29 marzo 2013

Il computo delle ore "all'italiana" e "alla francese"



Per lungo tempo nelle nostre terre (così come in tutta la penisola) è stato in uso un sistema di computo delle ore (detto "all'italiana") basato sul giro apparente del sole. L'ultima ora del giorno (detta "le Ventiquattro") era dettata dal tramonto e segnalata dagli orologi pubblici con ventiquattro rintocchi; l'ora successiva era la prima del nuovo giorno (detta "Ora di notte" o l' "Un'ora") e veniva segnalata con un solo rintocco. Prendendola in senso inverso, il giorno aveva inizio con l' "Ora di notte" e terminava alle "Ventiquattro". Al metodo di computo delle ore corrispondeva del resto la pratica religiosa dell'Angelus (recitato all'alba, a mezzogiorno e al tramonto). 

Com’è evidente, l'ora delle "Ventiquattro" non era fissa durante l'anno, ma, essendo in relazione con il tramonto, si spostava in relazione alla lunghezza delle giornate nei diversi mesi (massima in estate e minima in inverno). A ciò si sopperiva con apposite tabelle che segnavano nei calendari gli spostamenti periodici.
C'erano poi altrettanto evidenti difficoltà nei rapporti con altri paesi che seguivano metodi diversi: in Francia, per esempio, era invalso quello, certo più razionale, di dividere la giornata in due periodi: dalla mezzanotte a mezzogiorno e da mezzogiorno a mezzanotte, distinguendo le ore (dall'una alle 12) in antimeridiane e pomeridiane (sistema cd. "alla francese").
Il Granduca Francesco II, con editto dei primi del 1738, decretò che in tutta la Toscana il sistema "all'italiana" fosse sostituito con quello "alla francese". A Firenze il 30 marzo 1738 si cessò di segnare le ore alla vecchia maniera. Fuor di Firenze, il Granduca fissò un termine di sei mesi per adeguarsi al nuovo metodo. Ciò comportò in primo luogo l’adozione di un nuovo modo di battere le ore (mezzogiorno e mezzanotte battute con 12 rintocchi, le una con 1 rintocco, le due con 2 rintocchi e così via). Si impose altresì la progressiva ristrutturazione dei quadranti (e dei meccanismi) degli orologi pubblici, divisi ora in 12 parti (al posto delle 24 che il sistema “all’italiana” imponeva). Pur non avendo rinvenuto documentazione specifica, deve ritenersi che a tale “riforma” si stato sottoposto l’orologio della Torre del Mangia, che oggi si presenta in perfetto stile “alla francese”.
Gli storici del tempo raccontano che la riforma, ancorché puntualmente applicata a livello ufficiale, fu accolta dallo sfavore generale. Soprattutto nelle campagne, ove generalmente non c’erano orologi pubblici, il computo del tempo continuò ad essere regolato per lungo tempo dalle campane delle parrocchie e, pertanto, secondo i dettami del sistema "all'italiana".

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Documentazione: Virgilio Grassi, Palio ed altro per "Il Telegrafo", a cura di Giuliano Catoni, Paolo e Roberto Leoncini, Siena, 1991, pagg. 251-254.
La foto (l'orologio della Torre del Mangia) è del Tesoro di Siena.

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