaziata gloria.
Si rinnova lo spirito e la vita
con le dispute accese dei rioni,
nella terra consacrata a Maria.
Dall’alto Lei, veglia cattivi e buoni.

Celata nell’ involontaria
clausura da turpe malattia,
come stoppino liso, rabberciato,
ancora non mi arrendo.
Galoppa sfrenato il mio cuore,
impavido affronta la curva
a gomito, sbatte nei materassi.

si riprende, schiva  il colonnino
Simile ad un fantino, sfreccia
sul tufo compresso, calpestato;
Inatteso bersaglio, la nerbata
lo colpisce, con smorfie di dolore. 

Rallenta per un istante la corsa,
azzarda il rischio di un sorpasso
con rabbioso furore  si aggiudica
l’ambito Cencio, simbolo di patti
violabili sino alla mossa.
Mentre il mortaretto di colpo sbotta,
ìl cuore sorride trionfante.

(Siena, giovedì 31 marzo 2011) -  lirica inedita




LA GRANDE PAZIENZA DELL’ELEFANTE
(Alla mia Torre)

Da tempo invochiamo
una vittoria mai garantita.
Di nuovo il fato maldestro
e ghignante ha sperperato
in giochi sibillini
l’inesausta miniera delle nostre speranze.
Piaghe scarlatte come petunie
non sono ancora rimarginate
e gli animi sono tesi come corde di stradivario.
Sento che presto il prodigio accadrà,
il sogno inattuato prenderà corpo.
Per noi vibreranno gli squilli
argentini delle chiarine.

Le rubre bandiere
lambiranno il trinato
rosone del Duomo
e i merli festanti del torrione.
Lasciate che i tamburi
rullino fino a notte fonda.
Lasciate che il vino inondi
di gioia il tufo e la conchiglia.
Solo allora il grido
liberatorio dell’immenso
amore contradaiolo
varcherà riconoscente
i chiusi portali del cielo.
                                     
(Siena, 23 agosto 1998)




BERIO
(alla mia amata Torre)


Berio, che scalpiti fremente
sul giallo tufo
con la criniera al vento,
da tempo noi di Salicotto
culliamo in cuore
l’ardente desiderio di vittoria,
non deluderci ancora.
Attento cavallino
nei tre giri di piazza,
eludi le insidie vorticose
dell’avverso fato, schiva
le feroci nerbate del nemico,
veloce schizza via.

Prima dell’aspra curva
del Casato, datti una mossa…
corri a perdifiato verso la gloria                                           
Daccelo, daccelo, Berio
il sospirato cencio.
Uniti dall’ indomito coraggio                                           
entra con Trecciolino
per dir grazie all’Assunta  in Cattedrale
e con tale insperato salvataggio
nella nostra storia paliesca
sarai considerato un immortale.

 (Siena, Lunedì 15 Agosto 2005)




Se non altrimenti indicato le liriche sono tratte da : Maria Teresa Santalucia Scibona, Il sogno del cavallo, a cura di Mario Comporti, postfazione di Fausto Tanzarella, Pascal Editrice, 2008, Siena.
La foto (il cavallo Berio ed il fantino Trecciolino durante la Carriera vittoriosa del 16 agosto 2005) è tratta dal sito della Contrada della Torre.


1 commento:

comunitainfermento ha detto...

Se "Siena è un tesoro prezioso che appartiene a chi la ama con discrezione e rispetto ..." cominciamo a pensare e non solo sognare che un giorno le nostre città torneranno ad essere il centro della vita politica, sociale, culturale, ed istituzionale di questo paese...
Joseph Gary da www.comunitainfermento.wordpress.com